Inferno Canto 18 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel diciottesimo canto dell'Inferno (Canto XVIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del diciottesimo canto dell'Inferno. Nella I bolgia scontano la loro pena i ruffiani e i seduttori (tra loro vi sono Venedico Caccianemico e Giasone), nella II bolgia gli adulatori (tra cui Alessio Interminelli e Taide). Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 18 dell'Inferno.



Le figure retoriche

Luogo è in inferno = anastrofe (v. 1). Sta a significare "All'Inferno c'è un luogo".

Come la cerchia che dintorno il volge = similitudine (v. 3). Sta a significare "come la parete rocciosa che lo circonda".

E come a tai fortezze da’ lor sogli a la ripa di fuor son ponticelli, così da imo de la roccia scogli movien che ricidien li argini e ’ fossi infino al pozzo che i tronca e raccogli = similitudine (vv. 14-18). Sta a significare "e come dalle soglie (sogli) di tali fortezze ci sono dei piccoli ponti levatoi verso la riva esterna, così dalla base di quella parete partivano dei ponti in pietra che attraversavano gli argini e i fossati fino al bordo del pozzo che li interrompe e li riunisce".

De la schiena scossi / di Gerion = enjambement (vv. 19-20). Sta a significare "fummo scaricati dalle spalle di Gerione".

In questo luogo, de la schiena scossi di Gerion, trovammoci = iperbato (vv. 19-20). Sta a significare "Ci trovammo in questo luogo, una volta che Gerione ci ebbe deposti dalla sua schiena".

Nova pieta, novo tormento e novi frustatori = climax ascendente (vv. 22-23). Sta a significare "nuova angoscia, una nuova pena e nuovi diavoli frustatori".

Nova, novo, novi
= simploche (vv. 22-23).

Ci venien verso ’l volto = sineddoche (v. 26). La parte per il tutto, dice il "volto" anziché "verso di noi".

Come i Roman per l’essercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto = similitudine (vv. 28-30). Sta a significare "come i Romani hanno trovato un modo per far passare la gente sul ponte nell'anno del Giubileo, a causa del grande afflusso". Allude al Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII nell'anno 1300 che provocò un enorme afflusso di pellegrini.

Li occhi miei in uno furo scontrati = metonimia (vv. 40-41). Il concreto per l'astratto, cioè "occhi" anziché "sguardo".

L’occhio a terra gette = metonimia (vv. 48). Il concreto per l'astratto, cioè "occhio" anziché "sguardo".

Scorta mia = anastrofe (v. 67). Sta a significare "mia guida".

Non par lagrime spanda = anastrofe (v. 84). Sta a significare "non sembra versare lacrime".

Al dosso / de l'arco = enjambement (vv. 110-111).

Con l’occhio cerco = metonimia (v. 115). Il concreto per l'astratto, cioè "occhio" anziché "sguardo".

Di merda lordo = anastrofe (v. 116). Sta a significare "sporco di escrementi".

Più che li altri tutti = anastrofe (v. 123). Sta a significare "più di tutti gli altri".

Il viso un poco più avante = sineddoche (v. 128). Il tutto per la parte, ovvero il "viso" anzichè gli "occhi" (inteso come lo sguardo).

Sozza e scapigliata = endiadi (v. 130).

E or s’accoscia e ora è in piedi stante = anadiplosi (v. 132). Si ripete il termine "ora" abbreviato in "or" nello stesso verso.


Nessun commento :

Scrivi un commento

I commenti dovranno prima essere approvati da un amministratore. Verranno pubblicati solo quelli utili a tutti e attinenti al contenuto della pagina. Per commentare utilizzate un account Google/Gmail, altrimenti la modalità "anonimo".