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Storie e racconti di Giufà


Giufà, chiamato a volte anche Giucà, è un personaggio letterario della tradizione orale popolare della Sicilia e di altri paesi, dove però assume altri nomignoli. È un personaggio atipico, a volte stolto e saggio, furbo e ingenuo, che perde facilmente la pazienza. Diventa facilmente il bersaglio di malandrini e truffatori di ogni genere, che lo etichettano come un facile pollo da spennare. Anche se si caccia spesso nei guai, riesce quasi sempre, spesso involontariamente a uscirne illeso, a farla franca e a ottenere vantaggi personali. Vive alla giornata in maniera candida e spensierata, si esprime per frasi fatte e segue, a modo suo, le regole impartite dalla madre.

Nella letteratura scritta, Giufà compare nell'opera di Giuseppe Pitrè, studioso di tradizioni e storie popolari della Sicilia.



Giufà: storie e racconti

In questa pagina trovate una raccolta di storie e racconti di Giufà, un imprevedibile personaggio protagonista di numerose avventure. Se dovessero appassionarvi e divertirvi, prendete in considerazione l'acquisto di libri incentrati sulle storie di Giufà.

1) Giufà e il commerciante


2) Giufà e la pentola in prestito


3) Giufà e le stelle


4) Giufà e il chiodo


5) Giufà e i cento dinari


6) Giufà e le chiacchiere della gente


7) Giufà fa il giudice


8) Giufà e i dieci asini


9) Giufà e la statua di gesso


10) Giufà e i ladri


11) Giufà al mercato


12) Giufà e i ceci


13) Giufà, il cristiano e l'ebreo


14) Giufà e la luna


15) Giufà: Tirati la porta


16) Giufà e la chioccia
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Il lupo e l'agnello


Il lupo e l'agnello è una favola di Fedro e di Esopo.

Testo (Fedro):
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano venuti allo stesso ruscello.
Il lupo stava più in alto e, un po' più lontano, in basso, l'agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.
"Perché - disse - mi hai fatto diventare torbida l'acqua che sto bevendo?
E l'agnello, tremando:
"Come posso - chiedo - fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L'acqua scorre da te alle mie sorsate!"
Quello, respinto dalla forza della verità:
"Sei mesi fa - aggiunse - hai parlato male di me!"
Rispose l'agnello:
"Ma veramente... non ero ancora nato!"
"Per Ercole! Tuo padre - disse il lupo - ha parlato male di me!"
E così, afferratolo, lo uccide dandogli una morte ingiusta.
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.


Testo (Esopo):
Un lupo vide un agnello vicino a un torrente che beveva, e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di sporcare l'acqua, così che egli non poteva bere. L'agnello gli fece notare che, per bere, sfiorava appena l'acqua
e che, d'altra parte, stando a valle non gli era possibile intorbidire la corrente a monte.
Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: «Ma tu sei quello che l'anno scorso ha insultato mio padre !»
E l'agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato.
«Bene» concluse il lupo, «se tu sei così bravo a trovare delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti.»


Analisi del testo


Tipologia: favola.

Personaggi: il lupo, l'agnello.

Luogo: vicino a un torrente.

Spiegazione: Il lupo è un predatore e l'agnello una preda, avrebbe potuto mangiarsi il tenero animale senza nemmeno rivolgergli la parola ed invece ha cercato un pretesto, credendo di avere la meglio anche verbalmente oltre che sul piano fisico. In realtà l'agnello si è saputo difendere bene, anche perché non poteva essere accusato di nulla, ma questo non gli è mica servito a salvarsi la pelle. La favola dimostra che contro chi ha deciso di fare un torto non c'è giusta difesa che valga.

Morale: I prepotenti calpestano i deboli con falsi pretesti. Chi è dalla parte del giusto talvolta non può nulla contro chi è più forte.


