Riassunto: Arabia Saudita


L'Arabia Saudita, ufficialmente conosciuta come Regno dell'Arabia Saudita, è il più grande Stato arabo dell'Asia occidentale per superficie. Confina con la Giordania e l'Iraq a nord, il Kuwait a nord-est, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti a est, l'Oman a sud-est, lo Yemen a sud, il mar Rosso a ovest e il golfo Persico a est.



Gli stati che si trovano nella penisola arabica si affacciano sul Golfo Persico, Oceano Indiano e sul Mar Rosso. Sono quasi tutti di piccole dimensione e caratterizzati dalla presenza del deserto, ma sono anche i paesi più ricchi della regione araba perché dispongono di ingenti risorse petrolifere.


Territorio

La parte occidentale è dominata dal sistema montuoso dell’Higiaz, i cui rilievi degradano verso il mar Rosso delimitando una fascia costiera fertile. Il monte principale è l’Abha, alto 3.133 m.
La metà del Paese è occupata dal deserto del Rub’Al-Khali. Il secondo deserto per grandezza, il Nafud, si estende verso il nord-ovest, mentre il centro e il nord sono composti prevalentemente da pianure pietrose. La zona orientale è caratterizzata da pianori salini e dall’enorme oasi di Al-hasa, con le sue chilometriche coltivazioni di palme da dattero. Non esistono fiumi perenni, ma corsi d’acqua irregolari e asciutti. Non esistono neppure laghi perenni.


Clima

In Arabia Saudita il clima è in genere desertico e caldissimo in estate, ma vi sono delle differenze tra le varie zone da prendere in considerazione. Lungo le coste occidentale e orientale dell'Arabia Saudita, il clima è desertico, ed è particolarmente mite in inverno, addirittura caldo nella parte centrale e meridionale del Mar Rosso, mentre in estate è caldissimo ovunque, ma è afoso sulle coste del Mar Rosso, mentre è un po' più secco, e dunque più torrido, sulle coste del golfo persico. Sulla costa del Mar Rosso (detta Tihamah) la temperatura media di gennaio passa dai 14 gradi della parte nord, sul Golfo di Aqaba, dove qualche volta di notte può fare freddo, ai 25 gradi della parte sud, dove dunque l'inverno non esiste e fa caldo tutto l'anno. L'estate è ovunque caldissima.


Popolazione

L’Arabia Saudita è lo stato più esteso ma anche quello in cui la densità demografica è più bassa: 8 abitanti/kmq.
È composta per il 56% da arabi, un tempo allevatori nomadi del deserto, e per il 18% da yemeniti, africani e asiatici giunti in Arabia negli anni Cinquanta, attratti dalle opportunità economiche offerte dalla regione. I nomadi, o beduini, sono presenti nella percentuale del 27%, anche se il loro numero è in costante diminuzione. Oggi le popolazioni sono stanziate per lo più sulla costa o sulla catena montuosa meridionale.
Nel cuore del deserto sorgono centri abitati solo in corrispondenza delle oasi, dove l’acqua affiora e dove è possibile l’irrigazione.
Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita, è una città d’oasi sorta sull’importante via carovana che collega il golfo Persico a La Mecca. Le ricchezze provenienti dallo sfruttamento delle risorse petrolifere hanno permesso l’irrigazione di molte regioni desertiche.
Nella capitale si trova anche “la piazza Chop Chop“ dove vengono svolte le esecuzioni pubbliche di decapitazione.


Città principali 
Le altre città più importanti sono Gedda, importante porto sul Mar Rosso e La Mecca (700).


Lingua
La lingua nazionale è l'arabo.
L'inglese, la lingua usata negli affari, è ampiamente diffuso nelle città.


Religione
La popolazione è in maggioranza musulmana, prevalentemente sunnita, nonostante nelle regioni orientali risiedano alcune minoranze sciite. I sunniti sauditi hanno subito l'influenza della setta dei wahhabiti, riformatori che nel XVIII secolo avevano intrapreso un'opera di purificazione dell'Islam.
La libertà religiosa è molto limitata. È impossibile per i non musulmani edificare luoghi per i loro culti, e persino celebrare anche in modo privato la propria fede. Inoltre, l'ordinamento prevede la pena di morte per apostasia. Il possesso della Bibbia e di altri oggetti religiosi (come la croce) è proibito. A nessun non musulmano è permesso diventare cittadino dello Stato Saudita.


Forma di governo
L'Arabia Saudita è una monarchia assoluta il cui sovrano è posto a capo dello stato, assumendo in sé anche la funzione di primo ministro e di massima carica religiosa.


Flora e fauna

Nella maggior parte del regno la vegetazione è spontanea e arbustiva.
La fauna è rappresentata da iene, volpi, gatti selvatici, pantere, gazzelle, antilopi e struzzi.


Economia

L'economia dell'Arabia Saudita è tradizionalmente fondata sull'impresa privata ed il libero mercato. Molte città arabe sono oggi moderni centri finanziari legati all’economia dei paesi più industrializzati.
Agricoltura e allevamento sono attività modeste e secondarie, più consistente è l’apporto economico del petrolio che ha arricchito poche famiglie di sceicchi, ma ha contribuito a creare industrie petrolchimiche e raffinerie. Contemporaneamente sono state ampliate le tradizionali industrie tessili e alimentari.
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Cos'è il monsone?


Il monsone (termine arabo che significa "stagione") si ha quando i venti principali cambiano direzione e combinano la loro azione con l'effetto dei raggi del sole sulla superficie terrestre: in questo modo lungo quasi tutta la fascia tropicale della Terra si determinano la stagione delle piogge e la stagione asciutta. I meteorologi definiscono il monsone un vento periodico, caldo che si manifesta solitamente accompagnato da cicloni tropicali molto violenti.

Nelle aree caratterizzate dalla presenza di questi venti, dal subcontinente indiano fino al sud del Giappone, esistono principalmente due stagioni:

- Nel periodo estivo il monsone spira dall'oceano verso il continente mentre d'inverno dal continente verso l'oceano. La stagione in cui si concentrano le piogge, generalmente tra giugno e settembre, è caratterizzata dal monsone di sud-ovest, un vento carico di umidità proveniente dall'oceano indiano.

- Nel periodo invernale il monsone proviene da nord-est, la direzione viene deviata per effetto della rotazione terrestre. Dura dall'inizio di dicembre fino all'inizio di marzo ed è solitamente caratterizzato da un clima estremamente asciutto, ma anche mite e gradevole.


In questo periodo può piovere per 60 giorni e anche di più. In alcune regioni si tratta di pioggia quasi ininterrotta, ma nella maggior parte dei casi sono violenti e improvvisi acquazzoni che si verificano tutti i giorni. Dopo essersi protratto per molte settimane il monsone si esaurisce e cede il posto a piogge intermittenti o addirittura a una stagione arida a seconda della regione. Ma non si tratta di un meccanismo automatico: per motivi non ancora spiegati, il monsone può tardare o non arrivare del tutto, causando in tal caso carestie disastrose, perché senza queste piogge annuali l'agricoltura di alcune regioni collasserebbe.


Fra i prodotti della zona monsonica che si adattano bene ad un clima umido vi sono: piante da cui si estrae il caucciù, il teck, l'ebano, il riso, il tè, la canna da zucchero e il cotone.



Teoria sui monsoni

Attualmente si tende a ricondurre i monsoni alle grandi strutture zonali della circolazione atmosferica. Così il monsone invernale sarebbe la normale corrente dell'aliseo di nord-est che spira in quest'area quando i cicloni equatoriali e la fascia dei venti occidentali si spostano verso sud oltre l'equatore, mentre il monsone estivo sarebbe dovuto all'accentuato spostamento a nord della zona di convergenza intertropicale e al penetrare quindi nell'emisfero settentrionale delle strutture bariche e delle circolazioni proprie dell'emisfero meridionale. La circolazione al suolo dei monsoni è stata anche messa in relazione con la circolazione in quota, in particolare con le correnti a getto e con i fenomeni di convergenza e divergenza che influiscono sulle situazioni bariche al suolo.
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Riassunto: Asia occidentale


L'Asia occidentale è una regione dell'Asia. Confina ad ovest con il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, a sud con l'Oceano Indiano, ad est con le catene montuose del Belucistan e dell'Hindukush e a nord con il Mar Nero e la catena del Caucaso. La regione confina con la Russia, il Turkmenistan, l'Afghanistan, il Pakistan e l'Egitto.



Essa include 18 Stati:
  1. Arabia Saudita
  2. Armenia 
  3. Azerbaigian 
  4. Bahrein 
  5. Cipro 
  6. Emirati Arabi Uniti
  7. Georgia 
  8. Giordania 
  9. Iraq 
  10. Iran 
  11. Israele 
  12. Kuwait 
  13. Libano 
  14. Oman 
  15. Qatar 
  16. Siria 
  17. Turchia 
  18. Yemen 


Territorio

Clima
Tutta la regione può essere suddivisa in tre grandi ambienti climatici:
Il più diffuso è quella desertico che domina la penisola arabica.
Il secondo tipo di ambiente è quello della steppa, caratteristico degli altipiani.
Il terzo è quello mediterraneo, caratteristico delle zone costiere.


Monti
Nell'Asia occidentale ci sono:
- catene montuose elevate (es. Caucaso)
- altopiano dell'Iran a nord-est;
- pianure fertili (es. Mesopotamia, dal greco antico mesos (mezzo) e potamos (fiume), circondata da due importanti fiumi)
- deserti (in Arabia Saudita)


Fiumi e laghi
È una regione arida: è circondata da due importanti fiumi che sono il Tigre e l'Eufrate, meno famoso ma ugualmente importante per la popolazione è il fiume Giordano che serve a fornire acqua a paesi come Israele, Siria e Giordania.
In questa zona vi sono anche alcuni laghi salati come il Mar Morto (in Israele, le sue acque sono talmente salate che sono impossibili da bere).



Popolazione

In questa fascia di sono tre etnie dominanti: quella dei semiti, quella degli anatolici e quella dei Turchi.
La densità della popolazione è modesta ma la distribuzione sul territorio non è omogenea, perché è distribuita principalmente lungo le coste del Mediterraneo, in Mesopotamia e nelle grande città, mentre l’area desertica è completamente disabitata.

In questa regione non mancano tensioni politiche e militari, in particolare in Israele è l’unico paese non islamico presente nell'area che rappresenta il punto nodale nei rapporti tra il mondo arabo e gli interessi delle potenze mondiali.


Religione
È in quest’area che si sono sviluppate le tre grandi religioni che ancora oggi dominano la cultura del mondo mediterraneo: l’ebraismo, l’islamismo e il cristianesimo. Tra queste è stata la religione islamica a prevalere a partire dal VII secolo d.C..
Per circa 1500 anni l’Arabia ha vissuto in una condizione di unità confessionale e la religione ha fortemente inciso sui modi di vita, sulle relazione e i rapporti tra i singoli stati.

Lingua
La lingua araba è la più diffusa. Esistono importanti minoranze etniche (Armeni e Curdi).



Economia

Economicamente il Medio Oriente è importante grazie alla presenza delle riserve petrolifere. Le industrie sono in genere legate all’estrazione e alla raffinazione del petrolio. Fino a quando non si è scoperto che esistono giacimenti di petrolio, l’economia dell’Asia occidentale era basata sull’agricoltura e in gran parte sull’allevamento (lana, produzione di tappeti e tessuti pregiati).
Il settore primario è poco produttivo: le zone coltivabili sono poche e si concentrano sulle coste o nelle pianure. Cresce il turismo, anche quello religioso, con i pellegrinaggi alle città sante (Gerusalemme, La Mecca…)
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Riassunto: L'Iraq


L'Iraq, ufficialmente Repubblica d'Iraq è uno Stato dell'Asia occidentale.
Confina con Turchia a nord, Arabia Saudita e Kuwait a sud, Siria a nordovest, Giordania a ovest e Iran verso est. Si affaccia sul Golfo Persico e la capitale (e città più grande) è Baghdad.



