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Illustrissimo e illustrissima: come si abbreviano?

illustrissimo-abbreviato

Quando si scrive una lettera a figure di spicco, come autorità, professionisti di alto livello o personalità istituzionali, è importante seguire alcune regole di formalità e cortesia. Nella parte iniziale della lettera si usa un titolo onorifico adeguato, spesso scritto in forma abbreviata, seguito dal nome e cognome del destinatario. Un esempio di titolo onorifico è illustrissimo, opppure illustrissima nel caso sia rivolto a una donna. Ma come si abbreviano queste due forme?





Come si abbreviano?

Forma estesa Forma abbreviata
Illustrissimo ill.mo
Illustrissima ill.ma

Le abbreviazioni di Illustrissimo e Illustrissima sono:
  • Ill.mo per Illustrissimo (maschile)
  • Ill.ma per Illustrissima (femminile)

L'abbreviazione di Illustrissimo (ill.mo) e Illustrissima (ill.ma) include sempre il punto dopo "ill" perché indica la troncatura della parola.


Etimologia

La parola "illustrissimo" deriva dal latino illustrissimus, che è il superlativo di illustris, ovvero "illustre", "splendente", "luminoso".


Esempi con frasi

Oggi, sono espressioni meno comuni rispetto al passato ma si possono ancora trovare in documenti ufficiali e in contesti formali o epistolari. 

 Esempio di utilizzo:
Ill.mo Sig. Dott. Rossi (Illustrissimo Signor Dottor Rossi)
Ill.ma Prof.ssa Bianchi (Illustrissima Professoressa Bianchi)
Ill.mo Sig. Presidente Manfredi (Illustrissimo Signor Presidente Manfredi)
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Decreto Legislativo: come si abbrevia?

decreto-legislativo

Un decreto legislativo è un atto avente forza di legge che il Governo emana in seguito a una legge delega approvata dal Parlamento. La legge delega stabilisce i principi generali e i limiti entro i quali il Governo può agire per regolamentare determinate materie. Quando andrete a citare un atto normativo per la prima volta, dovreste riportare il titolo completo, seguito dalla data e dal numero dell'atto tra le parentesi tonde. Dopo la prima citazione, potrete usare la forma abbreviata. Ma qual è l'abbreviazione di decreto legislativo?





Come si abbrevia?

Forma intera Forma abbreviata
Decreto legislativo d.lgs.

L'abbreviazione corretta di decreto legislativo è d.lgs., con le iniziali minuscole e i punti dopo "d" e "lgs". Per formare l'abbreviazione viene usata la prima lettera del primo termine e le prime tre consonanti del secondo termine. All'interno di un testo è preferibile usare la forma estesa, invece la sigla è preferibile usarla solo per specifici riferimenti normativi. Tuttavia, potreste anche trovare l'abbreviazione "D.Lgs" scritta con le iniziali maiuscole e questo non è da considerarsi un errore anche se l'uso del maiuscolo non è necessario dal punto di vista grammaticale. Chi adopera la forma con le iniziali maiuscole vuole solamente mettere in risalto questa abbreviazione.


Etimologia

L'etimologia del termine "decreto legislativo" si può scomporre in due parti:
  • Decreto: deriva dal latino decretum, che significa "decisione" o "provvedimento". Questo termine è legato al verbo decernere, che significa "decidere" o "decretare".
  • Legislativo: deriva dal latino legislativus, che significa "relativo alla legge" o "destinato a legiferare", derivato dal verbo legis (legge) e facere (fare), quindi "fare leggi" o "legiferare".


Esempi con frasi

Eccovi alcune frasi con l'abbreviazione di decreto legislativo:
Il d.lgs. stabilisce nuove regole per la sicurezza sul lavoro.
Ieri il Parlamento ha approvato il d.lgs.
Il d.lgs. introduce modifiche importanti alla legge precedente.
Il d.lgs. è applicato in tutto il territorio nazionale.
Ogni anno vengono emanati nuovi d.lgs. per aggiornare la normativa.
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Bere o Bevere: come si scrive?

bere dalla fontana

Vi siete mai chiesti quale sia la forma corretta tra "bere" e "bevere"? Questo dubbio può sorgere a causa di antiche varianti linguistiche che oggi suonano insolite, ma che in passato erano comuni. In questo articolo vi illustreremo le origini del verbo, analizzeremo la grammatica italiana e chiariremo una volta per tutte quale sia la forma giusta da utilizzare. Se volete evitare errori di questo tipo e imparare a scrivere in modo impeccabile, continuate a leggere: la risposta vi sorprenderà!





Come si scrive?

Forma più usata Forma arcaica
Bere Bevere
Berlo Beverlo
Berla Beverla

Entrambe le forme sono corrette, l'unica differenza è dovuta alla frequenza d'uso che ne viene fatta ai giorni nostri. Il verbo "bevere" è un termine arcaico che veniva usato nell'italiano antico e medievale, come si può vedere nei testi di autori come Dante e Petrarca. Con il tempo, "bere" ha preso il sopravvento come forma principale per indicare l'assunzione di liquidi a scopo dissetante, relegando bevere a usi poetici o arcaici.


