Riassunto breve: 2° Guerra Mondiale


Seconda guerra monda
Sintesi breve:

Hitler, al riparo da sorprese militari sul versante orientale grazie al patto di non aggressione con l’Urss, il 1° settembre 1939 decise di invadere la Polonia, suscitando finalmente la reazione di Francia e Inghilterra: aveva inizio così la seconda guerra mondiale. Contro la Polonia la macchina bellica nazista utilizzò la tattica di sfondamento della guerra-lampo (Blizkrieg), coadiuvata dal contemporaneo attacco delle armate sovietiche (17 settembre 1939). L’esercito hitleriano occupò poi la Danimarca, la Norvegia, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, mentre i Russi ponevano sotto il loro controllo le repubbliche baltiche e la Finlandia. Sul fronte occidentale i Tedeschi aggirarono la linea fortificata Maginot e nel giugno del ’40 invasero la Francia, dove venne creato un governo fantoccio (governo collaborazionista di Vichy).
Nel frattempo Mussolini, dopo l’iniziale posizione di non belligeranza, decise l’ingresso dell’Italia nel conflitto (10 giugno 1940), convinto di poter approfittare di una rapida vittoria. Hitler decise quindi il via al piano d’invasione dell’Inghilterra, anticipato da massicci bombardamenti su tutte le città inglesi. La battaglia d’Inghilterra, tuttavia, si rivelò un fallimento, grazie alla capacità di reazione dell’aviazione britannica. Contemporaneamente, la guerra giunse anche in Africa, dove gli italiani iniziarono un offensiva contro le colonie inglesi. Alla fine del ’40 Germania e Italia strinsero con il Giappone il Patto tripartito (27 settembre 1940), che prevedeva l’impegno da parte dei tre contraenti di creare un ordine nuovo in base al quale esercitare un vero e proprio predominio su tutti gli altri popoli asiatici ed europei.
In vista di un inevitabile attacco all'Unione Sovietica, Hitler cerco di trasformare i Balcani in una regione satellite della Germania, suscitando la preoccupazione di Stalin. In quel momento Mussolini, desideroso di emulare il dittatore tedesco, decise di attaccare la Grecia (28 ottobre 1940). L’offensiva, pur essendo del tutto inaspettata, fu un insuccesso e Hitler fu costretto a giungere in soccorso dell’alleato italiano: fu così che, dopo avere occupato la Iugoslavia, la Germania invase la Grecia (aprile 1941). Anche l’offensiva italiana nel Mediterraneo e in Africa si stava rivelando fallimentare: perciò fu inviato da Hitler un corpo corazzato guidato dal generale Rommel, grazie al quale fu possibile rioccupare la Cirenaica. Nel giugno del 1941, Hitler decise l’invasione dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa). I Tedeschi giunsero in breve tempo nei pressi di Mosca e di Leningrado, ma furono bloccati dal sopraggiungere dell’inverno, che dette il tempo all'Armata rossa di riorganizzarsi. I Russi ricevettero inoltre preziosi aiuti dagli Stati Uniti che, pur essendo su una posizione isolazionista, approvarono la cosiddetta legge affitti e prestiti, con cui fu possibile inviare in favore degli Stati in lotta contro il nazismo. Dopo poco tempo, anche il presidente Roosevelt si convinse della necessità di sconfiggere il nazismo: perciò egli si incontrò con il primo ministro inglese Churchill e firmò la Carta atlantica, una dichiarazione congiunta dove venivano ribaditi i fondamentali principi della libertà e della democrazia (14 agosto 1941). Il 1941 terminò con l’attacco a sorpresa della base navale statunitense di Pearl Harbor sferrato dal Giappone (7 dicembre), che provocò l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. L’attacco fu motivato dalla volontà di costruire una grande Asia sotto l’egemonia giapponese, progetto ostacolato in maniera sempre più aperta dagli Stati Uniti.