Storia

Per 25 anni l'Iraq è stato una repubblica dittatoriale governata dal Partito di Rinascita Araba Socialista (Baʿth). Soprattutto a partire dalla presa del potere da parte di Saddam Hussein. Egli realizzò la nazionalizzazione di pozzi di petrolio, inoltre il suo regime privilegiava gli arabi musulmani sunniti a danno degli arabi musulmani sciiti e dei curdi musulmani sunniti.
Iraq e Iran si sono combattuti in una devastante guerra durata oltre 8 anni (dal 1980 al 1988), in cui sono morte oltre un milione di persone. Il conflitto era scoppiato poiché l'Iraq aveva cercato di allargare a spese dell'Iran lo stretto corridoio d'accesso sul golfo Persico, di fondamentale importanza strategica, ma la rivalità tra i due paesi era alimentata anche dai  contrasti religiosi tra l'Iran sciita e l'Iraq governato da esponenti della maggioranza sunnita ("guerra santa").
Nel 1990 per assicurarsi pozzi petroliferi del Kuwait, spedì le truppe irachene che invasero il piccolo emirato arabo. Ciò scatenò la reazione dell'ONU, sollecitato particolarmente dai paesi dell'Occidente, preoccupati sia di impedire una palese violazione del diritto internazionale sia di difendere un alleato fondamentale importanza per i giacimenti petroliferi presenti nella regione.
Così in quella che è stata definita guerra del Golfo (1991) l'Iraq, attaccato da un eccezionale spiegamento di forze guidato dagli USA, dopo aver subito devastanti bombardamenti è stato costretto a ritirarsi.
Nella primavera 2003, in seguito all'invasione dell'esercito statunitense e della coalizione alleata (seconda Guerra del Golfo) è caduto il regime di Saddam.
Lo stato attualmente è una repubblica parlamentare, ma continuano ad esserci conflitti religiosi, come quelli tra sunniti e sciiti, cristiani ed islamici e curdi.



Territorio

Il territorio dell'Iraq corrisponde approssimativamente al territorio dell'antica Mesopotamia, una vasta pianura alluvionale chiamata la "terra dei fiumi", ed è attraversato dai fiumi Tigri ed Eufrate.

L'Iraq ha un territorio di circa 450.000 km q, suddiviso in quattro regioni distinte: l‘alta pianura, che si estende a nord-ovest da Hit e Samarra fino al confine turco, tra le fertili terre comprese fra Tigri ed Eufrate; la bassa pianura, che va da Hit e Samarra fino al Golfo e comprende una zona di paludi. Una regione montuosa si trova nella parte nordorientale del paese; e il deserto a ovest dell'Eufrate e lungo il confine con la Siria, la Giordania e l'Arabia Saudita, dove è presente anche un lembo del tavolato arabico. Nella parte nord-est del paese sono presenti una serie di catene montuose, appartenenti al sistema degli Zagros. La vetta più elevata è il Keli Haji ibrahim (3600 m ).



Clima e vegetazione

In relazione al clima il territorio si divide in due grandi regioni: la zona centro-settentrionale è caratterizzata dalla steppa mentre quella meridionale è caratterizzata del deserto. Le estati sono torride in tutto il paese, con temperature che possono raggiungere i 50 C, con forti escursioni termiche. Nelle aree desertiche ci sono temperature estive che possono arrivare oltre i 60 C. In inverno le giornate sono miti al sud, mentre al nord fa abbastanza freddo con gelate e nevicate sui rilievi montuosi. Le precipitazioni sono scarse.

La vegetazione dell'Iraq è limitata alle palme da dattero che crescono lungo i fiumi e i canali di irrigazione. La fauna selvatica include la gazzella, l‘antilope, il leone, la iena, il lupo, lo sciacallo, il cinghiale e piccoli roditori. Per quanto riguarda l'avifauna vi sono numerosi rapaci (avvoltoio, poiana, gufo, falco, anatra, oca, pernice). Diffuse sono anche varie specie di rettili.



Popolazione

Lingua
La popolazione irachena è per gran parte araba, anche se a nord vive una minoranza curda.

Religione
Il 99% degli iracheni è musulmano, si dividono in sciiti (più del 60% ) soprattutto nelle zone centrali e meridionali, sunniti (15-20%) stanziati soprattutto a nord e curdi (15-20%, anch'essi prevalentemente sunniti. La piccola percentuale di cristiani riguarda cattolici (in particolare di rito caldeo, latino, siro e armeno), iazidi e mandei. A Baghdad si trova inoltre una piccola comunità di ebrei.



Economia

L'Iraq presenta un'agricoltura relativamente progredita, si coltiva: riso, grano, orzo, datteri, frutta, tabacco e cotone.
Il paese è ricco di giacimenti di petrolio (possiede la terza riserva più grande al mondo) e gas naturali. Queste risorse energetiche hanno consentito all’Iraq di avere grandi disponibilità economiche, che però vengono usate soprattutto per l’acquisto di armi.
La capitale Baghdad rappresenta il maggiore centro commerciale e industriale dell’intero paese.
Tra le industrie più importanti vi sono quella tessile (che produce filati e tessuri di cotone, lana fibre artificiali), quella chimica (fertilizzanti soprattutto) e quella alimentare (zuccherifici, birrifici, complessi molitori, conservifici) oltre manifatture di tabacchi, cementifici, concerie, calzaturifici, ecc. Da ricordare sono inoltre talune lavorazioni artistiche: dell'argento, del rame, del cuoio ecc.
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Riassunto: L'Asia


L’Asia è il più grande dei continenti della Terra. La sua superficie copre un’area di 44.500.000 chilometri quadrati, equivalenti a circa un terzo delle terre emerse. La gran parte dell’Asia è situata nell’emisfero boreale, cioè nella metà settentrionale della Terra. È anche il continente più basso del mondo e si estende dal polo nord all'equatore e dal Mediterraneo all’Oceano Pacifico.
In Asia si possono distinguere tre grandi aree con caratteristiche morfologiche diverse: settentrionale, centrale, meridionale e insulare.



Territorio

Confini
Da est a ovest, questo immenso continente ha un’ampiezza di 8.500 chilometri. A nord si affaccia sul Mar Glaciale Artico, e a sud sull’Oceano Indiano. A est si trova l’Oceano Pacifico, mentre a ovest l’Asia è unita ad altri due continenti, l’Europa e l’Africa. La catena dei Monti Urali segna il confine tra Europa e Asia. Asia e Africa sono unite tramite la Penisola del Sinai, che segna il confine tra Israele (in Asia) ed Egitto (in Africa).

Monti e pianure
L’area settentrionale e centro occidentale è caratterizzata dalla presenza di rilievi di antica formazione e da immense pianure e bassi piani, la fascia centrale è costituita da una serie di altipiani, in gran parte aridi e desertici e da imponenti e numerose catene montuose che partono dalla Turchia fino ad arrivare alla Cina. Il cuore da cui si diparte questo ventaglio di rilievi è il Pamir, soprannominato “il Tetto del Mondo”, un altopiano che si estende tra Afghanistan e Tagikistan con un’altitudine media di 4.000 metri. La catena montuosa più lunga ed elevata è l’Himalaya, che vanta ben 30 vette oltre i 7.600 metri, tra cui l’Everest.
L’area meridionale e insulare è formata da estesi tavolati e da grandi pianure alluvionali.
A est infine vi sono numerose isole come quella dell’arcipelago giapponese che costituiscono la parte emersa di una catena vulcanica sottomarina.

Fiumi e laghi
L’Asia è attraversata da una complessa rete idrografica, in cui si possono distinguere quattro gruppi di fiumi. Il primo gruppo è formato da corsi d’acqua che, dopo aver attraversato la Siberia,  sfociano nel Mar Glaciale Artico; i più importanti sono l’Ob e la Lena, navigabili ma gelati per molti mesi dell’anno.
Tra i fiumi più importanti che sfociano nell’Oceano Pacifico vi sono il Fiume Giallo e Fiume Azzurro. Tra i fiumi che si gettano nell’Oceano Indiano i più importanti sono: l’Indo, il Gange, il Tigri e l’Eufrate.
L’ultimo gruppo di fiumi è costituito dai corsi d’acqua che a causa della conformazione del terreno non riescono a raggiungere il mare e alimentano bacini come il lago d’Aral, il mar Caspio e il lago Bajkal.



Clima e vegetazione

L'enorme estensione del continente asiatico determina un'incredibile varietà di climi e ambienti.
La parte settentrionale è caratterizzata da un clima molto freddo per cui la vegetazione è quella tipica della tundra e della taiga.
Nell’Asia centrale le precipitazioni sono scarse con inverni freddi ed estati molto calde. Steppe e deserti sono gli ambienti tipici di questa parte del continente asiatico.
L’Asia meridionale e orientale è caratterizzata dalla presenza dei monsoni che nei mesi estivi portano piogge intense. In questa zona quindi prevale il clima tropicale umido con grande estensione della foresta pluviale.



Popolazione

La popolazione dell’Asia rappresenta il 60% della popolazione mondiale. Tuttavia la densità media non risulta elevata perché vi sono varie regioni praticamente disabitate come le aree montuose, gli aridi altipiani interni e la parte settentrionale del continente fredda e inospitale.
Il popolamento invece è molto elevato nell’Asia meridionale soprattutto lungo il corso dei fiumi.
Nell’ultimo secolo l’Asia ha registrato un elevato incremento demografico anche per la diminuzione del tasso di mortalità.
Cina e India sono i due paesi più popolati del mondo. Alcuni governi hanno cercato di attuare delle politiche per ottenere un migliore controllo delle nascite, ottenendo però scarsi risultati.
L’Asia, nel tempo, ha visto numerosi immigrazioni che hanno generato un’incredibile varietà etnica, culturale e linguistica. In questa parte del mondo prevalgono due gruppi etnici: quello mongoloide e quello europoide. Al primo gruppo appartengono: cinesi, giapponesi, coreani, mongoli, siberiani ecc.; il secondo gruppo comprende gli indoariani, armeni, arabi.

Lingua
In Asia si parlano migliaia di lingue diverse; solo in India se ne contano più di 1.500! Le lingue più parlate sono il turco, l’arabo, il farsi (o persiano), il russo, il cinese, il giapponese, il coreano. In India le lingue principali sono l’hindi, il bengali, il tamil e l’urdu. Nel Sud-Est asiatico sono parlati il thai, il lao, l’indonesiano, il malese, il filippino.

Religione
Tutte le principali religioni del mondo ebbero inizio in Asia. Ebraismo, cristianesimo e islam nacquero in Medio Oriente, buddhismo e induismo in India. Le prime tre, dette “monoteiste” perché credono in un unico Dio, si sono diffuse in tutto il mondo, e da tutto il mondo la gente va in pellegrinaggio a visitare le città sante di Gerusalemme, in Israele, e La Mecca, in Arabia Saudita. L’induismo è la religione più diffusa in India e in Nepal, ed è anche quella che ha più seguaci in Asia. Il confucianesimo e il taoismo erano praticati nell’antichità in Cina, dove, in seguito, ebbe una notevole influenza il buddhismo, proveniente dall’India.



Economia

La realtà economica dell’Asia è molto complessa. Negli ultimi decenni alcune aree del continente hanno avviato un'intenso processo di industrializzazione. In questa immensa realtà convivono però situazioni contrastanti: il Giappone ha di recente superato gli USA per il primato economico mondiale; l’India invece è afflitta da carestie e da catastrofi naturali che rallentano il suo sviluppo.

