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Figure retoriche: La ginestra di Giacomo Leopardi

La lunga poesia La ginestra di Giacomo Leopardi contiene altrettante figure retoriche, sapreste individuarle tutte? Eccovi l'analisi retorica completa
Ginestra

La ginestra è un fiore delicato e leggero, ma incredibilmente coraggioso. Cresce in posti tristi e rovinati, come vicino al grande vulcano Vesuvio, le cui passate eruzioni, come quella del 79 d.C. distrussero tutto intorno a sé (le ricche città di Pompei ed Ercolano). Nonostante la sua fragilità, la ginestra continua a crescere in questi luoghi difficili, anche se sa che sarà sempre minacciata dalle eruzioni del Vesuvio. Il poeta ci sta dicendo che questo fiore rappresenta quella gente che è fragile e vulnerabile di fronte alla natura e che quest'ultima non ha nessuna pietà verso l'uomo. Leopardi suggerisce che, invece di pensare di essere padroni del nostro destino e di pensare di poter dominare la natura, dovremmo imparare dalla ginestra. Dovremmo accettare con orgoglio la nostra fragilità e capire che la natura è indomabile, rispettando umilmente le leggi della natura, proprio come fa la piccola pianta di ginestra.






Tutte le figure retoriche

Essendo una poema costituito da più di 300 versi dovrete aspettarvi numerose figure retoriche. La figura retorica più presente è l'anastrofe, mentre quelle più importanti, perché comprendendole è possibile parafrasare più facilmente il testo, sono la metafora e la personificazione. Per saperne di più leggete La ginestra - Leopardi (con testo, parafrasi e commento).


Allitterazione

Allitterazione della L (v.4)
la qual null’altro allegra

Allitterazione della C (v.23)
cavernoso covil torna il coniglio

Allitterazione della P (v.283)
i parti il pipistrello



Anafora

All'inizio dei versi 24 e 27 si ripete lo stesso verbo, tra l'altro in entrambi i casi scritto con l'accento circonflesso. La ripetizione per la terza volta dello stesso verbo, presente al v.29, non può essere considerata un'anafora essendo posizionata a metà verso, se proprio dobbiamo includerla come figura retorica potrebbe essere considerata una iterazione.
fûr



Anastrofe

Nel v.5 l'ordine corretto delle parole sarebbe dovuto essere: "intorno spargi tuoi cespi solitari".
tuoi cespi solitari intorno spargi

Nel v.8 sarebbe dovuto essere scritto: "abbellir l'erme contrade de' tuoi steli"
de' tuoi steli abbellir l'erme contrade
Nel v.36 l'ordine corretto delle parole sarebbe dovuto essere: "mandi un profumo di dolcissimo odor".
di dolcissimo odor mandi un profumo

Nei vv. 14-15 l'ordine corretto sarebbe dovuto essere: "amante di lochi tristi e abbandonati dal mondo".
di tristi / lochi e dal mondo abbandonati amante

Nel v. 16 l'ordine corretto è: "e ognor compagna d'afflitte fortune".
e d'afflitte fortune ognor compagna

Nel v. 20 l'ordine corretto è: "che al peregrin risona sotto i passi".
che sotto i passi al peregrin risona

Nei vv. 21-22 l'ordine corretto è: "dove la serpe s'annida e si contorce al sole".
dove s'annida e si contorce al sole / la serpe

Nei vv. 22-23 l'ordine corretto è: "e torna il coniglio al noto covil cavernoso".
e dove al noto / cavernoso covil torna il coniglio

Nei vv. 28-29 l'ordine corretto è: "gradito ospizio agli ozi de' potenti".
agli ozi de' potenti / gradito ospizio

Nel v.31 l'ordine corretto è "oppresse fulminanto", cioè scagliando fulmini.
fulminando oppresse

Nei versi 34-35 l'ordine corretto è: "e quasi commiserando i danni altrui".
e quasi / i danni altrui commiserando

Nei versi 35-37 l'ordine corretto è: "mandi al cielo un profumo di dolcissimo odor che il deserto consola".
al cielo / di dolcissimo odor mandi un profumo, / che il deserto consola

Nei versi 38-39 l'ordine corretto è: "venga colui che ha in uso esaltar con lode il nostro stato".
venga colui che d'esaltar con lode / il nostro stato ha in uso

Nel v.57 l'ordine corretto è: "ti vanti del ritornar", cioè ti vanti del fatto di tornare indietro.
del ritornar ti vanti

Nel v.58 l'ordine corretto è: "il chiami e procedere", cioè lo chiami ad andare avanti.
e procedere il chiami

Nel v.60 l'ordine corretto è: "ti fece padre".
padre ti fece

Nel v. 122 l'ordine corretto è: "sue miserie".
miserie sue



Metafora

Nei versi 9 e 10 indica la città come se fosse la compagna o moglie degli uomini.
la cittade / la qual fu donna de' mortali