Nonostante l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, nella primavera del 1942 le potenze dell’Asse ripresero con successo l’iniziativa: i Giapponesi occuparono molti importanti territori in Estremo Oriente, mentre in Africa settentrionale una controffensiva italo-tedesca riuscì a giungere fino a El-Alamein (Egitto). Nell’estate del 1942 le truppe naziste avanzarono in Unione Sovietica, occupando la Crimea e giungendo a Stalingrado. Questi successi ebbero però un aspetto negativo, in quanto allargarono eccessivamente il fronte, rendendo difficili i contatti e i rifornimenti. A minare l’efficienza delle forze hitleriane contribuirono inoltre consistenti aiuti degli Americani, che in tempi brevi riuscirono a mobilitare quattordici milioni di uomini e a inviare sui fronti di tutti i continenti enormi quantitativi di viveri e di materiale bellico. I primi segni di un’inversione di tendenza a favore degli Alleati si ebbero sul fronte russo, a Stalingrado. Qui la popolazione resistette eroicamente all'assedio per 180 giorni, permettendo all'esercito sovietico di contrattaccare e costringere la sesta armata tedesca alla resa (2 febbraio 1943). Nella disastrosa ritirata che seguì, le truppe italo-tedesche vennero annientate dal freddo e dalla fame. Fu l’inizio del tracollo delle ambizioni imperialistiche di Hitler. Gli Americani avevano iniziato la loro controffensiva anche in Estremo Oriente, riconquistando via via le isole del Pacifico: i Giapponesi furono sconfitti nelle battaglie navali delle isole Midway (giugno 1942) e di Guandalcanal (agosto 1942-febbraio 1943). In Africa, nel frattempo, la controffensiva britannica portò allo sfondamento del fronte italo-tedesco e El-Alamein, mentre gli Statunitensi sbarcavano in Marocco e in Algeria (novembre del 1942).
Intanto in Italia, dove il regime fascista era sempre più debole, venne aperto un secondo fronte con lo sbarco alleato in Sicilia (10 luglio 1943), deciso da Roosevelt e Churchill nel corso della conferenza di Casablanca (gennaio ’43). Di fronte alla caotica situazione determinata dallo sbarco anglo-americano, il Gran consiglio del fascismo decretò la fine del regime fascista (24-25 luglio 1943), mentre il re fece arrestare Mussolini. Venne formato un nuovo governo guidato dal generale Badoglio, accordatosi segretamente con gli alleati per trattare una pace separata. A quel punto l’Italia diventava una nemica di Hitler, che inviò dieci divisioni nella penisola. Quando l’8 settembre venne reso noto l’armistizio firmato con gli Anglo-americani, l’esercito italiano, abbandonato dal re e Badoglio, si trovò in balia dei Tedeschi, i quali occuparono in poco tempo l’intera penisola non ancora liberata (piano Alarico). Mussolini, liberato da paracadutisti tedeschi, venne posto a capo della Repubblica Sociale Italiana, con sede a Salò. L’Italia, dotata a quel punto di due governi (quello dei repubblichini a Salò e quello di Badoglio a Brindisi), diventò un campo di battaglia per lo scontro tra Alleati e Tedeschi. La lotta contro i nazisti e i fascisti di Salò venne condotta anche dalla Resistenza che, pur essendo costituita da movimenti di diverso orientamento politico, si dotò di organismi unitari, il Comitato di Liberazione nazionale (Cln) e il Corpo volontari della libertà (Cvl). Nel settembre le truppe anglo-americane giunsero a Napoli, ma subito dopo si arrestarono sulla linea Gustav, poiché il comando alleato aveva nel frattempo progettato di spostare le forze sul fronte francese. Così l’interesse si concentrò sulla politica, in vista dell’assetto da dare al Paese dopo la guerra. Fra i vari partiti prevalse la linea moderata, che rese possibile la formazione di un governo di unità nazionale guidato da Badoglio. Dopo aver ripreso l’avanzata nella primavera del 1944, gli Alleati liberarono Roma e giunsero a Firenze (primi di agosto); si arrestarono però sulla linea gotica, mentre l’Italia restava divisa in due tronconi e il Nord si apprestava a trascorrere un inverno lungo e tragico, segnato dalla fame e dai continui bombardamenti.