Due miliardi di asiatici vivono grazie ai frutti dell’allevamento e di un'agricoltura praticata con attrezzature modeste su piccoli appezzamenti di terreno. Il clima monsonico caratterizzato dall'alternarsi di una stagione estiva piovosa e di una invernale asciutta ha favorito la coltivazione del riso, alimento fondamentale e mais. Accanto a queste coltivazioni di sussistenza, sopravvivono le colture di piantagione, sfruttate dalle grandi società multinazionali. I principali prodotti sono: te, caffè, cacao, canna da zucchero, caucciù ,arachidi, banane e cotone.

Dalla metà del Novecento il Giappone ha dato un processo di industrializzazione che lo ha condotto a diventare una delle maggiori potenze economiche mondiali .

Nei paesi dell’Asia sudorientale l'industrializzazione è stata favorita dal basso costo della manodopera e delle agevolazioni fiscali. Corea del Sud, Hong Kong e Singapore hanno vissuto un rapidissimo sviluppo industriale che è servito da modello agli altri paesi  Anche la Cina negli ultimi anni ha avviato un processo di industrializzazione raggiungendo un notevole sviluppo economico grazie a una forte modernizzazione e all'introduzione dell’economia di mercato (modello economico basato sulla libera iniziativa popolare e sulla legge della domanda e dell’offerta di beni e di servizi).

L’economia dell'area meridionale è caratterizzata dall'estrazione del petrolio.
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Riassunto: la Nigeria


La Nigeria, ufficialmente Repubblica Federale della Nigeria, è una nazione dell'Africa occidentale che si affaccia a sud sul golfo di Guinea (oceano Atlantico) e confina con il Benin ad ovest, il Ciad e il Camerun ad est e il Niger a nord. La Nigeria è la nazione più popolosa del continente e il settimo del globo.



Territorio

La Nigeria occupa un territorio tre volte più grande dell'Italia e si affaccia sulla parte centrale del golfo di Guinea.

Le città principali sono concentrate nelle pianure del sud. La parte centrale del paese è formata da colline e altopiani. Il nord è prevalentemente occupato da pianure aride.

Tra i rilievi abbiamo l’altopiano di Bauchi e le alture al confine con il Camerun che sono ricoperti da manti erbosi.

Il fiume più importante è il Niger che sfocia nel golfo di Guinea, è noto anche il Benue che è completamente navigabile. Sono presenti numerosi corsi d'acqua ma hanno un percorso breve e appartengono quasi tutti al bacino del Niger.

Oltre alla capitale Abuja, le altre città importanti sono Abeokuta, Ibadan, Port Harcourt, Enugu, Kano, Kaduna, Jos e Benin City.



Clima

La Nigeria presenta una grande diversità di ambienti dovuta al diverso regime delle piogge. Procedendo dalla costa verso l'entroterra si succedono clima equatoriale e clima subequatoriale.

Nel sud-ovest vi è un ritmo tipicamente sub-equatoriale con due stagioni di piogge e due stagioni secche;
Il sud est è invece influenzato dal monsone, vento caratteristico dei climi tropicali.
Nel centro, la stagione delle piogge cade durante l’estate boreale e la stagione sacca d’inverno.
La vegetazione varia di conseguenza dalla foresta equatoriale sempreverde, alle savane più o meno alberate del centro e del nord, alle aride steppe delle sponde del lago Ciad.



Curiosità

La lingua ufficiale è l'inglese ma la popolazione usa una versione semplificata e africanizzata che chiamano broken english o pidgin english. Le altre lingue parlate sono: hausa, yoruba e igbo.

È uno dei paesi al mondo che condanna l'omosessualità con la pena di morte per lapidazione.



Cenni di storia

La Nigeria ha forti radici storiche.

Il territorio nigeriano è abitato sin dal 9000 a.C. e fu denominato Nigeria da Flora Shaw, futura moglie del Barone Lugard, nel XIX secolo.

Ai portoghesi successero gli inglesi. Nell'Ottocento vi crearono due protettorati (protettorato della Nigeria Meridionale e della Nigeria Settentrionale).

Dopo i portoghesi, furono gli inglesi che stabilirono rapporti privilegiati con le popolazioni dell’attuale Nigeria, specialmente dopo che una legge britannica vietava finalmente la pratica della tratta degli schiavi (1807). La sviluppo amministrativo della colonizzazione della regione è piuttosto complicato. Nel 1861 fu istituita ufficialmente la colonia di Lagos, nella zona costiera, tuttavia vari tratti della costa erano sotto protettorato britannico già da prima del 1850. Questi furono riuniti nel 1885 nell’Oil Rivers Protectorate, che dal 1893 si chiamò Niger Coast Protectorate. Nel 1900, altri territori furono integrati nella Costa del Niger e fu istituito il nuovo protettorato della Nigeria Meridionale, al quale nel 1906 fu aggregata anche la colonia di Lagos. Le regioni settentrionali, prevalentemente abitate dagli Haussa, furono organizzate verso la fine dell'ottocento nel protettorato della Nigeria Settentrionale. Le due entità politiche furono unificate nel 1914 nella colonia della Nigeria, che nel 1954 ottenne un assetto federale con autogoverno e, nel 1960, l’indipendenza. Raggiunta l'indipendenza, il 1° ottobre 1963 fu proclamata la repubblica. In seguito il Paese fu sconvolto da lotte tra gruppi locali.



Economia

I ricavi derivati dalla vendita del petrolio, mantengono alto il livello di crescita della ricchezza del Paese. Ma la produzione di petrolio è controllata in gran parte da multinazionali straniere.
L’agricoltura è entrata in crisi sia causa dell’alta concentrazione puntata sul petrolio, sia perché è praticato ancora con metodi arretrati.
L'allevamento è sviluppato solo nelle aree interne.
L’insufficienza delle reti di trasporto, impediscono una maggiore crescita e una più equa distribuzione della ricchezza.

Le risorse minerarie sono ingenti, il Paese fornisce i 4/5 della produzione mondiale di columbite, minerale da cui si ricava il niobio. A parte le attività minerarie, la Nigeria è scarsamente dotata di industrie, fatta eccezione per quelle tessili, alimentari e per la produzione di legname da costruzione.

Il settore terziario è più sviluppato grazie al commercio con l'estero, delle banche e della borsa valori.
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Africa occidentale


L'Africa occidentale è costituita dalla fascia di paesi che a sud del Tropico del Cancro si affacciano sull'oceano Atlantico fino ai monti del Camerun, nella parte più interna del golfo di Guinea. L'Africa occidentale può essere divisa in tre zone geografiche principali disposte in senso orizzontale: una fascia settentrionale costituita dal deserto, un'area meridionale con boscaglia e foreste e una parte centrale semidesertica detta Sahel.



Territorio

L'Africa occidentale ha poche montagne e per lo più il suo territorio è pianeggiante o lievemente ondulato. La monotonia del paesaggio è interrotta solo da qualche rilievo, tra cui la catena che si snoda lungo il confine tra Nigeria e Camerun, l'Altopiano di Jos e i Monti Shebsi in Nigeria, le colline circostanti il Monte Bintumani in Sierra Leone, il massiccio di Air in Nigeria, la zona del Monte Nimba al confine tra Guinea, Costa d'Avorio e Liberia e infine le alture del Fouta Djalon, che dalla Guinea occidentale si estendono fino al Senegal sudorientale. Nonostante siano poche, le montagne dell'Africa occidentale ospitano le sorgenti di diversi fiumi. Il corso d'acqua più grande della regione è il Niger, che nasce nel Fouta Djalon in Guinea e disegnando una grande ansa attraversa il Mali verso nord-est fino a Motpi, dove si dirama formando il cosiddetto delta interno, ovvero un dedalo di canali e paludi. La cima dell'ansa tocca i margini del Sahara vicino a Timbuctu, poi da qui il fiume scorre verso sud-est attraversando il Niger e la Nigeria e sfocia nell'Atlantico con il suo vasto delta a ovest di Port Harcourt.


Gli stati:
  1. Benin Benin
  2. Burkina Faso
  3. Camerun Camerun
  4. Ciad Ciad
  5. Capo Verde
  6. Costa d'Avorio
  7. Gambia
  8. Ghana
  9. Guinea
  10. Guinea-Bissau
  11. Liberia
  12. Mali
  13. Mauritania
  14. Niger
  15. Nigeria
  16. Senegal
  17. Sierra Leone
  18. Togo


Mari: Golfo di Guinea

Fiumi: Senegal, Niger, Fiume Volta, Benue, Logone, Chari

Laghi: Lago Chad, Lago Volta

Montagne: Monte Camerun, Monti Loma


Cenni di storia

Gran parte dei reperti archeologici lasciati dai primi abitanti del pianeta sono stata trovati in Africa. I pareri dei ricercatori non sono unanimi, ma la teoria più accreditata è che i primi ominidi siano comparsi in Africa quasi quattro milioni di anni fa. Dopo circa due milioni di anni i cambiamenti delle condizioni climatiche e ambientali provocarono l'evoluzione di diverse specie di ominidi, tra cui l'homo habilis e l'homo erectus. Si ritiene che in un periodo compreso tra un milione e mezzo e un milione di anni fa l'homo erectus sia diventato l'ominide dominante nelle savane dell'Africa e che abbia sviluppato la caratteristica di costruire utensili e acquisito l'uso del fuoco. Da questa specie deriva l'homo sapiens che è essenzialmente quella cui appartiene l'uomo moderno.
Le testimonianze archeologiche indicano che 750.000 anni fa questi primi abitanti della terra cacciavano gli antenati degli odierni elefanti e ne sezionavano le carcasse con grandi asce in pietra, mentre circa 150.000 anni fa utilizzavano punte in pietra per lance, coltelli, seghe e altri utensili più leggeri e sofisticati sia per la caccia sia per le altre attività. Questo periodo viene classificato dagli archeologi con il nome di età della pietra.
Riguardo alla storia moderna, i confini nazionali dell'Africa occidentale sono alquanto recenti, imposti dalle potenze coloniali poco più di un secolo fa senza tenere conto degli stati e dei regni esistenti prima della colonizzazione. Queste frontiere politiche moderne hanno ben poco a che vedere con i territori appartenenti alla miriade di gruppi etnici locali.
Nel Seicento e soprattutto nel Settecento, i paesi dell'Africa occidentale furono quelli che soffrirono maggiormente per il commercio degli schiavi.