Etimologia

Sia "bere" che "bevere" derivano dal latino bibĕre, che in molti dialetti meridionali si conserva nella forma "bevere".


Esempi con frasi

Eccovi alcune frasi con il verbo bere:
A chi vuoi darla a bere?
Devi berla tutta d'un sorso.
Non berlo, è scaduto!
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Bere o Berre: come si scrive?


Ti sei mai chiesto se si scrive bere o berre? Questo verbo il cui significato è quello di assumere liquidi attraverso la bocca, per quanto comune, può mettere in difficoltà anche i più attenti, dal momento che lo si usa moltissimo nel linguaggio verbale e ognuno lo pronuncia alla propria maniera, e poi quando arriva il momento di doverlo usare su un testo scritto ci si chiede se la consonante "r" raddoppia oppure no. Vuoi sapere qual è la forma corretta? Continua a leggere questo articolo per scoprirlo.





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Bere Berre

La forma corretta è "bere". Si tratta di un verbo della seconda coniugazione, irregolare. Il verbo "bere" deriva dal latino "bībere" che non ha il raddoppio della consonante "r". Nella sua evoluzione, nella lingua italiana ha mantenuto la radice semplificata, adattandola alle regole fonetiche e morfologiche della lingua moderna. La pronuncia della r di bere come se fosse doppia (quindi che suona come "berre") può essere legato sia a influssi dialettali sia a caratteristiche fonetiche individuali o regionali, ma non trova alcun fondamento nella lingua italiana.


Esempi con frasi

Di seguito vi proponiamo alcune frasi nel quale viene usato il verbo "bere":
È stato facile come bere un bicchiere d'acqua.
Maria non può bere alcolici perché è incinta.
È importante bere almeno due litri d'acqua al giorno per mantenere il corpo idratato.
Posso bere il succo di frutta?
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Abbreviazione di dottoressa: medico e laureata

dottoressa-forma-abbreviata

Un'abbreviazione è come un piccolo trucco che usiamo per scrivere più velocemente e occupare meno spazio ma senza alterare il significato di quella parola. Per esempio, quando scriviamo biglietti da visita o un'email, potremmo aver bisogno di abbreviare il nome di una professione, come ad esempio il titolo "dottoressa", che in genere è seguito dal nome e cognome della persona a cui stiamo facendo riferimento. È interessante notare che il termine "dottoressa" non è riservato solo ai medici, ma può essere usato da chiunque abbia una laurea, indipendentemente dalla materia studiata. Il dibattito sull'uso del termine "dottoressa" continua a suscitare interesse e controversie in diversi contesti, in particolare nella sua forma abbreviata. Da un lato, c'è chi la utilizza per indicare una donna che ha conseguito una laurea accademica, mentre dall'altro, viene spesso associata in riferimento alla professione di medico. Ora, una domanda che spesso ci si pone è: qual è la forma abbreviata corretta, "dott.ssa" o "dr.ssa"? E dovrebbero entrambe essere seguite da un punto?





Abbreviazione di dottoressa: al singolare e plurale

Parola Abbreviazione
Singolare Dottoressa dott.ssa
Plurale Dottoresse dott.sse


L'abbreviazione di dottoressa al singolare è "dott.ssa", ma potete trovarlo scritto anche come "dr.ssa", sebbene sia una forma meno comune. L'abbreviazione di dottoresse al plurale è dott.sse.



Come si abbrevia dottoressa?

Abbiamo visto come si effettuano le abbreviazioni di questo termine sia al singolare sia al plurale. Ma come si può memorizzare questa abbreviazione anche a distanza di tempo?
  • dott.ssa = questa abbreviazione è formata dalle prime 4 lettere e dalle ultime lettere della parola dottoressa, questi due gruppi di lettere sono separati da un punto. Dunque, le uniche lettere eleminate formano la parola "ore".
  • dott.sse = questa abbreviazione è formata dalle prime 4 lettere e dalle ultime lettere della parola dottoresse, questi due gruppi di lettere sono separati da un punto. Dunque, le uniche lettere eleminate formano la parola "ore".



Dottoressa medico o laureata?

Per quanto riguarda le due abbreviazioni per la forma singolare non vi è una grande differenza. Come abbiamo già detto l'abbreviazione dott.ssa è la forma più utilizzata perché è accettata in tutte le situazioni, sia come professione sia come titolo di laurea, invece l'abbreviazione dr.ssa è utilizzata solamente come professione e non come titolo di laurea. Tuttavia, non basta l'abbreviazione di dottoressa per chiarire il tipo di mestiere, ma bisogna anche specificare anche la qualifica: medico generico, ortopedico, pediatra, neurologo, dermatologo, ecc.



Dottoressa: minuscolo o maiuscolo?

Il termine dottoressa e le sue rispettive forme abbreviate al singolare e al plurale sono da considerarsi dei nomi comuni di persona e pertanto vanno scritto di norma con la lettera iniziale minuscola. Ad esempio:
Attualmente la dottoressa sta visitando un pazienza. Pazientate qualche minuto.

