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Paradiso canto 23 Analisi e Commento

Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventitreesimo canto del Paradiso (Canto XXIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, Firenze, Galleria degli Uffizi

Analisi del canto

Il trionfo di Cristo e l'esperienza mistica
Il racconto del trionfo di Cristo occupa la prima parte del canto (vv. 16-45), e si suddivide poeticamente in quattro momenti: l'annuncio di Beatrice del giungere delle schiere beate, la similitudine della notte stellata e serena di plenilunio, l'apparizione dei beati illuminati dall'alto dalla luce di Cristo, e la contemplazione mistica del miracolo. Non si tratta dunque di un «trionfo» nel senso classico, cioè della figura di Cristo preceduta o seguita da schiere festose, bensì (come riprodotto in tanta pittura del tempo) del tripudio luminoso dei beati, della Chiesa trionfante nei cieli, disposti intorno a Cristo che li sovrasta con la luce di salvezza, premio della loro vittoria sul male e sul peccato. L'esperienza mistica della visione di Cristo, come di tutti i misteri più alti della divinità, è possibile solo tramite l'excessus mentis, cioè con l'espandersi della mente oltre i propri limiti naturali per speciale grazia. Esperienza sublime, forma somma di conoscenza, la visione mistica non può essere ricordata, e infatti Dante si paragonerà a colui che si risveglia da un sonno e cerca inutilmente di ricordarsi ciò che ha sognato (cfr. vv. 49-51); annunciato nel canto 1 (vv. 79), il fenomeno andrà accentuandosi man mano che ci si avvicina a Dio, assumendo la dimensione anche stilistica di una «poetica della ineffabilità».


Il trionfo della Madonna
La seconda parte del canto, dal v. 70 al termine, è tradizionalmente nota come il trionfo della Madonna, ed è uno dei passi più esemplari del culto di Dante per Maria, vista come madre amorosa che intercede in cielo per i suoi figli terreni, come annunciato fin dal II canto dell'Inferno. Qui per la prima volta Dante la incontra direttamente, e le dedica il primo di quegli omaggi poetici che si ripeteranno frequenti nei prossimi canti di avvicinamento a Dio fino alla sublime preghiera del canto XXXIII. La scena è solenne, articolata in diversi momenti di natura allegorica e liturgica (dal bel fior simbolo di Maria alla rievocazione dell'annunciazione e alla preghiera dei beati), ma contiene note di semplicità e intimità che mostrano l'affetto materno di Maria verso i beati e Dante; pensiamo in particolare alla similitudine dei vv. 121-123 che paragona lo slancio dei beati verso di lei alle braccia protese del bambino verso la madre, e che rimanda alla lunga similitudine in apertura di canto (v. 19), con l'uccello-madre che attende sul ramo la nascita del sole per poter vedere i propri piccoli e poterli sfamare.


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