Economia

Le piantagioni di caffè, cotone, canne da zucchero, banane, palma da olio costituiscono una risorsa fondamentale e le esportazioni di questi prodotti sono notevolmente incrementata dalla metà del Novecento. Tutta l'Africa occidentale è dotata di buoni porti marittimi importanti perché vengono usati come vie di comunicazione.
I paesi dell'Africa occidentale sono i più poveri del mondo e le cifre riguardanti la loro situazione economica sono piuttosto tristi.
L'unità di misura più comunemente usata per calcolare il benessere di un paese è il prodotto nazionale lordo pro capite, calcolato dividendo il guadagno annuale del paese per il totale dei suoi abitanti: la cifra che ne risulta indica quanto ciascun abitante produce all'anno. In base a questi calcoli la Sierra Leone è il più povero dei paesi dell'Africa occidentale con un PNL di 160 dollari pro capite. La Gambia, la Guinea-Bissau, la Liberia, il Mali e il Niger hanno un PNL di 250 dollari o lievemente inferiore e si collocano tra i 10 paesi più poveri del mondo. Anche la Nigeria, nonostante i suoi giacimenti petroliferi, ha un PNL di soli 280 dollari, mentre nella maggior parte degli altri paesi come Benin, Burkina Faso, Ghana e Mauritania, il PNL si aggira tra i 300 e i 500 dollari. La situazione è migliore in Senegal e in Costa d'Avorio, entrambi con 600 dollari e a Capo Verde, con 930 dollari. Per fare il confronto la maggior parte degli stati industrializzati dell'Occidente ha un PNL di circa 20.000 dollari pro capite.
In termini umani questa povertà comporta un'aspettativa di vita che è inferiore ai 50 anni in quasi tutta l'Africa occidentale e scende a soli 44 anni in alcuni paesi. Anche il tasso di alfabetizzazione è molto basso, specialmente tra le donne. Ogni 1000 bambini, un numero compreso tra 100 e 200 muore prima dei cinque anni di età, mentre il tasso di crescita demografica (circa il 3%) è il più alto del mondo.
Anche il tasso di disoccupazione è molto elevato. La gente non ha denaro per comprare il cibo e può coltivare solo cereali, quindi non si nutre a sufficienza. Di conseguenza gran parte della popolazione è soggetta alle malattie, per le quali l'assistenza medica è scarsa. E' uno scenario molto deprimente e con ogni probabilità la situazione è destinata ad aggravarsi.
Dietro le quinte però si cela uno sfondo ancora più preoccupante: come accade in gran parte degli altri paesi in via di sviluppo, anche sull'economia dei paesi dell'Africa incombe lo spettro del debito con l'estero.


Politica

La fine della guerra fredda ha avuto un forte impatto sui sistemi politici dell'Africa. In precedenza i dittatori sostenevano che la democrazia non era necessariamente il sistema migliore per l'Africa benché questa fosse la facciata dietro la quale si nascondevano dei regimi tirannici.
Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, quando caddero le dittature comuniste dell'Europa orientale, gli africani iniziarono a guardare i loro capi politici con una nuova consapevolezza e a domandarsi quale diritto avessero di restare al potere così a lungo senza essere sottoposti periodicamente alla loro approvazione. Contemporaneamente il sostegno del blocco sovietico ai paesi africani iniziò a scemare, pertanto dal canto loro le nazioni occidentali non avevano più bisogno di appoggiare i loro alleati. Improvvisamente la posizione dei dittatori si fece alquanto precaria e in molte parti dell'Africa sorsero movimenti a sostegno della democrazia e dei sistemi multipartitici.
Fautori di questo progresso verso la democrazia sono stati gli Stati Uniti, tramite la Banca Mondiale e il governo francese, che hanno preteso ulteriori riforme politiche in cambio di aiuti finanziari.
Uno dei governi più autocratici dell'Africa era quello del Benin, ma nel 1990 in occasione di un importante raduno politico i deputati chiesero e ottennero le dimissioni di Mathieu Kérékou, una nuova costituzione e la promessa di libere elezioni pluripartitiche.
Gli eventi seguirono un corso simile in Mali nel 1991, quando il presidente Moussa Traoré, al potere dal 1968, fu costretto a dimettersi. La nuova leadership ora sostiene un sistema multipartitico e indice elezioni libere.
Le cose sono andate meno bene in Niger, dove il nuovo sistema democratico pluripartitico ha dato vita a un governo debole e instabile che è stato rovesciato con un colpo di stato nel 1996. L'anno seguente tuttavia si sono svolte le elezioni per scegliere un nuovo presidente e una nuova assemblea nazionale. Anche in paesi apparentemente stabili i colpi di stato sono un pericolo concreto, come ha dimostrato la presa di potere dell'esercito in Gambia nel 1994 e in Guinea-Bissau nel 1998.
Un fatto indicativo della situazione politica della regione è che in occasione di un incontro dei capi di stato dell'Africa occidentale, svoltasi nel 1997, sette dei dodici leader che hanno preso parte erano saliti al potere con un colpo di stato. La vera democrazia pluripartitica è una realtà ancora lontana.


Le problematiche

Le questioni ecologiche e ambientali come la deforestazione, l'erosione del suolo, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, lo sconfinamento delle zone urbane nelle aree protette, la distruzione degli habitat e la conservazione delle risorse naturali stanno diventando sempre più pressanti in Africa così come in molte altre parti del mondo.
Inoltre nell'Africa l'incremento demografico crea forti pressioni sul territorio e sulle risorse naturali. Tutti in genere concordano sul fatto che le risorse vadano conservate e che per ottenere questo scopo si debba diminuire il tasso di crescita demografica, ma suggerire come soluzione la contraccezione, la sterilizzazione o un cambiamento negli atteggiamenti culturali sarebbe riduttivo. I conservazionisti considerano la questione in termini più ampi e sostengono che il rapido aumento della popolazione è strettamente legato alla miseria delle condizioni di vita, la quale a sua volta è collegata a questioni sociali quali il basso tasso di scolarizzazione e la scarsa assistenza sanitaria.

Esistono vari metodi per alleviare il problema della povertà in Africa e in altri paesi. Gli organismi internazionali quali la Banca Mondiale ritengono che un sistema efficace sia lo sviluppo economico su larga scala, partendo dal presupposto che ciò fornirà alle popolazioni nuove fonti di reddito. Chi si oppone a questa teoria sostiene che uno sviluppo economico di questo genere danneggerebbe l'ambiente: l'industria pesante inquina l'aria e l'acqua e inevitabilmente richiede lo sfruttamento delle risorse naturali. Anche l'agricoltura e l'allevamento su larga scala sono causa di inquinamento e di erosione del terreno e inoltre spesso costringono gli abitanti a lasciare le loro terre, il che a sua volta provoca un aumento della povertà, uno spostamento delle masse verso i centri urbani e un ulteriore degrado ambientale delle zone rurali.
Inoltre anche se i piani economici avessero successo e portassero a una stabilizzazione della crescita demografica e a un miglioramento delle condizioni di vita, ciò non risolverebbe il problema generale. Attualmente i paesi sviluppati usano una parte delle risorse della terra di gran lunga superiore a quella utilizzata dai paesi in via di sviluppo e già adesso le risorse vengono sfruttate a un ritmo insostenibile. Se i paesi poveri si mettessero al passo con quelli ricchi le risorse del pianeta subirebbero una maggiore pressione e non riuscirebbero più a sostenere le esigenze.
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Breve riassunto di Parigi in francese




Testo in francese
Paris se trouve sur les rives de la Senne, que divise la ville dans la rive gauche, celle des artistes, et dans la rive droite, celle commerciale.
Paris est la capitale et le principal centre politique, administratif, et cultural de la France, ainsi un des principaux centres politiques et touristiques au monde, qui rappelle chaque an millions de visiteurs.
La ville a toujours été siège d'importantes dynasties, grandioses empires, évènements historiques et a reçu des artistes de renommée mondiale comme écrivains et poètes.
Ville multiethnique et multiculturelle, Paris offre culture, monuments, passe-temps, mode et une cuisine excellente en mesure de satisfaire chaque type d'exigence à chaque âge.
La ville est douée de trois aéroports et d'un service de métropolitain.
Sur la "Rive gauche" il y a: lq Quartier latin, la Sorbonne, le Palais du Luxembourg(Sénat), le Mousse d'orsay, les Invalides et la Tour Eiffel
La Tour Eiffel est le monument le plus célèbre de Paris. Elle est connue dans le monde entier comme le simbole de la France. Elle doit son nom à l'ingegneur Gustave Eiffel qui l'a projetée. Elle a été bati entre le 1887 et le 1889 en occasion de L'Exposition Universelle et pour célébrer le centenaire de la Révolution Française.
Est haute 324 m


Traduzione
Parigi si trova sulle rive della Senna, che divide la città nella Rive Gauche, quella degli artisti, e nella Rive Droite, quella più commerciale.
Parigi è la capitale e il principale centro politico, amministrativo, e culturale della Francia, nonché uno dei principali centri politici e turistici al mondo, che richiama ogni anno milioni di visitatori.
La città è sempre stata sede di importanti dinastie, grandiosi imperi, eventi storici e ha ospitato artisti di fama mondiale come scrittori e poeti.
Città multietnica e multiculturale, Parigi offre cultura, monumenti, divertimento, moda e cucina eccellente in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza ad ogni età. La città è dotata di tre aeroporti e di un servizio di metropolitana.
Nella Rive Gauche troviamo: il quartiere latino, la Sorbona, il Palazzo di Lussemburgo (Senato), il museo d'Orsay, Hôtel des Invalides e la Torre Eiffel.
La Torre Eiffel è il monumento più famoso di Parigi. È conosciuto in tutto il mondo come il simbolo della Francia. Deve il suo nome all'ingegnere Gustave Eiffel che l'ha progettata. È stato costruita tra il 1887 e il 1889, in occasione dell'esposizione universale e per celebrare il centenario della Rivoluzione francese. È alta 324 m
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Riassunto: il Messico




Cenni storici
Sull’altopiano centrale del Messico fiorì la civiltà degli Aztechi che fu distrutta dagli spagnoli, Città del Messico sorge sull’antica Tenochtitlan (antica capitale).
Con la distruzione della civiltà azteca, gli indios furono relegati ai margini della società: oggi il 30% della popolazione è india, il 15% bianca e la maggioranza meticcia.


Confini
Il Messico confina a nord con gli Stati Uniti, a sud con il Guatemala e il Belize ed è bagnato ad est dal golfo del Messico e ad ovest dall’Oceano Pacifico.


Territorio
La maggior parte del territorio messicano è formato da altopiani tra i 1500 e i 2000 m, verso il golfo del Messico si estendono alcuni bassopiani. Ha due importanti catene montuose: la Sierra Madre Orientale e Occidentale, che sono ai lati dell’altopiano Centrale.
Il Messico si trova vicino al margine di due zolle, per cui vi sono frequenti terremoti e ha numerosi vulcani attivi.


Clima
Il clima è tropicale-arido nei territori settentrionali che perciò hanno steppe o semideserti, e diventa tropicale-umido nelle pianure sul mare.
Man mano che aumenta l’altitudine, il clima diventa temperato, per cui si parla di Tierra Caliente fino a 700-800 m, di Tierra Templada dagli 800 ai 2000 m e Tierra Fria oltre i 2000 metri.


Aspetti antropici
Le terre temperate hanno sempre avuto la maggioranza della popolazione, soprattutto in questo periodo in cui c’è stata un’eccezionale crescita demografica e urbana (immigrazione dalle campagne). Questo fenomeno è gigantesco nella conurbazione della capitale: Città del Messico.


Capitale e altre città
Città del Messico, la capitale, è su un altopiano a 2300m. La forte sismicità del territorio e il grave inquinamento dell’aria causato dall’enorme traffico insieme alla carenza di abitazioni e di servizi sociali, sono i problemi principali di questa città.
La capitale ospita un imponente apparato terziario e quaternario. Altre grandi città sono: Guadalajara e Monterrey.


