Scuolissima.com - Logo
Visualizzazione post con etichetta Nella nebbia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nella nebbia. Mostra tutti i post

Giovanni Pascoli: Nella nebbia

Testo: Nella nebbia
E guardai nella valle: era sparito tutto! sommerso! Era un gran mare piano.

Parafrasi: Nella nebbia
E guardai nella valle, ma tutto era scomparso, sotto la nebbia, che sembrava come un grande mare, di colore grigio, senza spiagge, tutto uguale.

Analisi del testo: Nella nebbia
La Metrica: sono terzine a rima alternata (ABA, BCB, CDC). 

Commento: Nella nebbia
Il fenomeno naturale della nebbia evoca nel nostro poeta analogie e suggestioni fantastiche. 

Figure retoriche: Nella nebbia
Non ho trovato gran ché di figure retoriche, anche perché nel web hanno confuso la poesia con un'altra di  Pascoli "Nebbia.

Continua a leggere »

Figure retoriche: Nella nebbia, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Figure retoriche:


Non sono riuscito a trovare in nessun sito le figure retoriche di Nella Nebbia, a parte quello scritto su yahoo answers che però è sbagliato infatti fa riferimento alla poesia Nebbia, altra poesia del poeta Pascoli.
Vi consiglio di leggere l'analisi del testo.
Continua a leggere »

Commento: Nella nebbia, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Commento:


Poesia dell'inconscio, della suggestione, della magia di presenze misteriose. Come spesso accade nel Pascoli, è la natura ad animare il suo estro poetico. In questa lirica, la nebbia gli suscita un senso di isolamento e immagini sul mistero della vita e della morte. Infatti, la sua fantasia va oltre la realtà e sconfina nel mondo dell'indefinito e nel simbolismo: il paesaggio avvolto dalla nebbia si trasfigura in simbolo angoscioso, nel mistero che ci avvolge. E in questa poesia esso si accompagna al silenzio incrinato dai gridi spauriti degli uccelli, dall'uggiolare infinito del cane e dall'eco di peste di un'ombra errante che va ma non giunge mai e scompare nel nulla. Quell'ombra errante è simbolo dell'umanità che vive immersa nel mistero della vita, mare uniformemente grigio di nebbia in cui scompare ogni esistenza. L'uomo passa nel mondo come un'ombra per sparire subito nel nulla. e' una concezione pessimistica, non sorretta da una salda fede.
 Il fenomeno naturale della nebbia evoca nel nostro poeta analogie e suggestioni fantastiche. La nebbia ha sommerso tutta la valle. Appare come un gran mare grigio, uguale, infinito (senza lidi), senza vita (senza onde). E' una visione altamente suggestiva ma nello stesso tempo paurosa, allucinante: da quel mare lattiginoso emergono piante spoglie (scheletri di faggi), sagome informi di ruderi fantastici (sogni di rovine) e dimore solitarie (silenziosi eremitaggi). E nel silenzio, ecco gli acuti gridi di uccelli spauriti accompagnarsi al guaire lamentoso di un cane e a un vago rumor di passi. Chi è quel viandante che va e va e non si ferma mai? Il poeta ha l'impresssione di vedere avvicinarsi un'ombra con un grosso fardello sul capo, ma nello stesso istante l'ombra si dissolve nel nulla mentre continuano più cupi quei gridi di uccelli smarriti, quel lungo <> e quel misterioso rumore di passi lontani: simbolo dell'umanità tutta che viene immersa nella nebbia, mistero della vita.
Continua a leggere »

Analisi: Nella nebbia, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Analisi del testo:

