Analisi: L'Infinito, Leopardi


di Giacomo Leopardi
Analisi del testo:

La metrica: endecasillabi sciolti (non ci sono ne strofe ne rime)
La lirica si svolge fra due poli contrapposti: realtà e immaginazione. Ed è realtà, il motivo paesaggistico (colle, siepe, vento) a stimolare la fantasia verso l'infinito. Il tono che apre la lirica è piano e familiare e il nostro sguardo segue la visione del poeta sentendo, come lui, l'ostacolo di quella siepe che impedisce una vista più ampia e più lontana. Ma è proprio quell'ostacolo a divenire simbolo di una ricerca, di una aspettazione, di una immaginazione: la mente, spronata dal desiderio di superare ogni limite, è indotta ad andare oltre, fino a smarrirsi nell'infinito dello spazio e del tempo; e allora quell'angusto angolo del monte Tabor diventa solo un misero termine di confronto in rapporto all'immensità in cui "annega" e trova la pace il poeta. Per il Leopardi quella siepe è anche il limite della sua aspirazione a fuggire dal chiuso di Recanati per spaziare nel mondo, che egli spera aperto e comprensivo; è la sua angoscia di quei tristi anni. Ma dalla condizione personale la riflessione si allarga e la siepe diventa il mistero dell'uomo, sempre scontento dei limiti che sente intorno a sè; egli cerca l'infinito, la felicità (o piuttosto Dio?). E da questa ansia di infinito e di eternità la lirica acquiasta un carattere vagamente religioso, diventa quasi un "inno sacro", come l'ha definita il Russo.

Il tema dominante è il desiderio di naufragare nell'infinito (nell'infinito dello spazio, del silenzio e del tempo) al quale il poeta può assurgere con l'immaginazione partendo da tre elementi della realtà: <<l'ermo colle>>, la <<siepe>> e il <<vento>>.
Il titolo del canto è L'infinito: a questa idea di vastità e di silenzio si acordano le parole chiave adatte a esprimerlo: ermo colle, ultimo orizzonte, infinito silenzio, l'eterno, le morte stagioni, le quali appartengono alla stessa area semantica che ruota intorno alla parola "infinito". Sul piano del significato, poi notiamo varie parole polisillabe (orizzonte, sovroumani, profondissima, infinito, comparando) opportunamente scelte per la loro duplice funzione:
-Prima funzione: esse dilatano lo spazio e il silenzio con la loro lunga sillabazione (o-riz-zon-te...so-vru-ma-ni... pro-fn-dis-si-ma.
-Seconda funzione: tali polisillabi, di solito aggettivi (interminati... sovrumani), sono strettamente uniti a un nome del verso seguente (spazi...silenzi): così il suono e il significato si amplificano e si concludono al verso che segue, cioè al termine della pausa semantica "enjambement".


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