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La Ciociara di Alberto Moravia

Riassunto:
E' la storia di Cesira, una donna intraprendente, dinamica, intrepida di un coraggio che proviene dall'ignoranza. Proveniente dalla campagna si inserisce abbastanza bene nella Roma del periodo fascista, vive, lavorando in un negozio suo. Il marito, un uomo rozzo, vecchio e losco come lei stessa lo descrive, muore presto, lasciandola insieme alla figlia di fronte alla vita di cui presto scopre di essere inesperta.
Sa' sbrigarsela con i clienti, si da, a volte, alla borsa nera; pensa a se, al negozio e alla figlia, il resto non importa e sa appena che c'è la guerra (2° guerra mondiale) perché sente volare sopra la sua testa gli aerei. Del resto per lei la guerra è un fattore anche positivo, sembra assurdo, perché ha conosciuto solo quello, infatti può darsi alla borsa nera e arricchirsi, per lei quello conta. Ma sarà proprio la guerra a maturare madre e figlia, a distruggere beni e valori, a far sorgere speranze.
Partono come sfollate per un paesino di montagna dove scoprono la miseria vera e propria, fatta di abiti arrangiati, ciocie e sporcizia, e la povertà intellettuale visibile negli argomenti trattati: cibo e mangiare, sia quando bastava (assurdo dire abbondava) sia quando scarseggiava. Incontrano miriade di contadinotti e altri sfollati, così diversi nella manifestazione della loro povertà, ma così meschinamente accomunati da essa da farne uomini o meglio bestie tutte uguali. Ma l'incontro più importante è quello con Michele, appellato il professore, l'unico che si renda conto di problemi più vasti e complessi, l'unico che abbia ideali per cui combattere, l'unico che riconosce dagli amici i nemici sia pure mascherati da uno spirito di altruismo che da una espressione compassionevole. Da Michele, Cesira imparerà tante cose e di lui serberà come ricordo la certezza di aver conosciuto un vero uomo.
Rosetta è il terzo personaggio su cui gravita tutta la storia. Differentemente dalla madre è estremamente religiosa e timida, di una bontà come solo i Santi ne hanno una simile; la madre la paragona ad una pecorella e come una pecorella questa sarà violentata addirittura in una chiesa; vittima di una guerra che le fa orrore, sconvolta si abbandona alla dissoluzione di valori che in altri tempi non avrebbe osato intaccare: diventa più o meno una prostituta.
Cesira a questo punto sente che la sua autorità di madre è stata violata insieme a tutto il resto, speranza e disperazione si alternano. Ma la vicenda ha fatto maturare Cesira e Rosetta che dopo la guerra, subito lo shock della morte di Michele assassinato dai tedeschi, ritornano a Roma più donne entrambe, riabilitate da quelli che riconoscono effetti della guerra.

Lo stile del Moravia mi è piaciuto. Anche l'espressione è molto vivace, per cui colpisce e risulta interessante.
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Alberto Moravia Riassunto Breve