Ci possono essere dei casi in cui qualcuno può decidere di usare la lettera iniziale maiuscola e si tratta solamente di una forma di cortesia o rispetto nei confronti di un medico donna o una donna con una laurea. Ad esempio:
La Dottoressa Maria Rossi è molto competente.
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Abbreviazione di giorno e giorni

g. e gg.

Sapevate che le parole "giorno" e "giorni", pur essendo già delle parole corte, possono essere abbreviate in pochissime lettere? Il motivo delle abbreviazioni è sempre lo stesso: risparmiare spazio e velocizzare la scrittura, dato che certe volte capita che scrivendo un lungo messaggio di testo bisogna togliere qualche lettera per rientrare nel numero massimo di caratteri consentito, e anche perché in ambito lavorativo è importante non fare aspettare troppo i clienti.





Giorno e giorni: come si abbreviano?

Parola Abbreviazione
Singolare Giorno g.
Plurale Giorni gg.




Spiegazione rapida

La forma abbreviata di "giorno" è g. (g minuscola + punto), invece la forma abbreviata di "giorni" è gg. (doppia g minuscola + punto). La presenza del punto è necessaria ogni qualvolta sia presenta un'abbreviazione, proprio come in questo caso, oltretutto la lettera "g" senza il punto è adoperata come unità di misura del grammo. Invece, gg senza il punto è uno slang giovanile che sta per "good game" che in italiano è l'equivalente di "buona partita".



Quando si usano?

Solitamente le forme abbreviate g. e gg. sono presenti nel glossario medico e, dunque, utilizzate dai medici che prescrivono le ricette mediche. Ne scrivono così tante che sentono il bisogno di scrivere di meno e anche di impiegare il minor tempo possibile, infatti il risultato è che solamente loro e i farmacisti (e a volte nemmeno loro) capiscono la scrittura del medico.
una bustina al g. dopo i pasti
due compresse al dì per 10 gg.

L'abbreviazione "gg" senza il punto è particolarmente usata nei giochi online multiplayer (con più giocatori online contemporaneamente) in quanto appartiene alla lingua inglese e sta per "good game", ovvero "buona partita!". Si tratta di una forma scritta per esprimere rispetto verso gli altri giocatori, indipendentemente dalla rivalità nel gioco e dal suo esito.
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Come si abbreviano i mesi dell'anno?

mesi-in-forma-abbreviata

Anche se siamo abituati a scriverli nella loro forma estesa oppure usando il numero corrispondente al loro ordine nel calendario, i mesi dell'anno potete trovarli scritti anche in forma abbreviata. Questo significa ridurre il numero delle loro lettere e tale procedura potrebbe risultare insolita per chi usa raramente queste parole, ma provate a immaginare ci queste parole deve inserirle milioni di volte, come ad esempio le aziende specializzate in prodotti come diari, agende, calendari in quantità industriale.





Giorni della settimana abbreviati: tabella

A sinistra trovate la colonna contenente i nomi dei giorni della settimana nella forma intera e a destra i nomi dei giorni della settimana nella forma abbreviata.

Mese Abbreviazione
gennaio gen.
febbraio feb.
marzo mar.
aprile apr.
maggio mag.
giugno giu.
luglio lug.
agosto ago.
settembre set.
ottobre ott.
novembre nov.
dicembre dic.




Come si abbreviano?

Innanzitutto ci teniamo a precisare che i nomi dei mesi, così come anche i giorni della settimana, si devono scrivere con la lettera iniziale minuscola sia nella forma estesa sia in quella abbreviata, a meno che non si trovano posizionati all'inizio della frase o non facciano riferimento a un nome proprio di persona.

Il metodo più semplice per abbreviare i nomi dei mesi dell'anno è quello di scrivere le prime tre lettere e poi aggiungere il punto. Questo però non è l'unico modo possibile per abbreviare i nomi dei mesi, infatti alcuni mesi possono essere abbreviati anche usando solamente due lettere, mentre altri mesi potrete trovarli nella forma abbreviata anche con quattro lettere. I mesi che presentano un metodo di abbreviazione alternativo sono:
  • gennaio → genn. (4 lettere)
  • luglio → lu. (2 lettere)
  • agosto → ag. (2 lettere)
  • settembre → sett. (4 lettere)
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Come si abbreviano i giorni della settimana?

giorni-della-settimana-forma-abbreviata

Sapevate che i giorni della settimana possono essere scritti anche in forma abbreviata? Può sembrare strano dei nomi di qualcosa che siamo sempre abituati a chiamare nella loro forma intera, ma questa pratica può rivelarsi utile specialmente nei casi in cui queste parole appaiono molte volte, ad esempio in un calendario, un diario scolastico o un'agenda. Attraverso l'abbreviazione dei giorni della settimana si risparmia inchiostro, si riducono i costi, si riduce il tempo di scrittura e si risparmia anche spazio che può essere dedicato per altri scopi.





Giorni della settimana abbreviati: tabella

A sinistra trovate la colonna contenente i nomi dei giorni della settimana nella forma intera e a destra i nomi dei giorni della settimana nella forma abbreviata.

