Purgatorio Canto 15 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel quindicesimo canto del Purgatorio (Canto XV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quindicesimo canto del Purgatorio. In questo canto Dante e Virgilio incontrano l'angelo della misericordia, che gli indica la strada da seguire per raggiungere la cornice successiva. Nel mentre Virgilio parla del concetto dell'invidia che è opposto a quello della natura dell'amore, dove non si deve desiderare quello posseduto dagli altri, in quanto più si dona e più si riceve. Infine giungono nella terza cornice, quella degli iracondi, e Dante assiste a tre visioni di esempi di mansuetudine. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 15 del Purgatorio.


Le figure retoriche

A guisa di fanciullo scherza = similitudine (v. 3). Cioè: "scherza come fanno i fanciulli".

Mezza notte era = anastrofe (v. 6). Cioè: "era mezzanotte".

Per mezzo ‘l naso = sineddoche (v. 7). Cioè: "in pieno viso", la parte per il tutto.

La cima / de le mie ciglia = enjambement (vv. 13-14).

Come quando da l’acqua o da lo specchio salta lo raggio a l’opposita parte, salendo su per lo modo parecchio a quel che scende, e tanto si diparte dal cader de la pietra in igual tratta, sì come mostra esperienza e arte; così mi parve da luce rifratta quivi dinanzi a me esser percosso = similitudine (vv. 16-23). Cioè: "Come quando il raggio luminoso viene riflesso dall'acqua o da uno specchio nella direzione opposta, così che il raggio che sale forma un angolo identico a quello del raggio che scende rispetto alla verticale al piano, come dimostrano l’esperienza e gli studi teorici; così mi sembrò di essere investito in quel punto da una luce riflessa".

L’opposita parte = anastrofe (v. 17). Cioè: "direzione opposta".

Giunti fummo = anastrofe (v. 34). Cioè: "fummo giunti".

Prode acquistar = anastrofe (v. 42). Cioè: "acquistare giovamento/vantaggio".

Ne le parole sue = anastrofe (v. 42). Cioè: "dalle sue parole".

Il disiderio vostro = anastrofe (v. 52). Cioè: "il vostro desiderio".

Com’a lucido corpo raggio vene = similitudine (v. 69). Cioè: "proprio come il raggio luminoso va verso un corpo lucido".

E come specchio l’uno a l’altro rende = similitudine (v. 75). Cioè: "'amore si riflette dall'uno all'altro come la luce da uno specchio".

Visione / estatica = enjambement (vv. 85-86).

La villa del cui nome ne’ dèi fu tanta lite, e onde ogni scienza disfavilla = perifrasi (vv. 97-99). Per indicare Atene.

Benigno e mite = endiadi (v. 102).

Forte / gridando = enjambement e anastrofe (vv. 107-108).

Pietà diserra = anastrofe (v. 114).

L’anima mia = anastrofe (v. 115). Cioè: "la mia anima".

Lo duca mio = anastrofe (v. 118). Cioè: "il mio duca".

Far sì com’om che dal sonno si slega = similitudine (v. 119). Cioè: "simile a un uomo che esce poco alla volta dal sonno".

A guisa di cui vino o sonno piega = similitudine (v. 123). Cioè: "come qualcuno vinto dal vino o dal sonno".

D’aprir lo core a l’acque de la pace che da l’etterno fonte son diffuse = metafora (v. 131-132). Cioè: "non rifiutare di aprire il cuore alle acque della pace (alla mansuetudine), che sono versate dalla fonte eterna (l'amore di Dio)".

Per quel che face chi guarda pur con l’occhio che non vede, quando disanimato il corpo giace = similitudine (v. 133-135). Cioè: "come fa quello che guarda con l'occhio corporeo che non vede, quando il corpo giace esanime".

Per darti forza al piede = metonimia (v. 136). Cioè: "per accelerare il tuo passo", la causa per l'effetto.

Come la notte oscuro = similitudine (v. 143).


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