Riassunto:
Il suo vero nome era Alberto Pincherle. Nato nel 1907 a Roma in una famiglia borghese, di origine ebrea, a nove anni fu colpito da tubercolosi ossea. Riempiva i lunghi periodi di immobilità con intense letture. Nel 1925, mentre si trovava a Bressanone in convalescenza, cominciò a scrivere il romanzo Gli indifferenti, stampato nel 1929. Inviato a collaborare alla rivista 900 di Bontempelli, pubblicò alcuni racconti. Cominciò nel 1928 un secondo romanzo, Le ambizioni sbagliate (uscito nel 1935). Oppresso dalla ristrettezza culturale del fascismo, viaggiò a Londra, Parigi, New York.
Di nuovo in Italia si vide in pericolo, a causa delle leggi razziali del 1938, insieme alla sua famiglia. Pubblicò intanto nuovi racconti. Sposatosi (1941) con la scrittrice Elsa Morante, conobbe gravi difficoltà economiche; dichiarato sovversivo dal regime, fuggì da Roma, vagando tra Capri e le campagne laziali. Scrisse in quei mesi il romanzo breve Agostino (1943).
Dopo la guerra, Moravia raggiunse il culmine della fama: collaborava a giornali e riviste, partecipava ai dibattiti politici. Pubblicò i racconti lunghi La disubbidienza (1948), L'amore coniugale (1949) e il nuovo romanzo Il conformista (1951). In linea con il Neorealismo sono i due romanzi La romana (1947) e La ciociara (1957, poi portato sugli schemi del cinema da Vittorio De Sica), i Racconti romani (1954) e i Nuovi racconti romani (1959). Con La noia, del 1960, ritornò sul tema dell'indifferenza. Come inviato del Corriere della Sera viaggiò a lungo in Cina, India, Russia. Intanto, finito il rapporto con Elsa Morante, Moravia si legò alla giovane scrittrice Dacia Maraini.
Si occupò anche di teatro, sia come autore sia come impresario, e fondò una compagnia teatrale. Gli ultimi anni furono ancora ricchi di racconti, resoconti di viaggio in Africa, recensioni cinematografiche, saggi critici e nuovi romanzi: L'attenzione (1965), Io e lui (1971), che mette in scena il paradossale e angoscioso rapporto tra il protagonista (un aspirante regista) e il suo sesso, fino a L'uomo che guarda (1985). Morì a Roma nel 1990.
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Riassunto vita: Alberto Moravia

Alberto Moravia (Roma 1907-1990) è lo pseudonimo di Alberto Pincherle, autore di una vasta produzione di romanzi e racconti.
Una grave malattia, la tubercolosi ossea, gli impedisce di svolgere studi regolari. Nei lunghi periodi trascorsi in sanatorio legge moltissimi autori antichi e moderni approfondendo da autodidatta la propria cultura.
Pubblica ad appena 22 anni il suo primo romanzo, Gli indifferenti, che gli procura un grande successo di critica.
Poco dopo inizia la sua lunga attività giornalistica che lo porta a viaggiare in tutto il mondo, attività che gli viene proibita dal regime fascista in quanto figlio di un ebreo. Ripresa pienamente la sua attività di romanziere, offre il meglio di sé nelle opere ispirate alla corrente letteraria del Neorealismo, di cui è considerato uno dei fondatori, nelle quali racconta le lotte per la sopravvivenza e le inquietudini della società italiana del secondo dopoguerra.
Continua a pubblicare sia libri sia articoli di viaggio e di commento su giornali e riviste fino alla morte avvenuta a Roma nel 1990.
Dopo Gli indifferenti, che dava un critico quadro della buona borghesia romana nel ventennio fascista, Moravia pubblica numerosi romanzi di success, fra i quali Agostino (1944), La romana (1947), Il conformista (1951), La ciociara (1957) e La noia (1960). In questi, come nelle raccolte di racconti Racconti romani (1954) e Nuovi Racconti romani (1959) rappresenta la società italiana del tempo della guerra e della ricostruzione, con le sue miserie, le sue speranze, le sue lotte per la sopravvivenza quotidiana, i suoi personaggi spesso resi cattivi dalla durezza della vita.

Moravia e il proletariato urbano
I Racconti romani e i Nuovi racconti romani sono le opere in cui meglio si esprime il realismo di Moravia, cioè l’intento di rappresentare la realtà storica e sociale del suo tempo. Moravia descrive la vita del dopoguerra nelle borgate di Roma dove bottega, ladruncoli, camerieri, pataccari, operai… vivono con difficoltà, con magri proventi o, disoccupati, sono alla continua ricerca di un lavoro, di una raccomandazione, di un mezzo qualsiasi per campare alla giornata.
La condizione di precarietà e l’indifferenza del mondo esterno li dispensa dal guardare oltre l’immediato vantaggio.
I racconti, affreschi di vita semplice, veloci sceneggiature in sé concluse, possiedono una chiarezza e una vivacità che li rende piacevolmente leggibili.