Giorno Abbreviazione
lunedì lun.
martedì mar.
mercoledì mer.
giovedì gio.
venerdì ven.
sabato sab.
domenica dom.




Come si abbreviano?

Per cominciare ricordiamo che i giorni della settimana si scrivono con la lettera iniziale minuscola (salvo casi eccezionali tipo quando è usato come nome proprio di persona o quando si trova all'inizio di una frase). Questa regola si applica anche per i nomi dei mesi dell'anno. Fatta questa breve premessa, passiamo alla regola per abbreviare i giorni della settimana.

Per tutti i sette giorni della settimana, si devono riscrivere le prime tre lettere del loro nome e poi aggiungere un punto, quest'ultimo serve a stabilire che la parola è stata abbreviata. Questa regola funziona perfettamente fino a quanto non si devono abbreviare il giorno martedì e il mese marzo nello stesso momento, andando a creare non poca confusione dato che si abbreviano allo stesso modo (mar.).


Un altro modo per abbreviare i nomi dei giorni della settimana è scrivere solamente la loro prima lettera iniziale, ma questo sistema porta confusione sia per il lunedì la cui "l" minuscola non sembra nemmeno una "L" nella scrittura informatica. Inoltre, le iniziali dei giorni martedì e mercoledì sono entrambe delle "M".
  • l
  • m
  • m
  • g
  • v
  • s
  • d
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Giorni della settimana in maiuscolo o minuscolo?

giorni-settimana-maiuscolo

Anche a voi è venuto il dubbio se i giorni della settimana in italiano si devono scrivere con la lettera iniziale minuscola o maiuscola? Il fatto è che nemmeno i calendari aiutano, perché il giorno della settimana è spesso scritto tutto in maiuscolo e questa scelta non fornisce alcuna indicazione sul corretto modo di scrivere queste parole; oppure potrebbe apparire solamente la lettera iniziale (L, M, M, G, V, S, D) e anche questa scelta non è di alcun aiuto. Dunque, questo dubbio ve lo andremo a togliere noi! Continuate a leggere l'articolo per sciogliere questo dubbio e per scoprire altre curiosità riguardante i giorni della settimana.





Giorni della settimana: come si scrivono?

Giorni della settimana
lunedì
martedì
mercoledì
giovedì
venerdì
sabato
domenica


Generalmente i giorni della settimana si scrivono con la lettera iniziale minuscola!
Maria va in palestra ogni venerdì.



Quando si scrivono con la lettera maiuscola?

Vi sono tre situazioni in cui i nomi dei giorni della settimana bisogna scriverli in maiuscolo.


Posizionati all'inizio di una frase

Quando il nome del giorno della settimana si trova all'inizio di una frase, oppure quando si chiude una frase con il punto e la frase successiva inizia con il nome di un giorno della settimana.
Sabato non ho scuola.
Ho ancora molto lavoro da fare. Domenica, se tutto va bene, dovrei avere del tempo libero.


Usati come proprio di persona

I nomi dei giorni della settimana sono dei nomi comuni di cosa, contrariamente ai giorni della settimana in inglese, che sono dei nomi propri di cosa e si devono scrivere sempre con la lettera iniziale maiuscola. Tuttavia, alcuni nomi dei giorni della settimana sono usati come nomi propri di persona e, in questo caso, bisogna utilizzare la lettera iniziale maiuscola.
La mia compagna di classe si chiama Domenica.
Robinson Crusoe ha un amico che si chiama Venerdì.


Nomi delle festività

Alcune festività contengono anche il nome del giorno della settimana nel loro nome completo. In questo caso è possibile scrivere il nome del giorno della settimana anche in maiuscolo, ma non è da considerarsi un errore lasciare la lettera iniziale minuscola. Anche l'Accademia della Crusca ha ammesso che in questi casi la scelta è libera, dato che vanno bene entrambe le versioni.
Lunedì dell'Angelo
Martedì grasso
Mercoledì delle Ceneri
Giovedì grasso
Venerdì Santo
Sabato Santo
Domenica delle Palme
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Medievale o Medioevale: come si scrive?

medievale

Il termine "Medievale" è un aggettivo in analisi grammaticale ed è usato per descrivere qualcosa che appartiene o è relativo a un certo periodo storico chiamato "Medioevo". Il Medioevo è quel periodo di tempo che va grosso modo dall'anno 500 al 1500, tra l'epoca dell'Impero Romano e il Rinascimento. Quindi, quando diciamo che qualcosa è "medievale", ci stiamo riferendo ai castelli medievali, alle torri, alle mura spesse, alle spade, lance, armature e tutte quelle cose che i cavalieri usavano per combattere le battaglie. Questa però non è una voce riguardante la spiegazione di questo termine bensì una sezione riguardante i dubbi grammaticali, nel caso in questione il dubbio riguarda il corretto modo di scrivere questo periodo storico: si scrive medievale o medioevale?





Come si scrive?