Economia
Il Messico possiede buone risorse minerarie, è il primo produttore mondiale di argento e ha buone riserve di petrolio e gas naturale.
L’agricoltura è tra le più produttive dell’america latina e occupa ¼ della popolazione.
Fagioli e mais sono prodotti in grande quantità, come anche la frutta. Sull’altopiano si coltiva il caffè. Nella penisola dello Yucatan si coltiva l’agave.
L’allevamento bovino e suino sono sufficienti per la nazione.
L’apparato industriale è insufficiente o gestito da capitali stranieri interessati solo al basso costo della mano d’opera.
Il turismo riguarda le rovine delle civiltà azteca e maya e i centri balneari del golfo del Messico. È un paese con notevoli potenzialità ed emergente.
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Riassunto: il Giappone




Composto da un arcipelago, dove si distinguono 4 isole principali e una miriade di isolette che dividono il mare cinese orientale dal pacifico.
L’arcipelago giapponese è composto da ben 3000 isole, tutte di recente formazione.
In Giappone ci sono molti vulcani attivi, ben 50, formano la cintura di fuoco, dove ci sono frequenti e violente scosse di terremoto.
Il più grande, il Fujiyama, (3776m) è anche il simbolo del Giappone, ed è raffigurato anche nella bandiera di questo stato.
I fiumi del Giappone hanno un corso breve e tumultuoso, e sono sfruttati per produrre energia elettrica.
La montuosità del Giappone limita notevolmente il suolo disponibile per l’insediamento umano, perciò la popolazione si addensa nelle città e sulle coste, come in America, vi sono le megalopoli.
La lingua nazionale è il Giapponese, ma si è adottato anche l’inglese, perché è più semplice e internazionale.
Le religioni più diffuse sono il Buddismo e Shintoismo, anche il Confucianesimo è diffuso, ma in minoranza.
Il Giappone ha una monarchia costituzionale, retta dall’imperatore, chiamato Tenno che, a differenza di oggi, fino al 1946 era considerato un Semi-Dio.
Il parlamento, detto Dieta, è composto da due camere elette a suffragio diretto (con votazione del popolo).
Essendo insufficienti di materie prime, il Giappone è costretto a importare dall’estero tutto, quindi i porti sono i punti nevralgici della sua economia e del suo sistema operativo, questo però la rende la 2° potenza mondiale dopo gli Stati Uniti.
Sviluppate su larga scala sono l’industria siderurgica, chimica, petrolchimica, automobilistica, meccanica, ottica, tessile, alimentare, elettronica e tecnologica.
Il Giappone, per reggere il ritmo produttivo ha organizzato un attivissimo commercio estero fortemente concorrenziale.
Il Giappone è una potenza finanziaria: le prime grandi aziende finanziarie mondiali di credito furono quelle giapponesi.
Il costume ufficiale giapponese è il chimono.
In Giappone si pratica la raccolta delle perle, si coltiva il te, si pratica la bachicoltura per ricavarne la seta, si coltiva il riso, che occupa una parte considerevole della dieta dei giapponesi, è usato per fare anche il sakè, il liquore ufficiale.
Il segreto del successo giapponese è legato soprattutto all’altissima scolarizzazione che causa una mano d’opera specializzatissima.
L’industria navale giapponese ha una produzione pari al 50% di quella mondiale.
È praticata anche la pesca, si pescano tonni, merluzzi, sardine, aringhe, salmoni, crostacei in genere e molluschi.

Molti macchinari sono prodotti in Giappone e assemblati in America con marche americane.
I marchi di fabbrica giapponesi noti anche in Europa sono:
- Honda, Mitzubishi e Yamaha nel campo dell’industria automobilistica;
- Nikon, Toshiba, Mimolta, Canon, Sanyo, Lhisheido, Sony e Samsung per quanto riguarda il campo dell’high teck e della fotografia.


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Riassunto: la Cina


A partire dalle coste oceaniche del pacifico, il paese si incunea nel cuore dell’Asia, fra l’unione Sovietica e la Mongolia e fra la penisola indiana e quella indocinese a sud.



Due grandi zone la caratterizzano:

1) La Cina occidentale, molto arida e poco popolata, è caratterizzata da steppe, deserti e altopiani. Vi si trova il freddo deserto del Gobi, privo di acqua: questi territori infatti, lontanissimi dal mare, fanno si che le masse d’aria cariche d’acqua perdono tutta la loro umidità prima di raggiungere queste terre. Nella cina orientale è molto attivo l’allevamento, si allevano cammelli, pecore, cavalli e yak, animali tipici della zona simili ai dromedari.
Il territorio è ricco di minerali, quali il carbonio, l’antimonio e il tungsteno, usato per produrre la resistenza delle lampadine.

2) La Cina orientale, è la cina “vera e propria” in cui dominano colline e pianure attraversate dai grandi fiumi, è densamente popolata.
È caratterizzata dal tipico clima cinese: umido e caldo. I prodotti principali sono il riso, che compone quasi completamente la dieta cinese, il gelso (usato per il baco da seta, nella bachicoltura), cotone, te, canna da zucchero, canapa, lino, tabacco.
Al centro, con un clima più temperato, si coltivano frumento, mais, patate, soia, arachidi; si allevano anche i suini, il pollame e i pesci.

La grande muraglia cinese venne costruita nel 221 a.C., era la prima frontiera contro gli invasori che separava la Cina agricola che da quella pastorale nomade, una linea di demarcazione fra 2 culture diverse.
Alta dai 5 ai 10 metri e larga 8 è l’unico manufatto umano visibile anche dalla Luna.
Molto sviluppate sono le vie aeree, i porti marittimi e la navigazione fluviale.
Per quanto riguarda la rete ferroviaria è insufficiente, così pure la rete stradale poiché solo pochi tratti di essa sono asfaltati.
Le invenzioni cinesi più importanti sono la polvere da sparo, la carta (quando in Europa si usava ancora la pergamena) la stampa e la bussola magnetica.


Storia della Cina

Quando Marco Polo (1275) si stabilì alla corte dell’imperatore Mao Tze-Tung l’impero millenario era definitivamente caduto, anche se era caduto fin dal 1911.
Attualmente si identifica come Repubblica Popolare Cinese, con capitale Pechino (1949) (prima era Nanchino)
Utilizza una scrittura ideografica, la religione ufficiale imposta dal partito comunista è l’ateismo. Le altre religioni presenti nel territorio sono: il Buddismo, il Taoesimo, il Cattolicesimo, Lamaismo e i mussulmani.
Nelle scuole si insegna il pensiero di Mao, contenute in un libretto rosso.
Altre città importanti oltre a Pechino sono: Shanghai (dove ci sono i maggiori porti del mondo), Nantino (prima capitale), Tientsin, Cantan, Hong Kong (è stato un possedimento britannico fino al 1996 a causa della guerra dell’Oppio.


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Riassunto: il Canada




Cenni storici
Il Canada fu colonizzato sia dai francesi che dai britannici, i francesi si insediarono lungo il fiume San Lorenzo e nella regione dei grandi laghi; i britannici intorno alla baia di Hudson.
I britannici estesero progressivamente la zona occupata, oggi la Francia conserva solo le isole di Saint-Pierre e Miquelon.
Il Canada fu un dominio della Gran Bretagna, oggi è indipendente ma fa parte del Commonwealth. Ci sono due lingue ufficiali: il francese nel Quebec e l’inglese nel resto del paese.


Confini
Il Canada occupa la parte più settentrionale dell’america, confina a sud con gli Stati Uniti, a est con l’Oceano Atlantico, a nord con il Mar Glaciale Artico, a ovest con l’Oceano Pacifico.


Territorio
Il Canada è il secondo stato nel mondo per superficie, le temperature sono molto rigide per cui il paese è poco popolato. La tundra al nord, un'immensa foresta boreale fatta soprattutto di conifere (che copre quasi la metà del paese) caratterizzano l’aspetto di questa nazione insieme a numerosi laghi grandi e piccoli di origine glaciale: i più importanti sono il Gran Lago degli Orsi e il Gran Lago degli Schiavi.


Clima 
A causa dell’influsso delle masse d’aria polari il clima è più freddo di quello europeo per cui il Canada è coperto di neve per molti mesi all’anno. All’interno, nelle Grandi Pianure il clima è continentale; al nord si raggiungono anche i -65 gradi in inverno; il clima diventa più mite sulle coste del pacifico.


Capitale e città
Montreal è la maggiore città del territorio francese, si trova sul fiume San Lorenzo, in Quebec, per cui è di lingua francese. Possiede il più grande quartiere sotterraneo del mondo per combattere il clima rigido. Il suo porto comunica con l’Atlantico e con i grandi laghi.
Toronto è sulla riva del lago Ontario ed è la più grande città Canadese.
Ottawa è la capitale federale con un milione di abitanti, ha funzioni politico-amministrative ed è fra i maggiori mercanti mondiali di legname.


Economia
Nelle regioni più settentrionali si stanno valorizzando le grandi risorse energetiche e minerarie oltre a quella tradizionale del legno. Nelle praterie si coltiva frumento (Manitoba) e avena, qui si ricava anche petrolio.
Attualmente è uno dei 7 paesi più industrializzati del mondo, la sua economia è connessa a quella degli stati uniti. Anche la pesca, sia sugli oceani che nei laghi, è una risorsa importante. Ha importanti risorse minerarie: produce nichel e uranio, ma anche oro, argento e platino. L’estrazione di petrolio, gas naturale e carbone è notevole.


Vie di comunicazione 
In un paese così grande e con un inverno così lungo le comunicazioni aeree sono le più importanti anche fra i piccoli centri.


Problemi ecologici
Al giorno d’oggi le foreste vengono sfruttate con maggiore attenzione per la loro conservazione. Lo sfruttamento delle risorse minerarie comporta rischi ambientali. Al nord spazi fluviali e forestali ancora incontaminati sono protetti da parchi nazionali.
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Tema svolto: Il Razzismo


Razzisti non si nasce, si diventa: c’è dunque una buona e cattiva educazione. Tutto dipende da chi ti educa sia nella scuola che in casa. Secondo la tua esperienza personale, come vivi il rapporto con i tuoi simili? Rifletti ed esprimi le tue idee.



Tema svolto:
Il razzismo è purtroppo un comportamento molto esteso tanto da sembrare banale. Si manifesta con la paura e il disprezzo per quelle persone che sono fisicamente, culturalmente e talvolta religiosamente diverse da noi. Le idee razziste nascono in quelle persone che per qualche motivo si credono superiori ad altre etnie di persone. Il fenomeno di razzismo più diffuso è sicuramente quello verso le persone di colore e contro gli ebrei, ma, trovando come pretesto i recenti attentati sta crescendo notevolmente anche il razzismo contro le persone islamiche, che però non sono direttamente responsabili di quella strage. Essendo questo un sentimento che nasce dalla paura istintiva nei riguardi di chi è differente da noi, il rischio è quello di lasciarsi coinvolgere, anche se con il ragionamento possiamo capire che non ce n’è il motivo. Sicuramente un bambino non nasce razzista, e quindi dipende dalla famiglia e dalla scuola educarlo in modo tale per cui non si sviluppino in lui idee che crescendo si possano trasformare in razziste.
Io frequento una scuola cattolica e quindi ho ricevuto un educazione che sicuramente non farà di me un razzista. Fin dalle elementari ho imparato la tolleranza verso le persone diverse nello studio, nel colore della pelle, ho avuto anche compagni stranieri e di religione diversa, che non frequentavano l’ora di religione, ma non per questo ho mai pensato di trattarli in modo diverso da tutti gli altri miei compagni.
Nella mia famiglia il razzismo è considerata una cosa assurda e priva di ogni giustificazione: quando ascoltiamo il telegiornale e sentiamo parlare di guerre causate dalle diverse religioni ci chiediamo tutti come queste cose, nel ventesimo secolo siano ancora possibili, visto che oltretutto di solito avvengono soprattutto fra le tre religioni monoteiste che hanno tutte come base l’amore verso Dio e verso il prossimo. A volte si vedono anche episodi razzisti della polizia americana verso le persone di colore: e pensare che l’America si ritiene il paese più libero del mondo dove ognuno può professare la sua religione e la sua identità, invece, ho letto che il Ku Klux Klan, una associazione segreta razzista, ancora oggi perseguita le persone di colore perché ritenute indegne di avere gli stessi diritti dei bianchi.
Tutti questi esempi di violenza razzista mi lasciano ogni volta interdetto. Io continuo a non capire il perché di queste azioni verso persone ritenute diverse e inferiori quando non solo la religione ma anche il buon senso dovrebbero far capire che in quanto uomini siamo tutti uguali.
Non credo di poter diventare mai razzista perché per me è una cosa fuori da qualsiasi logica odiare un individuo che non mi ha mai fatto nulla di male, solo perché è di un altro colore e di un’altra religione. Anche nella mia scuola ho un compagno di diverso colore ma io non l’ho mai considerato diversamente da un compagno di giochi e un amico. Anche i miei genitori lavorano a continuamente a contatto con persone di colore e religione diverse ma in loro non sono mai nati pensieri razzisti, anzi, le loro preoccupazioni sono quelle di non offendere i loro sentimenti facendoli sentire diversi e di agire in modo imparziale.
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Tema svolto: La violenza negli stadi


Cosa pensi delle violenze negli stadi e quale credi che sia la spiegazione di un simile fenomeno?



