Purgatorio Canto 11 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti dell'undicesimo canto del Purgatorio (Canto XI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Miniatura del sec. XIV, Roma Biblioteca Chigiana: un fante porta sull'asta la testa di Provenzano Salvani


Analisi del canto

Il canto dei superbi
Nel canto x Dante ha già descritto l'ambiente di questa prima cornice. Adesso si entra nel vivo del racconto, con la presenza dei penitenti. L'atto di apertura, di forte impatto simbolico, è la recita della preghiera per eccellenza, il Padre nostro: in tutta la cantica l'espiazione dei peccati è ispirata a riti liturgici collettivi, e coinvolge anche i viventi nella carità dei suffragi (vv. 1-36). Seguono i due dialoghi che occupano il resto del canto. II primo (vv. 37-72) trae occasione dalla richiesta di informazioni per salire alla montagna, elemento costante nella struttura narrativa della cantica perché indice della tensione verso l'alto che urge i due pellegrini. Interlocutore è Omberto Aldobrandeschi, nobile toscano del '200, esempio di superbia aristocratica. Il secondo incontro, episodio principale del canto, è quello con lo spirito di Oderisi da Gubbio, artista miniatore di grande fama ai suoi tempi (vv. 73-142). A lui è affidato il compito di sviluppare il tema della superbia, e dalle sue parole è presentata in chiusura di canto la figura di Provenzan Salvani.


Il tema morale: la vanità della gloria terrena
Agli spiriti superbi Dante affida per contrappasso il tema morale della vanitas vanitatum, la vanità della gloria terrena. Proprio coloro che peccarono per il desiderio di porsi al di sopra degli altri o per aver dato un valore eccessivo alla fama, ora si fanno interpreti della verità opposta: prima con gli accenti di umiltà e di amore per Dio e per il prossimo presenti nel Padre nostro, poi nella confessione di Omberto Aldobrandeschi, quindi soprattutto nel lungo discorso di Oderisi da Gubbio e nella sua rievocazione della figura di Provenzan Salvani. La riflessione sulla vanità della nominanza in terra è esemplificata in ambito artistico, scelta molto significativa per Dante, dove l'eccellenza di un autore ha breve durata per il sopraggiungere di altri migliori; ed è poi sviluppata in termini lirici nell'affascinante esposizione sulla momentanea durata del tempo umano rispetto all'eterno delle cose divine. Qui la superbia diventa colpa: la ricerca della gloria terrena non può essere lo scopo della propria opera, perché allontana dalla vera meta della salvezza nella Fede.


Il padre nostro
Tra le molte preghiere che scandiscono i canti del Purgatorio, di rilievo particolare è questo Padre nostro, per la sacralità dell'orazione, per la sua funzione di «introito» agli incontri con le anime del Purgatorio vero e proprio, per la collocazione in testa al canto, e soprattutto per essere l'unico testo liturgico proposto nella sua interezza. Secondo un uso letterario del tempo, Dante produce una parafrasi commentata ed esegetica della famosa preghiera, una lode a Dio e una richiesta di aiuto circostanziate e motivate. La preghiera è anche occasione per rinnovare i legami caritatevoli che uniscono i morti ai vivi, come già più volte affermato (ad esempio nel canto III con Manfredi, da Virgilio nel canto VI, e ancora nel canto VIII da Nino Visconti); ma mentre nell'Antipurgatorio le anime chiedevano aiuto mediante le preghiere, qui sono gli spiriti a intercedere per i vivi.


I tre superbi
La prima anima che parla con Dante è quella di Omberto Aldobrandeschi, un altro protagonista della vita politica toscana del 1200, che indica ai due poeti la strada da seguire e che denuncia la propria superbia rievocando episodi di cronaca. Ma vero protagonista è Oderisi da Gubbio, con cui Dante ha un vivace colloquio. Innanzitutto il rapporto di conoscenza diretta (vv. 73-81) e il comune ambito artistico conferisce toni di coinvolgimento affettivo all'episodio. Poi, è a lui che viene affidata la più ampia riflessione sul tema della superbia e sulla vanità della fama terrena, e la presentazione della vicenda di Provenzan Salvani. Ed è sempre Oderisi che profetizza oscuramente a Dante futura gloria poetica e futuro esilio. Il miniatore bolognese, tanto superbo in vita del proprio successo artistico, ora manifesta la propria umiltà nel riconoscere l'altrui eccellenza (vv. 82-90), dichiara la vanità dei primati artistici con gli esempi di Cimabue e Giotto per la pittura e di Guinizzelli e Cavalcanti per la poesia, e infine sentenzia solennemente sulla brevità delle cose umane rispetto all'eternità del mondo divino.
Ad esempio della transitorietà della fama terrena è introdotto Provenzan Salvani, uomo politico del '200 di grande fama in vita, ma di cui già ai tempi di Dante si andava perdendo il ricordo. Qui il personaggio è anche però esempio di forza d'animo e di spirito d'amicizia, nell'episodio narrato negli ultimi versi (vv. 127-142).


