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Figure retoriche di posizione: quali sono ed esempi


Appunto di italiano sulle figure retoriche di posizione: elenco completo di ogni figura di posizione con definizione ed esempi spiegati.

Le figure retoriche sono un uso particolare delle parole che i poeti usano sapientemente per creare dei versi carichi di significato. Non sono presenti solamente nella poesia, né tantomeno solo nella letteratura italiana, anzi, sono presenti in tutte le lingue in quanto derivano sia dal latino che dal greco. Solitamente le figure retoriche sono suddivise in tre raggruppamenti: figure retoriche di posizione, di suono e di significato. In questa pagina daremo ampio spazio solamente alle figure retoriche di posizione, anche dette figure di ordine, così potrete imparare tutti i loro nomi, e attraverso gli esempi potrete anche riconoscerle all'interno di un testo. Facciamo notare anche che molti degli esempi appartengono a testi di poesie celebri che sono già presenti sul nostro sito insieme alla loro analisi del testo.





Quali sono le figure retoriche di posizione?

Di seguito trovate l'elenco delle principali figure retoriche di posizione:
  1. Anastrofe;
  2. Iperbato;
  3. Anafora;
  4. Epifora;
  5. Asindeto;
  6. Chiasmo;
  7. Climax;
  8. Ellissi;
  9. Enumerazione;
  10. Accumulazione;
  11. Epanalessi;
  12. Iterazione;
  13. Anadiplosi;
  14. Parallelismo;
  15. Poliptoto;
  16. Polisindeto;
  17. Figura etimologica;
  18. Ipallage;
  19. Zeugma


Come riconoscere le figure di posizione?

Quando nel testo di una poesia o poema trovate una o più parole inserite in una posizione apparentemente "sbagliata", non vuol dire che l'autore non sia in grado di scrivere correttamente, ma che vuole intenzionalmente attirare l'attenzione del lettore su di esse. Anche le troppe ripetizioni di una parola che in un tema scolastico vengono evidenziate dall'insegnante come degli errori, nei testi poetici hanno una loro funzione, rafforzano il concetto.

Le figure retoriche di posizione riguardano lo stravolgimento della posizione sintattica delle parole, cioè l'ordine in cui esse sono disposte abitualmente all'interno del verso. Se alcune figure di posizione sono facilmente individuabili (e ve ne renderete conto voi stessi leggendo le definizioni e le spiegazioni con gli esempi), ce ne sono almeno un paio che si somigliano (ad esempio anastrofe e iperbato, oppure chiasmo e parallelismo). Esse richiedono un minimo di ragionamento perché si deve prima parafrasare il testo (rimettendo in ordine il soggetto, il verbo e i complementi della frase), poi fare il confronto tra la versione originale e quella parafrasata, e infine potrete stabilire di quale figura di posizione si tratta.



Figure di posizione: definizione ed esempi

Anastrofe

L'anastrofe è l'inversione dell'ordine abituale degli elementi di una frase, che però sono collocate vicino tra loro.


Anastrofe: esempi

Per questo esempio di anastrofe, tratto da "I Sepolcri" di Ugo Foscolo, l'autore inverte i due sintagmi in quanto la forma abituale sarebbe dovuta essere "il canto delle Parche".
Delle Parche il canto

Anche in una poesia di Montale è presente una famosa anastrofe sia nel titolo che nel testo. Nel caso in questione la forma abituale sarebbe dovuta essere "Spesso ho incontrato il male di vivere".
Spesso il male di vivere ho incontrato



Iperbato

L'iperbato consiste nel modificare l'ordine sintattico di una discorso aggiungendo uno o più elementi fra altri due che dovrebbero stare uniti. Questa figura retorica è maggiormente utilizzata nella poesia più classica e antica. Spesso si tende a confondere l'iperbato con l'anastrofe, ma nell'anastrofe i sintagmi sono vicini tra loro, nell'iperbato sono separati e spesso bisogna ricostruire la frase come in un puzzle.


Iperbato: esempi

In questo esempio ancora tratto da "I Sepolcri" di Ugo Foscolo, l'autore inserisce le parole "per me" e "questa" alterando il consueto sviluppo sintattico del discorso. La frase abituale e maggiormente discorsiva sarebbe dovuta essere: "Il Sole per me non feconderà (fecondi) sulla Terra questo bel gruppo (bella famiglia) di vegetali (d'erbe) e di animali".
Ove il Sole per me non fecondi questa bella d'erbe famiglia e d'animali



Anafora

L'anafora è la ripetizione di una o più parole all'inizio di versi o strofe.


