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Purgatorio Canto 15: analisi, commento, figure retoriche


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quindicesimo canto del Purgatorio (Canto XV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Altro sogno di Dante, illustrazione di Gustave Doré

In questo canto Dante e Virgilio incontrano l'angelo della misericordia, che gli indica la strada da seguire per raggiungere la cornice successiva. Nel mentre Virgilio parla del concetto dell'invidia che è opposto a quello della natura dell'amore, dove non si deve desiderare quello posseduto dagli altri, in quanto più si dona e più si riceve. Infine giungono nella terza cornice, quella degli iracondi, e Dante assiste a tre visioni di esempi di mansuetudine.


Analisi del canto

L'inizio del canto
Il canto inizia con una spiegazione riguardante il tempo attraverso riferimenti astronomici, nello specifico il percorso del sole. In base alla sua posizione afferma che da quel momento al tramonto mancano tre, quindi in Purgatorio è il vespro, mentre in Italia è mezzanotte: sono circa le tre pomeridiane del lunedì 11 aprile 1300, lunedì di Pasqua.


Beni materiali e i beni spirituali
Nella parte centrale del canto (vv. 58-81) viene messa in evidenza la differenza fra i i beni materiali e i beni spirituali, un tema già accennato nel canto precedente da Guido del Duca e la cui frase ha generato dei dubbi in Dante. La spiegazione viene data da Virgilio che afferma che i beni materiali sono limitati e diminuiscono quando vengono suddivisi con gli altri, e dal momento che non possono accontentare tutti sono la ragione per cui c'è odio nel mondo. I beni spirituali o celesti sono a disposizione di tutti e in quantità illimitata e, inoltre, più sono ambiti, e più ce n'è per tutti. Alla domanda di Dante che chieda spiegazione sull'inesauribilità del bene celeste, Virgilio spiega tutto parte dall'amore divino e non si esaurisce proprio come non si esauriscono i raggi del sole che dona continuamente la sua luce. 


Le visioni della terza cornice
Nel corso del canto a Dante appaiono, sotto forma di visioni estatiche, tre esempi di mansuetudine bibliche e pagane (la mansuetudine è l'opposto dell'ira, la pena della terza cornice del Purgatorio). Queste visioni hanno lo stesso scopo delle sculture presenti nella prima cornice e le voci disperse nell'aria presenti nella seconda cornice e sono l'unico strumento possibile per fare arrivare il messaggio agli iracondi, che sono avvolti nel fumo denso e nero.



Le figure retoriche

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quindicesimo canto del Purgatorio. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 15 del Purgatorio.


A guisa di fanciullo scherza = similitudine (v. 3). Cioè: "scherza come fanno i fanciulli".

Mezza notte era = anastrofe (v. 6). Cioè: "era mezzanotte".

Per mezzo ‘l naso = sineddoche (v. 7). Cioè: "in pieno viso", la parte per il tutto.

La cima / de le mie ciglia = enjambement (vv. 13-14).

Come quando da l’acqua o da lo specchio salta lo raggio a l’opposita parte, salendo su per lo modo parecchio a quel che scende, e tanto si diparte dal cader de la pietra in igual tratta, sì come mostra esperienza e arte; così mi parve da luce rifratta quivi dinanzi a me esser percosso = similitudine (vv. 16-23). Cioè: "Come quando il raggio luminoso viene riflesso dall'acqua o da uno specchio nella direzione opposta, così che il raggio che sale forma un angolo identico a quello del raggio che scende rispetto alla verticale al piano, come dimostrano l’esperienza e gli studi teorici; così mi sembrò di essere investito in quel punto da una luce riflessa".

L’opposita parte = anastrofe (v. 17). Cioè: "direzione opposta".

Giunti fummo = anastrofe (v. 34). Cioè: "fummo giunti".

Prode acquistar = anastrofe (v. 42). Cioè: "acquistare giovamento/vantaggio".

Ne le parole sue = anastrofe (v. 42). Cioè: "dalle sue parole".

Il disiderio vostro = anastrofe (v. 52). Cioè: "il vostro desiderio".

Com’a lucido corpo raggio vene = similitudine (v. 69). Cioè: "proprio come il raggio luminoso va verso un corpo lucido".

E come specchio l’uno a l’altro rende = similitudine (v. 75). Cioè: "'amore si riflette dall'uno all'altro come la luce da uno specchio".

Visione / estatica = enjambement (vv. 85-86).

La villa del cui nome ne’ dèi fu tanta lite, e onde ogni scienza disfavilla = perifrasi (vv. 97-99). Per indicare Atene.

Benigno e mite = endiadi (v. 102).

Forte / gridando = enjambement e anastrofe (vv. 107-108).

Pietà diserra = anastrofe (v. 114).

L’anima mia = anastrofe (v. 115). Cioè: "la mia anima".

Lo duca mio = anastrofe (v. 118). Cioè: "il mio duca".

Far sì com’om che dal sonno si slega = similitudine (v. 119). Cioè: "simile a un uomo che esce poco alla volta dal sonno".

A guisa di cui vino o sonno piega = similitudine (v. 123). Cioè: "come qualcuno vinto dal vino o dal sonno".

D’aprir lo core a l’acque de la pace che da l’etterno fonte son diffuse = metafora (v. 131-132). Cioè: "non rifiutare di aprire il cuore alle acque della pace (alla mansuetudine), che sono versate dalla fonte eterna (l'amore di Dio)".

Per quel che face chi guarda pur con l’occhio che non vede, quando disanimato il corpo giace = similitudine (v. 133-135). Cioè: "come fa quello che guarda con l'occhio corporeo che non vede, quando il corpo giace esanime".

Per darti forza al piede = metonimia (v. 136). Cioè: "per accelerare il tuo passo", la causa per l'effetto.

Come la notte oscuro = similitudine (v. 143).


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