Biografia: Vladimir Majakovskij



Biografia:
Nacque a Bagdadi in Georgia nel 1894 da una modestissima famiglia. Si trasferì a Mosca dopo la morte del padre, nel 1906, per continuare gli studi liceali, ma dal 1908, ripetutamente incarcerato per propaganda politica antizarista e per attività rivoluzionarie, abbandonò gli studi regolari. Nel 1911 si iscrisse alla scuola di arti figurative di Mosca dove conobbe un gruppo di giovani intellettuali con i quali aderì al Futurismo. Nel 1917 partecipò alla Rivoluzione e dal 1919 al 1923 lavorò alla Rosta l’agenzia telegrafica russa, con una numerosa serie di cartelloni di propaganda, finestre che illustravano i principali avvenimenti politici e sociali di quel periodo in Russia. Nel 1923 fondò e diresse la rivista Lef, organo del movimento di sinistra delle arti a cui fecero capo gli spiriti più innovatori del teatro, del cinema, della letteratura (ad esempio Ejzenstein e Pasternak). Fra il 1925 e il 1928, Majakovskij viaggiò molto in Europa e in America e al suo ritorno trovò dei cambiamenti in Russia dove l’avvento di Stalin al potere aveva determinato una eccessiva burocrazia dello Stato e anche la cultura era sorvegliata dagli apparati ufficiali. Majakovskij, pur polemico in molte opere contro questa involuzione, cercò di adeguarsi e, sciolta la redazione di Lef aderì alla Rapp, una nuova organizzazione di scrittore proletari direttamente dipendente dagli organi di partito. Ma nell’aprile del 1930, amareggiato dalla nuova situazione e da alcune vicende sentimentali, si tolse la vita.

Le idee e la poetica
La personalità esuberante di Majakovskij trovò subito una corrispondenza adeguata nelle idee del Futurismo di cui fu sempre convinto assertore, diffondendo il gusto di un’arte nuovo, protestataria e polemica. La prima sua innovazione fu nel lessico, essenziale e spregiudicato, colorito di espressioni popolari. Ma in questo egli non fu ispirato soltanto da intendimenti di rinnovamento letterario e antiaccademico, come i futuristi in genere, ma dall0interno molto più concreto  di scuotere le masse ed evidenziare la vocazione di rottura di un momento storico che le vedeva protagoniste. Il suo stimolo più autentico, infatti, fu sempre la politica, sia prima che dopo la rivoluzione del ’17. La sua attenzione fu sempre fissa al popolo, ai movimenti operai, all’esaltazione eroica delle imprese rivoluzionarie; a buona ragione viene ricordato in Russia come il massimo poeta della rivoluzione. Purtroppo molte furono le sue delusioni e le incertezze degli ultimi anni della sua vita, riscontrabili nelle ultime opere, che ci testimoniano ripensamenti e dubbi.

Della vastissima opera di Majakovskij ricordiamo i titoli essenziali:

Io (1913): raccolta di liriche.

La guerra e l’universo (1917): raccolta di liriche.

Mistero buffo (1918): dramma teatrale che rievoca la rivoluzione del 1917.

Amo (1922): raccolta di liriche d’amore.

La cimice (1929): commedia, parodia di un mondo grigio e asettico, quello del futuro, in cui anche una cimice può essere gradito emblema di una vita.

Il bagno (1929): commedia che ironizza sulla macchina tormentosa e sempre più travolgente della burocrazia.


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