Singolare Plurale
Medievale Medievali
Medioevale Medioevali


Entrambi i modi di scrivere l'aggettivo sono corretti e accettati. La forma più breve, sprovvista della vocale "o", è quella più usata, anche per la sua semplicità nella pronuncia. Quindi, spetta a voi decidere quale forma scegliere, dato che qualsiasi delle due forme sceglierete pescherete sempre bene.



La regola grammaticale

Il termine "medievale" senza la "o" è la crasi di "medioevale". Ricordate cosa sia la crasi? La crasi non è altro che la fusione di due suoni vocalici con lo scopo di creare un unico suono vocalico. Ad esempio: psicanalisi è la crasi di psicoanalisi.
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Pasticciere o Pasticcere: come si scrive?

pasticciere

A chi non piacciono i dolci, le torte, i biscotti? I dolci come torte e biscotti sono fra i cibi più amati perché soddisfano il desiderio di dolcezza e spesso migliorano anche l'umore. Inoltre, possono essere condivisi in occasioni speciali come compleanni, feste e riunioni familiari, contribuendo a creare un'atmosfera gioiosa. Tutto molto bello, ma quando c'è di mezzo la grammatica, anche i dolci possono diventare amari! Come si chiama colui prepara e vendi i dolci? Pasticciere o pasticcere? Con o senza la i? E se c'è più di un pasticcere? E se il pasticcere è una donna? Di seguito trovate tutte le forme corrette e anche la regola grammaticale.





Come si scrive?

Singolare Plurale
Maschile Pasticciere Pasticcieri
Femminile Pasticciera Pasticciere

Dunque, il singolare maschile è "pasticciere" e il plurale maschile è "pasticcieri". Il singolare femminile è "pasticciera" e il plurale femminile è "pasticciere". Come potete notare, in tutte le forme è sempre presente la vocale "i", cioè finiscono tutte in -iere, -ieri, -iera. Il derivato, però, è pasticceria, senza i.



La regola grammaticale

Nel linguaggio verbale è impossibile commettere un errore nella pronuncia, perché il suono "CE" si pronuncia come un "cie" se posto all'interno di una parola. Nello scritto, invece, l'errore è ben evidente. Per non commettere questo genere di errori, bisogna conoscere l'esatta regola grammaticale, oppure memorizzare queste particolari forme. La regola grammaticale è la seguente:
Quando una sillaba è accentata, la "i" diventa superflua, come accade in "pasticcerìa", dove l'accento è sulla penultima sillaba. Al contrario, se la sillaba non è accentuata, la "i" deve essere mantenuta, come in "pasticciere".

Una forma non pura

Tuttavia, la forma "pasticcera" senza la "i" è diventata di uso comune e, quindi, non può più essere considerata un vero e proprio errore. Difatti viene definita una forma non pura. Questa forma però è consigliabile usarla solamente in contesti informali, come una discussione tra amici, ma non in contesti formali, come ad esempio lo è il curriculum o una pagina di enciclopedia.

Si tratta però di un caso particolare, dato che parole terminanti in -iere, come carabiniere, pompiere, finanziere, non possono privarsi della vocale "i".
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Le tic tac oppure i tic tac: come si scrive?

tic-tac

Tic tac è un noto marchio di caramelle di tipo confetto prodotto dalla Ferrero. Ve ne sono di vari gusti, ma quelle più vendute sono quelle classiche alla menta (di colore bianco). Pur essendo un nome proprio di cosa, il nome ufficiale di questo prodotto presenta le lettere iniziali minuscole per entrambe le parole onomatopeiche (dato che riproducono lo stesso suono dello scuotimento del contenitore). Vi è un dubbio riguardante questo prodotto, cioè se si dica "le tic tac" oppure "i tic tac", ovvero se si debba scegliere il plurale femminile o maschile.





Tic Tac: come si scrive?

Singolare Plurale
Il tic tac,
un tic tac
I tic tac,
due, tre tic tac


Il plurale di tic tac, con l'aggiunta dell'articolo determinativo, è: "i tic tac". Di seguito vi andremo a spiegare il perché di questa scelta.



Tic tac: confetti o caramelle?

I confetti sono caratterizzati da una struttura piccola e solida, invece le caramelle sono generalmente più grandi e possono avere una consistenza più masticabile rispetto ai confetti. Ragion per cui i tic tac sono da considerarsi dei confetti, anzi, dei confettini date le ridotte dimensioni. Per il semplice fatto che il plurale di confetto è "i confetti", si ha che il plurale diventa di questo marchio è "i tic tac".
Quindi, pur facendo parte della famiglia delle caramelle, quello che conta in questo caso è la tipologia di caramella, nello specifico: confetto. Se le tipologie di caramella fossero state "mentina" o "pillole", a quest'ora avremmo detto "le tic tac" o "le mentine", ma non è questo il caso.
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Video lezione o Videolezione: come si scrive?

videolezione

Durante il periodo della pandemia di COVID-19, gli studenti di tutta Italia, non hanno potuto partecipare regolarmente alle lezioni di presenza al fine di evitare la diffusione del contagio, e così è stata adottata una forma di didattica differente, la DAD, ovvero la didattica a distanza. In questo modo è stato possibile continuare le lezioni senza che la presenza di insegnanti e studenti in aula, dato che ognuno poteva starsene a casa propria ed effettuare una lezione di gruppo tramite un computer, una connessione internet e una webcam. Questo nuovo modo di seguire le lezioni al computer senza essere fisicamente presenti nel luogo della lezione è stato comunemente chiamato videolezione, e il dubbio riguarda se questa parola si scriva proprio così, oppure video lezione, come due parole separate, oppure ancora video-lezione, cioè due parole separate da un trattino.





