Inferno Canto 16 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel sedicesimo canto dell'Inferno (Canto XVI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del sedicesimo canto dell'Inferno. Il canto in cui Dante incontra tre fiorentini (Tegghiaio Aldobrandi, Iacopo Rusticucci e Guido Guerra), con i quali ha modo di parlare della situazione politica e morale dii Firenze. Infine giungono nel punto in cui il Flegetonte si getta nell'abisso. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 16 dell'Inferno.



Le figure retoriche

Simile a quel che l’arnie fanno rombo = similitudine (v. 3). Sta a significare "simile al ronzio delle api dentro l'arnia".

Nostra terra prava = perifrasi (v. 9). Per indicare Firenze.

Volse ’l viso ver me = allitterazione della v (v. 14). Sta a significare "volse lo sguardo verso di me".

Qual sogliono i campion far nudi e unti, avvisando lor presa e lor vantaggio, prima che sien tra lor battuti e punti, 24 così, rotando, ciascuno il visaggio drizzava a me, sì che ’n contraro il collo faceva ai piè continuo viaggio = similitudine (vv. 22-27). Sta a significare "Come erano soliti fare i lottatori nudi e cosparsi d'olio, studiando l'avversario per tentare una presa prima di percuotersi e ferirsi a vicenda, così, pur girando la testa, ciascuno dei tre dannati fissava il suo sguardo su di me, in modo tale che torceva il collo in senso opposto ai suoi passi".

La fama nostra = anastrofe (v. 31). Sta a significare "la nostra fama".

Fece col senno assai e con la spada
= anastrofe (v. 39). Sta a significare "compì grandi opere col senno e con la spada".

Gittato mi sarei = anastrofe (v. 47). Sta a significare "mi sarei gettato".

Brusciato e cotto = endiadi = (v. 49).

Vinse paura = anastrofe (v. 50). Sta a significare "la paura prevalse".

Come quel fiume c’ha proprio cammino...sì che ’n poc’ora avria l’orecchia offesa = similitudine (vv. 94-105). Sta a significare "Come quel fiume, che ha per primo il proprio corso partendo dal Monviso verso levante, dalla pendice destra dell'Appennino, che in alto si chiama Acquacheta prima di scendere in pianura e a Forlì cambia nome (in Montone), rimbomba sopra San Benedetto dell'Alpe per cadere in una sola cascata là dove dovrebbe essere ricevuto in mille cascatelle; così vedemmo che quel fiume rosso (il Flegetonte) ricadeva giù per un burrone scosceso, facendo tanto rumore che in poco tempo avrebbe danneggiato l'udito".

Duca = perifrasi (v. 110). Per indicare Virgilio.

Come torna colui che va giuso talora a solver l’àncora ch’aggrappa o scoglio o altro che nel mare è chiuso, che ’n sù si stende, e da piè si rattrappa = similitudine (vv. 133-136). Sta a significare "proprio come il marinaio che va sott'acqua a sciogliere l'ancora che si è impigliata o a rimuovere un altro ostacolo dentro il mare, e che (nel tornare a galla) stende le braccia verso l'alto e ritrae le gambe (per darsi maggiore slancio)".

Enjambements = vv. 1-2; 100-101.


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