Eneide Libro IX - Analisi temi e personaggi
     


Eneide Libro IX - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del nono libro dell'Eneide.

Eurialo e Niso


I temi

Con il sesto libro inizia la parte dell'Eneide "iliadica" dell'Eneide, cioè più legata al modello dell'Iliade e quindi più direttamente ispirata alla guerra: col nono libro entriamo nel vivo delle battaglie e delle prove di eroismo, segnate fin dall'inizio da un motivo che è anch'esso derivato dall'Iliade: il tema della sposa rapita, introdotto esplicitamente da Turno, a cui viene sottratta la sposa promessa, Lavinia. Tuttavia la guerra, direttamente originata dall'intervento nefasto della divinità, è ben più drammatica di quella che Omero descrive nell'Iliade, soprattutto perché diversa è la percezione che ne hanno i personaggi e ben più grandi sono le lacerazioni che provoca nel cuore e nel destino degli uomini. Per i personaggi virgiliani la guerra non è semplicemente un'occasione per mettere in luce il proprio valore e per tramandare il proprio nome: è piuttosto una difficile prova, che mette in gioco la loro vita e sradica le loro speranze. In questo libro, che vede trionfare la forza e l'impeto di Turno, il sentimento che domina non è il compiacimento per il coraggio dell'eroe, ma il senso dell'onore dolorosamente conquistato da Eurialo e Niso attraverso la morte. In queste due figure, nel loro eroismo, nella loro giovinezza e nella morte ingiusta che li accomuna, riecheggia lo spirito che anima la conclusione del sesto libro, nella figura del giovane Marcello, non meno che nella rappresentazione dei morti anzitempo. Nei libri più vicini al modello omerico, dunque, si nota anche una rielaborazione dell'eroismo: quello che in Omero è la rivincita dell'uomo sulla morte, poiché permette il ricordo immortale grazie alla memoria della collettività, è in Virgilio un comportamento celebrato con rispetto e segnato dal dolore e dalla consapevolezza che la guerra è uno stravolgimento terribile e insensato, che nessuna gloria può giustificare del tutto.



La struttura del libro

La narrazione è divisa in tre sequenze, delle quali la prima (vv. 1-175) e la terza (vv. 459-818) sono una sorta di cornice che racchiude la vicenda eroica della sortita di Eurialo e Niso, inquadrandola nei combattimenti e distinguendola da essi per il suo valore umano e per la drammaticità.



Le fonti

La fonte fondamentale è il decimo libro dell'Iliade, che narra la sortita notturna di Ulisse e Diomede nel campo troiano. Tuttavia, la finalità ben più nobile (Ulisse e Diomede vogliono semplicemente spiare i nemici) e l'esito drammatico, oltre al rapporto fra i due e la loro giovinezza, conferiscono all'episodio un significato diverso e più profondo. Altri sono gli echi omerici, soprattutto il lamento di Andromaca e di Ecuba sul cadavere di Ettore nei libri ventidue e ventiquattro dell'Iliade.



Il narratore

In un libro nel quale domina la narrazione degli eventi, il narratore gestisce dall'esterno la regia dei fatti, sapientemente organizzati nella struttura; gli interventi però non mancano e segnano soprattutto la partecipazione alla morte di Eurialo e Niso, con l'elogio altissimo in cui emerge chiaramente la voce del poeta.



Lo spazio

Come in alcune scene di battaglia dell'Iliade, anche qui si contrappongono l'accampamento e lo spazio dell'esercito nemico schierato. Questa contrapposizione dà origine agli assalti ripetuti e alle scene d'assedio. La forzatura dello schema è rappresentata dalla sortita notturna, rovinosa e drammatica: nello spazio dell'accampamento nemico, violato dai due giovani, ha luogo il loro atto eroico e si consuma la loro sorte infelice.



Il tempo

Le vicende narrate si svolgono in due tempi: una giornata intera e la mattina successiva, separate dall'avventura notturna di Eurialo e Niso. L'impresa è segnata dal senso del mistero e del pericolo legato alla notte, che rappresenta il tempo connotato della vicenda, in cui l'impresa eroica è associata alla morte e, nello stesso tempo, all'esaltazione della virtus.


L'ordine della narrazione
La narrazione è del tutto lineare e porta avanti le vicende che si verificano sul campo dei Troiani. Risultano invece interrotti, con un procedimento tipico dell'epica, i fatti inerenti alla missione di Enea presso Evandro e gli Etruschi.



I personaggi

Significativa in questo libro è l'assenza di Enea, che i Troiani rimpiangono, di cui eseguono scrupolosamente gli ordini e che è, indirettamente, causa della morte dei due protagonisti, che si offrono di raggiungerlo per informarlo degli eventi. La sua assenza, che ricorda quella di Achille in gran parte dell'Iliade, consente a Turno di primeggiare, in una serie di furiosi combattimenti, senza che nessuno gli si possa efficacemente opporre. La schiera dei Troiani costituisce una sorta di personaggio corale: essi, anche in assenza del loro capo, sanno stare alle consegne, in quell'atteggiamento che sarà poi fondamentale negli eserciti romani: la fedeltà all'ordine ricevuto. Nei due personaggi di Eurialo e Niso, la cui vicenda è centrale nel libro, riecheggiano antichi esempi di valore: il modello più diretto è evidentemente il decimo libro dell'Iliade, in cui Ulisse e Diomede fanno un'incursione nel campo nemico; tuttavia l'elemento più significativo è l'amicizia dei due eroi: essa ricorda quella fra Achille e Patroclo, anche per la diversa età dei due e per il sentimento di devozione che essi nutrono l'uno per l'altro. Il fatto che nel testo virgiliano sia l'inesperienza di Eurialo a perderlo, aggiunge un elemento patetico alla vicenda, mentre è originale in Virgilio la presenza della madre del giovane, la cui disperazione accentua la drammaticità. Unico personaggio femminile rimasto nel campo troiano, la madre di Eurialo è l'erede di figure come Ecuba e Andromaca, e rappresenta il dolore straziante della madre e della donna abbandonata.


Gli dei
Prosegue in questo libro l'opera di Giunone, mai diretta, ma svolta dalle divinità minori che la assecondano nei suoi disegni: Aletto, nel settimo libro, Iris in questo. La guerra è la diretta conseguenza della sua opera dissennata e tanto più ingiustificata in quanto segnata dalla consapevolezza che essa è solo una vana vendetta.



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