Purgatorio Canto 16 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel sedicesimo canto del Purgatorio (Canto XVI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del sedicesimo canto del Purgatorio. I due poeti si addentrano nel fumo oscuro e denso e incontrano gli iracondi che intonano l'Agnus Dei come simbolo della mansuetudine, tra questi Marco Lombardo. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 16 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Non fece al viso mio sì grosso velo come quel fummo ch’ivi ci coperse = similitudine (vv. 4-5). Cioè: "non stese mai sulla mia vista un così fitto velo, come quella nebbia che lì ci avvolse".

Né a sentir di così aspro pelo = metafora (v. 6). Cioè: "né così pungente al contatto".

Saputa e fida = endiadi (v. 8).

L’omero = sineddoche (v. 9). La parte per il tutto, l'omero invece che il braccio.

L’omero m’offerse = anastrofe (v. 9). Cioè: "e mi offri il suo appoggio".

Sì come cieco va dietro a sua guida per non smarrirsi e per non dar di cozzo in cosa che ‘l molesti, o forse ancida, m’andava io per l’aere amaro e sozzo, ascoltando il mio duca = similitudine (vv. 10-14). Cioè: "come il cieco segue la sua guida per non perdersi e non urtare qualcosa che possa ferirlo o forse ucciderlo, così io procedevo in quell'aria amara e oscura, ascoltando il mio maestro".

Amaro e nero = endiadi (v. 13). Cioè: "acre e acida". In riferimento al fumo.

Pareva / pregar = enjambement (vv. 16-17).

Che le peccata leva = anastrofe (v. 18). Cioè: "che toglie i peccati del mondo".

Una parola in tutte era e un modo, sì che parea tra esse ogne concordia = similitudine (vv. 20-21). Cioè: "tutti dicevano la stessa cosa e in modo tale che sembrava esserci una totale concordia".

Tu vero apprendi = anastrofe (v. 21). Cioè: "tu hai appreso il vero".

Detto fue = anastrofe (v. 28). Cioè: "fu detto".

Maestro mio = anastrofe (v. 29). Cioè: "mio maestro".

E se Dio m’ha in sua grazia rinchiuso = iperbato (v. 40). Cioè: "E se Dio mi ha accolto.. in sua grazia".

Del moderno uso = anastrofe (v. 42). Cioè: "dell'uso moderno".

Tue parole fier le nostre scorte = metafora (v. 45). Cioè: "le tue parole saranno le nostre guide, nel senso che accompagneranno il loro cammino".

Del mondo seppi = anastrofe (v. 47). Cioè: "sapiente/esperto del mondo".

Ciascun disteso l’arco = metafora (v. 48). Cioè: "ognuno ha abbandonato".

Per me / prieghi = anastrofe (v. 51). Cioè: "preghi per me".

Sentenza tua = anastrofe (v. 56). Cioè: "tua sentenza".

Gravido e coverto = endiadi (v. 60). Cioè: "ripieno e coperto".

Lo mondo è cieco = metafora (v. 66).

A maggior forza e a miglior natura = perifrasi (v. 79). Per indicare Dio.

A guisa di fanciulla che piangendo e ridendo pargoleggia, l’anima semplicetta che sa nulla = similitudine (vv. 86-88). Cioè: "come una fanciulla, che piange e ride senza saperne il motivo".

Volontier torna = anastrofe (v. 90). Cioè: "torna volentieri".

Per fren porre = anastrofe (v. 94). Cioè: "per porre freno".

’l pastor = perifrasi (v. 98). Per indicare il papa.

La spada / col pasturale = enjambement (vv. 109-110).

In sul paese ch’Adice e Po riga = perifrasi (v. 115). Per indicare la Lombardia.

Secol selvaggio = metonimia (v. 135). L'effetto per la causa, selvaggio invece di corrotto/corruzione.


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