Purgatorio Canto 16 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del sedicesimo canto del Purgatorio (Canto XVI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Marco Lombardo segue i poeti, illustrazione di Gustave Doré


Analisi del canto

Un incipit infernale
L'apertura del canto (vv. 1-15) presenta tutte le caratteristiche che hanno distinto l'Inferno dantesco, a partire dall'assenza totale della luce e della presenza rassicurante delle stelle: il cielo è buio, la vista è impedita da una notte impenetrabile al punto che gli occhi non riescono a restare aperti. Analogamente a tante situazioni già riscontrate nell'Inferno, anche in questa Virgilio propone la rassicurante sua presenza, la sua esperienza «saputa e fida», il suo confidente sostegno rappresentato dall'amichevole offerta dell'«omero» perché Dante, accecato dal buio, lo possa seguire come una guida sicura. In questo canto la condizione paesaggistica non ha tanto un valore descrittivo, come nella precedente cantica, bensì un significato simbolico e fortemente morale e didattico, visto che qui si purificano le anime di quanti nella vita sono stati «accecati» dall'ira, il vizio che fa perdere il lume della ragione. Rispetto a molte condizioni analoghe ritrovate nell'Inferno, in questo canto la componente uditiva è invece serena: le anime pregano insieme, all'unisono, invocando Cristo, «Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo», e se non è possibile distinguersi nel buio fitto, e possibile comprendersi grazie alla voce e alla concordia dei sentimenti.


L'incontro con Marco Lombardo
Posto al centro di tutta la Commedia, il discorso di Marco Lombardo è sintesi del pensiero dantesco. Personaggio storicamente non precisato, Marco Lombardo si presenta con estrema sobrietà, tramite due versi (46-47) simmetrici e bipartiti, frutto di raffinata cultura e sapienza stilistica, in cui, trascurando i dati biografici, sottolinea la sua esperienza delle vicende umane e delle leggi che governano la condotta degli uomini e, soprattutto, dichiara il suo amore per la virtù. Questo suo accenno offre a Dante l'occasione per dibattere di un argomento che gli sta particolarmente a cuore e che, dopo le parole di Guido del Duca nel canto XIV, è diventato inevitabile al punto che dice di scoppiare (v. 53) dal desiderio di approfondirlo.


Libero arbitrio e corruzione del mondo
Le parole di Marco Lombardo hanno sottolineato che gli uomini non cercano più la virtù e Dante, convinto di questa analisi, approfitta per entrare nell'argomento. II dibattito e la risposta di Marco Lombardo si snodano secondo questi punti salienti. II male del mondo dipende dall'uomo che, dotato di libero arbitrio, forza in direzioni maligne le influenze celesti. Gli uomini attribuiscono alle stelle la causa del male nel mondo ma questo è piuttosto frutto delle libere scelte che si operano. L'anima nasce dall'amore di Dio e tende naturalmente al bene; creata da Dio ingenua e innocente come una fanciulla ignara del male, il rischio è che resti ingannata da beni transitori e non distingua tra piaceri veri e illusori.
Per aiutare l'uomo sono state messe guide e freni: furono fatte le leggi e creati il potere temporale e quello spirituale. Da qui deriva la teoria medievale dei due "soli" un capo spirituale e un capo temporale che reggano in armonia la cristianità; il papa che guidi il mondo verso la salvezza spirituale e l'imperatore che regoli il mondo con giuste leggi. La corruzione dei due poteri (i due «reggimenti»), il conflitto che li oppone, la «spada» e il «pasturale» inopportunamente congiunti sono all'origine dei mali del mondo e causa dell'allontanamento degli uomini dalla virtù. Da qui si genera la nostalgia, espressa da Marco Lombardo, per i tempi antichi in cui nobiltà e cortesia reggevano la società. II suo ragionamento procede coerente; dapprima dimostra la falsità della dottrina (diffusa ai tempi di Dante) che fossero gli influssi astrali a determinare in modo meccanicistico il corso degli avvenimenti, annullando il libero arbitrio che, invece, è responsabile della corruzione che si diffonde ovunque. Rimuovere questo errore è fondamentale per ricercare le vere cause della degradazione dei costumi.