Tema svolto:
Noi ragazzi seguiamo con interesse le partita di calcio alla televisione e leggiamo a volte anche i quotidiani sportivi, specie dopo una partita importante della nostra squadra.
Sono del parere che esercitare uno sport richieda non solo un certo sforzo fisico ma anche lealtà, pazienza, amicizia e solidarietà in modo tale che trovandosi in sfida ci si sostenga e ci si incoraggia l’un con l’altro senza invidie o rancori. Questo, purtroppo non succede negli stadi, dove si assiste sempre più di frequente ad episodi di violenza e di razzismo, soprattutto nei confronti dei giocatori di colore, i quali non appena toccano il pallone, vengono spesso insultati dai tifosi della squadra avversaria che lanciano anche oggetti dagli spalti. Capita che negli stadi si vedano alcuni striscioni contro i neri, con frasi xenofobe. Queste offese non sono di certo atteggiamenti da persone civili. Sul campo si verificano risse, c'è chi sputa e chi minacce contro questi giocatori e non solo, l’arroganza e l’aggressività dei giocatori fra loro non ha limiti, avviene indipendentemente dal colore della pelle. Nel corso di un campionato sportivo non mancano le notizie sugli scontri negli stadi tra poliziotti e ultrà; secondo me questi non sono veri tifosi se non riescono ad accettare la sconfitta della loro squadra e se non rispettano neanche gli altri tifosi che da tempo attendevano di assistere a quella partita, per sostenere i propri "beniamini"e trascorrere una buona giornata. La violenza e il razzismo non si verificano soltanto all'interno dello stadio, ma anche al di fuori, infatti sui muri e per le strade delle città italiane si possono vedere scene di quotidiana follia. Secondo me negli uomini l'intolleranza è un atteggiamento che continua anche nella vita di tutti i giorni, non solo la domenica o associata alle partite; durante lo sport, fa solamente più notizia.
Bisogna riconoscere che non c'è più il rispetto per nessuno e manca lo spirito d'accoglienza verso gli altri, soprattutto nei confronti degli stranieri. Penso che la mentalità di tutta la società stia mutando in modo da diventare violenta, in particolar modo contro le persone di colore, quindi anche razzista. Non so spiegarmi bene il perché di questo fenomeno, probabilmente quello che li intimorisce maggiormente è il contatto così stretto con persone di cultura e religioni diverse. D'altronde non ci si può aspettare che tutti possiedano le stesse capacità di adattamento, ma sono certamente da ammirare quei giocatori che presi di mira da cori razzisti (i famosi "buuu" da stadio) continuano a giocare con concentrazione dimostrando di essere più forti anche delle provocazioni. Alla fine il loro atteggiamento forte e sicuro riesce sempre a mettere d'accordo tutti, sia i buoni che i pessimi tifosi.
A volte viene usato il contesto sportivo solo come scusante per creare danni alla città; personalmente non credo che la violenza negli stadi o appena fuori da essi sia sempre inerente alla partita e, quindi per una rivalità fra squadre, se avvengono situazioni di criminalità in quello specifico luogo è proprio perché ci sono più persone e, quindi diventa più facile per i teppisti fare danno col volto coperto e poi darsela a gambe.
Non so dove questa violenza ci possa portare ma spero che il problema venga sollevato fin dai primi anni di scuola in modo che noi giovani possiamo crescere educati alla non violenza e al rispetto per gli altri.
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Tema sull'adolescenza


L’adolescenza costituisce il periodo della vita durante il quale l’individuo affronta profonde trasformazioni sia fisiche, sia psichiche, che lo portano all’equilibrio della sua personalità e al riconoscimento del suo ruolo di adulto nella società cui appartiene. Tale fase di maturazione può comportare difficoltà, disagi e malesseri che spesso il giovane avverte confusamente o cela consapevolmente dentro di sé o comunica con estrema difficoltà a coloro con cui quotidianamente entra in contatto.



Tema svolto:
L’adolescenza è sicuramente un momento assai difficile da vivere. In questo periodo il ragazzo deve riuscire ad affrontare tutta una serie di problemi e responsabilità che lo porteranno ad una totale maturazione, nel momento in cui sarà divenuto adulto. Talvolta, però, non è in grado di superare tutte quelle preoccupazioni e in lui si creano forti disagi che, solo raramente, riesce ad esprimere in modo da poter essere aiutato in qualche maniera. Spesso, poi, in quei momenti di difficoltà l’adolescente si isola soprattutto dalla famiglia che si ritrova così incapace di dargli una mano, e per questo il ragazzo va a cercare aiuto dagli amici i quali, la maggior parte delle volte, non interpretano i suoi strani atteggiamenti come segno di malessere interiore.
L’adolescente, nei nostri anni, è spesso visto come una persona priva di ideali, non troppo legato alla famiglia e che dà molta importanza all’amicizia. L’essere privo di ideali, credo, sia dovuto al fatto che i ragazzi pensano di avere tutto ciò che occorre (a parte una maggior libertà), si danno per vinti in partenza e talvolta non imparano a lottare per ottenere ciò che vogliono, perché sono stati abituati così dalle famiglie. Probabilmente tutti i genitori che viziano i propri figli sono coloro che durante l’età adolescenziale non hanno avuto ciò che volevano se non con le lotte, e sanno perciò quanto sia duro “combattere”.
I giovani non hanno gli stimoli da parte di nessuno a contrastare una società che non gli piace, ma a cui imparano ad adattarsi. Per questo è facile che entrino in crisi davanti al primo problema che incontrano. Tali stimoli non gli vengono forniti neanche dagli amici, dai quali si rifugiano per trovare sicurezza e comprensione e per tentare di fuggire dai problemi che purtroppo permangono. Gli adolescenti trovano amici sempre più uguali a loro in modo da non avere contrasti proprio con nessuno. Sostengo che questo tipo di comportamento sia sbagliato, in quanto non aiuta assolutamente un ragazzo a formarsi un carattere e di conseguenza a crescere. È facile trovare sempre conferme fino a quando non si è costretti a dover uscire dall’ambito familiare o dal ristretto gruppo di amici. Nonostante il gruppo sia ristretto, solitamente ci si trova a scendere veramente nel personale solo con pochissime persone, talvolta soltanto una: il cosiddetto “miglior amico”. È un individuo al quale si dice quasi tutto di sé stessi e di cui ci si fida ciecamente. Generalmente è un ragazzo che si conosce da tempo, e che deve saperti ascoltare, ma soprattutto rispettare. Il fatto di avere un solo vero amico dimostra come gli adolescenti temano di esternare ciò che sono veramente, per timore di essere giudicati negativamente da coloro da cui vogliono essere stimati e per questo ci si omologa e si diventa ciò che in realtà non si è.
Un comportamento del genere viene attuato anche nei confronti dei genitori., se essi hanno troppe aspettative dal figlio. Egli inizialmente tenta di soddisfarle, magari reprimendo il suo vero carattere e i suoi reali interessi, poi “scoppia” respingendo la famiglia, ritenendola solo un elemento inutile e instaurando con i suoi componenti un rapporto conflittuale. Avviene il contrario se un genitore si occupa del ragazzo con attenzione, ma nello stesso tempo, gli lascia i dovuti spazi e libertà, perlomeno di scelta. Infatti, se così non dovesse accadere, un giovane si sentirebbe costretto a fare una data cosa e la farebbe mal volentieri. Un genitore deve in ogni caso prestare attenzione a non concedere sempre tutto al figlio, egli deve imparare a non averla sempre vinta in ogni campo. Diventare maturo significa anche saper perdere, e spesso gli adolescenti d’oggi non lo sanno fare, perché gli è sempre stato concesso tutto.
In tutte queste situazioni non è difficile pensare che, nella contorta mente di un adolescente in crescita, si possano creare facilmente disagi. I quali spesso vengono sottovalutati nella loro gravità e capacità di distruggere quelli che dovrebbero essere i momenti più spensierati della vita di un individuo.
Tali difficoltà possono nascere in ogni situazione e, nei casi più gravi, sfociare in gesti estremi (suicidio, autolesionismo, anoressia, bulimia, ecc.).
I problemi possono essere svariati:
- Molti sono legati alla sfera affettiva: gli amici, l’altro sesso. Spesso si è eccessivamente coinvolti in storie che si scopre non essere serie; altrimenti si scopre che il più caro degli amici ci ha traditi, andando a raccontare a terzi ciò che gli avevamo confidato. Niente di più frequente può sfociare in forti depressioni, da cui è difficile uscire senza l’aiuto di qualcuno, che spesso si respinge per paura di subire un’altra delusione.
- Altri dipendono dalla difficile accettazione del proprio corpo. Va infatti ricordato che i cambiamenti di un adolescente sono psichici, ma anche fisici. Spesso infatti la nuova persona che si crea non rispecchia ciò che volevamo essere o ciò che amici, società e talvolta anche genitori ci impongono di diventare. Un tempo era forse un problema più femminile, oggi invece è riscontrabile anche nella maggior parte dei ragazzi di sesso maschile.
- Vengono di conseguenza tutti i disagi causati dal fatto che dipendiamo moltissimo dall’opinione altrui. Capita frequentemente di non sentirsi a proprio agio con un abito (per esempio) che magari non è alla moda o che la ragazza più carina della scuola non indosserebbe mai. Ci si sente osservati da tutti e ci si crea spesso inutili complessi. Proprio per questo si nasconde il proprio modo di essere e magari anche di pensare per standardizzarsi agli altri, tuttavia i problemi aumentano e diventano sempre più numerosi e non si riescono più ad affrontare razionalmente.
- Alcune preoccupazioni possono essere causate da un cattivo rendimento scolastico. Se quest’ultimo non rispecchia le proprie aspettative o, addirittura quelle di un genitore, allora ci si sente sconfitti e migliorare diventa molto difficoltoso.
- Gravi possono diventare le difficoltà causate dal fatto che tra i propri genitori esistono forti conflittualità. Succede di ritrovarsi a vivere in un ambiente difficile, perciò si cerca di evitarlo e ci si allontana sempre di più dalla famiglia. Altrimenti accade che al figlio di due genitori litigiosi si dia la colpa del conflitto e per questo sia sempre più afflitto e disperato. In seguito a fatti del genere, alcuni ragazzi cambiano notevolmente il loro carattere, diventando sempre più estroversi per cercare nei tanti amici uno sfogo ai dispiaceri.
- In ultimo ritengo che i disagi adolescenziali possano essere legati al fatto che, i giovani tendano all’eccessiva omologazione alle altre persone di solito più carismatiche e alle quali si tenta di assomigliare. Ciò comporta il soffocamento del proprio carattere, che però prima o poi deve emergere in qualche modo. Il problema è che, più lo si reprime, più esso emerge sotto forma di problema, disagio.
In conclusione risulta che i ragazzi sono privi di veri ideali, perché non sono stimolati. Con la famiglia hanno un rapporto conflittuale se questa è oppressiva, mentre se è disponibile al dialogo, i rapporti migliorano. Gli amici sono visti come un elemento importante dall’adolescente, perché nel gruppo si trova compreso (anche se spesso è solo un’impressione), comunque si confida veramente solo con pochissime persone di cui è sicuro di potersi fidare.
Per un ragazzo, inoltre, è facile trovarsi in situazioni di disagio dalle quali è poi difficile uscire.
Le cause di tali momenti sono le più svariate e riconducibili ad ogni ambito della vita del giovane.
Risolvere questi disagi è molto arduo, però si può cercare di evitare che giungano a tormentare la nostra vita di adolescenti. Bisognerebbe provare ad accontentarsi di ciò che si è, non dando troppa importanza all’aspetto esteriore, ma potenziando gli elementi positivi di un carattere che può comunque esercitare un certo fascino sugli altri. Perciò bisognerebbe tentare di non voler sembrare chi non si è, per voler assomigliare ad un altro. Il consiglio migliore è quello di avere maggior fiducia nelle proprie potenzialità.
Un consiglio ai genitori è quello di fare maggior attenzione agli atteggiamenti dei figli, per cercare di cogliere tutti i messaggi che, una persona con dei problemi, cerca di inviare a chi la circonda. Se si dovessero cogliere tali messaggi, le difficoltà andrebbero affrontate con tranquillità, perché è questa che manca ai ragazzi.
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Tema sul fascismo