Questa poesia è pubblicata nei "Poemetti".Pascoli usa la nebbia in quasi tutte le sue poesie, in questa aiuta il lettore creando un'atmosfera irreale.
La Metrica: sono terzine a rima alternata (ABA, BCB, CDC). A mio parere questa poesia è molto rilassante.
Nella prima strofa Pascoli si ritrova a guardare una valle da un precipizio e nota come la nebbia copra tutto impedendo la visuale, paragonandola ad un mare piatto, grigio, senza spiagge (lidi). Il poeta riesce solo a sentire le grida degli uccelli persi quel mondo che sembra irreale.
L'unica cosa che vede sono i rami dei faggi che sembrano sospesi perché lui non riesce a vedere la base e li paragona a degli scheletri e le rovine sembrano delle allucinazioni e pensa che potrebbero esserci degli eremiti. Sentiva un cane lamentarsi ma non sapeva dove e crede a certi remoti passi che sentiva,passi né vicini né lontani,sentiva degli echi di quei passi né troppo lenti né troppo veloci che in quel mondo perduto sembravano eterni e lui cerca di vedere ma non nota nulla,non riesce a vedere. E sembra che le rovine chiedano se mai quei passi arriveranno ad una meta e sembra che i faggi chiedano a quell'uomo chi fosse che sempre cammina. Gli sembra anche di vedere un'ombra che cammina con sopra il capo un fardello che può essere quello della vita stessa, la vide ed un'istante dopo era sparita così come era apparsa.L'unica cosa che sentiva erano soltanto le grida degli uccelli persi,il lamento del cane e in quel mare senza onde e senza spiagge i rumori dei passi né vicini né lontani.In questa poesia la figura dell'ombra può avere tante interpretazioni,può essere sia un'eremita,sia la morte. Il poeta si serve di diversi sensi, soprattutto udito e vista,per creare un'atmosfera che muove da dati realistici e acquisisce ben presto un carattere simbolico. In questo testo vengono usate molte metafore come nella prima terzina:era un gran mare piano usato per descrivere la nebbia.La nebbia annulla la realtà sensibile e da al poeta libero corso alla sua immaginazione.
Continua a leggere »

Parafrasi: Nella nebbia, Pascoli


di Giovanni Pascoli
Parafrasi:

E guardai nella valle, ma tutto era scomparso, sotto la nebbia, che sembrava come un grande mare, di colore grigio, senza spiagge, tutto uguale.
Al massimo si sentiva il rumore di certe grida lontane, forse di bestie selvatiche: probabilmente in quella brughiera c'erano uccelli persi nella nebbia.
In cielo, in alto, potevo vedere rami di faggi, che sembravano sospesi nella nebbia, e qualche casa, che emergeva dal nulla, come fossero rovine o luoghi solitari e silenziosi.
E un cane guaiva continuamente e non sapevo da dove veniva il suo guaito, forse a certe tracce che sentivo e che non potevo dire se lontane o vicine.
Forse era solamente l'eco dello scalpiccio, un'eco non lenta né veloce, continuata, seppure su toni diversi. Guardai verso quel luogo, ma non vidi nulla e nessuno.
Immaginai allora che le rovine chiedessero se sarebbe giunto prima o poi chi era responsabile di quel rumore; e che i rami mi chiedessero chi fossi.
Forse vidi qualcuno che si muoveva, sul capo tenendo un fascio di erba. Mi sembrava di vedere, ma forse non vedevo davvero.
Sentivo soltanto gli stridii degli uccelli persi nella nebbia, il guaito del cane, e lo scalpiccio né vicino né lontano, nella nebbia.
Continua a leggere »

Testo: Nella Nebbia, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Testo:

E guardai nella valle: era sparito
tutto! sommerso! Era un gran mare piano,
grigio, senz'onde, senza lidi, unito.

E c'era appena, qua e là, lo strano
vocìo di gridi piccoli e selvaggi:
uccelli spersi per quel mondo vano.

E alto, in cielo, scheletri di faggi,
come sospesi, e sogni di rovine
e di silenzïosi eremitaggi.

Ed un cane uggiolava senza fine,
né seppi donde, forse a certe péste
che sentii, né lontane né vicine;

eco di péste né tarde né preste,
alterne, eterne. E io laggiù guardai:
nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste.

Chiesero i sogni di rovine: - Mai
non giungerà? - Gli scheletri di piante
chiesero: - E tu chi sei, che sempre vai? -

Io, forse, un'ombra vidi, un'ombra errante
con sopra il capo un largo fascio. Vidi,
e più non vidi, nello stesso istante.

Sentii soltanto gl'inquïeti gridi
d'uccelli spersi, l'uggiolar del cane,
e, per il mar senz'onde e senza lidi,

le péste né vicine né lontane.


LEGGI ANCHE: Parafrasi Nella Nebbia Pascoli
Continua a leggere »
🧞 Continua a leggere su Scuolissima.com
Cerca appunti o informazioni su uno specifico argomento. Il nostro genio li troverà per te.




© Scuolissima.com - appunti di scuola online! © 2012 - 2025, diritti riservati di Andrea Sapuppo

Policy Privacy - Cambia Impostazioni Cookies