Il linguaggio
Vivace e concreto è anche il linguaggio di Moravia che, sebbene gergale, non è dialettale, ma un italiano colorito di espressioni e modi sintattici romaneschi.
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Biografia: Alberto Moravia

Biografia:
Il suo vero nome è Alberto Pincherle ed è nato a Roma nel 1907. Una adolescenza tormentata da una lunga malattia non gli permise studi regolari, ma egli formò la sua ampia cultura in seno alla famiglia, colta e ricco-borghese, e attraverso le numerosissime letture. Nel 1929 si impose all'attenzione dei critici con il primo romanzo, Gli indifferenti, opera nuova per il linguaggio scarno e concreto, e coraggiosa per l'amara analisi della società borghese del primo decennio fascista, moralmente squallida e disgustosamente apatica. Questo romanzo non fu apprezzato dal regime che guardò Moravia con sospetto tanto che egli, durante gli anni trenta, si assentò spesso dall'Italia con viaggi in Cina, in Grecia, in America, alternando la sua residenza di Roma con quella di Parigi e l'attività di scrittore con quella di giornalista. Per la sua sempre più marcata ostilità al fascismo (di cui fece una satira nel romanzo La mascherata), nel 1941 fu confinato nel paesino di Fondi (Latina) dove ambienterà più tardi uno dei suoi racconti più realistici con più lena la sua attività di romanziere, sempre impegnato a cogliere i mutamenti della società e a seguire le più nuove esperienze culturali; nelle sue opere, infatti, ritroviamo echi di realismo lirico, di indagine psicologica, di rude neorealismo, di analisi sociologica. Del resto Moravia, oltre che nella narrativa si è cimentato in molti altri generi, dalle opere teatrali ai saggi critici, dai servizi giornalistici alle recensioni cinematografiche. Morto a Roma il 26 settembre 1990.

Le idee e la poetica
L'arte di Moravia aderisce pienamente alla realtà di cui indaga quasi sempre gli aspetti più morbosi e negativi, mettendo in evidenza il pessimismo dell'autore e la sua sfiducia nell'uomo. Motivi ricorrenti sono il conformismo, la stanchezza e la noia di vivere, l'indifferenza, in ambienti generalmente borghesi. Tuttavia la stagione più felice di Moravia che rivela anche la sua originalità, rimane quella legata agli anni del neorealismo; nelle opere di questo periodo (La romana, La ciociara, Racconti romani...) l'autore, ispirandosi alla guerra e alla Resistenza ci presenta i personaggi e le situazioni più genuini ed espressivi. Nella sua ultima produzione sembra che Moravia sia fortemente condizionato da mode culturali più che da autentiche urgenze narrativa. D'altra parte uno scrittore che ha gli occhi costantemente rivolti alla realtà da cui trae le sue ispirazioni, è inevitabile che si lasci attrarre dai tempi più correnti e dibattuti (alienazione, femminismo, massificazione, sesso...) e ne tragga soggetti letterari. Lo stile è sempre asciutto, limpido e vigoroso, e la narrazione è fatta con distacco, con una sorta di crudezza obiettiva che corrisponde alla convinzione dell'autore che l'intellettuale non è altro che il testimone del suo tempo.

