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Giosue Carducci: Nevicata


Testo: Nevicata

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città.


Parafrasi: Nevicata
La neve cade lentamente attraverso il cielo grigio: Bologna non è più animata dalle quotidiana grida dei pedoni o dei negozianti ed appare silenziosa in conseguenza dello svanire dei suoni tipici della città.


Analisi del testo: Nevicata
E' la penultima poesia di Odi barbare: è un'elegia scritta in concomitanza con l'aggravarsi della malattia dell'amata Lidia, che morì il 25 febbraio 1881. 

Commento: Nevicata
Il poeta si trova nella sua casa di Bologna, dedito agli studi consueti. Fuori nevica: un fioccare continuo e lento, che scende da un cielo color cenere. 

Figure retoriche: Nevicata
Carducci per comunicare meglio le immagini e le sensazioni che esse suscitano utilizza diverse figure retoriche.
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Figure retoriche: Nevicata, Carducci


di Giosue Carducci
Figure retoriche:

Carducci per comunicare meglio le immagini e le sensazioni che esse suscitano utilizza diverse figure retoriche. Ad esempio per sottolineare la mancanza di suoni pone un enjambement tra i vv.1-2 e un chiasmo nel v.3; cerca di far emergere la parola cinereo attraverso un allitterazione e rende ancor più angosciosa l’attesa della morte attraverso la ripetizione al v.9. Nelle prime due strofe il silenzio rappresentato come parte del paesaggio, in quanto non si sentono più grida delle persone e della contadina e non si sente il rumore del carro che passa, mentre nell'ultima strofa il silenzio sta ad interpretare come morte del poeta. Carducci paragona il picchiare degli uccelli sui vetri appannati al richiamo di alcuni amici morti , quindi ottiene il passaggio dalla descrizione del paesaggio alla sua situazione tramite una similitudine.
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Commento: Nevicata, Carducci

di Giosue Carducci
Commento:



Il poeta si trova nella sua casa di Bologna, dedito agli studi consueti. Fuori nevica: un fioccare continuo e lento, che scende da un cielo color cenere. La neve attutisce ogni rumore. Anche i rintocchi dell'orologio della torre giungono smorzati; finiscono per sembrare sospiri provenienti da un altro mondo. Un nuovo, vago rumore attira quindi l'attenzione: al vetro picchiano gli uccelli, che vanno errando alla ricerca di cibo e di un riparo. Essi riescono infine a scuotere il poeta: quel battere insistito è come un richiamo che le anime degli amici defunti gli lanciano, un richiamo al destino di morte che attende anche lui, e al quale egli si dice pronto.
Il tema della lirica è il pensiero della morte, ricorrente nell'opera di Carducci. In molte sue liriche si trova la contrapposizione tra vita e morte, luce e tenebre, tra il sole da una parte e il freddo e l'ombra dall'altra. In questo testo, invece, sembra predominare solo il pensiero della morte, che acquista la forma simbolica degli uccelli, che picchiano sul vetro. In ciò Nevicata ci rivela un Carducci diverso. Un'eco della vita e delal gioia che essa suscita riecheggia forse nel grido dell'erbaiola, nel carro che corre e nell'accenno indomito cuore. Ma sono solo accenni, smorzati dalla neve e soprattutto dalla pesante tristezza che grava sul cuore.
La nota più moderna del testo è la capacità del poeta di animare di una vita misteriosa e segreta il mondo circostante. Gli elementi naturalistici (la neve che cade, i rintocchi del campanile che gemon) non contano per la loro materialità: valgono come simboli enigmatici, nei quali l'autore riflette i propri pensieri o sentimenti. Soprattutto negli uccelli raminghi Carducci proietta i fantasmi di angoscia e di paura che popolano il suo universo interiore.
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Analisi: Nevicata, Carducci

di Giosue Carducci
Analisi del testo:



E' la penultima poesia di Odi barbare: è un'elegia scritta in concomitanza con l'aggravarsi della malattia dell'amata Lidia, che morì il 25 febbraio 1881. La lirica ritrae un quadro senza tempo; nevica, la città è silenziosa e sembra senza vita; uccelli raminghi si avvicinano ai vetri appannati della finestra, e sono le trasfigurazioni degli spiriti degli amici scomparsi che chiamano il Poeta.

La Metrica: per riprodurre il metro distico elegiaco, uno dei più frequenti nella metrica greco-latina, formato da un esametro e un pentametro, il poeta associa un settenario e un novenario per l'esametro (con eccezione al verso 7), e un settenario e un ottonario tronchi per il pentametro (con eccezione al verso 8).

CINEREO: Che ha un colore grigio simile a quello della cenere
GRIDI...DA LA CITTA': non salgono più dalla città né grida né suoni i vita.
NON D'ERBAIOLA IL GRIDO: non si sente più il grido con cui la venditrice ambulante di frutta annuncia il proprio arrivo.
CORRENTE...CARRO: rumore di carro che corre.
NON D'AMOR...GIOVENTU': non si ode più il canto gioioso d'amore e di gioventù.
TORRE DI PIAZZA: la torre del palazzo del Comune di Bologna, in piazza San Petronio.
ROCHE...GEMON: il rintocco delle ore risuona come un gemito nell'aria, con un suono attuito dalla neve.
LUNGI DAL DI': lontano dalla vita terrena, dalla luce del sole, è il mondo dei morti.
PICCHIANO: picchiettano, bussano ai vetri appannati.
RAMINGHI: che vagano errabondi, senza dimora.
GLI AMICI...SON: (questi uccelli) sono gli spiriti, le anime degli amici che ritornano (reduci).
A ME: Il senso è che pregano il poeta di seguirli.
IN BREVE: fra poco.
INDOMITO: mai domato, incapace di arrendersi.
SILENZIO...NE L'OMBRA: il silenzio della tomba.
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Parafrasi: Nevicata, Carducci

di Giosue Carducci
Parafrasi:

La neve cade lentamente attraverso il cielo grigio: Bologna non è più animata dalle quotidiana grida dei pedoni o dei negozianti ed appare silenziosa in conseguenza dello svanire dei suoni tipici della città.
Non si sentono più per la strada le urla dell’erbaiola né è possibile udire il rumore del carro che corre nella via. L’animo dei cittadini non è più rallegrato da parole o gesta di amore ed affetto e la pace regna nel cortile dove non si alzano gli schiamazzi dei bambini che giocano felici.
Dalla torre del palazzo comunale di piazza San Petronio, si diffonde nell’atmosfera la sensazione che i rintocchi delle ore determinino un allontanamento dalla dimensione del tempo e dalla luce del giorno: il mondo dei morti è ormai vicino.
Gli uccelli erranti che vagano senza mai fermarsi e privi di una precisa meta picchiano ai vetri appannati. Si tratta degli spiriti di amici defunti che mi osservano e mi chiamano a loro.
Appellandomi a te, cuore mio, ti prego di abbandonare le illusione e le speranze della vita, affinché io possa predispormi all’attesa serena della morte. Tra poco, o cari amici spiriti, anche la mia ora sarà giunta: potrò così giungere nel mondo sotterraneo dove tutto è silenzio ed ombra.
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Testo: Nevicata, Carducci

di Giosuè Carducci
Testo:

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,

non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.


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