Interessante è anche la lirica "Caino" scritta da Giuseppe Ungaretti, che ricorda parecchio questa favola, nella quale paragona Caino a un pastore di lupi per aver ucciso il fratello Abele e perché è il capostipite di un'umanità aggressiva.
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La rana e il bue


La rana e il bue è una favola di Fedro, che ha come tema principale l'invidia.

Testo (Fedro):
Una volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi fosse più grande.
Quelli risposero: - Il bue.
Sdegnata, volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e mori.
Quando gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi, finiscono male.


Testo (per bambini):
C'era una volta una rana presuntuosa che
non perdeva mai occasione per far vedere alle sue compagne
quanto fosse migliore di loro.
Un giorno capitò nel loro stagno un grosso bue:
"Ci vorrebbero cento rane come noi
per fare una rana grossa come il bue!"
osservarono in coro.
La rana presuntuosa replicò:
"Si, è grosso ma non mi sembra poi così tanto!"
Gonfiando il petto continuò:
"Anch'io posso diventare grossa come il bue!"
Le rane scoppiarono a ridere:
"Sei piccola troppo piccola!".
La rana gonfiò ancora più il petto:
"E ora?""Sei ancora piccola!".
Allora inspirò quanta più aria poteva,
si gonfiò e si gonfiò finché.... BUUMMMMM!,
fece la pelle tese scoppiando.
"Chi troppo vuole..."
commentarono le rane allontanandosi.


Analisi del testo


Tipologia: favola

Personaggi: la rana, i suoi piccoli e il bue.

Luogo: uno stagno.

Spiegazione: La rana si è sempre sentita importante fra i suoi simili ma in confronto al bue era un essere estremamente piccolo e insignificante. Invidiosa per la sua stazza e convinta di poter fare di meglio, si è gonfiata fino a scoppiare. Persino le altre rane che stavano lì a guardarla si prendevano gioco di lei sia prima, durante il gonfiarsi che dopo la sua morte. Si dice che l'invidia sia una brutta bestia e che bisogna essere se stessi perché è la cosa che ci riesce meglio e anche in modo naturale. Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male.

Morale: L’invidia fa morire di rabbia. Mai provare l'impossibile.
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Il cane e il pezzo di carne


Il cane e il pezzo di carne, talvolta abbreviato in Il cane e la carne, è il titolo di una favola di Fedro, più precisamente la quarta del libro Fabulae. Questa è una favola adatta per le persone avide e un proverbio che si potrebbe associare ad essa è "Chi troppo vuole nulla stringe".

Testo (Fedro):
Un cane nuotava per il fiume, portando in bocca un pezzo di carne. Ad un tratto vide la sua immagine nello specchio delle acque e, credendo che un altro cane portasse una seconda preda, volle strappargliela. Ma la sua avidità fu punita: lasciò cadere il cibo che teneva il bocca e non riuscì neppure a toccare quello che desiderava.


Testo (2):
Un cane stava attraversando a nuoto un fiume con un pezzo di carne in bocca, quando vide riflessa nelle acque la sua immagine e credette che fosse un altro cane. Tentò allora di rubargli il boccone, ma rimase deluso: per la sua ingordigia non solo non raggiunse il suo scopo ma perse nelle acque anche la sua carne.


Analisi del testo


Tipologia: favola.

Personaggi: il cane.

Spiegazione: Un cane ha ricevuto, probabilmente dal suo padrone, un bel pezzo di carne. I cani, così come la maggior parte degli animali, considerano il cibo ottenuto senza fatica una specie di trofeo, per nulla al mondo lo lascerebbero incustodito... a meno che non trovano qualcosa di più appetibile e a portata di mano. Specchiandosi, lo sciocco cane ha trovato la sua stessa figura riflessa nell'acqua e, per prendere il pezzo di carne dell'altro cane (che non esiste), ha perso pure la sua fetta di carne che è caduta nel fiume e portata via dalla corrente.

Morale: Se si vuole avere troppo si finisce col perdere anche quello che si ha.
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La volpe e la cicogna


La volpe e la cicogna è una favola di Esopo, ma anche Fedro ne ha scritta una simile. Come già avvenuto per la favola La volpe e l'uva, anche da questa ne deriva un famoso proverbio che è "Chi la fa, l'aspetti".