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Videolezione Video lezione; video-lezione

La forma corretta è videolezione, invece le altre due forme sono da considerarsi errate (video lezione e video-lezione).



La regola grammaticale

Videolezione è un nome comune di cosa composto, cioè è formato dalle parole "video + lezione". Le parole composte possono essere scritte unite, oppure separate da uno spazio o un trattino. L'uso della forma più adatta o di quelle accettate dipende dalle istituzioni di linguistica, come l'Accademia della Crusca.
Nel caso in questione, il termine videolezione è un neologismo, ovvero un termine nato di recente a causa di nuove esigenze tecniche. Questo sta a significare che inizialmente non si aveva una particolare dimestichezza con questo termine e, pertanto, erano ben accettate tutte le forme che lo riguardavano.
Tuttavia, dalla pandemia ad oggi ne è passato di tempo, e l'Accademia della Crusca si è anche espressa su questo argomento, indicando sempre come sbagliata la forma con il trattino, ma solo per i "nuovi" composti, come appunto lo è videolezione. Per quanto riguarda lo spazio che separa le due parole, esso non deve essere presente dato che si tratta di un termine entrato nell'uso comune e che va letto tutto insieme, senza dover creare dei legami a mente tra le due parole.
Dunque, da ora in poi dovrete scrivere sempre "videolezione" in questo modo!
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Ohm: si scrive in maiuscolo o minuscolo?

ohm

Quando si studia elettronica si deve avere a che fare con lo studio dei componenti elettronici, dei loro valori e delle loro unità di misura. Nel caso in questione andremo a parlare dell'unità di misura della resistenza elettrica, che è l'ohm (Ω). Si tratta di uno di quei dubbi a cui inizialmente non gli si dà peso, dato che pochi saprebbero dire con certezza assoluta se questa parola si scrive in maiuscolo o minuscolo, ma un insegnante di elettronica dovrebbe saperlo e se l'ha pure spiegato durante la lezione, potrebbe abbassarvi il punteggio in un compito in classe qualora dovesse individuare l'errore. La soluzione più semplice è usare direttamente il simbolo dell'ohm, detto omega, ma noi abbiamo creato questa guida per chi vuole togliersi questo dubbio una volta per tutte.





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
ohm Ohm


La forma corretta che deve essere accostata a un valore numerico è quella scritta tutta in minuscolo, ohm. Questo vuol dire che se avete calcolato il valore di una resistenza osservando il codice dei colori, dovreste aggiungere il simbolo omega oppure la scritta in lettere ohm. Questo discorso vale anche per i multipli e sottomultipli dell'ohm, come ad esempio kiloohm, megaohm, microohm. Tuttavia ci sono dei casi in cui non solo è consentita la lettera maiuscola ma è anche obbligatoria, questo perché si è fuori dal contesto "matematico".



Regola grammaticale

La forma minuscola, ohm, deve essere usata nei casi in cui ha la funzione di unità di misura. Ecco perché dicevamo che è facile incappare nell'errore durante un compito in classe, dato che dovrete spesso usare questo termine.
Un resistore del valore di 100 ohm.
Il termine Ohm, si scrive con la lettera iniziale maiuscola quando è la prima parola di una frase o quando segue il punto. Cioè si tratta come un nome comune di cosa che per esigenze grammaticali deve essere scritto in maiuscolo.
Ohm è l'unità di misura della resistenza.
Si scrive in maiuscolo anche quando si sta facendo riferimento al cognome del fisico e matematico tedesco Georg Simon Alfred Ohm.
La legge di Ohm.
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Qual è il plurale di conto deposito?

conto-deposito

Dato che la nostra utenza è molto giovane è probabile che nemmeno avrà sentito parlare di conto deposito. Inoltre, essendo un termine bancario e non tutti possiedono un conto in banca, perché invece possiedono un conto postale, ci sentiamo nel dovere di spiegare cos'è un conto deposito. È simile al conto corrente, ma solitamente non ha funzione di prelievo perché è adoperato per investimenti a breve termine. Cioè viene usato per far fruttare i propri risparmi. Siccome ogni correntista puó averne intestato anche più di uno, potrebbe sorgere il dubbio se al plurale l'espressione conto deposito si scriva così oppure se le due parole mutano nella forma.





Conto deposito: qual è il plurale?