Nel v.43 si riferisce alla specie umana usando la parola "seme", alludendo al fatto che gli uomini nascono piantati a terra come le piante.
uman seme

Nel v.44 usa l'espressione "crudele madre" per indicare la natura.
dura nutrice

Nel v.98 usa l'aggettivo "magnanimo", che significa nobile, accostato al sostantivo animale. Si tratta di una metafora perché in realtà al posto di animale ci sarebbe dovuta essere scritta la parola "uomo", ovvero uomo magnanimo, uomo nobile.
Magnanimo animale

Nei versi 159-160 usa il verbo "vestire" al posto di "ricopre" in riferimento alla colata lavica.
a bruno / veste

Nei versi 190-191 usa l'espressione "oscuro granello di sabbia" per indicare la Terra.
oscuro / granel di sabbia

Nel v.228 il termine sgabello serve a indicare la base su cui sorgono le nuove città.
a cui sgabello

Nel v.264 usa questa espressione per indicare quella che era sempre stata la sua casa.
l'usato / suo nido



Chiasmo

Nel v.125 è presente un chiasmo per l'ordine degli elementi nella frase: nome + complemento di specificazione, complemento di specificazione + nome.
madre è di parto e di voler matrigna

Nel v. 87 la struttura del verso è composta da aggettivo e sostantivo, e poi da sostantivo e aggettivo.
povero stato e membra inferme



Similitudine

Nel verso 177 paragona le stelle lontane, forse la nebulosa, a una nebbia.
ch’a noi paion qual nebbia

Nel v.202 usa la similitudine per dire "come un piccolo frutto che cade dall'albero" sulle formiche, allo stesso modo accadde con la caduta di cenere e pietre vulcaniche con l'eruzione del Vesuvio.
Come d’arbor cadendo un picciol pomo

Nei versi 271-272 paragona la città di Pompei a un cadavere che viene riesumato, perché la città dopo esser stata ricoperta di magma e cenere ritorna a rivedere luce con gli scavi archeologici.
come sepolto / scheletro

Nel v.284 paragona la lava mortale a una fiaccola lugubre.
come sinistra face

Nel v.300 il poeta paragona la ginestra a se stesso.
anche tu



Apostrofe

Nel v.6 il poeta si rivolge direttamente alla pianta di ginestra.
odorata ginestra

Nel v.34 si rivolge nuovamente alla ginestra.
o fior gentile

Nel v.53 il poeta dice al secolo di guardarsi e specchiarsi nelle pendici desolate del vulcano.
secol superbo e sciocco

Nei versi 184-185 è presente un'apostrofe verso la specie umana, alla quale il poeta chiede cosa sembri al suo pensiero o alla sua riflessione.
o prole / dell'uomo

Nel v. 199 vi è un'apostrofe verso l'infelice umanità.
mortal prole infelice

Nel v.297 il poeta si rivolge direttamente alla ginestra.
E tu, lenta ginestra



Personificazione

Nel v.7 viene usato l'aggettivo contenta, che è un'emozione umana, che di certo non può appartenere a una pianta.
contenta

Nel v.30 associa al monte l'aggettivo "altero", che vuol dire "superbo".
l'altero monte

Nel v.31 utilizza il termine "bocca" per indicare l'apertura principale del vulcano da cui fuoriesce la lava.
ignea bocca

Nel v.34 usa l'aggettivo "gentile" per descrivere la ginestra.
o fior gentile

Nel v.53 attribuisce al secolo aggettivi per descrivere il carattere di una persona.
secol superbo e sciocco

Nei versi 124-125 si riferisce alla natura usando parole come madre degli uomini e matrigna dei suoi sentimenti.
che de' mortali / madre è di parto e di voler matrigna

Nel v.148 il poeta definisce la natura "malvagia".
empia natura

Nel v.209 fa riferimento alle formiche usando il sostantivo "gente".
l'assidua gente

Nel v.246 usa il verbo "sedere" in riferimento al vulcano, al posto di verbi come "sorge" o "si erge".
siede

Nel v.254 usa un termine usato per indicare la parte del corpo femminile dove si forma il bambino per indicare il punto interno del vulcano dove è contenuto il magma.
grembo

Nel v.255 usa un'altra parte del corpo riferita alla parte esterna del vulcano.
arenoso dorso



Enumerazione

Nei vv. 24-25 è presente un abbondante uso della congiunzione "e". Si tratta di un'enumerazione per polisindeto.
e colti, / e biondeggiàr di spiche, e risonaro

Nei vv. 151-153 è presente un'enumerazione per polisindeto.
e il retto / conversar cittadino, / e giustizia e pietade

Nel v.221 è presente un'enumerazione per polisindeto.
e di metalli e d'infocata arena

Enumerazione per polisindeto (v.247)
ed ai figli ed agli averi

Enumerazione per polisindeto (v. 257)
e di Napoli il porto e Mergellina

Enumerazione per polisindeto (v.312)
e la sede e i natali



Antifrasi o ironia

Nel v.41 il poeta descrive ironicamente la natura come se fosse amorevole verso l'uomo ma in realtà è "crudele" stando a quanto ha descritto nei versi precedenti.
all'amante natura

