Eneide Libro 9 - Riassunto
     


Eneide Libro 9 - Riassunto


Riassunto del libro IX (nono) dell'Eneide.

Eurialo e Niso (1827) di Jean-Baptiste Roman, Louvre

Mentre Enea si trova presso il campo etrusco, Giunone invia Iride da Turno per convincerlo a sferrare un attacco ai Troiani: l'eroe latino, riconosciuta Iride, decide di seguire il suo consiglio, e l'esercito dei Rutuli si mette in marcia. Improvvisamente i Troiani vedono avanzare una nube di polvere, che segnala l'avvicinarsi dei nemici. Tuttavia, per ordine di Enea, i Troiani si limitano a difendersi entro l'accampamento. Turno, che guida superbo un gruppo scelto di armati, si stupisce dell'inerzia dei Troiani e tenta di forzare l'accampamento, aggirandovisi intorno, come un lupo affamato presso l'ovile.

Fallito il tentativo di penetrare nell'accampamento, si volge verso la flotta troiana tratta in secco sul lido, per bruciarla, impedendo così ogni possibilità di fuga al nemico. Nonostante Turno vi si avventi contro con fiaccole, le navi non prendono fuoco: ad esse, costruite infatti con il sacro legno dell'Ida, Giove aveva concesso che quelle scampate al naufragio non potessero essere distrutte, ma diventassero ninfe marine. Dall'alto una voce ammonisce i Troiani di non difendere le navi perché esse non bruceranno e ordina a queste ultime di andarsene: esse si strappano gli ormeggi e si immergono nell'acqua, poi si dileguano magicamente come ninfe.

I Rutuli tutti e il Tevere stesso rimangono stupefatti per il prodigio, che Turno interpreta in modo sfavorevole ai Troiani. Incita allora i suoi a lottare contro chi tenta di sottrargli la sposa Lavinia, ricordando che già una volta, strappando Elena a Menelao, i Teucri hanno scatenato una guerra. Tuttavia, poiché è ormai scesa la sera, egli dà ordine di accamparsi e di organizzare la guardia. Anche i Teucri, che dalle mura dell'accampamento osservano la piana, organizzano turni di guardia.

Niso, figlio di Irtaco, è di guardia a una porta insieme all'amico Eurialo, cui è profondamente legato. Niso, mosso dal desiderio di compiere qualcosa di grande, vorrebbe fare una sortita per avvertire Enea (in terra etrusca, con Pallante e i cavalieri arcadi) del pericolo che incombe; non vorrebbe, però, portare con sé Eurialo, non solo per la sua giovane età ma anche in rispetto alla presenza della madre sua, unica delle donne Troiane che abbia voluto seguirli rifiutandosi di fermarsi ad Acesta (libro V).

Eurialo però non accetta di rinunciare all'impresa e segue Niso; proprio mentre i capi troiani tengono un'assemblea per decidere chi mandare ad avvisare Enea, i due giovani si presentano ed espongono il loro piano: attraversare il campo dei Rutuli, sprofondati nel sonno e preda del vino e portare un messaggio al capo lontano. Iulo con gli altri comandanti approva l'iniziativa e promette loro grandi doni, ma Eurialo gli chiede solo di aver cura della madre, che egli, partendo, non ha il coraggio di salutare.

Usciti dal campo troiano, superato il fossato, silenziosi si introducono di soppiatto nell'accampamento dei nemici dove, sorprendendo i soldati ubriachi addormentati, ne fanno una strage. Niso procede per primo, Eurialo lo segue, finché Niso comprende che è quasi giorno e devono affrettarsi; Eurialo si attarda però a raccogliere un ricco bottino e commette un errore fatale, indossando un vistoso elmo piumato. Nel frattempo, una schiera di cavalieri, guidata da Volcente, uscita da Laurento per ricongiungersi con Turno, sorprende i due giovani, traditi dal brillio di un raggio di luna sull'elmo che Eurialo ha indossato.

I due tentano allora la fuga per il bosco, ma mentre Eurialo è impacciato dal pesante bottino, Niso riesce a fuggire, finché si accorge che il suo amato compagno non lo segue e torna sui suoi passi per cercarlo: infine lo vede circondato dai nemici. Dopo aver supplicato la Luna, Niso, nascosto nel folto della vegetazione, scaglia la lancia, ma provoca l'ira di Volcente, che, ignorando l'assalitore, si vendica ferendo mortalmente Eurialo. Allora Niso con un grido svela la sua presenza e, nel tentativo di salvare l'amico, si offre ai colpi gettandosi fra i nemici; ma, ucciso Volcente, viene a sua volta trafitto dai colpi.

I Rutuli riportano le spoglie dei due nemici e di Volcente al campo, dove scoprono la strage fatta da Eurialo e Niso. Il giorno dopo la battaglia riprende, preceduta dal terribile trofeo delle teste dei due giovani confitte sulle picche. Mentre i Troiani continuano a difendere il campo, la Fama reca l'atroce notizia alla madre di Eurialo, la quale sconvolta invoca gli dei di dare anche a lei la morte; infine, due uomini mandati da Iulo la riportano nella sua tenda.

Intanto l'esercito nemico sferra un grande assalto, cercando di forzare l'accampamento, e si accanisce contro una torre; Turno riesce alla fine a incendiarla ed essa crolla rovinosamente. Il capo dei Rutuli, imbaldanzito, si scatena nella lotta, ma i Troiani gli tengono testa, mentre per la prima volta Iulo, con una freccia, uccide un forte nemico.

Turno, frattanto, insolentisce i Troiani che non osano uscire dall'accampamento e provoca l'ira di Ascanio che Apollo stesso, tuttavia, fa allontanare dalla battaglia perché non si esponga troppo al pericolo. Due fratelli troiani, Pandaro e Bizia, guerrieri giganteschi, aprono la porta affidata a loro, e sfidano i nemici a entrare facendone strage. Infine accorre anche Turno, uccidendo chi gli si oppone, fra cui Bizia; Pandaro allora con grande sforzo chiude la porta, ma Turno resta all'interno dell'accampamento, dove subito uccide lo stesso Pandaro e altri valenti guerrieri.

I Troiani fuggono atterriti mentre Turno impazza nell'accampamento, ma alla fine non sa cogliere il momento per spalancare la porta e far entrare i suoi. Allora Mnesteo e Seresto rimproverano i Troiani in fuga e li esortano a resistere riuscendo a fatica a riorganizzare in qualche modo le file troiane. Turno è così costretto ad arretrare, ormai sfinito, finché con un balzo salta nel Tevere, che lo accoglie e lo rende purificato ai compagni.


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