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Gabriele D'Annunzio: La Sera Fiesolana

Testo: La Sera Fiesolana
Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie

Parafrasi: La Sera Fiesolana
Le mie fresche parole nella sera ti fanno sentire come quel fruscio che fanno le foglie del gelso nella mano quando vengono raccolte in silenzio e ancora ritarda nel lavoro sulla scala alta che diventa scura.

Analisi del testo: La Sera Fiesolana
D'Annunzio, come in molte altre sue liriche, sviluppa qui un tema di pura fantasia: il momento sognante del crepuscolo.

Commento: La Sera Fiesolana
La lirica è una evocazione di aspetti e di sensazioni, quali offre e può suscitare la terra toscana. Questa è l'impressione che si prova generalmente alla sua lettura.

Figure retoriche: La Sera Fiesolana
Fresche le mie parole - dolci le mie parole = Sinestesia
Man di chi toglie = metonimia.
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Figure retoriche: La Sera Fiesolana, D'Annunzio

di Gabriele D'Annunzio
Figure retoriche:

"La sera fiesolana" fa parte del terzo libro di laudi di D'Annunzio, "Alcione", che celebra la natura.
Come è solito fare, D'Annunzio si rivolge ad un interlocutore indeterminato di sesso femminile, un "tu", di cui non si conosce il nome o a cui viene dato un nome fittizio. I versi sono liberi: non ci sono strofe e non c'è un numero prestabilito di sillabe. Questo dona alla poesia una musicalità ed un ritmo del tutto nuovi rispetto alle poesie sette-ottocentesche molto legate alla metrica classica.
D'Annunzio qui adotta una lingua poetica italiana ad altissimo livello, tanto da prediligere la parola per il fascino in sé piuttosto che per il significato, portando così ad un' "inflazione di parole": una parola aulica ed importante, mescolata ad altre simili, perde di valore.

Fresche le mie parole - dolci le mie parole = Sinestesia
Man di chi toglie = metonimia.
Le soglie cerule = Metafora indica la notte
Occhi umidi =  Metafora  che indica le pozzanghere di pioggia
Frasche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscio che le fan le foglie = Alliterazione della lettera F

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Commento: La Sera Fiesolana, D'Annunzio

di Gabriele D'Annunzio
Commento:

La lirica è una evocazione di aspetti e di sensazioni, quali offre e può suscitare la terra toscana. Questa è l'impressione che si prova generalmente alla sua lettura. Ma i motivi espiratori sono due: il desiderio del poeta che le sue parole abbiano per la donna amata una suggestione di incanto, un fascino dolce come il bruire musicale della pioggia; e il paesaggio, con quel cielo stemperato nell'albore lunare e quella terra dilavata di fresco, col profilo dolce delle colline e i mille profumi che inebriano ed esaltano. Quale dei due motivi è il fondamentale?
L'uno e l'altro, a ben guardare. Il poeta nella dolce sera parla alla donna con parola che vorrebbe dotate della magia incantatrice delle cose, si abbandona ad esso, musicalmente interpretandolo. La sua parola, densa di voluttuosa malinconia è la più magica interprete dell'anima segreta della Sera di Fiesole.
Il tema-chiave delle prime due strofe è la Sera, pace che la luna, ormai prossima a le soglie cerule, diffonde nell'albore del cielo e sulla campagna già sommersa dal fresco della rugiada; nella seconda strofa ritrae il bruire dolce della pioggia di giugno che scende tiepida e fuggitiva sui gelsi, sugli olmi, sulle viti, sui pini picchiettando lieve sui campi di messi non ancora mature, sul fieno che già patì la falce e sugli argentei ulivi, simbolo di pace. E' l'addio lacrimoso della primavera. La terza strofa, invece, è impostata sull'unione tra la natura e l'uomo: la natura che, sempre chiusa nel suo misterioso silenzio, pare esser qui sul punto di svelare un'arcana verità (infatti il profilo delle colline che s'incurva chiaro nel cielo, come labbra che un divieto chiuda...
...sembra manifestare il segreto di quella splendida sera che riempie il cuore di pace e di dolcezza), e il poeta capace di immergersi tutto in essa e di penetrarne ogni segreto. E' questo il preludio al famoso panismo dannunziano. il quale costituisce il motivo centrale dell'Alcyone, il III libro delle Laudi (è quello che contiene le liriche più belle). Ma la lirica tocca il suo vertice per quel fluire di immagini, per la suggestione del ritmo e per quell'onda musicale che affascina.
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Analisi: La Sera Fiesolana, D'Annunzio

di Gabriele D'Annunzio
Analisi del testo:

D'Annunzio, come in molte altre sue liriche, sviluppa qui un tema di pura fantasia: il momento sognante del crepuscolo. Questo gli suggerisce un fiorire di immagini intese ad avvolgere la sua donna in un vortice musicale di suoni e di parole. La lirica, che ha per sfondo Fiesole e le sue colline, divisa in tre strofe, ciascuna delle quali nella prima edizione ne portava un sottotitolo: La natività della luna, La pioggia di giugno, Le colline. Possiamo dire, infatti, che sono tre liriche in una, e che quei sottotitoli potevano diventare senz'altro altri titoli. Nella dolce sera di giugno il poeta, abbandonandosi al piacere delle sue stesse parole e all'incanto dell'ora e del luogo, commenta sommesso e pacato la pace diffusa nella campagna dalla luna ormai prossima a sorgere, il bruire della pioggia primaverile che fu già nel giorno, e la suggestione delle colline su cui sembra aleggiare una parola misteriosa, segreta, non detta nel meraviglioso silenzio di tutte le cose.

