Purgatorio Canto 13 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del tredicesimo canto del Purgatorio (Canto XIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Sapia, illustrazione di Gustave Doré


Analisi del canto

La cornice degli invidiosi
Il canto, uno dei più lunghi dell’intera Commedia, è suddiviso quasi esattamente in due parti.
La prima parte (vv. 1-72) è dedicata alla descrizione della seconda cornice del Purgatorio. Essa si presenta dapprima vuota di anime, del colore livido della roccia, un poco più corta di quella sottostante, e percorsa da voci nell'aria che ricordano esempi di nobile carità, cui faranno eco nei canti successivi altre voci che gridano esempi di invidia punita. Su questo sfondo spoglio ecco manifestarsi i penitenti: ammassati e accostati alla parete del colle, da cui appena si distinguono, con i loro abiti e cilici del colore della roccia, si sostengono l’un l’altro, e hanno gli stessi gesti dei ciechi, dato che la loro penitenza consiste nell'avere le palpebre cucite insieme con un filo di ferro. Questa cecità spiega le voci che si diffondono nell’aria: esse corrispondono alle sculture e alle pitture presenti nella prima cornice, ma qui è necessario ricorrere al senso dell’udito.
La seconda parte del canto (vv. 73-154) è invece dedicata interamente all’incontro con Sapia senese, una delle rare donne interlocutrici di Dante.


Sapia senese
Protagonista unica del canto insieme a Dante, Sapia consegna al suo discorso importanti messaggi morali:
  • tutti gli uomini sono cittadini di un'unica città e patria, quella della salvezza celeste; sono dunque vani e insensati i particolarismi terreni che provocano tante discordie e malvagità;
  • la sua vicenda terrena e la rievocazione della scena politica del tempo dimostrano la follia degli uomini che invidiano gli altri fino a desiderarne il male;
  • la polemica contro Siena e la profezia della sua rovina rinnova l’indignazione contro il traviamento politico delle città toscane.

Nei suoi atteggiamenti, nei toni delle sue parole, Sapia esprime quel sentimento di carità che pervade tutto il canto, evidente contrappasso dell’invidia, e che si manifesta anche nel reciproco sostenersi delle anime.


Il tema autobiografico: Il destino oltremondano di Dante
Rispondendo a Sapia, Dante ci comunica i suoi timori su quello che sarà il suo destino dopo la morte, e su quello che ritiene essere il suo peccato più grave; ai vv. 133-138 dice infatti di non temere di dover espiare a lungo nella cornice degli invidiosi, quanto piuttosto di dover soffrire la penitenza della cornice inferiore, cioè quella in cui scontano la propria pena i superbi.


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