Tema svolto:
Il movimento fascista, fondato da Benito Mussolini trova spazio in Italia subito dopo la guerra mondiale. Riesce a crescere perché, sfruttando il risentimento dei soldati rimasti senza lavoro, dei nazionalisti che vedono tarpata la vittoria dell’Italia e delle classi più ricche che sono impaurite dalla possibilità che si verifichi una rivoluzione come era appena successo in Russia. Vi aderiscono tutti quelli che erano alla ricerca di un governo forte e autoritario, capace di mettere a posto le cose, mentre gli ultimi governi non erano capaci di affrontare la situazione. Il partito fascista si contraddistingue subito per la violenza delle sue squadracce che imponevano con la forza l’ordine sconvolto dai russi. Anche se in Italia non ci sarebbe mai stata una rivoluzione come in Russia, i movimenti operai e contadini erano forti, perciò i fascisti facevano spesso spedizioni punitive e aggressioni contro queste associazioni. Queste spedizioni erano contro la legge e spesso causavano anche morti, erano però aiutate dallo stato che sembrava non accorgersi di tutto questo, anzi, molti liberali e cattolici cominciarono a vedere con simpatia la crescita del fascismo. Per questo fecero un’alleanza con i fascisti per le elezioni del ’21, così i fascisti arrivarono in parlamento. A quel tempo il governo era debolissimo e Mussolini ne approfittò per organizzare una marcia su Roma e l’ancor più debole Vittorio Emanuele III diede l’incarico a Mussolini di formare il nuovo governo. Approfittando del clima di paura e violenza delle sue squadracce, Mussolini ottenne la maggioranza assoluta, e l’unico che cercò di opporsi fu Giacomo Matteotti che, proprio per questo, fu barbaramente assassinato dai fascisti. Purtroppo il Re continuò a sostenere Mussolini che trasformò l’Italia in una dittatura: sciolse i partiti, si prese il potere legislativo, abolì lo sciopero e la libertà di stampa e fece una polizia e un tribunale specializzati nell’identificare e condannare gli oppositori al governo fascista. Tutti gli oppositori al governo furono uccisi, incarcerati o esiliati: adesso, in Italia vigeva il totalitarismo, con il Fascismo che occupava tutti gli aspetti della vita.
Lo stato fascista imponeva di accettare senza discussione e di obbedire ciecamente al governo e puniva chi non si adeguava; questo fece nascere in larga parte della popolazione una sorta di rassegnata indifferenza: era stato tolto il gusto per la libertà e per la democrazia.
Nel 1938 Mussolini, per allinearsi alla Germania, promulgò le leggi razziali contro gli ebrei che vennero esclusi dalle scuole pubbliche, dal servizio militare e dagli impieghi statali. Furono anche proibiti i matrimoni misti. Tutto questo fu condannato dalla chiesa cattolica e urtò la coscienza di molti italiani che si allontanarono dalle idee del regime.

La politica estera del fascismo era aggressiva, mirava al prestigio che facesse sembrare l’Italia una grande potenza. Per questo, all’inizio, Mussolini non aveva buoni rapporti con Hitler, aveva paura della sua grande potenza, poi si alleò con lui e lo fece sempre più strettamente fino a mettersi al suo servizio. La politica di conquista di Mussolini cominciò dall’Etiopia: un’avventura coloniale senza senso fatta solo per ragioni di propaganda: conquistarono un paese povero con una guerra crudele. Questo mise in urto Mussolini con la Società delle Nazioni che emise delle sanzioni contro l’Italia. Mussolini allora proclamò l’autarchia: non si consumavano prodotti stranieri e si riciclavano i rottami metallici. Questo sistema però rese l’Italia ancora più dipendente dalla Germania e impoverì la nostra economia soprattutto nelle esportazioni. Perché Mussolini si assoggettò a Hitler non si sa, forse vedeva in quella Germania il suo ideale di potenza e voleva portare l’Italia agli stessi livelli.

Con la crisi economica del ’29 venne istituito l’istituto per la ricostruzione industriale che doveva aiutare le banche e le industrie in difficoltà per poi restituirle ai privati. In realtà la crisi economica fu molto lunga e lo stato rimase padrone di banche e industrie che si ripresero solo alla vigilia della 2° guerra mondiale grazie all’enorme richiesta di armi. Per quello che riguarda l’agricoltura, Mussolini fece importanti interventi di bonifica in zone paludose, ma furono azioni soprattutto di propaganda: l’agricoltura italiana rimase arretrata, la forza motrice era al 70% assicurata dagli animali. Anche l’autarchia che ridusse le nostre esportazioni fece soffrire l’agricoltura: ne risentì soprattutto il meridione dove il 60% dei lavoratori era impegnato nel settore primario. Questo portò a una grande migrazione interna: dal sud si spostavano verso Roma o al nord; allora Mussolini emanò una legge per cui i lavoratori agricoli non potevano cambiare residenza: si era tornati ai servi della gleba.
Anche i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro dovevano essere regolati dai sindacati fascisti. Furono istituite delle corporazioni, ognuna delle quali riuniva un settore dell’economia: secondo il fascismo serviva per ridurre le tensioni sociali, in realtà serviva a tener bassi gli stipendi. Fu istituita la tessera del partito fascista obbligatoria per chi lavorava negli edifici pubblici. Un’attività positiva dei sindacati fascisti fu quella di creare circoli del dopo lavoro, creare un’assicurazione obbligatoria per i lavoratori, la previdenza contro le malattie e la tutela della maternità.
Mussolini era stato giornalista, sapeva quindi l’importanza della propaganda. All’inizio esisteva solo la stampa, ma proprio il suo governo cominciarono a diffondersi radio e cinema, così venivano mandate “veline” ai quotidiani e alla radio con le istruzioni su quello che doveva essere detto. All’istituto LUCE fu affidata la produzione di documentari di propaganda.

Il fascismo si insinuò anche nella scuola e nel tempo libero, sia di adulti che di bambini. I bambini fino a 8 anni erano chiamati figli della lupa, poi diventavano Balilla, nome che indicò anche prodotti commerciali economici, dai 14 ai 18 anni erano avanguardisti. Le bambine erano prima piccole poi giovani italiane. Era tutto un sistema obbligatorio per indottrinare ragazzi e ragazze sul fascismo. Anche lo sport fu usato come sistema di propaganda, per esempio i mondiali di calcio.

Durante il periodo del fascismo i salari medi erano di 500 lire mensili. La luce elettrica, l’acqua corrente e il riscaldamento erano molto più diffusi. Anche impiegati e piccoli borghesi potevano avere il bagno in casa. C’erano moltissime biciclette, moto e ciclomotori, ancora poche erano le auto come la FIAT Balilla e la Topolino. Diffusissime erano le radio, sia nei luoghi pubblici che nelle case private. Per le famiglie operaie c’erano gli spacci aziendali o cooperativi con prezzi più bassi, comunque metà dello stipendio serviva per sfamarsi. Nelle case dei contadini nel mezzogiorno in Sicilia ancora mancava l’acqua corrente e l’elettricità. La paga giornaliera del bracciante comprendeva anche una razione di pane e una di vino. La vita media superava di poco i 55 anni.

Mentre nel ’39 l’Italia firmò con la Germania il Patto d’Acciaio con il cui si avviò alla tragica avventura della seconda guerra mondiale. Mussolini si isolò dalla società italiana e straniera. Era circondato da persone che lo assecondarono per cui perse il contatto con la realtà. Fra le altre cose credeva che l’Italia fosse potentemente armata, non sapeva, e nessuno glielo disse, che mentre l’america costruiva 50.000 aerei all’anno, l’Italia ne poteva costruire solo 1500. non si rese conto neanche che l’Italia non voleva la guerra e non voleva neanche l’alleanza con la Germania anche perché non condivideva la sua politica contro gli ebrei. Di fronte a questi fatti, molti, anche militari persero fiducia nel regime e andranno poi a ingrossare le file della resistenza italiana contro il fascismo.
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Gabriele D'annunzio, vita e poetica in breve




Vita

Gabriele D'Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, Brescia 1938) nasce a Pescara (Abruzzo) da una famiglia adagiata, compie studi liceali e compone fin da giovanissimo poesie; si trasferisce a Roma per compiere gli studi universitari. Frequenta i salotti più esclusivi della città, e collabora come cronista di giornali e riviste; non porterà mai a termine l’università e la sua vita sarà sempre al centro di scandali e di gesti eroici. Nel 1897 viene eletto deputato nelle file dell’estrema destra, la sua vita sentimentale e passionale, famosa sarà la sua relazione con Eleonora Duse (attrice); vive a Firenze per un periodo abbastanza lungo nella famosa villa detta “Capponcina”.
A un certo punto, assediato dai creditori, è costretto nel 1910 a scappare in Francia e la villa viene messa all’asta.
Con lo scoppio della 1° guerra mondiale appoggia l’intervento dell’Italia a fianco dell’Intesa, compie atti audaci e torna in Italia.
Durante l’atterraggio ha un incidente nel quale perde un occhio, compie un volo su Vienna buttando dall’aereo i volantini del tricolore. Alla fine della guerra prende con la forza la città di Fiume che il trattato di pace (Versailles) non aveva assegnato all’Italia e proclama la repubblica del Carnaro (1919) ma l’anno successivo il governo italiano lo costringe con l’esercito a sloggiare da Fiume.
Dal 1920 inizia l’ultimo periodo della sua vita, caratterizzato da ambigui rapporti con il fascismo.
Si ritira a Gardone Riviera nella villa detta il Vittoriale degli Italiani, che diventa un vero e proprio museo della sua vita. Muore nel 1938 per un’emorragia cerebrale.


