Analisi: La quiete dopo la tempesta


di Giacomo Leopardi
Analisi del testo:


Anche questa lirica fu scritta nel 1829, poco prima del Sabato del Villaggio. Lo scenario è ancora quello di Recanati, con le sue voci e le sue immagini di vita reale, cadenzata sul ritmo delle umili azioni quotidiane. Un violento acquazzone estivo ha sconvolto per un po’ la calma consueta del paese suscitando scompiglio, ma quando esso è passato, tutto torna come prima, anzi più gioioso e festoso di prima, come se ogni cuore si rallegrasse per un pericolo scampato. Il poeta, con la sua sensibilità, avverte questa gioia nuova, ma ne trae riflessioni amare sulla vita e sull’uomo.
In questo canto, descrizione e riflessione si fondono poeticamente. Se ci fosse solo la <<descrizione>>, la poesia si ridurrebbe a un suggestivo quadro del paese di Recanati che riprende il suo ritmo di vita dopo la furia del temporale; se ci fosse solo la <<parte riflessiva>>, il canto si ridurrebbe a una breve poesia di tono pessimistico. Descrizione e riflessione unite insieme, invece, si completano e si esaltano a vicenda: infatti la descrizione dà spunto a riflessioni con punte di sarcasmo e di ironia. E appunto da questo contrasto scaturisce la bellezza poetica del canto.

METRICA:
- Canzone libera formata da tre strofe libere di 24, 17 e 13 versi. l'ultimo verso di ciascuna strofa sempre in rima con uno dei versi precedenti. Il primo verso dell'ultima strofa rima col penultimo della precedente;
- Endecasillabi e settenari alternati
- Presenza di rime che non seguono uno dei soliti schemi e sono indicate con (*)
- Presenza di latinismi, indicati con (L)
- Presenza di termini poetici (P)

ANALISI: 
Il poeta descrive ciò che accade appena passata la tempesta, agli animali, nella natura, tra gli uomini; la vita del borgo che torna al lavoro consueto; il senso di liberazione e di gioia nel borgo, dopo lo spavento del temporale. Utilizzo di linguaggio poetico (augelli, femminetta, erbaiuol).
La seconda strofa inizia con la ripresa del verso chiave della prima strofa rovesciato: "Si rallegra ogni core". La strofa è strutturata su due osservazioni che, primo, constatano il piacere nell'uomo dopo l'affanno, secondo, spiegano la natura e l'origine del piacere. Questa strofa è costruita su una successione di interrogative che segna il passaggio dall'esempio specifico (temporale) al discorso generale dove la tempesta diventa metafora dei pericoli ben più vasti e straordinari che minacciano gli uomini; la strofa ha, come chiave interpretativa, il verso "Piacer figlio d'affanno".
La terza strofa fa perno su due momenti di ironia: primo, sulla natura che, per amore del genere umano, sparge pene e, secondo, sulla specie umana, così cara agli eterni che solo la morte può liberare dai dolori; gli enunciati che rivelano la realtà filosofica e contengono l'apostrofe (accusa) diretta alla natura smascherano con un brusco effetto di contrasto la serenità delle immagini di apertura.


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