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Presso una certosa, Carducci: parafrasi, analisi e commento

Appunto di letteratura sulla poesia di Giosuè Carducci intitolata Presso una certosa: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche, commento.
Cimitero

Presso una certosa è una poesia scritta da Giosuè Carducci nel 1895 e che fa parte della raccolta Rime e Ritmi. In questa poesia la stagione autunnale diventa una metafora per la transitorietà dell'esistenza, in cui anche la natura stessa è soggetta al passare inesorabile del tempo.





Presso una certosa di Giosuè Carducci

In questa pagina trovate trovate tutto ciò che riguarda la poesia Presso una certosa di Giosuè Carducci: dal testo originale della poesia alla parafrasi del testo, dall'analisi del testo con le figure retoriche presenti in esso a un commento personale.
Titolo Presso una certosa
Autore Giosuè Carducci
Genere Poesia
Raccolta Rime e Ritmi
Corrente letteraria Classicismo
Data 1895
Temi trattati Il sopraggiungere della morte e l'affidamento alla poesia
Frase celebre «E con fremito leggero / Par che passi un'anima»



Testo

Da quel verde, mestamente pertinace tra le foglie
Gialle e rosse de l’acacia, senza vento una si toglie:
E con fremito leggero
Par che passi un’anima.

Velo argenteo par la nebbia su ’l ruscello che gorgoglia,
Tra la nebbia ne ’l ruscello cade a perdersi la foglia.
Che sospira il cimitero,
Da’ cipressi, fievole?

Improvviso rompe il sole sopra l’umido mattino,
Navigando tra le bianche nubi l’aere azzurrino:
Si rallegra il bosco austero
Già de ’l verno prèsago.

A me, prima che l’inverno stringa pur l’anima mia
Il tuo riso, o sacra luce, o divina poesia!
Il tuo canto, o padre Omero,
Pria che l’ombra avvolgami!



Parafrasi

Dalle foglie verdi che persistono ostinamente tra le foglie gialle e rosse dell'acacia, una foglia cade senza l'aiuto del vento, sembrando portare con sé un leggero brivido, come il passaggio di un'anima.
La nebbia getta un velo argenteo sul ruscello che gorgoglia, e in mezzo a essa, una foglia cade nel ruscello e sparisce alla vista. Cosa sospira il cimitero debolmente dai cipressi?
All'improvviso il sole irrompe nell'umido mattino e si fa spazio tra le nuvole bianche nell'azzurro del cielo. Si rallegra anche l'inflessibile bosco, che aveva anticipato l'arrivo dell'inverno.
Prima che l'inverno avvolge la mia anima, fammi godere del tuo sorriso, o luce sacra, o divina poesia! Fammi ascoltare il tuo canto, o padre Omero, prima che l'ombra della morte mi avvolga.



Analisi del testo

Schema metrico: AABC DDBE FFBG HHBI. Quattro strofe forme a da 4 versi (ovvero 4 quartine). Le quartine sono formate dal doppio ottonario, da un ottonario semplice e un settenario.

Il titolo della poesia fa riferimento al cimitero "La certosa" situato a Bologna, e porta questo nome in quanto si trova vicino a un monastero di Certosini (Ordine certosino).

Da notare come l'autore menziona diversi colori che contribuiscono a descrivere l'immagine del luogo e allo stesso tempo a trasmettere delle emozioni. Ecco i colori presenti nella poesia:
  • Verde: descrive il colore delle foglie dell'acacia che resitono all'invecchiamento tipico della stagione autunnale.
  • Gialle e Rosse: questi colori fanno riferimento alle foglie dell'acacia che sono in transizione dai colori estivi a quelli autunnali.
  • Argenteo: descrive il velo di nebbia che copre il ruscello.
  • Bianche: descrive le nuvole durante una giornata di sole.
  • Azzurrino: descrive il colore naturale del cielo.



Figure retoriche

Di seguito trovate le figure retoriche presenti nella poesia: 
  • Iperbato: "Da quel verde ... una si toglie" (vv. 1-2).
  • Similitudine: "Velo argenteo par la nebbia" (v. 5).
  • Personificazione: "sospira il cimitero" (v. 7); "Si rallegra il bosco austero" (v. 11).
  • Eufemismo: "prima che l'inverno stringa pur l'anima mia" (v. 13), per non dire "prima che muoia".
  • Apostrofe: "o sacra luce, o divina poesia" (v. 14)
  • Anafora: "Il tuo riso" (vv. 14-15).



Commento

Ci troviamo nel pieno della stagione autunnale, periodo nel quale le foglie degli alberi tendono a ingiallire e a cadere. Quelle dell'acacia hanno ancora una parte di foglie verdi, quasi sembra vogliano tenersi stretta la loro vitalità, ma sono destinate anche loro ad invecchiare e a diventare come le altre, di colore giallo e rosso e a cadere per terra. Il poeta si sofferma su una foglia che cade dall'albero anche senza il soffiare del vento e ciò è un'immagine creata per indicare quando sia breve e fragile la vita umana. Il poeta sente che la sua vita sta giungendo al termine, per questo aggiunge l'immagine poetica della nebbia (l'impossibilità di vedere oltre) e della foglia che scompare nel ruscello. Ogni tanto in autunno ritorna il sole, e allo stesso modo anch'egli ritorna il buon umore per riprendere a scrivere, ma l'inverno è sempre più vicino. Metaforicamente l'inverno della vita rappresenta la morte per una persona, e Carducci, come in una sorta di preghiera, si rivolge a elementi sacri come la luce, la poesia e Omero, chiedendo di ricevere ispirazione e conforto prima che l'ombra dell'oblio e della morte lo avvolgano.



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