Autobiografismo e profezie
L'incontro con Oderisi offre spunto al tema autobiografico di Dante. Più ancora che alla diretta conoscenza fra i due artisti, facciamo riferimento a due brevi allusioni di Oderisi che assumono il carattere della profezia: la prima, molto lusinghiera, lascia intuire che Dante raggiungerà il primato nella poesia, sopravvenendo a Guido Guinizzelli e Guido Cavalcanti (vv. 97-99); la seconda invece è di amara previsione dell'esilio, quando ai vv. 139-141 lascia intendere che Dante proverà l'umiliazione del mendicare.



Commento

Fragilità e grandezza dell'uomo
Procedono a testa bassa, curvi sotto il peso dei macigni: furono superbi in vita e scontano così il loro peccato. Dante, auctor-agens, cioè scrittore e protagonista del viaggio di salvazione, si uniforma al modo di camminare di queste anime, con le quali vive una particolare consonanza. Tre sono i modi di essere superbi: c'è chi lo è per sangue, chi per il proprio ingegno, chi per il potere e il comando. Tutti recitano il Pater Noster, consapevoli che l'antidoto alla superbia consiste nel fiducioso abbandono a Dio. I superbi, che presunsero di risolvere in altezzosa solitudine tutti i loro problemi, ora sanno che solo con la manna che proviene da Dio si può ovviare al diserto dell'esistenza.
La meditazione del poeta coglie il sottile rapporto tra angoscia esistenziale e speranza, tra affanno di vivere e fiducioso abbandono alla vita stessa. Qui, nella cornice purgatoriale dei superbi, l'Io si fa piccolo per lasciare spazio al Noi, e la loro preghiera diventa cosmica, spezza le barriere tra i vivi e i morti, ritrova l'uomo nella sua unità, affidato alle braccia di Dio. S'affacciano le parole del Vangelo con le quali Gesù ammonisce l'uomo a non affannarsi per il domani perché: La vita vale più del cibo ed il corpo più del vestito [...] Osservate i gigli, come crescono: non filano né tessono; vi dico però: neppure Salomone, in tutta la sua gloria, fu mai vestito come uno di essi (Luca 12, 24-27).
I superbi invece fecero di sé il proprio Dio, abbandonandosi a sogni di onnipotenza: ora scoprono che la loro pace interiore si realizza pienamente nell'abbassare il capo verso terra, nel guardare verso gli altri. Se questa tuttavia è la salvezza per il cristiano, lo è anche per l'uomo in genere, che trova il suo equilibrio nel sereno rapportarsi alle persone e alle cose che ha intorno. La vita umana è solo un soffio di vento, non è dunque saggio legare il proprio cuore a ciò che è transitorio, a un sogno di gloria destinato a spegnersi e alla fama di un nome che subito viene soppiantato da un altro. Sfilano nella memoria del poeta illustri uomini consumati dal tempo: furono grandi nella pittura e nella letteratura ma ormai sono stati superati da nuovi e più prestigiosi personaggi. Anche il nome di Dante, pronto a sostituire nella gloria delle lettere i due Guidi, sarà poi scalzato e forse si perderà nella dimenticanza.
Il poeta che ha cantato la sete di conoscenza dell'uomo e ha posto a guida del suo viaggio di salvazione la ragione umana (Virgilio), sottolinea che quell'uomo, pur nella meravigliosa bellezza del suo ingegno, non è che polvere e che polvere ritornerà. A piegare il capo dei superbi è la vanità delle Sacre Scritture, che schiaccia, suo malgrado, la volontà dell'uomo stesso. Eppure nei versi del poeta brillano le miniature di Oderisi, si celebrano i quadri di Cimabue e di Giotto, s'impone la poesia del Dolce Stil Novo. Presto tutto scomparirà travolto dal tempo, ma l'artista avrà comunque segnato la storia dell'umanità. Dante cammina piegato in due, sente quasi sopra di sé il macigno dei superbi, sa che Oderisi ha ragione, ciononostante è incapace di sottrarsi al fascino dell'ingegno umano.


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