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Pallore di bella donna, Marino: parafrasi, analisi, commento

Appunto di letteratura italiana sulla poesia Pallore di bella donna di Giambattista Marino: parafrasi, spiegazione e commento del testo.
Pallore

Pallore di bella donna è una poesia di Giambattista Marino contenuta nella raccolta La Lira nel quale celebra la bellezza e la sua forte devozione per la donna amata.





Testo

Pallidetto mio sole,
a i tuoi dolci pallori
perde l'alba vermiglia i suoi colori.
Pallidetta mia morte,
a le tue dolci e pallide viole
la porpora amorosa
perde, vinta, la rosa.
Oh, piaccia a la mia sorte
che dolce teco impallidisca anch'io,
pallidetto amor mio.



Parafrasi

O mio caro sole pallido, l'alba perde i suoi colori vermigli dinnanzi al tuo dolce pallore. Mia adorata morte pallida, la rosa perde il suo colore purpureo fatto d'amore di fronte alle tue dolci e pallide viole. Oh, possa il mio destino permettermi di impallidire dolcemente con te, mio caro pallido amore.



Analisi del testo

A livello metrico è un madrigale, che trae a sua volta ispirazione dal madrigale "Al tuo vago pallore" di Torquato Tasso. Un'altra poesia simile è quella di Jacopo da Lentini scritta nel XIII secolo ed intitolata Madonna ha 'n sé vertute con valore: anche qui la donna amata è superiore al fascino della natura stessa.

Da segnalare le rime baciate (colori / pallori, amorosa / rosa, anch'io / mio).

Presenza di parole etimologicamente simili: "pallidetto, pallori, pallide, impallidisca".



Figure retoriche

  • Anastrofe = "Pallidetto mio sole" (v.1). Avrebbe dovuto avere questo ordine "Mio pallidetto sole".
  • Ossimoro = "dolci e pallide" (v. 5). I due aggettivi sono apparentemente in contrasto fra loro.
  • Antitesi = "pallidetto mio sole" (v.1) e "alba vermiglia" (v.3); "mio sole" (v.1) e "mia morte" (v.4).
  • Enjambement = "a i tuoi dolci pallori / perde" (vv. 2-3); "la porpora amorosa / perde" (vv. 6-7); "piaccia a la mia sorte / che dolce teco" (vv. 8-9).
  • Allitterazione della L = "le tue dolci e pallide viole" (v.5).
  • Allitterazione della O = "porpora amorosa" (v.6).
  • Anastrofe = "perde l'alba vermiglia i suoi colori" (v.3). L'ordine corretto sarebbe dovuto essere "l'alba vermiglia perde i suoi colori".



Commento

In questa poesia, il poeta esprime i suoi sentimenti verso la persona amata. Egli non nomina mai una donna ma usa il vezzeggiativo "pallidetta" (con tono amorevole) ed espressioni come "mio sole" e "mia morte" per esaltarne la sua bellezza. La sua carnagione chiarissima influenza tutto ciò che la circonda in natura, come l'alba e la rosa, che messi a confronto a lei perdono i loro colori (= sembrano sbiaditi) perché ella li supera in bellezza; anche la donna stessa è a sua volta influenzata dalla natura attraverso il linguaggio poetico, dal momento che viene nominata in tanti modi tranne che come donna. Il termine "impallidire" è usato col significato di inchinarsi con rispetto di fronte alla bellezza dell'amata.
Nei tre versi conclusivi, l'autore esprime il desiderio di poter essere anche lui impallidito (= influenzato) dalla donna amata, proprio come ella ha influenzato la natura. Questa parte sottolinea il fatto che il poeta sia disposto a tutto per lei, anche a sacrificarsi o a scomparire, rendendo evidente il suo profondo amore e devoto attaccamento nei confronti dell'amata.



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