La decisione di aprire un nuovo fronte in Francia era stata presa già alla fine del ’43 nel corso della conferenza tenuta a Teheran, che vide la presenza contemporanea di Roosevelt, Churchill e Stalin (28 novembre-10 dicembre 1943). Mentre gli Anglo-americani sbarcavano in Normandia (6 giugno 1944), liberavano la Francia e marciavano alla volta della Germania, anche i Sovietici, che avevano sferrato una potente controffensiva, convergevano da est verso la Germania. Nonostante i tracolli militari, Hitler continuava a credere nella vittoria. Ma dopo l’incontro di Alleati e Sovietici sull'Elba  l’occupazione Sovietica di Berlino e la liberazione d’Italia (25 aprile 1945), la resa della Germania fu inevitabile. Mussolini venne fucilato (28 aprile) e Hitler si suicidò (30 aprile). Il crollo del regime fascista e nazista sancì la fine della guerra in Occidente, ma non sul Pacifico, dove i Giapponesi non volevano arrendersi. Pochi mesi prima della sconfitta di Hitler, Roosevelt, Churchill e Stalin si erano nuovamente incontrati a Yalta, in Crimea (4-11 febbraio 1945) e avevano preso alcune importanti decisioni relative agli assetti internazionali da attuare dopo la completa disfatta della Germania nazista. Dal momento che i Giapponesi contavano ancora su oltre tre milioni di uomini sparsi nell'ampio territorio asiatico, il nuovo presidente americano Truman decise di stroncare la resistenza facendo sganciare la bomba atomica sulle città di Hiroshima e di Nagasaki (6-9 agosto 1945). Anche il Giappone fu così costretto a firmare alla resa.
Durante la seconda guerra mondiale quasi tutta l’Europa fu sottoposta direttamente alla dominazione della Germania. In quegli anni Hitler iniziò a mettere in pratica il suo progetto di un nuovo ordine nel continente europeo, puntando alla disgregazione delle precedenti organizzazioni statali e al sistematico sfruttamento delle materie prime e della manodopera presenti nei Paesi occupati. I gerarchi nazisti si procurarono il materiale umano per le industrie tedesche attraverso la deportazione in Germania di forza lavoro, che colpì in particolar modo gli Slavi.
A partire dal 1941, inoltre, si iniziò a parlare di soluzioni finale per gli Ebrei: i nazisti organizzarono con meticolosa crudeltà deportazioni in massa nei campi di concentramento, dove gli Ebrei, quando non morivano a causa dei lavoro forzati o delle torture, venivano sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori. In tale modo trovarono la morte almeno sei milioni di Ebrei. Il dominio nazista fu agevolato dai vari governi collaborazionisti, tuttavia sin dall'inizio della guerra nacque uno spontaneo movimento di lotta, la Resistenza. Gradualmente le formazioni partigiane diventarono sempre più numerose, offrendo un significativo sostegno alle truppe alleate. La Resistenza assunse connotazioni diverse nei vari Paesi europei, sia per la durata, sia per gli obiettivi. La risposta dei nazisti alle azioni dei partigiani era invece ovunque estremamente dura: venivano prelevati ostaggi, distrutti interi paesi, ordinate esecuzioni in massa di innocenti. Uno degli episodi della Resistenza più noti fu la rivolta del ghetto di Varsavia, all'inizio del ’43, dove i civili coinvolti erano Ebrei e dove l’intensità della rappresaglia tedesca raggiunse il suo culmine. Anche in Italia i nazifascisti furono autori di sanguinose stragi, come quella compiuta alle Fosse Ardeatine, presso Roma, o quella avvenuta a Marzabotto, presso Bologna. Nel corso della guerra di liberazione, poi, molti italiani residenti sul confine con la Iugoslavia dovettero subire la violenza dell’esercito comunista di Tito, che aveva gradatamente occupato l’Istria e la Venezia Giulia, regioni dove convivevano tradizionalmente Slavi e Italiani. In queste zone si verificarono azioni di pulizia etnica da parte iugoslava, con uccisioni di massa di civili, i cui corpi venivano poi occultati nelle foibe (cavità naturali di origine carsica molto diffuse nell'area).