Nel v.51 ironizza sulla fiducia nel progresso.
le magnifiche sorti e progressive



Ossimoro

Nel v.53 ua due aggettivi che sono in forte contrasto fra loro per descrivere il secolo in corso (l'Ottocento).
superbo e sciocco



Iterazione

Nei vv.260-261 viene ripetuto lo stesso verbo.
desta



Antitesi

Nel v.72 sono in contrapposizione tra loro libertà e servitù. Il verso in questione dice: "Vai sognando la libertà, e allo stesso tempo vuoi rendere di nuovo schiavo il pensiero".
Libertá vai sognando, e servo a un tempo

Nei versi 163-165 parla del cielo (parte alta) e del mare (parte bassa).
Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle, / Cui di lontan fa specchio / Il mare

Nel verso 169 descrive la dimensione delle stelle prima come un punto, cioè minuscole, e poi come qualcosa di immenso, cioè che non si può misurare.
sembrano un punto, / e sono immense



Iperbole

Nei versi 170-171 dice che la terra e il mare sono un punto paragonati alle stelle.
Che un punto a petto a lor son terra e mare / veracemente



Iperbato

Nei versi 41-43 l'ordine corretto è: "E la possanza ... anco estimar", cioè "e potrà inoltre stimare".
E la possanza /qui con giusta misura / anco estimar potrà dell'uman seme

Nei versi 49-51 l'ordine corretto è: "Dipinte in queste rive ... le magnifiche sorti e progressive".
dipinte in queste rive / son dell'umana gente / magnifiche sorti e progressive

Nei versi 54-56 l'ordine corretto è: "che il calle insino allora ... abbandonasti".
che il calle insino allora / dal risorto pensier segnato innanti / abbandonasti

Nei versi 65-67 l'ordine corretto è: "ma piuttosto ... mostrato avrò quanto si possa aperto".
ma il disprezzo piuttosto che si serra / di te nel petto mio, / mostrato avrò

Nei versi 208-209 l'ordine corretto è: "e le ricchezze che ... l'assidua gente".
e le ricchezze ch'adunate a prova / con lungo affaticar l'assidua gente

Nei versi 215-216 l'intruso è "notte e ruina" che separa le due parti della frase che dovrebbero stare insieme.
di ceneri e di pomici e di sassi / notte e ruina, infusa / di bollenti ruscelli

Nei versi 222-226 l'ordine corretto è: "scendendo immensa piena, ... confuse e infranse e ricoperse in pochi istanti le cittadi che il mar là sull'estremo lido aspergea"-
scendendo immensa piena, / le cittadi che il mar là su l'estremo / lido aspergea, confuse / e infranse e ricoperse / in pochi istanti

Nei versi 284-286 l'ordine corretto è: "come sinistra face corre il baglior della funerea lava".
come sinistra face / che per voti palagi atra s'aggiri, / corre il baglior della funerea lava

Nei versi 315-317 l'ordine corretto è: "quanto ... non credesti".
quanto le frali / tue stirpi non credesti /o dal fato o da te fatte immortali



Ellissi

Nei versi 28-29 mancano elementi nella frase rendendola ridotta all'assenziale.
agli ozi de’ potenti / gradito ospizio



Enjambement

schiena / del formidabil monte (vv. 1-2)
cosparsi / di ceneri (vv. 17-18)
si contorce al sole / la serpe (vv. 21-22)
Or tutto intorno / una ruina involve (vv. 32-33)
d’esaltar con lode / il nostro stato (vv. 38-39)
in cura / all’amante natura (vv. 40-41)
in un momento annulla / in parte (vv. 45-46)
risorgemmo / della barbarie (vv. 74-75)
per cui solo / si cresce (vv. 75-76)
il vero / dell’aspra sorte (vv. 78-79)
e del depresso loco / che natura ci die’ (vv. 79-80)
nòve / felicitá (vv. 103-104)
un’onda / di mar commosso (vv. 106-107)
l’ire / fraterne (vv. 119-120)
accresce / alle miserie sue (vv. 121-122)
a quella / che veramente è rea (vv. 123-134)
estima / gli uomini (vv. 130-131)
abbraccia / con vero amore (vv. 131-132)
a bruno / veste (vv. 159-160)
fa specchio / il mare (vv. 164-165)
di cui fa segno / il suol ch’io premo (vv. 186-187)
i derisi / sogni (vv. 194-195)
e copre / in un punto (vv. 211-212)
pasce / la capra (vv. 226-227)
intento / ai vigneti (vv. 240-241)
alla vetta / fatal (vv. 244-245)
il corso / del temuto bollor (vv. 252-253)
l’usato / suo nido (vv. 263-264)
come sepolto / scheletro (vv. 271-272)
innanzi / al futuro oppressor (vv. 308-309)



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