Eneide Libro X - Analisi temi e personaggi
     


Eneide Libro X - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del decimo libro dell'Eneide.

Enea erige un trofeo con le spoglie di Mesenzio


I temi

Il decimo libro ci porta ormai nel culmine della guerra, ma essa è sempre più il momento in cui si consuma l'esperienza del dolore, più che il conseguimento della gloria: Pallante e Lauso, vittime entrambe del loro stesso eroismo, rivelano l'asprezza del conflitto e la sua inutilità: i sacrifici eroici non valgono a nulla; Giove stesso ribadisce che a nulla possono gli sforzi contro i Troiani: la loro sorte è decisa dal Fato. La morte in battaglia è inutile, dolorosa; privo di una consolazione che non sia il ricordo dei poeti è l'eroismo; già Ettore nel sesto libro dell'Iliade aveva espresso il triste destino dell'eroe: continuare a combattere pur sapendo che non esiste possibilità di vittoria. Nel mondo dell'Eneide, ben più ricco di sentimenti umani e di affetti, la morte è ancor più vana, meno gratificante è il premio dell'onore, anche perché troppo spesso colpisce i giovani, colti nella loro prima esperienza di guerra e ancora ignari della vita.



La struttura del libro

Dopo la prima sequenza, dedicata al concilio degli dei, la narrazione si snoda intorno ai diversi combattimenti che culminano simmetricamente in quello di Turno e Pallante (vv. 439-509) e di Enea e Lauso (vv. 791-832).



Le fonti

La parte più "iliadica" del poema ha, ovviamente, maggiori corrispondenze con l'Iliade: perciò oltre al concilio degli dei, la rappresentazione della guerra, i duelli, i discorsi dei capi hanno un modello nel testo omerico, per lo più variato e approfondito da una serie di caratterizzazioni, di situazioni e di personaggi che li distinguono notevolmente. D'altra parte, la descrizione delle battaglie e dei duelli trovava precedenti anche nella poesia epica latina precedente a Virgilio, soprattutto in Ennio.



Il narratore

La narrazione esterna domina la scena, che registra notevoli variazioni e colpi di scena (l'apparizione delle ninfe, un tempo navi della flotta troiana, e l'arrivo di Enea). Il poeta esprime il compianto per la morte dei due giovani, che contrassegna profetici interventi, e rivela una partecipazione profonda, che va ben oltre le caratteristiche del genere e lo statuto del poeta epico.



Lo spazio

Sul campo di battaglia, ben distante dall'Olimpo, dove Giove prende atto della situazione, si gioca il destino dell'uomo: lo spazio dominante è il campo, segnato dal coraggio degli eroi e dalla loro morte, che resta l'elemento più rimarcato; questo spazio, affine a quello dominante nell'Iliade, se ne distingue proprio per la connotazione ben più dolorosa: esso rappresenta lo scenario tragico della morte più che quello luminoso dell'eroismo.



Il tempo

La narrazione si concentra sul tempo della battaglia, tempo che in un certo senso si contrae in occasione dei duelli, che si consumano rapidamente, quasi fosse tutto già segnato. In tale narrazione lineare si staccano alcune brevi infrazioni (anacronia): è ricordato il ritorno di Enea (analessi), mentre la profezia del destino di Pallante e di Lauso (prolessi), oltre a creare un'attesa del lettore nei confronti della vicenda (sistema di attese), sottolinea la presenza del poeta nella narrazione nel momento in cui la vicenda volge all'epilogo.



I personaggi

Dalla folla dei guerrieri che animano i duelli spiccano alcuni personaggi ritratti con maggiore precisione, a cui si attribuiscono sentimenti e affetti più profondi e la cui vicenda assume maggiore risalto: fra questi, Turno, Pallante, Lauso e Mezenzio, oltre a Enea. I due protagonisti del libro sono Lauso e Pallante: entrambi sono giovani, nobili, eroici, entrambi sono destinati a una morte prematura e dolorosa che colpisce Enea allo stesso modo, nonostante Lauso sia un nemico. In questo canto trova espressione la cosiddetta "poesia dei vinti": in essa la celebrazione del valore è inscindibile dal dolore e dal rimpianto per i morti innocenti tanto che l'Eneide risulta un'opera epica di tono "diverso", nella quale non c'è mai il trionfo della forza e la pienezza della vittoria, ma una diffusa tristezza che segna tutte le sorti umane. Il destino di Pallante e Lauso è affine a quello di Eurialo e Niso e dei giovani morti prematuramente che Enea vede nell'oltretomba. Gli altri eroi, Enea e Turno, sono contrapposti nella loro reazione di fronte alla guerra e alla morte: l'uno segnato da un senso sofferto del destino e dalla pietas, di fronte alla morte del nemico prova dolore per il giovane stroncato e ne rispetta l'onore, presentendo il dolore del sua pur malvagio padre; l'altro, preso da una sorta di ebbrezza della morte e del massacro, oltraggia il corpo strappandogli le armi, in un comportamento che è modellato su quello di Achille, dopo la morte di Ettore. Mezenzio, crudele tiranno che si è inimicato il suo popolo, in analogia con Evandro, è sconvolto dal dolore per la morte del figlio: l'evento innaturale lo porta a un'estrema risoluzione, alla decisione di un definitivo duello che mette in luce nell'uomo spietato una straordinaria forza di sentimenti.


Gli dei
Il libro si apre con un concilio degli dei, di ispirazione omerica; in cui è ribadita la funzione di Giove come garante del Fato: egli infatti sostiene che la guerra, ormai ineluttabile, non potrà capovolgere il destino; vani sono perciò i discorsi, prova di alta oratoria, delle due dee, che risultano quasi ridicole rispetto al padre degli dei, giusto ed equanime.



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