La poetica

Con d’Annunzio nasce in Italia il mito del superuomo: il mondo appartiene a pochi intelletti superiori, ne consegue un disprezzo totale per le masse (aspetto decadente). L’amore per la violenza, il disprezzo del pericolo, il dinamismo, l’eroismo sono le caratteristiche della vita del superuomo. Il culto della bellezza e dell’arte la massa non può comprenderlo perché è un’espressione del singolo. Aristocratica è la concezione del mondo e della storia, questa non la fanno le masse, ma i grandi uomini con le loro azioni e i pensieri; le masse subiscono e i grandi uomini possono e debbono sfruttarle. Si dichiara anti-borghese nel senso che rinnega la concezione politica della vita sociale, borghese equivale a fifone e codardo (concezione razzista). Diventa lo scrittore preferito dell’alta società romana della quale condivise la moda ed esaltò i miti. D’Annunzio fissò i canoni dell’estetismo: lo scopo della vita e la bellezza e la vita stessa è una forma di arte.
Raffinato, avventuroso, astratto, originale, aristocratico, anti-democratico. È un poeta sensuale e decadente: attraverso i sensi percepisce la realtà della vita, ricerca parole musicali che stimolino i sensi del lettore. I suoi rapporti con il fascismo si ruppero con l’ascesa al potere di questo.


Opere

Romanzi: Le Vergini delle Rocce, Il Piacere, L’Innocente, Il Trionfo della Morte, Il Fuoco, Il Libro Segreto.
Poesie: L’Alcione
Opere Teatrali: Francesca da Rimini, La Figlia di Jorio.
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Tema sul rapporto genitori-figli




Tema svolto:
I rapporti tra genitori e figli rappresentano da sempre una questione delicata e difficile, talvolta un vero e proprio problema, che si accentua durante l'adolescenza.

È difficile comunicare e comprendersi per via della differenza di età: i figli sostengono che i genitori appartengono a una generazione precedente e hanno una mentalità e una concezione della vita arretrata di 25-35 anni rispetto alla loro. I genitori considerano invece tale differenza di età come positiva, come esperienza in più che ai figli manca.

E' difficile comprendersi anche per la differenza di ruolo: i genitori si sentono responsabili dei figli e vorrebbero, spesso in buona fede, indirizzarli per il meglio nella vita, ma talvolta ciò si traduce in imposizione, in autoritarismo, e produce solo conflitti. I figli dal canto loro, man mano che crescono, desiderano (e meritano) più autonomia ma talvolta esagerano e sono inconsapevoli dei rischi cui vanno incontro.

È passato il tempo in cui i genitori potevano plasmare e controllare i figli a loro piacimento, ma non è ancora venuto (né mai verrà) il tempo in cui i figli possano fare a meno della guida e dei consigli dei genitori.

Il punto oggi è di rispettare e conciliare in modo costruttivo e democratico le esigenze e le capacità di entrambi: i genitori devono imparare a rispettare le crescenti esigenze di libertà dei figli fin dall'infanzia, senza aspettare la ribellione adolescenziale, dando loro fiducia e insegnandogli a scegliere da soli con libertà (libertà di scegliere la propria strada e anche la libertà di sbagliare, almeno entro certi limiti). I figli dal canto loro devono rispettare il senso di responsabilità dei genitori, le loro ansie e preoccupazioni e anche apprezzarne la maggiore esperienza.

Tutto ciò non si ottiene con prescrizioni morali, con obblighi o indottrinamenti ma con un dialogo franco e aperto che permetta ad entrambi di esprimere le proprie esigenze, emozioni e idee senza sentirsi giudicati.
A tal fine è indispensabile che il genitore per primo si spogli del ruolo e delle maschere di padre o madre e affronti il figlio in modo più spontaneo e alla pari.

Il problema è che nessuno ha insegnato ai genitori a essere buoni genitori e tantomeno come fare per impostare in modo franco e costruttivo i rapporti con i figli. Ogni genitore è fondamentalmente un autodidatta, e applica in buona parte le regole e i modelli che ha a sua volta imparato dai propri genitori. Regole e modelli spesso superati e comunque certamente migliorabili.
Al giorno d'oggi esistono per fortuna numerosi libri di grande utilità e comprensibili a tutti ed è anche possibile partecipare a corsi per genitori dove si può imparare a capire meglio la psicologia dei figli, le tappe della loro crescita, i metodi educativi e le modalità per costruire con loro un rapporto e un dialogo positivo e appagante per entrambi.

Per tutti quei casi in cui i rapporti genitori-figli sono già deteriorati, è possibile oggi ricorrere all'aiuto di un esperto - un counselor o uno psicologo - che faciliti la risoluzione del conflitto e permetta il ricrearsi di una relazione più armonica tra persone che fondamentalmente si amano ma che purtroppo non riescono a comprendersi.

In conclusione voler bene ai propri figli significa lasciarli liberi entro i limiti ovviamente, così che imparino a “camminare da soli”, imparando dai propri errori, senza però abbandonarli mai e restandogli affianco, sempre pronti per un consiglio e un incoraggiamento.
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La vita di Ungaretti in breve



Nasce nel 1888, ad Alessandria d’Egitto, perché il padre lavorava nel canale di Suez, e qui trascorse la sua prima giovinezza.
Importanti saranno i suoi ricordi di questo periodo: deserti, miraggi, beduini, ecc., che gli daranno l’ispirazione per molte sue composizioni.
Una seconda fase della sua vita comprenderà gli anni trascorsi in Francia fra il 1912 e la prima guerra mondiale.
A Parigi il poeta entra in contatto con gli esponenti delle avanguardie artistiche e culturali, fra cui anche Picasso.
La terza fase coincide con l’esperienza diretta nella prima guerra mondiale dove partecipa come soldato semplice, rifiutando una carica più alta; era stato un acceso interventista.
La guerra di trincea, però, non da spazio a delle azioni grandi, perché ha una realtà giornaliera molto squallida: fame, freddo e sporcizia, oltre all'angoscia della morte costantemente in agguato.
A tutto questo si aggiunge la consapevolezza dell’inutilità e atrocità del conflitto.
Durante la guerra nascono le seguenti raccolte di poesie: “Il Porto Sepolto”, “Allegria di Naufragi”
Nel 1936 si trasferisce in Brasile, dove insegnerà letteratura italiana all'università di S. Paolo, qui viene segnato da un grave lutto per la morte del figlio Antonietto, di 9 anni.
Torna in Italia nel 1940 e insegna nell'università di Roma. È considerato un maestro indiscusso già di grande fama internazionale. Muore a Milano, nel 1970.
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Riassunto: Il blues e le sue origini




Le Origini del Blues
Il blues è nato e si è sviluppato in seguito alla schiavitù delle comunità nere, nelle regioni del sud degli Stati Uniti; è da considerarsi la manifestazione profana di un sentimento, e di un dolore, che ha avuto un lungo, inesorabile tracciato umano e civile, e ha ritrovato nella parola poetica prima, nel canto e nell'accompagnamento in una seconda fase la sua ampia e angosciosa possibilità di espressione. La data di nascita dell'incontro tra l'espressione poetica e musicale va collocata verso il 1870, il che significa aspra denuncia di una vasta comunità di neri che trova all'improvviso la forza e il coraggio di esprimere la propria angoscia in un lamento di dolore, che si traduce talvolta in un impetuoso inno di guerra, in un grido provocato dalla miseria, dal vuoto che è inconsciamente alle proprie spalle. Accadde dopo il XVIII secolo che alcuni negrieri, possessori di colonie sulle coste dell'Africa avviarono il trasporto di neri da vendere nei territori dell'America dove era richiesta mano d'opera a basso costo e questa era "offerta" dal mercato degli uomini di colore.
Pur essendo schiavi i neri insediati nel territorio della Louisiana godevano di libertà maggiore di quanto non accadesse per coloro che erano giunti nei possedimenti inglesi e puritani. Questo spiega perché i primi blues, nei loro modi di espressione nacquero a New Orleans e nei dintorni sulle rive del Mississipi dove potevano continuare ad esprimere la loro spiritualità, le loro usanze e i loro costumi. Nel canto blues comunque persiste ancora la tristezza e il dolore quotidiano che si tramuta in speranza di miglioria e si esprime originariamente con canti accompagnati dal solo battito delle mani e non dalla musica, conservando sempre il caratteristico aspetto di poesia capace di esprimere una condizione di desolato rammarico e di aspra nostalgia.I blues cantano argomenti più disparati che nascono proprio dalla situazione di schiavitù che è la base dell'ispirazione.
Negli anni il blues è stato dipinto come una lenta e triste musica ricca di desolate immagini di disperazione personale ("la mia ragazza mi ha lasciato, mi sento a terra, e la mia vita non ha più senso"); più che una musica, un lamento. Naturalmente, è tutto falso. Il blues è un mezzo di espressione di sé, una sorta di catarsi, possiamo dire. Questo aiuterà a sollevare l'artista, e di conseguenza l'ascoltatore, dalle pene della vita.
Lo stile New Orleans Blues rappresenta una celebrazione della musica, infatti per mezzo del pianoforte e di una sezione di corni si ottiene una grande disinvoltura nel sound. Il blues di New Orleans, inoltre, è contraddistinto da ritmi caraibici( dalla rumba soprattutto) e dal "second-line strut" derivato dallo stile jazzistico.
Il Chicago blues è probabilmente il più famoso ed ascoltato stile blues, ed è quello che in genere viene in mente quando si pensa di blues suonato dal vivo nei club. La popolare immagine di un locale fumoso con un piccolo palco affollato di musicisti che improvvisano con le loro chitarre elettriche, l'armonica amplificata, il pianoforte, il basso e la batteria, può essere direttamente ricondotta al primo stile Chicago. Chicago crebbe fino a diventare un centro della musica blues durante gli anni '30 e '40 quando migliaia di persone del Mississippi lasciarono i campi e si diressero verso Nord per lavorare nelle fabbriche. Il primo blues elettrico di Chicago degli anni '50: un'armonica estremamente amplificata, una "slide guitar" e un piano come strumenti solistici. Un pioniere nell'utilizzo di questa formazione strumentale fu il gruppo di Muddy Waters. Dalla fine degli anni '50 lo stile Chicago blues continuò a evolversi con una nuova generazione di chitarristi che si ispiravano a B.B. King, il cui modo di suonare, a corda singola, facilitò la definizione del sound della chitarra blues moderna.


IL BLUES
Il blues è un genere musicale nato a metà del 1800 nelle piantagioni che si snodavano lungo la Cotton Belt negli USA. Il blues è il padre della musica moderna. Generi come il rock, il jazz e tutti i generi da loro derivati hanno preso vita dalle sonorità blues dei primi anni del 1900. I primi musicisti blues ("bluesmen") conosciuti sono nati in Louisiana intorno a New Orleans sul delta del fiume Mississippi. Erano tutti schiavi (o discendenti di schiavi) deportati dall'Africa per svolgere i lavori più umili e faticosi, alle dipendenze dei padroni bianchi. Questa condizione di emarginazione ovviamente creava delle forti tensioni e moti di ribellione, ma la repressione bianca era ancora troppo forte. Nel canto blues comunque persiste ancora la tristezza e il dolore quotidiano che si tramuta in speranza di miglioria Il blues nacque dall'incontro fra la tradizione musicale africana e gli strumenti musicali europei, dapprima fu semplicemente l'espressione di un disagio collettivo, ma in poco tempo si trasformò in una sorta di canale di comunicazione parallelo fra le varie comunità nere. I suoi testi infantili e sgrammaticati in realtà nascondevano dei veri e propri messaggi in codice. Il blues ha una struttura relativamente semplice sia per la parte musicale che per quella del testo. La tradizione musicale africana si basa su intervalli musicali differenti da quelli presenti nel sistema occidentale e gli strumenti melodici sono intonati in maniera differente. Questo favorì l'utilizzo di voce, chitarra e armonica a bocca, tutti strumenti in grado di riprodurre le stonature (bending) controllate di cui avevano bisogno i musicisti per avvicinare la loro musica a quella dei loro avi. Queste "stonature" ancora oggi sono il marchio indelebile del suono blues.
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