Giovanni Verga: La Lupa - Riassunto

E' uno dei racconti più noti del Verga verista. In realtà qui il livello di realismo è, contemporaneamente, molto alto e insieme basso: il testo, infatti, narra una vicenda quasi fuori dal tempo e dallo spazio, circondata da un alone mitico, come certe storie di streghe e di incantesimi della tradizione popolare.

Riassunto:

Era alta, magra e aveva soltanto un seno vigoroso , questa era la gnà Pina, chiamata dalla gente del posto la lupa perché non era sazia di niente .
Le donne come la vedevano passare si facevano la croce perché avevano paura che portasse i propri figli e mariti a peccare con lei . la lupa aveva una figlia di nome Maricchia, che era una bella ragazza ma soffriva molto, perché avendo una madre così snaturata nessuno lavrebbe presa in moglie anche se aveva una buona dote.
Un giorno la lupa si innamorò di un giovane che era tornato dal servizio militare e lavorava nei campi vicino alla sua casa, questo ragazzo si chiamava Nanni. Successivamente la lupa disse a Nanni quello che provava per lui ma egli le rispose che non voleva lei ma sua figlia Maricchia. La lupa sentendosi dare quella risposta scappò con le mani nei capelli e non si fece vedere per alcuni mesi. Quando arrivò la stagione degli ulivi la lupa si convinse a dare in sposa sua figlia, la prese di forza e la portò da Nanni; lui accettò, anche se Maricchia non era molto daccordo. Dopo il matrimonio Nanni e Maricchia andarono a vivere nella casa della lupa. Ella nonostante tutto continuava ad amarlo e a corteggiarlo e alla fine lui cedette. Maricchia in un primo momento subì la situazione, ma un giorno stanca disse alla madre che se non la smetteva di importunare il marito sarebbe andata dal brigadiere; la madre non lascoltò e così Maricchia andò dal brigadiere a cui chiese di allontanare la madre dalla casa. Il brigadiere chiamò Nanni e lo minacciò dicendogli che lo avrebbe mandato in galera, lui si difese dicendo che la lupa era una tentazione continua e che voleva essere aiutato a uscire da quellinferno. Il brigadiere parlò anche con la lupa ma lei disse che da quella casa che era sua non se ne sarebbe andata. Un giorno Nanni, mentre lavorava fu colpito dal calcio di un mulo e rischiò la vita. Il prete disse che se la lupa non se ne sarebbe andata non lo avrebbe confessato, così la lupa se ne andò.
Quando guarì per un po di tempo le cose andarono bene , poi la lupa prese a perseguitarlo, lui la pregò di lasciarlo in pace , anche per il bene di Maricchia, arrivò anche a minacciarla di morte, ma lei non se ne curò anzi gli disse: "ammazzami pure non me ne importa". Nanni mentre zappava nella vigna la vide venirgli incontro, staccò lascia dallalbero e la minacciò ma lei incurante continuò ad avvicinarsi..fine.
 


Ripercorriamo il testo
Il racconto, molto compatto e teso nella struttura, presenta il seguente schema narrativo:

  • esiste un contrasto morale tra la donna che tutti chiamano la Lupa e il villaggio nella quale vive;
  • la Lupa s'innamora di Nanni, un giovane contadino;
  • la Lupa rivela a Nanni il proprio desiderio per lui, ma l'uomo si nega: vuole sposare Maricchia, la figlia della Lupa;
  • Maricchia non vuole sposare Nanni, ma sua madre la obbliga;
  • approfittando della parentela e della convivenza con Nanni, dopo molti tentativi la Lupa riesce e sedurre il genero;
  • Maricchia scopre la relazione e denuncia sua madre al brigadiere; ma nessuno può nulla di fronte all'ostinazione della Lupa;
  • emarginato da tutti a causa della relazione con la Lupa, Nanni cerca aiuto per allontanare la suocera da sé, compie atti di penitenza ecc., ma nulla serve a liberarsi dell'incantesimo.
  • Nanni, infine, uccide la Lupa, che muore senza opporre resistenza.
Il significato del testo
La gnà Pina, la Lupa del titolo, emerge dal racconto quale incarnazione di una sessualità istintiva e animalesca. E' immagine di una femminilità primitiva, inquietante, incontrollabile; come tanti personaggi femminili della precedente narrativa mondana di Verga (per esempio Narcisa Valderi di Una peccatrice), anche la gnà Pina è, prima donna, maga, maliarda, sirena. Ma le sue armi non sono più quelle artificiose del fascino o della cultura: in lei il narratore verista disegna un'inclinazione delle forze più segrete e potenti della natura. La Lupa appare in sostanza una sorta di donna-bestia o di donna-demone, in cui prendono forma e corpo le forze inconsce dell'istinto. Contro di esse non c'è rimedio o esorcismo che tenga: l'uomo (in questo caso il giovane Nanni) non può che rimanerne semplice strumento e, insieme, vittima.

Commento personale
La novella narra l'amore morboso della gnà Pina per gli uomini, e in particolare per Nanni.
Nel descrivere la protagonista, Verga insiste soprattutto sugli occhi, le labbra, il volto della Lupa, cioè sugli aspetti fisici per sottolineare la sua forte sensualità.
La Lupa viene presentata sia direttamente dal narratore, sia, più indirettamente, da ciò che la gente dice e pensa di lei.
La novella è contrassegnata da un'atmosfera di violenza, durezza e drammaticità. Tale sensazione dipende dall'aspetto fisico dei personaggi, dall'ambiente in cui vivono e, infine, dalle loro reazioni a quanto accade.
Al contrario della madre, la figlia Maricchia non viene descritta dal narratore né direttamente né indirettamente: di lei non sappiamo se è bella o meno, se somiglia alla madre ecc.
Un elemento sul quale insiste il narratore è il potere demoniaco di seduzione della protagonista: la Lupa sembra infatti una creatura dell'inferno, tanto è in grado di attrarre gli uomini a sé, fino al punto che essi non riescono più a liberarsi di questo maleficio.

Analisi del testo
L'autore s'identifica con il narratore popolare, che si rivolge a un pubblico contadino, di gente di paese, usando la gestualità per descrivere situazioni e persone (due occhi grandi così) e vivacizzando il racconto con riferimenti diretti a chi ascolta/legge (labbra... che vi mangiavano).

La novella produce sul lettore un vivo effetto di coinvolgimento emotivo, grazia ad alcuni accorgimenti stilistici:
- le battute di dialogo brevi e incisive, che concentrano al massimo la tensione emotiva;
- le ripetizioni ossessive che si incontrano lungo tutto il testo, secondo i modi tipici del raccontare popolaresco;
- la forte fisicizzazione del linguaggio, che corrisponde alla natura passionale della protagonista;
- infine, l'atmosfera fiabesca, che emerge dall'uso di indicazioni spazio-temporali generiche.

Nel riportare i discorsi e i pensieri dei suoi personaggi, il narratore usa quattro diverse modalità:
1) il discorso diretto legato, nel quale le parole dei personaggi vengono riferite tra lineette, precedute da un verbo dichiarativo;
2) il discorso diretto libero, nel quale le parole dei personaggi sono riportate senza farle precedere dal verbo dichiarativo;
3) il discorso indiretto legato, nel quale il narratore riferisce le parole dei personaggi senza virgolette, ma facendole precedere da un verbo dichiarativo;
4) il discorso indiretto libero, nel quale le parole dei personaggi sono riportate senza virgolette e senza verbo dichiarativo: i lettori qui devono indovinare la presenza di un dialogo alle spalle del narrato.

Uno dei principali scopi del Verismo è rappresentare il mondo popolare, a livello di contenuto, di tradizioni, di linguaggio.


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