Anafora: esempi

Un esempio di anafora è presente nel canto III dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. In questo caso viene si ripetono le parole "Per me si va".
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.



Epifora

L'epifora è la ripetizione di una o più parole che si trovano alla fine di versi e strofe.


Epifora: esempi

In questo esempio preso da un estratto della poesia di Aldo Palazzeschi, la ripetizione di "Comare Coletta" alla fine del verso è l'epifora.
- La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
- E il bel mazzolino, comare Coletta



Asindeto

L'asindeto è l'assenza di congiunzioni fra due o più parole strettamente legate tra loro. Solitamente queste parole sono suddivise da un segno di punteggiatura debole, ovvero la virgola.


Asindeto: esempi

Nel Canto 1 dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, che è anche il proemio, è presente un elenco di argomenti di tutto ciò che l'autore canterà nel poema, e queste sono disposte una di seguito all'altra senza l'utilizzo di congiunzioni.
Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto



Chiasmo

Il chiasmo è la disposizione incrociata tra elementi che si corrispondono per sintassi (funzione nella frase) o per semantica (significato) secondo lo schema ABBA.


Chiasmo: esempi

Nell'esempio in questione preso dal Canto V del Purgatorio, il chiasmo è ottenuto dalla presenza di "Siena" e "Maremma", che sono due nomi propri di città, mentre "mi fè" e "disfecemi" sono due verbi. Se colleghiamo le parole che si corrispondono andremo a formare una X.
Siena mi fè,
disfecemi Maremma

Anche nel Canto IV dell'Inferno è presente un altro chiasmo. Le parole si corrispondono nel seguente modo: Ovidio e Lucano sono nomi di due poeti, mentre terzo e ultimo sono aggettivi numerali.
Ovidio è 'l terzo, e l'ultimo Lucano



Climax

Il climax è una successione di elementi disposti in ordine crescente d'intensità (climax ascendente) o decrescente (climax discendente, anticlimax).


Climax: esempi

In questo esempio abbiamo riportato due versi della celebre poesia "Il lampo" di Giovanni Pascoli. Anche se i termini utilizzati potrebbero risultare un po' obsoleti, si può intuire che il primo verso presenta tre termini che descrivono la terra con un crescendo d'intensità; lo stesso si verifica nel secondo verso con i tre termini che descrivono il cielo con un crescendo d'intensità. In questo caso il climax è ascendente perché la terra e il cielo sono descritti con aggettivi sempre più drammatici e inquietanti.
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto

In questi tre versi presi dalla poesia "La mia sera" di Giovanni Pascoli, sono presenti tre verbi con un'intensità che tende a diminuire. Qui i termini utilizzati sono quelli del linguaggio comune ed è più facile intuire che il verbo cantare ha una intensità maggiore rispetto al verbo bisbigliare. In questo caso è presente un climax discendente, detto anche anticlimax.
Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!



Ellissi

L'ellissi consiste nell'omettere un elemento della frase, risultando ugualmente facile per il lettore cogliere il senso della frase.


Ellissi: esempi

Nell'esempio in questione tratto dalla poesia "Novembre" di Giovanni Pascoli, è stato ometto il verbo essere. Infatti la frase abituale sarebbe dovuta essere: "Gemmea è l'aria, il sole è così chiaro".
Gemmea l'aria, il sole così chiaro



Enumerazione

L'enumerazione è un elenco di vocaboli o di sintagmi che se sono separati tramite virgole è detta "enumerazione per asindeto", se sono separati da congiunzioni è detta "enumerazione per polisindeto". Quando i termini elencati sono davvero tanti, si ha un'accumulazione, che è una forma di enumerazione.


Enumerazione: esempi

Ne I promessi sposi di Alessandro Manzoni è presente è facile esempio di enumerazione per asindeto, le cui proposizioni sono separate solo da virgole per creare un effetto incalzante degli avvenimenti.
Metton la stanga, metton puntelli, corrono a chiuder le finestre

In questi versi presi dall'opera "Il cinque maggio" di Alessandro Manzoni è possibile notare l'enumerazione per polisindeto dato il continuo ripetersi della congiunzione "e".
E ripensò le mobili Tende, e i percossi valli, e il lampo de’ manipoli, e l’onda dei cavalli, e il concitato imperio, e il celere ubbidir.



Accumulazione

L'accumulazione è una forma di enumerazione, ma si usa il termine accumulazione quando le parole o sintagmi elencati sono davvero numerosi.