La Metrica: tre strofe di 14 versi di varia misura, ritmo e rima. Alla fine di ogni strofa ci sono tre versi, una breve laude alla Sera. Questa varietà di strofe, versi, rime e ritmi esprime la volontà del poeta di liberarsi dalle norme metriche che potevano frenare il suo estro poetico.

Possiamo così riassumere il contenuto del componimento:
-Il poeta si mette in ascolto del dolce paesaggio collinare, illuminato dalla tenue luce della sera;
-In esso scorge una soffusa malinconia;
-In questa atmosfera rarefatta percepisce la segreta melodia di odori e suoni della natura al tramonto.
Il motivo dominante della lirica è la reciproca compenetrazione fra il paesaggio naturale nell'ora della sera e gli stati d'animo del poeta. Fra le due dimensioni si stabiliscono segrete corrispondenze.

Spiegazione
Il tema centrale di Alcyone è la metamorfosi (mutamento e trasformazione) di tutte le cose. Anche nella Sera fiesolana il ritmo della poesia è quello della metamorfosi, del mutamento, acceso dalle continue corrispondenze che si generano tr i diversi piani della realtà.
Ne nasce uno scenario che al poeta pare un mistero sacro. Ma quella di D'Annunzio è una religiosità ben particolare, negata a ogni trascendenza. L'elemento sacrale è dato nel testo, non dall'elevazione spirituale (dalla terra al cielo), ma da un incessante ( e orizzontale) passaggio di stato (dalla terra alla terra, da una condizione terrena a un'altra: per esempio, scala / tronco). Così si confondono e si ribaltano continuamente i piani percettivi; e tutto si risolve in questa continua metamorfosi.
Alla fine, l'unico dio dell'universo resta il poeta: l'unico a conoscere questa legge della metamorfosi universale, l'unico che sappia interamente protendersi nella natura (fino a confondersi con essa), per pura forza di sensazioni. Il poeta si mette in ascolto, tende allo spasimo la propria capacità percettiva: è il trionfo della poetica della sensazione.
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Parafrasi: La Sera Fiesolana, D'Annunzio

di Gabriele D'Annunzio
Parafrasi:

Le mie fresche parole nella sera ti fanno sentire come quel fruscio che fanno le foglie del gelso nella mano quando vengono raccolte in silenzio e ancora ritarda nel lavoro sulla scala alta che diventa scura strofinandosi con il fusto color argento con i suoi rami spogli mentre la luna è prossima ad uscire dalle soglie azzurre e sembra che davanti a sé distenda un velo dove il nostro sogno giace e sembra che la campana senta già sommersa nel gelo notturno e beva da lei la pace sperata senza vederla.
Tu sia lodata per il tuo viso di perla, o sera, e per i tuoi grandi occhi umidi dove si tace l’acqua del cielo!
Le mie parole dolci nella sera ti sentono come la pioggia che faceva rumore tiepida e sfuggente, pianto lacrimoso della primavera, sui gelsi e sugli olmi e sulle viti e sui novelli pini con le dita rosa che giocano con l’aria che si perde, e sopra il grano che non è ancora verde, e sopra il fieno che già tagliato sta ingiallendo, e sopra gli olivi, sopra i fratelli olivi che fanno di pallida santità i clivi sorridenti.
Tu sia lodata per le tue vesti profumate, o sera, e per la cinta che ti cinge come il salice cinge il fieno che profuma!
Io ti dirò verso quali reami d’amore ci chiama il fiume, le cui fonti eterne all’ombra degli antichi rami parlano del mistero sacro dei monti, e ti dirò per quale mistero le colline sugli orizzonti limpidi s’incurvano come labbra che chiudono un divieto, e perché la volontà di dire, le faccia belle oltre ogni desiderio umano e nel silenzio loro sono sempre consolatrici novelle, così che sembra che ogni sera l’anima le possa amare di un amore più forte.
Tu sia lodata per la tua morte pura, o sera, e per l’attesa che fa palpitare in te le prime stelle.
Che tu sia lodata per il tuo naturale finire, o sera, per l’attesa (della notte) che in te fa a luccicare le prime stelle (quest'ultima strofa è un forte richiamo alla speranza, infatti nel panismo la morte non è la fine, semmai può essere un nuovo inizio poiché tutto può avere vita in un'altra forma).
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Testo: La Sera Fiesolana, D'Annunzio

di Gabriele D'Annunzio
Testo:

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancora s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancóra
e non è verde,
e sul fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i divi
e sorridenti.

Laudata sii per le tue veste aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra che gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incùrvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni umano desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte,

Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!
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