Il Manifesto del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti


Con il titolo Fondazione e Manifesto del Futurismo, l'intervento che rappresenta l'atto di nascita del movimento marinettiano, apparve sul quotidiano francese «Figaro» il 20 febbraio 1909.


Una delle maggiori novità del Futurismo è l'uso del manifesto come mezzo, contemporaneamente, d'intervento polemico, di progetto teorico, d'indicazione di obiettivi da perseguire. Il linguaggio dei manifesti futuristi accoglie le varie scritture dell'area industriale: programmi bilanci e consuntivi aziendali, relazioni scientifiche, documenti di partito, piattaforme di rivendicazione sindacale. Non a caso i manifesti futuristi vengono definiti tecnici. Sono di solito strutturati in tre parti (analisi della situazione, proposta teorica, individuazione degli strumenti utili) e guardano all'arte, nei suoi vari ambiti, come un’attività programmabile e riproducibile.

Un punto importante è che i manifesti futuristi si presentano come documenti collettivi e come una piattaforma comune, alla quale in seguito altri possono aderire.

Presentandosi come manifesti, essi annunciano un programma e lo fanno senza perdersi in argomentazioni razionali o esempi. Il linguaggio, fatto di frasi dirette e assertive, a passo di carica, senza sfumature, imita la velocità emblema stesso del Futurismo.

Il più famoso dei manifesti futuristi è quello di fondazione, pubblicato da Marinetti prima in un volantino di due pagine, e poche settimane dopo su Le Figaro (febbraio 1909). Ne proponiamo la parte centrale:

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patritottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere e dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili de loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il «Futurismo» perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquarii.
Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri.
Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.



Spiegazione e commento

Il manifesto ha un significato soprattutto ideologico, in quanto enuncia i principi fondamentali della rivoluzione futurista.

L'argomentazione del discorso dei futuristi è radicalmente opposta alla mentalità del passato, che considerano "imbalsamata" e la identificano con la morte. Un esempio di cultura imbalsamata sono i musei, le biblioteche, le accademie. Secondo i futuristi la vita si trova nel movimento, nell'azione più energica, frenetica e spavalda.

Il punto 3 del Manifesto del Futurismo elenca una serie di cose che vogliono esaltare e sono il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di cosa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno; in tutto ciò si può notare il passaggio dal piano spirituale-intellettuale a quello ginnico-sportivo, fino all'aggressività e alla violenza (viste come conseguenze estreme, l'amore per la lotta e l'esaltazione della guerra).

Anche sul piano artistico il programma è basato su un netto capovolgimento dei canoni tradizionali: dall'ammirazione delle opere antiche si passa all'estetica della velocità. Essa celebra la bellezza della "macchina" e si propone come segno della modernità.

Il "Noi" con cui è avviato il discorso collega l'appello marinettiano all'autorità del gruppo; quello di una nuova generazione di poeti, definiti simbolicamente "incendiari".



Altri manifesti del futurismo

Un altro celebre manifesto fu Uccidiamo il chiaro di luna!, uscito come volantino e poi, nell’ottobre del 1909, in Poesia: esso aggregava in una visione interdisciplinare letterati, pittori e musicisti. Trattava il tema dell'uccidere la contemplazione e l’estasi, la poesia lirica e i suoi femminili languori.
Tra gli altri manifesti si ricordano: il Primo manifesto politico (1909) e il Secondo manifesto politico futurista (1912); Contro Venezia passatista (1910), di Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo; il Manifesto dei pittori futuristi (1910); Il Manifesto tecnico della letteratura futurista, pubblicato come prefazione all’antologia.
I poeti futuristi (uscita a Milano per le Edizioni futuriste di Poesia, 1912) è l'ultimo Manifesto tecnico e suggerisce anche i modi applicativi del paro liberismo: secondo lo stile proprio del manifesto futurista, la scrittura viene cioè utilizzata in funzione attiva, come spinta all’agire. Un suo seguito è l’altro manifesto marinettiano Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà (1913).


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