Testo (Esopo):
La volpe e la cicogna erano buone amiche. Un tempo si vedevano spesso, e un giorno la volpe invitò a pranzo la cicogna; per farle uno scherzo, le servì della minestra in una scodella poco profonda: la volpe leccava facilmente, ma la cicogna riusciva soltanto a bagnare la punta del lungo becco e dopo pranzo era più affamata di prima.
- Mi dispiace - disse la volpe - La minestra non è di tuo gradimento?
- Oh, non ti preoccupare: spero anzi che vorrai restituirmi la visita e che verrai presto a pranzo da me - rispose la cicogna.
Così fu stabilito il giorno in cui la volpe sarebbe andata a trovare la cicogna.
Sedettero a tavola, mai i cibi erano preparati in vasi dal collo lungo e stretto nei quali la volpe non riusciva ad infilare il muso: tutto ciò che poté fare fu leccare l'esterno del vaso, mentre la cicogna tuffava il becco nel brodo e ne tirava fuori saporitissime rane.
- Non ti piace, cara, ciò che ho preparato?
Fu così che la volpe burlona fu a sua volta presa in giro dalla cicogna.


Testo (Fedro):
Una volpe e una cicogna – si racconta – si invitarono a cena vicendevolmente. La volpe, prima a invitare, preparò in un vassoio una brodaglia dal profumo molto appetitoso. La cicogna, pur essendo affamata, in nessun modo riuscì a mangiare, a causa del suo lungo becco, e si mangiò tutto la volpe. Questa, avendo ricambiato l’invito, mise davanti alla volpe una bottiglia piena di cibo sminuzzato, di cui si saziò dopo avervi ficcato il becco facendo soffrire la fame all’invitata. E mentre questa cercava invano di infilare la sua bocca nel lungo collo della bottiglia, sappiamo che l’uccello migratore le abbia detto: «E sopporta in modo sereno visto che mi hai dato tu l’esempio».


Testo (per bambini):
C'era una volta una volpe che, fatta amicizia con una cicogna,
decise di invitarla a pranzo.
Mentre preparava un raffinato brodino non resistette alla
tentazione di farle uno scherzo: "Si accomodi, signora cicogna,
le ho preparato un brodino speciale di rane e prezzemolo!
"Grazie, Grazie" rispose contenta la cicogna,
annusando l'invitante profumo,
ma di colpo si rese conto dello scherzo:
il suo lungo becco, per quanto si sforzasse,
non riusciva a bere dal piatto basso!
"Beva, Beva! Non le piace?
L'ho preparato apposta per lei" diceva la volpe con un risolino.
"Mi dispiace, ma mi è venuto improvvisamente
un terribile mal di testa che mi ha tolto l'appetito!
La volpe premurosa si affrettò a risponderle:
"Un così buon brodo, pazienza sarà per un'altra volta!"
"Ecco brava, la prossima volta sarà a casa mia,
la invito domani a pranzo!"
La volpe si presentò puntuale a casa della cicogna e
con l'acquolina in bocca accostò la lingua ad un vaso
dalla stretta imboccatura che conteneva una minestra di pesce.
Gli sforzi della volpe si rivelarono vani,
non riuscì ad assaggiare neanche un goccio di minestra.
La volpe beffata ritornò a casa a stomaco vuoto,
mentre una vocina dentro le diceva:
"Chi la fa, l'aspetti!"


Analisi del testo


Tipologia: favola.

Personaggi: la volpe e la cicogna.

