Eneide Libro 8 - Riassunto
     


Eneide Libro 8 - Riassunto


Riassunto del libro VIII (ottavo) dell'Eneide.

Venere nella grotta di Vulcano chiede le armi di Enea, dipinto di G. B. Tiepolo, 1765-1770.

Turno e i suoi alleati latini cercano l'appoggio di Diomede, che, reduce dalla guerra di Troia, aveva fondato una città in Apulia. Enea, intanto, profondamente turbato, privo di alleati per far fronte a una coalizione così compatta, veglia angosciato; quando finalmente riesce a prendere sonno gli appare il genio del luogo, il dio Tiberino, che gli garantisce il favore del Fato e lo incoraggia; inoltre gli conferma la profezia di Eleno, dicendogli che troverà sulle rive del fiume la scrofa con i trenta cuccioli, dove Ascanio fonderà Alba. Lo invita quindi a recarsi da Evandro, re arcade che ha fondato una città, Pallanteo, sul colle Palatino, per ricevere da lui aiuto.

Al risveglio, Enea trova la scrofa con i lattonzoli, che sacrifica a Giunone, dopo aver promesso onori perpetui al fiume; poi parte con alcuni compagni alla volta di Pallanteo. Ben presto, risalendo la corrente favorevole del fiume, giunge alla città di Evandro, dove si sta celebrando un rito in onore di Ercole: Pallante, figlio di Evandro, si avvede dell'arrivo degli stranieri e va loro incontro, perché il rito solenne non sia interrotto.

Dopo aver saputo chi sono e che cosa vogliono, Pallante invita Enea e i compagni a partecipare al rito ed Evandro, riconoscendo in loro antichi ospiti (aveva infatti ospitato un tempo Anchise, di passaggio in Arcadia), li accoglie amichevolmente; quindi essi partecipano alla solenne cerimonia. In seguito Evandro illustra il significato di quel rito: Ercole, un tempo, reduce dalla Spagna dove aveva vinto il mostro Gerione e si era impadronito delle bestie, era passato di lì con i suoi armenti; il mostro Caco, figlio di Vulcano, gli rubò alcune bestie trascinandole per la coda, in modo tale che le peste degli animali ingannassero le ricerche; tuttavia Ercole scoprì nell'antro del mostro le sue mucche, che muggivano sentendo le altre: scoperchiò la caverna e strangolò il mostro, nonostante esso vomitasse fuoco dalla bocca, liberando così il paese dalla sua infausta presenza: perciò Evandro celebra, ogni anno, il rito di ringraziamento in memoria dell'evento e in onore di Ercole.

Dopo un nuovo banchetto e nuove offerte, i sacerdoti Salii cantano in doppio coro le lodi di Ercole a conclusione del rito. Evandro guida con sé nella città Enea e i compagni e illustra i luoghi che attraversano e dove, un giorno, sorgerà la futura città.

Scesa ormai la notte, mentre Enea dorme nella modesta dimora di Evandro, Venere, temendo per la sorte del figlio, si reca dallo sposo Vulcano e lo prega di forgiare per lui nuove armi. Il dio è felice di accontentare la sposa e, quella notte stessa, si reca a Vulcano, isoletta vicina alla Sicilia, nell'arcipelago delle Eolie, per soddisfare la richiesta. Così, all'alba dalla sua fucina escono le armi fatali.

Il mattino successivo, Enea, accompagnato da Acate, si incontra con Evandro e Pallante: l'eroe troiano accoglie la proposta del re di cercare anche l'alleanza con gli Etruschi, ben più numerosi e potenti degli Arcadi e ostili ai Latini, da quando Turno ha accolto il feroce tiranno Mezenzio: questi, che era stato cacciato da Evandro, secondo la profezia, sarebbe stato punito solamente per intervento di un capo straniero.

Evandro fornisce a Enea duecento cavalieri, e altrettanti il figlio Pallante, che lo accompagnerà nella guerra. Compiuto un ultimo sacrificio propiziatorio, Evandro si augura di morire piuttosto che soffrire la morte del figlio e, al momento del congedo, presagio del futuro, perde conoscenza.
Enea e Pallante a cavallo raggiungono rapidamente il campo, dove Tarconte ha radunato gli Etruschi, pronti a combattere contro i Latini. Intanto Venere sorprende il figlio solo, in riva al fiume e gli offre le armi divine, che Enea ammira per la bellezza della fattura.


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