Forma singolare Forma plurale
Conto deposito Conti deposito
Conto di deposito Conti di deposito


Il plurale di conto deposito è conti deposito. Come potete notare solamente la prima parola è stata posta al plurale. Comunque anche la forma "conti depositi" è molto usata anche dalle stessa banche che offrono questo servizio. Se oltre alla soluzione siete anche curiosi di sapere il perché di questa scelta allora vi suggeriamo di leggere anche il paragrafo riguardante la regola grammaticale.



Regola grammaticale

L'espressione "conto deposito" è formata da due parole proprio come "conto corrente", ma il plurale di conto corrente è conti correnti, e allora perché la parola "deposito" rimane invariata anche al plurale?

Il fatto è che "corrente" è un aggettivo, quindi segue il numero del sostantivo a cui è accostato. Invece, "deposito" è un sostantivo, nome comune di cosa, che sta ad indicare il tipo di conto (abbreviazione: "conto di deposito"), e pertanto rimane invariato anche quando il sostantivo è al plurale perché è riferito a due o più conti.


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Potremo o potremmo: quando si usano?

potremo-potremmo

Il verbo "potere" è uno dei più usati della lingua italiana e si tratta di un verbo servile, cioè funziona normalmente come un verbo ausiliare. Riguardo questo verbo vi è un dubbio grammaticale circa il numero di consonanti "M" che deve contenere questa parola: si scrive potremo o potremmo?





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Potremo //
Potremmo //

Come potete notare, entrambe le forme sono corrette, e aggiungiamo anche che non si usano allo stesso modo. Di seguito andremo a spiegare quando usare "potremo" e quando usare "potremmo".



Potremo: quando si usa?

Il verbo "potremo" è coniugato alla prima persona plurale del modo indicativo, tempo futuro semplice. Questo modo verbale combinato a questo tempo verbale è usato per esprimere la realtà e la certezza che una certa azione avverrà nel futuro.
Se perdo il lavoro, non potremo pagare il mutuo della casa.

Futuro semplice: potere

Pronome personale Verbo
Io potrò
Tu potrai
Egli potrà
Noi potremo
Voi potrete
Essi potranno




Potremmo: quando si usa?

Il verbo "potremmo" è coniugato alla prima persona plurale del modo condizionale, tempo presente. Questo modo verbale combinato a questo tempo verbale è usato per indicare un evento che può verificarsi nel presente a condizione che se ne verifichi un altro.
Se incontrassimo ostacoli lungo il nostro cammino, potremmo comunque affrontarli insieme.

Condizionale: potere

Pronome personale Verbo
Io potrei
Tu potresti
Egli potrebbe
Noi potremmo
Voi potreste
Essi potrebbero
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Qual è il plurale di smartphone?

Smartphone

Usiamo talmente tanto lo smartphone che non riusciamo più farne a meno, per telefonare, messaggiare, per passare il tempo guardando video sui social network, per leggere le informazioni su ciò che sta accadendo nel mondo e se siete qui probabilmente lo state usando anche per sapere come la parola smartphone si scrive al plurale. In questa lezione imparerete non solo qual è il plurale di smartphone ma anche come si forma il plurale per tutti i forestierismi, cioè le parole straniere che usiamo abitualmente anche nella nostra lingua.





Come si scrive?

Singolare Plurale
Lo smartphone Gli smartphone
Uno smartphone Due smartphone, tre smartphone, alcuni smartphone


Quando si sta facendo riferimento a un solo smartphone, l'articolo determinativo da usare è "LO", perciò si scrive "lo smartphone". Il plurale di "LO" è "GLI", di conseguenza andremo a scrivere "gli smartphone".



Regola grammaticale

Avete notato che per formare il plurale l'unica cosa che è cambiata è l'articolo, mentre la parola "smartphone" è rimasta invariata? Questo succede perché si tratta di un forestierismo, infatti questo termine deriva dalla lingua inglese e, in genere, questo tipo di parole solitamente sono di genere maschile e sono indeclinabili, cioè non ammettono desinenze. Solamente nella lingua inglese si aggiunge -s al termine della parola (smartphones) per formare il plurale.
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Al che o Alché: come si scrive?

Alché

Molte volte pronunciamo parole che non sappiamo nemmeno come si scrivono e se esistono davvero nella lingua italiana, perché spesso fanno parte del dialetto locale e nessuno ci fa notare l'inusuale utilizzo di questa parola, proprio perché a loro volta le utilizzano in questo modo. Nel caso in questione ci stiamo riferendo alle espressioni al che o alché: vi siete mai chiesti come si scrive correttamente? Nella forma unita o separata?





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Al che Alché


Il termine "alché" è da considerarsi una forma errata perché non è presente in alcun dizionario. Tuttavia, bisogna fare attenzione anche con la locuzione verbale "al che", che è accettata solamente nel linguaggio verbale. Se utilizzaste questa espressione nello scritto, verrebbe considerata un errore, pertanto diventa necessario conoscere tutti i suoi possibili sinonimi per poterla rimpiazzare correttamente.

In realtà, il termine "alche" esiste nella lingua italiana, ma sprovvisto di accento e non con questo significato, bensì come plurale del sostantivo "alca", che è un sottordine di uccelli.