Spiegazione: La volpe vorrebbe far prevalere la sua astuzia sulla cicogna prendendosi gioco di lei: la invita a pranzo ma poi le serve il cibo in un recipiente non adatto a un animale con le sue caratteristiche fisiche, ovvero poco profondo (i giusti recipienti sarebbero dovuti essere quelli illustrati in figura). La cicogna che non è riuscita a toccare cibo, anziché abbattersi o arrabbiarsi, se ne va senza mostrarsi sconfitta, ma non prima di aver invitato a sua volta la volpe a pranzo. Questa volta sarà lei ad usare la stessa tattica della volpe, lasciandola con lo stomaco vuoto... ma quello della cicogna è più di una banale vendetta, è un insegnamento di vita: non bisogna mai fare dei torti agli altri se non vogliamo che gli stessi torti vengano fatti anche a noi.

Morale: Non far del male, ma punisci chi ne fa a te con la stessa sua legge.
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La volpe e l'uva


La volpe e l'uva è una delle più celebri favole attribuite a Esopo, talmente famosa che da essa deriva il proverbio "Fare come la volpe con l'uva". Anche il proverbio persiano "Il gatto che non può raggiungere la carne dice che ha un cattivo odore" pur essendo scritto diversamente riprende lo stesso concetto.
In questa pagina trovate sia la versione di Esopo tradotta dal greco, sia quella di Fedro tradotta dal latino. Queste due sono le uniche originali, tutte le altre reperibili in rete sono favole abbellite con informazioni aggiuntive e nuovi personaggi per rendere più piacevole la lettura ai bambini. Nonostante le diverse varianti il significato finale rimane sempre lo stesso.


Testo (Esopo):
Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi.» Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.


Testo (Fedro):
Spinta dalla fame una volpe tenta di raggiungere un grappolo d'uva posto sin alto sulla vite, saltando con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclama: "Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba!". Coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a se stessi questo paradigma.


Testo (per bambini):
C'era una volta una volpe molto furba.
Al suo apparire tutti gli animali del bosco fuggivano,
sapendo quanto fosse crudele e insaziabile,
tanto che alla fine si ritrovò senza più niente da mangiare.
Affamata, la volpe giunse in un vigneto.
Passò di fianco a dei tralci di vite da cui pendevano
grossi grappoli d'uva matura,
che parevano dolci e succosi.
"Uva? Con la fame che ho, meglio che niente..."
si disse la volpe.
Così si alzò sulle zampe posteriori e saltò
con agilità per afferrare un po' d'uva,
ma non riuscì a raggiungerla.
Allora si allontanò per prendere la rincorsa e provò ancora,
con tutte le sue forze.
Riprovò più e più volte, con ostinazione ma senza alcun successo:
i grappoli d'uva sembravano sempre più lontani.
"Cra! Cra! Cra!" rideva dall'alto di un ramo una cornacchia,
prendendosi gioco di lei.
" Quest'uva è troppo acerba!
Poco importa se non riesco ad afferrarla...
ritornerò quando sarà matura!"
Concluse ad alta voce la volpe,
gonfiando il petto per darsi un contegno,
nonostante la delusione patita e la pancia vuota.


Analisi del testo


Tipologia: favola.

Personaggi: la volpe. 

Spiegazione: Al contrario di altre favole o racconti, la volpe non è astuta, bensì incapace di raggiungere un obiettivo che si era prefissata: arrivare all'uva con un salto per sfamarsi. Ancora affamata e frustrata per non essere riuscita ad arrivare all'uva, si allontana dicendo che "non è ancora matura". Con tale espressione, la volpe vuol far credere che è inutile fare tanti sforzi per un grappolo d’uva acerba; l'unica che probabilmente è riuscita a ingannare è solo se stessa.

Morale: La morale del racconto è che non bisogna disprezzare ciò che non si può ottenere. Questo comportamento della volpe è una tipica abitudine di quelle persone che non riescono ad ammettere di non essere portati per fare un determinato lavoro e, per nascondere le proprie lacune, mentono sapendo di mentire: cambiando discorso, dando la colpa ad altro, spregiandolo. Ad esempio, chi vorrebbe vincere ma uscendone alla fine sconfitto nega di aver desiderato la vittoria, oppure disprezza il premio mancato. Da ciò si può trarre l'insegnamento che senza impegno ed umiltà diventa impossibile raggiungere grandi obiettivi nella vita.
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