Antonio Gramsci, il futurismo e la rivoluzione futurista


Quale fu il pensiero del giornalista e critico letterario, Antonio Gramsci, nei confronti dei futuristi?

Questa nota apparve, non firmata, sull'«Ordine Nuovo» del 5 gennaio 1921.
«I futuristi hanno svolto questo compito nel campo della cultura borghese: hanno distrutto, distrutto, distrutto, senza preoccuparsi se le nuove creazioni, prodotte dalla loro attività, fossero nel complesso un’opera superiore a quella distrutta: hanno avuto fiducia in se stessi, nella foga delle energie giovani, hanno avuto la concezione netta e chiara che l’epoca nostra, l’epoca della grande industria, della grande città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme, di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio: hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e dell’economia, quando i socialisti si sarebbero spaventati (e si vede dallo spavento attuale di molti di essi) al pensiero che bisognava spezzare la macchina del potere borghese nello Stato e nella fabbrica.

I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi, questi operai sostenevano la storicità, la possibilità di una cultura proletaria, creata dagli operai stessi».



Spiegazione

L'educazione della classe operaia
Gramsci ha lungamente riflettuto sull'educazione della classe operaia e sulla cultura che essa deve esprimere. Diverso è il problema dell'arte, che, sebbene legata alle condizioni della società, non può essere determinata da direttive precise, imposte dell'alto.


Arte e cultura
Nei Quaderni del carcere scriverà che «l'arte è sempre legata a una determinata cultura o civiltà, e che lottando per riformare la cultura si giunge a modificare il "contenuto" dell'arte e che si lavora a creare una nuova arte, non dall'esterno (pretendendo un'arte didascalica, a tesi moralistica), ma dall'intimo, perché si modifica tutto l'uomo in quanto si modificano i suoi sentimenti, le sue concezioni e i rapporti di cui l'uomo è l'espressione necessaria».


Necessità dell'analisi critica
È comunque indispensabile valutare con attenzione la produzione artistica esistente, per rendersi conto degli elementi negativi ed estranei alle esigenze del proletariato, o di quelli che possono invece essere utilizzati a suo favore; di qui l'attenzione costante dedicata da Gramsci alla letteratura e al teatro, a partire dagli interessi concreti che manifesta il pubblico meno colto.


Il Futurismo
Di notevole interesse risulta questa riflessione sul Futurismo, in cui Gramsci rivela una notevole indipendenza e libertà di giudizio, distinguendo fra l'ideologia delle forme espressive (che appartiene al campo della cultura) e quella delle scelte politiche compiute dai suoi sostenitori.
Dal programma marinettiano Gramsci respingeva ovviamente i postulati nazionalistici, militaristi e prefascisti, ma sostiene che la distruzione dei linguaggi e degli stili tradizionali può essere condivisa anche dai marxisti, in quanto rispecchia le esigenze dell'epoca nostra, l'epoca della grande industria, della grande città operaia, della vita intensa e tumultuosa (è evidente la ripresa, sia pure povera di amplificazioni trionfalistiche rispetto a quanto aveva affermato Marinetti nel punto 11 del Manifesto di fondazione del Futurismo).
Da un lato il Futurismo ha liquidato la cultura del passato borghese e le sue istituzioni; dall'altro ha realizzato una immediatezza e per certi aspetti una facilità di espressione che lo rendono più agilmente accessibile, proprio a coloro che per secoli sono rimasti esclusi da ogni possibilità di comprendere (e di creare) l'opera d'arte.


I ritardi della cultura socialista
La polemica coinvolge pure l'ideologia e la cultura socialista, rimaste ancora a soluzioni tardo-ottocentesche, di tipo populistico e positivistico, alle quali Gramsci contrappone l'idea di rinnovamento che tiene in considerazione anche dell'elaborazione del pensiero borghese. Al Futurismo, del resto, avevano aderito i rivoluzionari russi, a partire da Majakovskij.


Torino e il secondo futurismo

E proprio a Torino le propaggini del cosiddetto "secondo Futurismo" si muovevano in questa direzione, nella prospettiva di una rivoluzione proletaria: il riferimento va alla fondazione del "Movimento futurista torinese" e dei "Sindacati artistici futuristi", ad opera, nel 1923, di Tullio Alpinolo Bracci, Ugo Pozzo e, soprattutto, Fillia (pseudonimo di Luigi Enrico Colombo), che è lo scrittore più significativo. Di questo gruppo facevano parte anche lo scultore Mino Rosso, i pittori Nicolaj Diulgheroff e Pippo Oriani.


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