Al che: sinonimi

L'espressione "al che" potrebbe essere rimpiazzata da parole dal significato simile, come:
  • A quel punto;
  • Perciò;
  • Dunque;
  • Allora;
  • Quindi;
  • Così.



Quando si usa?

Dopo aver spiegato che l'espressione "al che" viene utilizzata solamente quando parliamo, andremo a vedere in quale contesto potreste trovarla all'interno di una frase. Essa è usata principalmente per collegare due proposizioni, dove la seconda proposizione è una conseguenza della proposizione che la precede. Inoltre, è maggiormente usata per raccontare situazioni del passato che abbiamo vissuto in prima persona.


Esempio con frasi

Lo scorso sabato non mi sentivo, al che ho dovuto rinunciare all'uscita con gli amici.
Mi ha spiegato lo svolgimento del problema, al che lo ho copiato spudoratamente.
Ho provato a svolgere il lavoro da solo, al che mi sono reso conto che sono necessarie almeno due persone per questo lavoro.
Abbiamo cercato per ore il biglietto dell'aereo, al che ci siamo resi conto di averlo dimenticato a casa.
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Enjambement o Enjambements: qual è il plurale?

Enjambement

Siete a conoscenza delle figure retoriche che possono essere contenute nel testo di una poesia? Sicuramente sì, se siete capitati in questo articolo. Probabilmente sapete già cosa sia un enjambement, ovvero quella figura retorica che consiste nel dividere un gruppo sintattico che dovrebbe stare unito, e così facendo una prima parte rimane alla fine di un verso e una seconda parte viene spostata all'inizio del verso successivo. Quello che vi state chiedendo davvero è se enjambement sia una forma valida solo per il singolare o anche per il plurale, oppure se sia necessario aggiungere la "s" alla fine della parola per formare il plurale.





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Enjambement Enjambements


Nella lingua italiana l'unica forma corretta è enjambement, senza la consonante "s" alla fine della parola, e questo vale sia al singolare che al plurale. Nella grammatica italiana, "enjambement" è un sostantivo invariabile, cioè mantiene la stessa forma del singolare anche al plurale.

La regola generale per i nomi stranieri diventati di uso comune nella lingua italiana è che sono indeclinabili, e non assumono la forma plurale: diverse serie tv, tanti pop corn, due computer, tre container ecc.



Quando si usa enjambements?

Siccome può capitare di trovare anche la forma "enjambements" qualcuno potrebbe chiedersi perché altri siti la utilizzano se è sbagliata. In realtà è sbagliata solamente nella lingua italiana, dato che la parola deriva dal francese, il cui plurale è "enjambements" e dato che il plurale delle parole inglesi si forma aggiungendo la -s, proprio come nel caso di enjambement che diventa enjambements.
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Ti ho pensato o Ti ho pensata: come si scrive?

Pensato

Avete presente quella terribile situazione in cui una vostra amica o fidanzata torna da un viaggio e vi chiede se sia stata presente nei vostri pensieri dato che fisicamente si trovava a molti chilometri di distanza, e voi, dovendo ammettere che è stato davvero così, non riuscite comunque a dirlo a parole? Per quale motivo? Non la stavate pensando? Sì, e allora cosa è che vi blocca? Ah, ho capito, la desinenza del verbo! Vi è venuto il dubbio se si dice "Ti ho pensato" oppure "Ti ho pensata", non è così? Temete che usando la prima forma, vi state rivolgendo a lei come se fosse un uomo, d'altra parte usando la seconda forma temete di usare un termine femminile che sembra forzato. In questo articolo vi andremo a spiegare qual è la forma corretta da usare e anche la regola grammaticale che determina questa scelta.





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Ti ho pensato //
Ti ho pensata //


Ebbene sì, entrambe le forme sono corrette! Potere scrivere sia "Ti ho pensato" sia "Ti ho pensata" senza nemmeno dover più preoccuparvi di commettere un errore.



La regola grammaticale

E ve ne state andando via così? Senza nemmeno leggere la regola grammaticale che determina questa scelta? Chissà, magari la vostra amica o fidanzata vi dice che l'avete detto in modo sbagliato e voi potrete correggerla facendo i "saputelli", dimostrando di avere una sottovalutata cultura, qualità ben nascoste che nemmeno lei sapeva di possedere. E vabbè, la soluzione l'avete letta su internet, ma la cultura è l'arte di saper cercare le cose e informarsi per ridurre la propria ignoranza.

Ma torniamo al tema dell'articolo, nel caso in questione va bene dire sia "pensato" che "pensata" perché il tempo composto (ausiliare avere + verbo al participio passato) è preceduto da "ti", la cui particella pronominale è in questo caso un complemento di termine.
ti ho pensata = ho pensato a te
Questo vuol dire che non è obbligato alla concordanza, cioè il participio passato non deve essere per forza essere espresso al genere femminile solo perché è rivolto a una donna, difatti il verbo "pensare" è in veste intransitiva e non sta reggendo un complemento oggetto, bensì un complemento di termine. In questi casi si può usare anche la forma maschile perché nella grammatica italiana è considerata una forma neutra.
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