Ricordiamo alcune opere essenziali e significative tra le molte scritte da lui:

Gli indifferenti (1929): intreccio di storie di personaggi dominanti dall'abulia e dall'indifferenza e manovrati dal corrotto Leo Merumeci, arrivista senza scrupoli che ne ha preso in mano anche i destini economici. La vedova Mariagrazia è l'amante di Leo che, ormai insofferente, in realtà è interessato alla giovane figlia di lei, Carla, che pur odiandolo lo subisce per noia, fra le scenate di gelosia della madre. Michele, fratello di Carla, si rende conto dell'abiezione in cui sta cadendo la sua famiglia, ma con indifferenza lascia andare. Quando per un momento si scuote dall'abulia, decide di uccidere Leo, ma è tanto apatico e inconcludente che ha dimenticato di caricare la pistola. La storia si chiude con l'amara ironia di un lieto fine: Michele accetta le cose come stanno; Leo, per non perdere i suoi vantaggi economici, sposa Carla che tuttavia è già disposta al tradimento; Mariagrazia si rassegna all'inevitabile e la vita continua in una squallida, indifferente normalità. Il romanzo è una chiara denuncia della società ricco-borghese.

La mascherata (1941): romanzo satirico incentrato sulla figura grottesca di un dittatore sudamericano. Fu interpretata come satira del Fascismo.

Agostino (1945): interessante romanzo che descrive i turbamenti e le prime esperienze di un adolescente; egli scopre la sua solitudine in quel delicato momento della pubertà, quando non è più un bambino eppure si sente escluso dal mondo degli adulti.

Il conformista (1951).


Racconti romani (1954).


La ciociara (1957): romanzo breve, uno dei migliori di Moravia, ambientato nella campagna laziale (a Fondi, Latina) durante l'ultima guerra, nel momento di sbandamento dopo l'8 settembre 1943. Ne è protagonista una donna del popolo, coraggiosa e battagliera che vive tristissime esperienze e dolorose umiliazioni. E' significativo che un regista cinematografico come Vittorio De Sica, maestro del neorealismo cinematografico, ne abbia tratto un film di buon livello, interpretato da Sofia Loren (1960).

La noia (1960): un romanzo di notevoli proporzioni, che fece grande scalpore al suo apparire, per l'impietosa analisi che propone. E' narrato in prima persona, come molte opere di Moravia, e il protagonista, Dino, è attanagliato dalla noia di una vita facile, nel lusso e nella sfrenatezza, senza ideali e senza valori a cui appigliarsi. Anche il suo sfugge continuamente ed egli è costretto ad inseguirla, facendo di questo il futile scopo della sua vita. Il romanzo, di vaste proporzioni, ha l'ambizioso intento di proporre uno spaccato di vita contemporanea, ricco di tutte le anomalie di una società borghese svuotata dalle sue incertezze morali e religiose e sfiduciata di fronte ad ogni aspetto della vita; una società che, sempre più appagata di ricchezza materiale, si sente spiritualmente povera e avvilita.

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Riassunto: Gli indifferenti

di Alberto Moravia
Riassunto:

Tema del romanzo è l'angoscia esistenziale delle generazioni cresciute al tempo della Grande guerra, l'indifferenza come sentimento di crisi, d'incapacità di comunicare, di consapevolezza della propria inutilità.
L'impianto della narrazione è realistico: l'ambiente dell'elegante borghesia romana del quartiere dei Parioli venne minuziosamente descritto con un linguaggio crudo e impassibile. L'azione si svolge in soli due giorni, pieni di rituali noiosi e inutili chiacchiere da salotto, offese e ripicche reciproche, il rito del pranzo, un ballo ecc. che compongono la commedia della falsità borghese. Quattro sono i protagonisti: Mariagrazia Ardengo, vedova, il suo mante Leo Merumeci, e i due figli della donna, Carla e Michele. Questi ultimi colgono con disagio il rapporto ambiguo e ormai stanco che corre tra l'uomo e la madre, ma fingono di non sapere, per puro opportunismo. Infatti Mariagrazia non rinuncerebbe mai alle buone forme e ha bisogno del sostegno economico di Leo per mantenere, almeno in apparenza, il decoro della famiglia.
Leo però approfitta della situazione per insidiare la giovane Carla. Michele se ne accorge e tenta di ribellarsi, decidendo di uccidere il seduttore della madre e della sorella. Immagina perfino i particolari della scena, ma al momento decisivo la sua pistola è scarica.
per disattenzione o per passività? In realtà, nel profondo, non sussistono in lui veri motivi d'indignazione. Carla da parte sua vorrebbe cambiare vita, vincere la noia, ma non riesce a uscire dalla medesima passività che attanaglia suo fratello. Durante la festa per il suo ventiquattresimo compleanno, Leo la fa ubriacare per approfittare di lei.
Durante l'incontro amoroso, la ragazza rimane vittima di un vomito isterico: è la sua ultima resistenza.
Poi cederà all'uomo, calcolando i benefici economici della nuova situazione.
Emerge intanto il ruolo di Lisa, la vecchia amante di Leo, deformata nel corpo e nello spirito, ma di cui Mariagrazia e assai gelosa. Lisa però mira non a Leo, bensì a Michele. Alla fine Mariagrazia accetta l'inevitabile: Leo sposerà Carla, mentre Michele cederà alla corte assillante di Lisa.