Accumulazione: esempi

Per questo esempio di accumulazione abbiamo usato un estratto dell'opera "Laudi" di Gabriele D'Annunzio.
Arene gemmee come tritume di gemme, ceppaie d’alghe, chiari coralli, fuchi di porpora, negre ulve,



Epanalessi

L'epanalessi è quando due parole si ripetono a breve distanza ma sono separate da un'altra parola.


Epanalessi: esempi

In questa terzina presa dal Canto IV dell'Inferno di Dante, è presente l'epanalessi perché tra le due ripetizioni (la selva) è presente un altro elemento (tuttavia).
Non lasciavam l’andar perch’ei dicessi,
ma passavam la selva tuttavia,
la selva, dico, di spiriti spessi.



Iterazione

L'iterazione è la ripetizione di una o più parole all'interno di un testo.


Iterazione: esempi

Ad esempio nella poesia "A Silvia" di Giacomo Leopardi vi è un'iterazione.
O natura, o natura

Oppure nel Canto XXX del Purgatorio, è presente un'altra iterazione.
Ben son, ben son Beatrice



Anadiplosi

L'anadiplosi è la ripetizione all'inizio di un verso di una o più parole disposte alla fine del verso precedente (quindi dopo segni di punteggiatura come virgola e punto).


Anadiplosi: esempi

In questa terzina presa dal Canto IV dell'Inferno di Dante, è presente l'anadiplosi per la ripetizione della
Non lasciavam l’andar perch’ei dicessi,
ma passavam la selva tuttavia,
la selva, dico, di spiriti spessi.



Parallelismo

Il parallelismo è la disposizione simmetrica tra elementi che si corrispondono per sintassi (funzione nella frase) o per semantica (significato) secondo lo schema secondo lo schema ABAB.


Parallelismo: esempi

Nel sonetto di Pietro Metastasio, il parallelismo è tra le parole canto e scrivo (A e B), che sono delle azioni che tutti possono vedere o sentire; e le parole temo e spero (A e B), che sono azioni che si possono nascondere tenendole dentro di sé.
Ah che non sol quelle ch’io canto, o scrivo,
Favole son; ma quanto temo, o spero,



Poliptoto

Il poliptoto è la ripetizione della stessa parola, usata con lo stesso significato, ma scritta diversamente, cioè con diverse funzioni grammaticali o sintattiche.


Poliptoto: esempi

L'esempio in questione si trova nel Canto XIII dell'inferno di Dante. Come potete notare il verbo "credere" è stato usato con diversa funzione grammaticale in quanto è coniugato al modo indicativo presente (credo), al passato remoto (credette) e al congiuntivo imperfetto (credesse).
Cred'io ch'ei credette ch'io credesse



Polisindeto

Il polisindeto è la presenza ripetuta di congiunzioni (come la "e") quando c'è un'elencazioni di termini nella stessa frase.


Polisindeto: esempi

Nella poesia L'infinito di Giacomo Leopardi è presente il polisindeto perché le proposizioni sono collegate attraverso la ripetizione della congiunzione "e".
io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei.



Figura etimologica

La figura etimologica è l'accostamento di parole diverse ma che derivano dalla stessa radice.


Figura etimologica: esempi

In questo esempio tratto dai primi versi del Canto I dell'Inferno, la figura etimologica è creato dall'accostamento delle parole "selva selvaggia". La differenza sta nel fatto che "selva" è un sostantivo, mentre "selvaggia" è un aggettivo qualificativo.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!



Ipallage

L'ipallage consiste nel spostare (e allontanare) una parte del discorso a un termine diverso da quello a cui avrebbe dovuto riferirsi.


Ipallage: esempi

Nella poesia "Novembre" di Giovanni Pascoli è presente un'ipallage perché l'aggettivo fragile è associato al verbo cadere, quando in realtà dovrebbe essere associato alle foglie, che nel mese di novembre (stagione autunnale) sono deboli e fragili.
di foglie un cader fragile



Zeugma

Lo zeugma consente il collegamento di un verbo a due o più elementi della frase anche se in circostanze normale (fuori dal campo poetico) sarebbe necessario associare a ognuno un verbo specifico.


Zeugma: esempi

L'esempio di zeugma più famoso in letteratura è quello del Canto XXXIII dell'Inferno, nel quale vi è un verso dantesco in cui sta scritto che è possibile vedere insieme sia "parlare" sia "lacrimare". Se è vero che è possibile vedere una persona lacrimare, lo stesso non si può dire del parlare, perché richiede il verbo "sentire".
Parlare e lagrimar vedrai insieme


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