Purgatorio Canto 15 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quindicesimo canto del Purgatorio (Canto XV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.


Analisi del canto

La trama morale: i beni terreni e i beni celesti
Il motivo più rilevante del canto (non a caso collocato proprio nella sua parte centrale, vv. 58-81) è la questione morale dibattuta lungo la salita alla terza cornice: la limitatezza dei beni materiali sulla terra contrapposta all’infinità del bene e della beatitudine divina. Inserita come di consueto sotto la forma di un dubbio di Dante risolto da Virgilio durante il cammino solitario su per il monte, prende spunto da un’espressione di Guido del Duca, che nel canto precedente aveva affermato che gli uomini sbagliano nel desiderare beni materiali i quali necessariamente non possono essere goduti da tutti. Virgilio insiste qui sul concetto precisandolo: poiché i beni terreni sono limitati, essi non solo non possono accontentare tutti, ma soprattutto nessuno ne può godere pienamente, e da questo nascono odii, inimicizie e insoddisfazione. Invece il bene celeste può essere attinto da tutti, ognuno può infinitamente possederne per sé, ed esso, più è desiderato, e più aumenta. Alla perplessità di Dante su come possa un bene non consumarsi e diminuire nell’essere diviso e posseduto fra tanti, Virgilio replica affermando la natura spirituale di questo bene, che è l’amore divino: esso si riversa su chi lo desidera in quantità pari al desiderio, e non per questo si consuma, come non si consuma il sole mandando i suoi raggi, ed è accresciuto dalla stessa carità delle anime che lo desiderano. È questa una delle forme essenziali di quella beatitudine di cui tanto si parlerà nella terza cantica, anche nella rappresentazione dell’amore divino come raggio di luce.


Le visioni della terza cornice
Dante è accolto nella terza cornice da visioni estatiche che ripropongono esempi biblici e pagani di mitezza e mansuetudine, cioè le virtù opposte al vizio qui punito, l’ira; si tratta di Maria che ritrova Gesù nel tempio, di Pisistrato che perdona l’amante della figlia, e della lapidazione di S. Stefano. Queste visioni corrispondono alle sculture della prima cornice e alle voci volanti della seconda; gli iracondi non potrebbero infatti diversamente vedere e ricevere il monito di tali esempi, immersi come sono nel fumo scuro e acre in cui anche i due poeti entrano proprio alla fine di questo canto.


L'incipit del canto
I primi versi del canto si articolano secondo un modulo caratteristico e tipico della poesia di Dante: l’indicazione del tempo e della cronologia del viaggio attraverso riferimenti astronomici, e in particolare attraverso il percorso del sole.
L’indicazione qui è molto chiara e precisa: mancano tre ore al tramonto, cioè sono circa le tre pomeridiane del lunedì 11 aprile 1300, lunedì di Pasqua.


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