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Felicità raggiunta, Eugenio Montale: parafrasi, analisi, commento

Appunto di letteratura sulla poesia Felicità raggiunta di Eugenio Montale: testo, parafrasi, analisi, figure retoriche e commento.
Felicità-raggiunta-poesia

Felicità raggiunta è una poesia scritta da Eugenio Montale nel 1925 e contenuta nella raccolta poetica Ossi di seppia.





Felicità raggiunta: scheda poesia

Titolo Felicità raggiunta
Autore Eugenio Montale
Genere Poesia
Raccolta Ossi di seppia
Data 1925
Corrente letteraria Ermetismo
Temi trattati Lo stato d'animo e sentimento di felicità




Felicità raggiunta: testo poesia

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.



Parafrasi

Felicità raggiunta, si cammina per te sul filo del rasoio.
Agli occhi sei una debole luce che può spegnersi da un momento all'altro, per il piede sei fragile come un sottile strato di ghiaccio che si incrina facilmente; pertanto è bene che chi tiene a te non ti sfiori nemmeno.
Se giungi sulle anime di tristezza e le illumini, il tuo sorgere (della felicità) è dolce e suscita un senso di commozione come i nidi sui cornicioni (cimase) delle case.
Ma nulla può ricompensare il dolore del bambino a cui sfugge il pallone tra le case.



Analisi e commento

Schema metrico: Due strofe di cinque versi per maggioranza in endecasillabi con rima ABCAB DEDED.

Il poeta ci descrive la sensazione che si prova quando si è raggiunto la felicità, cioè quello stato d'animo che regala piena soddisfazione. Sogniamo tutta la vita di essere felici, ma cosa è realmente la felicità? I soldi? La salute? L'amore? Ѐ un mix di tutto questo o niente di tutto questo? Montale ci avverte dicendo che quando si è felici bisogna stare molto attenti, perché la felicità è difficile da ottenere e basta poco per perderla e il poeta descrive questo rischio usando un detto popolare simile a "camminare sul filo del rasoio", oppure che è "una luce fioca e incerta" che può spegnersi da un momento all'altro e lasciarci nel buio totale, oppure come uno strato di "ghiaccio molto sottile" su cui si sta camminando ma a ogni passo si vanno formando delle crepe aumentandone il rischio di cadere nell'acqua gelata.
Poi continua dicendo l'effetto che fa la felicità sulle persone che fino a un momento prima erano infelici: la felicità illumina le loro anime in modo dolce e questa sensazione ricorda la serenità di un nido posizionato su un cornicione di una casa.
E infine descrive la perdita della felicità di un bambino, forse perché i bambini sono delle creature semplici rispetto agli indecifrabili adulti che non sanno nemmeno cosa vogliono e cosa fare per essere felici. A un bambino basta davvero poco per essere felice, come ad esempio possedere un pallone, con cui poter giocare da solo o coi propri amici, e niente lo può rendere più infelice del farlo finire accidentalmente all'interno di una abitazione, che equivale a perdere il pallone dato che all'epoca significava che glielo avrebbero sequestrato, bucato, in quanto far cadere un pallone in un'abitazione voleva dire danneggiare l'orto (fiori, ortaggi ecc.), rompere o sporcare qualcosa, dunque creare un danno e ricevere un rimprovero dal proprietario della casa e una punizione dai propri genitori per aver giocato in quell'area. In fondo, il bambino voleva solamente giocare, ma chi ha giocato a pallone in strada dovrebbe saperlo, il pallone rimbalzando può finire ovunque e anche nelle abitazioni. Il bambino è legato al pallone, perdere il pallone è una disgrazia per un bambino in quanto sa che non ne rivedrà un altro per molto tempo (quel pallone se lo era in un certo senso guadagnato). L'insegnamento che vuole darci il poeta è quello di non attaccarci troppo alla felicità essendo fragile, instabile, vacillante ecc.

Secondo Montale la vita è un mistero che non capiamo davvero. Per Montale, la felicità è quando riesce a creare vera poesia, quel momento di ispirazione poetica improvvisa; ma quando non riesce a cogliere l'essenza di qualcosa, sente che non è più poesia e questo lo fa soffrire come un bambino che perde il pallone tra le case. Per il poeta la vera felicità risiede nel desiderio, non nell'avere, poiché la realtà può annullarla. La felicità non ha confini e il piacere viene dalla fantasia, non dalle cose possedute. Inoltre, Montale suggerisce che la felicità è legata al passato, non al futuro.



Figure retoriche

  • Metonimia = "si cammina per te sul fil di lama" (vv. 1-2); "sei barlume che vacilla" (v. 2); "teso ghiaccio che s’incrina" (v.3). Questi versi sottolineano quanto sia fragile la felicità, dunque il concreto per l'astratto.
  • Allitterazione della T = "felicità raggiunta" (v.1); te (v.2).
  • Ossimoro = "dolce e turbatore" (v.8).
  • Similitudine = "come i nidi delle cimase" (v.8).
  • Enjambement = "si cammina / per te" (vv. 1-2); "invase / di tristezza" (vv. 6-7); "il tuo mattino / è dolce" (vv. 7-8).



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