Purgatorio Canto 6 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel sesto canto del Purgatorio (Canto VI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del sesto canto del Purgatorio. Dopo la malinconica invocazione di Pia di Tolomei, in questo canto Dante e Virgilio si trovano circondati da una schiera di anime, le quali pregano il poeta di sollecitare i loro parenti perché preghino per la loro salvezza. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 6 del Purgatorio.



Le figure retoriche

E così da la calca si difende = iperbato (v. 9). Cioè: "è così si difende...dalla calca".

Così facevo io in mezzo a quella folla di anime, volgendo il viso a loro qua e là, e promettendo mi separavo dalla calca = similitudine (vv. 10-12). Dante si paragona al vincitore del gioco della zara.

Le braccia / fiere = enjambement (vv. 12-13).

E l’anima divisa / dal corpo suo = enjambement (vv. 19-20).

Dal corpo suo = anastrofe (v. 20). Cioè: "dal suo corpo".

Libero fui = anastrofe (v. 25). Cioè: "fui libero".

Da tutte quante / quell’ombre = enjambement (vv. 25-26).

O luce mia = perifrasi (v. 29). Per indicare la sua guida, il suo maestro Virgilio.

Se quella nol ti dice che lume fia tra ‘l vero e lo ‘ntelletto = perifrasi (vv. 44-45). Cioè: "finché non te lo chiarirà colei che sarà luce tra la verità e il tuo intelletto". Per indicare Beatrice.

In su la vetta / di questo monte = enjambement (v. 48).

Ridere e felice = endiadi (v. 48).

L’ombra getta = anastrofe (v. 51). Cioè: "proietta l'ombra".

Posta / sola soletta = enjambemenet (vv. 58-59).

Altera e disdegnosa = endiadi (v. 62).

Onesta e tarda = endiadi (v. 63).

Ma lasciavane gir, solo sguardando a guisa di leon quando si posa = similitudine (v. 66). Cioè: "ma ci lasciava avvicinare, limitandosi a guardare come un leone quando sta in riposo".

Ahi serva Italia = apostrofe (v. 76).

Di quei ch’un muro e una fossa serra = perifrasi (v. 84). Cioè: "quelli che abitano rinchiusi da un unico muro e un unico fossato", per indicare gli abitanti di una stessa città.

Da le prode le tue marine = enjambement (vv. 85-86).

E poi ti guarda in seno = metafora (v. 86). Cioè: "e poi ti guarda nell'interno".

Ahi gente che dovresti esser devota = apostrofe (v. 91). Riferito alla gente di Chiesa.

E lasciar seder cesare in la sella = metafora (v. 92).

Per non esser corretta da li sproni = metafora (v. 95). Cioè: "perché non è governata dagli sproni dell’imperatore".

Poi che ponesti mano a la predella = metafora (v. 96). Cioè: "dopo che tu prendesti le redini".

La predella = sineddoche (v. 96). La parte per il tutto.

O Alberto tedesco = apostrofe (v. 97).

Ch’abbandoni / costei = enjambement (vv. 97-98).

Indomita e selvaggia = endiadi (v. 98).

E dovresti inforcar li suoi arcioni = metafora (v. 99). S'intende "governare l'Italia".

Arcioni = sineddoche (v. 99). La parte per il tutto, per indicare la sella.

Da le stelle caggia / sovra ‘l tuo sangue = enjambement (vv. 100-101).

Temenza n’aggia = anastrofe (v. 102). Cioè: "ne abbia timore".

Che ‘l giardin de lo ‘mperio sia diserto = metafora (v. 105).

Vieni/Vien = anafora (v.106, v.109, v.112, v.115).

La pressura / d’i tuoi gentili = enjambement (vv. 109-110).

Vedova e sola = endiadi (v. 113).

O sommo Giove = perifrasi (v. 118). Per indicare Cristo.

L’abisso / del tuo consiglio = enjambement (vv. 121-122).

Tutte piene / son di tiranni = enjambement (vv. 124-125).

Fiorenza mia = apostrofe (v. 127).

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca = metafora (v. 130). Per indicare la giustizia d’animo che viene manifestata.

Per non venir sanza consiglio a l’arco = metafora (v. 132).

Risponde sanza chiamare = enjambement (vv. 134-135).

Che fenno / l’antiche leggi = enjambement (v. 139).

Atene e Lacedemona = metonimia (v. 139). Per indicare i legislatori delle due città greche, Licurgo e Solone.

Sottili / provedimenti = enjambement (vv. 142-143).

Vedrai te somigliante a quella inferma che non può trovar posa in su le piume, ma con dar volta suo dolore scherma = similitudine (vv. 149-151). Cioè: "riconoscerai di esser simile a quell'ammalata che non può trovare riposo nel letto, ma rigirandosi di continuo cerca di trovare sollievo al suo dolore".


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