Analisi del testo
Un omicidio mancato tratto da Gli indifferenti è una delle più suggestive per mettere a nudo la cinica amoralità del protagonista del romanzo. Michele, deciso a vincere la sua indifferenza con un atto risolutivo, si sta avviando ad uccidere Leo. Nel suo mondo di apatia, dove i valori più sacri come la rettidudine, l'onore, il rispetto per la vita umana sono diventati concetti vaghi, egli ha la convinzione di compiere un atto eroico che vendicherà l'onore di sua madre e di sua sorella.
Lungo la strada la sua fantasia si eccita nell'immaginare lo svolgimento di quel dramma che gli par di vedere come in una sequenza cinematografica di cui lui è l'eroico protagonista. Ma quando l'azione dovrebbe diventare reale, si tramuta in una farsa e la pistola rimane puntata senza sparare in mano allo pseudo-assassino che si è dimenticato di caricarla. Beffa della sorte e risoluzione grottesca di un dramma: la vita di Michele e quella di Leo continueranno a scorrere con la loro consuetudine di compromessi e di basezze. Interessante lo stile narrativo, con un linguaggio scarno e antiretorico.
Questo episodio da Gli indifferenti ci farebbe sorridere se non fosse espressione di un misero fallimento morale che affonda ancor più il protagonista Michele nel suo avvilimente e ce lo rende odioso e disprezzabile. La preparazione dell'omicidio di Leo, azione deprecabile in sé, ma espressione, nel contesto del romanzo, di una ritrovata dignità, ci aveva fatto sperare che Michele, l'indifferente, avesse trovato la forza per un'azione decisa che mettesse fine ai compromessi avvilenti di tutta la sua famiglia. Non è lecito uccidere, è vero, ma Michele non poteva rimanere passivo di fronte l'arrogante cinismo di Leo nei confronti di sua madre e di sua sorella: doveva fare qualcosa e aveva scelto la soluzione più drastica, forse la più facile.
Si, perchè è più facile premere un grilletto che imporre la propria volontà, più facile non guardare neanche l'avversario in faccia e sparare, piuttosto che dover sostenere il peso di una discussione, di un chiarimento, di una virile posizione di condanna. Michele aveva, comunque, trovato il coraggio di una soluzione, ma l'ironia della sorte l'aveva vanificato. E in quella pistola senza proiettili, in quella commedia inutile si risolve tutto il suo coraggio: sente <<il lamentoso desiderio di certe lontanissime carezze materne>>, si abbandona e, mentre la vampata di sdegno si dissolve, tutto torna come prima, nel compromesso e nella rassegnata indifferenza. La narrazione è esemplare per la vivacità con cui ci fa vivere tutto il dramma interiore di Michele, la preparazione psicologica del suo delitto, quel prevedere e prevenire gesti e interrogativi del suo rivale per essere pronto ad ogni evenienza... Ma è così accurata la sua preparazione psicologica che dimentica... quella pratica!
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