Inferno Canto 21 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel ventunesimo canto dell'Inferno (Canto XXI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del ventunesimo canto dell'Inferno. In questo canto scontano la loro pena i barattieri, colpevoli di aver usato le loro cariche pubbliche per arricchirsi attraverso la compravendita di provvedimenti, permessi, privilegi. Qui Dante incontra i Malebranche (i diavoli), tra questi il più importante è Malacoda, decisamente inaffidabile e bugiardo. Inoltre un gruppo di diavoli fa da scorta ai due poeti lungo il viaggio.  Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 21 dell'Inferno.



Le figure retoriche

Altro parlando = anastrofe (v. 1). Cioè: "parlando d'altro".

Così di ponte in ponte...venimmo = iperbato (vv. 1-3).

Fessura / di Malebolge = enjambement (vv. 4-5).

Quale ne l’arzanà de’ Viniziani bolle l’inverno la tenace pece a rimpalmare i legni lor non sani...tal, non per foco, ma per divin’arte, bollia là giuso una pegola spessa, che ’nviscava la ripa d’ogne parte = similitudine (vv. 7-18). Cioè: "Come nell'Arsenale dei Veneziani d'inverno bolle la pece viscosa per riparare le loro navi danneggiate, così laggiù bolliva una pece densa, non per effetto del fuoco ma per arte divina, che invischiava ogni lato delle pareti della Bolgia".

Navicar non ponno = anastrofe (v. 10). Cioè: "non possono navigare".

Lo duca mio = anastrofe (v. 23). Cioè: "il mio maestro".

Mi volsi come l’uom cui tarda di veder quel che li convien fuggire e cui paura sùbita sgagliarda, che, per veder, non indugia ’l partire = similitudine (vv. 25-28). Cioè: "mi volsi come fa l’uomo che è impaziente di vedere quello che gli conviene fuggire e a cui la paura toglie subito gagliardia, e che mentre osserva non esita comunque a scappare".

Ne l’aspetto fero = anastrofe (v. 31). Cioè: "feroce nell'aspetto".

L’omero = sineddoche (v. 34). La parte per il tutto, l'omero invece di dire la spalla.

Aguto e superbo = endiadi (v. 34). Cioè: "acuminata e rialzata".

Con quel furore e con quella tempesta ch’escono i cani a dosso al poverello che di sùbito chiede ove s’arresta, 69 usciron quei di sotto al ponticello, e volser contra lui tutt’i runcigli = similitudine (vv. 67-71). Sta a significare "Con lo stesso furore e fragore di latrati con cui i cani si lanciano contro il mendicante che si ferma e chiede la carità da quel punto, i diavoli uscirono da sotto il ponte e rivolsero contro Virgilio tutti i ferri uncinati".

Per ch’io mi mossi, e a lui venni ratto; e i diavoli si fecer tutti avanti, sì ch’io temetti ch’ei tenesser patto; così vid’io già temer li fanti ch’uscivan patteggiati di Caprona, veggendo sé tra nemici cotanti = similitudine (vv. 91-96). Sta a significare "Perciò mi mossi e lo raggiunsi rapidamente; e i diavoli avanzarono tutti insieme, così che ebbi paura che non rispettassero i patti; allo stesso modo vidi temere i soldati che uscivano dal castello di Caprona dopo le trattative per la resa, vedendosi tra tanti nemici".

Tra nemici cotanti = anastrofe (v. 96). Cioè: "tra tanti nemici".


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