Temporale - Pascoli: parafrasi, analisi, commento


Appunto di letteratura sulla poesia "Temporale" di Giovanni Pascoli: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.
La poesia "Temporale" è stata scritta da Giovanni Pascoli nel 1891 e fa parte della raccolta Myricae, nella sezione In campagna.



Indice




Testo

Un bubbolìo lontano...

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.



Parafrasi

Il brontolio di un tuono lontano…
L'orizzonte si accende di rosso,
come infuocato, verso il mare;
sui monti il cielo è nero come la pece,
nubi bianchi sparse:
tra le nuvole nere c'è un casolare:
un'ala di gabbiano.

Parafrasi alternativa:
Un brontolio lontano annuncia un temporale…
Verso il mare, all'orizzonte, il cielo è rosso, infuocato; verso il monte è nero come la pece, rischiarato qua e là da qualche nube frastagliata e sfilacciata; nel nero che domina questo paesaggio si distingue una casa bianca che spicca come un’ala di gabbiano.



Analisi del testo

Schema metrico: 7 versi settenari divisi in 2 strofe di cui una (la prima) di un solo verso.
Rime: ABCBCCA irregolare

Il titolo della poesia "Temporale" lascia intendere di cosa si sta parlando ancor prima di leggere il testo della poesia. Tuttavia, sebbene essa sembra di facile lettura, nasconde significati più complessi e profondi.

Il primo verso è l'unico che contiene un verbo di tipo uditivo. Il bubbolìo del temporale, ovvero il suo fragore che si sente in lontananza. Al termine di questo verso ci sono 3 punti di sospensione, i quali lasciano intendere che il temporale continua, ma c'è anche uno spazio tra il primo e il secondo verso: esso serve ad aggiungere attesa (suspense è il termine che viene usato in ambito cinematografico quando ci si trova in questa situazione che rabbrividisce ancor prima dell'arrivo del pericolo).

L'attesa è ben ripagata perché dal secondo verso in poi la descrizione del temporale procede, stavolta, attraverso sensazioni visive. All'interno del testo appaiono dei colori che trasmettono condizioni e stati d'animo diversi tra loro. Il colore rosso, per indicare la violenza del temporale in un luogo caldo; il colore nero per indicare la paura, la morte, la tristezza, la sofferenza; il colore bianco per indicare rifugio, protezione, speranza. L'uso dei colori è simile a quello che Giosué Carducci ha adottato nella poesia "San Martino", attraverso i seguenti accoppiamenti di parole: "ceppi accesi, rossastre nubi, uccelli neri".

Da notare anche il particolare uso dei "due punti": essi dovrebbero spiegare e chiarire ciò che si dice in precedenza, invece qui vengono usati in un modo nuovo e anormale.

Tra gli elementi presenti nel testo vi sono: il temporale che non viene nominato nemmeno nel primo verso, ma è il cosiddetto soggetto sottinteso in quanto è già stato nominato nel titolo; l'orizzonte che è una figura passiva in quanto viene nominato solo per farci capire la lontanzanza del bagliore rosso generato dal temporale; le nuvole chiare sono ridotte a pezzi perché sono state "stracciate" da tutti questi bubbolìi e dal colore nero che domina nel cielo tempestoso; il termine nero che prima viene usato per descrivere il cielo cupo e poi, data l'ampia superficie che ricopre in quantità sempre maggiore, diventa esso stesso un luogo (tra il nero); il casolare è la figura della casa (= il nido) che è spesso presente nei componimenti poetici di Pascoli attraverso metafore e analogie, e il concetto è ancora più evidente con il verso riguardante l'ala del gabbiano, usa il singolare e non il plurale (le ali) perché il gesto dell'ala che avvolge trasmette protezione al nido.



Figure retoriche

Bubbulìo: = "onomatopea" (v. 1). Questo verbo che è sinomino di brontolare, viene adoperato per emettere il rumore fragoroso del temporale lontano.

Bubbiolìo lontano = allitterazione della vocale O (v. 1). Viene adoperata per prolungare la durata del temporale.

Rosseggia l'orizzonte = anastrofe (v. 2). Il verso è scritto al contrario con il verbo che precede il sostantivo, ovvero "l'orizzonte rosseggia".

Rosseggia l’orizzonte, come affocato, a mare = similitudine (vv. 2-3).

Nero di pece = metafora (v. 4). La pece non si trova in cielo.

Stracci di nubi = metafora (v. 5). Il termine stracci potrebbe essere associato alla carta stracciata ma non alle nuvole.

Un casolare: / un'ala di gabbiano = analogia (vv. 6-7). In pratica, sono accostate tra loro in modo impensato e sorprendente due realtà tra loro distanti, eliminando tutti i passaggi logici intermedi. Tra il casolare e l'ala di gabbiano vi è un rapporto di somiglianza dovuto al colore bianco, e al fatto che entrambi si stagliano sul cielo.



Commento

Questa poesia di Giovanni Pascoli parla di un temporale, il cui rumore dei tuoni si avvertiva anche in lontananza. Quindi continua a descrivere il temporale in base a quello che ha visto coi propri occhi: lampi in direzione del mare che illuminavano l'orizzonte, mentre sulle montagne il cielo era nero come la pece; delle nuvole molto chiare e sparse vagavano sulla pianura, s'intravedeva sulla montagna un casolare, e un volo di gabbiano sperduto che solcava l'aria in tempesta.
Attraverso questi pochi versi della poesia è possibile notare che l'unico essere vivente in questa tempesta è il gabbiano che vola da solo in cerca di un rifugio. Il rifugio non è altro che la piccola casa che si distingue nel nero minaccioso della tempesta. Il temporale non è solamente descritto dal punto di vista uditivo e visivo: la spettacolarità di questo fenomeno naturale è senza alcun dubbio presente, ma è un espediente per comunicare il suo stato d'animo più profondo e che è in continuo tormento (rosso "affocato", nero "di pece", "stracci" di nubi). Questa poesia ha la scopo di far comprendere lo stato d'animo del poeta, le emozioni forti che si provano durante un temporale (specialmente se visto attraverso gli occhi del poeta-fanciullo) e ci permette anche di capire meglio il suo giudizio sulla vita: il mondo esterno pieno di pericoli (temporale) e il desiderio di restare nel rifugio (nella casa, sotto l'ala del gabbiano).
Il tema trattato e lo stile non è nuovo nelle poesie di Pascoli. Potete osservare come il poeta utilizzi i colori e i rumori per rappresentare l'infelicità - e questa tecnica viene definita "simbolismo" - in altre sue opere, come: Il lampo e Il tuono.


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