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Analisi: Nebbia, Caproni

di Giorgio Caproni
Analisi del testo:

I versi della poesia sopra riportata sono di vari metri. Spicca subito l'impiego della rima anche interna (vv. 2), elemento formale fondamentale della poesia di Caproni. Ampio uso di enjambement che conferiscono al teso un andamento più narrativo. Frequenti allitterazioni cadenzano la lettura concorrendo alla creazione di un certo ritmo interno e contribuiscono ad evocare determinate immagini grazie al loro fono-simbolismo (lunghe locomotive vv. 3; brina/ copriva ancora vv. 8-9; cuore - verde - una Trebbia vv 16) .

La "nebbia" in questa poesia diviene simbolo della difficoltà ermeneutica: un ostacolo alla conoscenza. Nebbia come elemento che nasconde avvolgendo.
Il componimento si apre con la tematica della 'partenza' del viaggio, "sempre" indica una condizione che si ripete: quella del viaggio e quella della nebbia. Le parentesi segnalano una sospensione del tempo di lettura in cui si focalizza l'attenzione sul mezzo: il treno; "vaporose" (che fanno vapore) sono le "locomotive nere" (contrapposizione vapore chiaro e colore nero, scuro).

"Nebbiose", "vaporose", "fumo" rimandano alla stessa immagine di foschia,di umidità fumosa.

La seconda strofe si apre ancora con il tema della partenza e del bianco dell'alba caratterizzata dall'umidità e dal ghiaccio ("brina") formatosi durante la notte sul ferro dei binari.
Binari "a lutto" rimandano al tema della sofferenza, della disperazione che riecheggia negli "ululati" dei treni che attraversano la nebbia. "Lutto", "ululati" rimandano alla stessa immagina di dolore.
La terza strofe si apre ancora con "partivo"; la partenza, però, in una sorta di climax, è caratterizzata dall'incapacità di capire. In primo luogo non si conosce proprio la meta del viaggio: è il tema del nomadismo, del vagabondaggio senza obiettivo.
Nella testa la stessa "nebbia" del paesaggio che ostacola la capacità di conoscere. Nel cuore, invece, sede dei sentimenti, c'è la verde Val Trebbia, luogo ai confini della Liguria dove lo stesso Caproni aveva combattuto durante la Resistenza.
L'ultima strofe è incentrata sulla memorialità in cui la mancanza di amore corrispondeva alla mancanza di conoscenza. La conoscenza di Rina si ampia sino a conoscenza del mondo. Il tempo della mancanza gnoseologica era quello "di prima".
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Testo: Nebbia, Caproni

di Giorgio Caproni 
Testo:

Partivo sempre in mattine
nebbiose (con vaporose
e lunghe locomotive nere),
e mi mettevo a sedere
- nel fumo della stazione -
d'angolo, in un vagone.

Partivo nell'ora albina
e umida, quando la brina
copriva ancora i binari
a lutto, e straordinari
suonavano gli ululati
degli altri treni, bagnati.

Partivo senza capire
dove mai andassi a finire.
Avevo nel capo nebbia;
nel cuore - verde - una Trebbia.

Il tempo era di prima
che avessi conosciuto Rina.

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Giorgio Caproni: Nebbia

Testo: Nebbia
Partivo sempre in mattine nebbiose (con vaporose e lunghe locomotive nere).

Quando uscivo la mattina c'era sempre la nebbia.

I versi della poesia sopra riportata sono di vari metri. Spicca subito l'impiego della rima anche interna.

Questa poesia si può dividere in due parti. 
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Parafrasi: Nebbia, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Parafrasi:


DA NON CONFONDERE "NELLA NEBBIA" (poemetti) CON "NEBBIA" (canti di castelvecchio)


Nascondi le cose lontane, tu nebbia impalpabile e incolore, tu fumo che sali all'alba, tu assomigli a un fumo che si ha con la tempesta e a un fumo che si ha con le catastrofi cosmiche. Nascondi le cose lontane e per me nascondi il passato lontano che mi ricorda la morte dei miei cari. Che io veda solo la siepe di questo orto, il muro che è pieno di crepe piene di piante spontanee. Nascondi le cose lontane: le cose sono piene di pianto! Che io veda solo le piante che danno le dolci marmellate per il povero pane. Nascondi le cose lontane che mi ricordano gli antichi affetti e che mi dicono di andare! Che io veda solo quella strada bianca che un giorno dovrò percorrere accompagnato dal suono infelice delle campane. Nascondi le cose lontane, nascondile, sottraile ai desideri e ai sogni del mio animo. Che io veda solo il cipresso e solo quest'orto vino a cui sonnecchia il mio cane.


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