I due «soli»: il bastone e il pasturale
L'indagine rigorosa di Pietro Lombardo tiene conto della dottrina ma anche dell'esperienza e dell'analisi della realtà (da buon conoscitore del mondo: v. 47) e del convincimento che ogn'erba si conosce per lo seme (v.114). Marco Lombardo si fa interprete del pensiero politico di Dante, espresso in modo sistematico nella Monarchia e, in modo frammentario e poetico, in tanti passi della Divina Commedia. I due principi che debbono reggere il mondo e guidarlo alla pace sono due «soli» che la Volonté divina ha posto, dando a ognuno autonomia. La legge umana e la legge divina devono essere garantite dal bastone imperiale e dal pasturale del papa. È la crisi di queste due autorità che determina la corruzione del mondo: da un lato l'imperatore che non fa applicare le leggi (vv. 97-98) e dall'altro la politicizzazione della Chiesa che si appropria di ambiti non suoi, approfittando della latitanza dell'autorità imperiale.


Il buon ghepardo
A un presente di corruzione si oppone (con ricorrenza costante) il passato che si manifesta come modello; anche in questo canto si segue questo modulo. Come esempio di raro uomo virtuoso dei suoi tempi, Marco Lombardo insiste sulla figura del buon Gherardo, presentata in un'aura di quasi santità, che rende il nobiluomo trevigiano uno dei personaggi danteschi più celebri per antonomasia, benché appena citato.



Commento

La voce
La voce di Marco Lombardo spezza la cortina di fumo che avvolge le anime degli iracondi: la loro mente fu annebbiata dall'ira e ora ne scontano il peccato. Dante non vede il personaggio ma lo sente, e l'effetto dell'incontro è tutto lasciato a quelle parole scolpite nella nebbia. L'atmosfera misteriosa è anticipata dalla preghiera dell'Agnus Dei, un coro potente da canto gregoriano, una sinfonia d'anime che chiedono perdono a Dio. Poi arriva Marco Lombardo, nobile e dignitoso, pieno di irruenza e di garbo. La sua esclamazione sulla corruzione del mondo è affranta dal dolore: il mondo non segue i valori positivi ed è profondamente corrotto. Dante è convinto di ciò, anche perché l'ha sentito dire altre volte, ma è curioso di saperne la ragione. Come un oracolo, la voce di Marco Lombardo esce dall'oscurità della notte per illuminare Dante nel suo cammino di conoscenza. "Come puoi conciliare libero arbitrio con determinismo, colpa ed espiazione con mancanza di libertà?". Il pellegrino Dante riflette e sintetizza secoli di storia del pensiero, anticipando le diatribe che giungono fino ai nostri giorni. Non c'è stato chi misurava il cranio delle persone per stabilire se si trattava di possibili delinquenti o di geni? Non c'è chi ha assolto l'uomo da tutte le sue responsabilità decretandone la follia? Libertà e condizionamento delle azioni umane costituiscono uno dei problemi ancora aperti nella realtà di oggi, nel quale si giocano forse le sorti dell'umanità intera. È forse libero quell'uomo che uccide e nega il diritto di vivere ad altri uomini, o cede a ogni compromesso meschino e volgare?
L'oracolo parla e induce alla riflessione; Dante scopre così che il male dipende dall'uomo, perché a ciascuno è dato il libero arbitrio, cioè la possibilità di distinguere il bene. Se il discorso pare confortante, non riesce però a spiegare la corruzione del mondo. Qui l'oracolo assume i toni polemici dell'attacco politico, un tema caro al poeta, che in prima persona ha vissuto le conseguenze delle nascoste pene dei detentori del potere del suo tempo. Il gusto dei beni materiali ha prodotto una tale avidità che il papa è il primo in questa gara al possesso. Egli ha confuso il potere temporale con quello spirituale, ha congiunto la spada col pasturale, dimenticando il compito primario della Chiesa. Quale guida può avere l'umanità se chi è preposto a essa vive per primo nella corruzione e nell'avidità dei beni materiali? È questo il motivo fondamentale della corruzione del mondo: i due soli, quello politico e quello religioso, hanno confuso finalità e interessi. Alla ricerca dell'uomo e di Dio è subentrata la ricerca dei beni e del possesso, alla ricerca del fratello, quella del nemico da annientare: così è il papa stesso a fomentare le lotte e i contrasti, come è accaduto a Firenze, dove appoggia i Neri e fa strage dei Bianchi. Gravi riflessioni si affacciano alla mente del poeta, ma si avvicina un luogo di luce negato agli iracondi, destinati a espiare nella notte. L'oracolo ha terminato la sua profezia e si perde di nuovo nella nebbia, lasciando impressa nel poeta e nel lettore l'immagine intensa di due soli che squarcino le tenebre: una diarchia di poteri, capaci di superare la corruzione e guidare l'umanità al bene.


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