Analisi della guerra
All'inizio della seconda guerra mondiale la Germania e, ancora prima, il Giappone colgono di sorpresa gli avversari, ancora incerti su come rispondere alla loro aggressività, e finiscono per ottenere in pochi mesi risultati a prima vista decisivi: Hitler i meno di due anni è padrone dell’Europa continentale, mentre i Nipponici controllano buona parte del Pacifico. Le due potenze si trovano però a dover affrontare, in piena mobilitazione, le tre strutture politiche più potenti del mondo: l’Urss, gli Usa e l’impero britannico, la cui ricchezza di risorse le rende assai difficili da sconfiggere in un conflitto di lunga durata. Infatti, quando la guerra comincia a prolungarsi e a trasformarsi in un lento e progressivo logoramento di uomini e di mezzi, le forze dell’Asse non tardano ad avvertire con sempre maggiore chiarezza i sintomi di un’inevitabile fine.
Tra l’altro, ancora più della prima, la seconda guerra mondiale è una guerra totale, in cui ogni differenza tra militari e civili viene a cadere. Anzi, i civili spesso imbracciano le armi unendosi ai movimenti di resistenza antitedesca organizzati in tutti i territori invasi da Germania e Giappone. La guerra del 1939-1945 occupa per questo un posto particolare nella memoria collettiva del vecchio continente e dell’Asia orientale, soprattutto nei Paesi, come l’Italia, che hanno avuto la sfortuna di essere per anni un campo di battaglia. Non si dimentichi che i lunghi sei anni di guerra guerreggiata hanno comportato circa cinquantacinque milioni di vittime, la metà delle quali civili: tra esse cinque milioni di ebrei che vivevano in Europa nel 1939.
I risultati raggiunti nel 1945 segnano innanzitutto la fine di ogni velleità europea di mantenere la supremazia mondiale. I Paesi del vecchio continente non sono stati capaci di difendersi da soli all'attacco tedesco, e il merito della vittoria spetta essenzialmente agli Stati Uniti e all'Unione Sovietica; così, mentre Italia e Germania perdono definitivamente il ruolo di potenze militari, anche i Paesi vincitori devono disfarsi dei loro immensi imperi coloniali e affidarsi alle due nuove superpotenze per una difesa efficiente. Ma se gli Usa erano già lanciati da decenni verso un ruolo di primo piano nel mondo, la vicenda dell’Urss appare paradossale: Hitler ha agito per distruggerla, ma proprio la sua invasione ha garantito al regime di Mosca un’espansione impensabile e quasi mezzo secolo di sopravvivenza.

Situazione generale
La guerra è mondiale: scatenata nel cuore dell’Europa, coinvolge ben presto gran parte degli Stati del mondo. La carta riproduce la forza dell’Asse nel momento della sua massima espansione.
1939-40: la prima fase di guerra vede le potenze dell’Asse espandersi con la guerra-lampo.
1941: L’Asse occupa tutta l’Europa continentale con l’esclusione della Spagna.
1941: l’Asse invade l’Urss: è l’operazione Barbarossa, destinata al fallimento.
1941: la guerra raggiunge l’Africa
1942: dopo l’attacco di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, gli Usa entrano in guerra.
8 settembre 1943: l’Italia firma l’armistizio con gli Alleati. Inizia la guerra civile al 25 aprile 1945.
6 giugno 1944: con lo sbarco in Normandia inizia la controffensiva degli Alleati nell'Europa centrale. La guerra continuerà fino al 7 maggio 1945, quando la Germania firmerà la resa.


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