Donna che cuce - Marino: parafrasi, analisi, commento


Appunto di letteratura sulla poesia "Donna che cuce" di Giambattista Marino: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Donna che cuce" è stata scritta nel 1613 da Giambattista Marino e fa parte della raccolta La lira.



Testo

È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro
nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! E quel sì vago
Sanguigno fil che tira
Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
La bella man gradita
È il fil de la mia vita.



Parafrasi

È una freccia, una freccia, non un ago qualunque
quello che usa nel suo lavoro domestico
la nuova tessitrice d'amore, la donna che adoro
per cui, mentre decora e ricama sulla bella tela,
attraversa e punge il mio cuore con mille punte.
Ahimè ! E quel così debole
rosso filo che tira
taglia, annoda, assottiglia, attorciglia e ritorce
la bella mano che m'attira
è il filo della mia vita.



Analisi del testo

Schema metrico: madrigale con rime che seguono lo schema ABBCCADDEE.

Il titolo "Donna che cuce" fa riferimento a una donna che il poeta osserva mentre sta cucendo.


Adesso andiamo ad analizzare il testo della poesia verso per verso:

È strale, è stral, non ago / quel ch’opra in suo lavoro = Lo strale è un sinonimo di freccia, e il poeta dice che non si tratta di un semplice ago ma di una vera e propria freccia quella che sta usando nel suo lavoro. Il termine lavoro non specifica se questa sia la sua vera professione o se sta volgendo questo lavoro in casa per uso personale, più probabile la seconda dal momento che si parla di azioni quotidiane.

Nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro = La donna che cuce è una donna che il poeta adora, e la paragona ad Aracne, figlia di un tintore di porpora della Lidia (antica regione storica nell'Asia minore). Si narra che Aracne fosse un abile tessitrice e girava voce che imparò l'arte della tessitura dalla dea Atena (o Pallade), mentre lei affermava il contrario, ovvero che era stata la Dea ad averla appresa da lei. Così Aracne lancio una sfida alla dea Atena, e nel corso della sfida la dea Atena si infuriò per l'arroganza dimostrata dalla donna e trasformò Aracne in un ragno costretto a filare e tessere per tutta la vita dalla bocca. Ovviamente in questi versi viene nominata Aracne per l'abilità nella tessitura e non per l'aspetto mostruoso di ragno.

Onde, mentre il bel lino orna e trapunge, di mille punte il cor mi passa e punge = e in questo verso descrive l'azione della donna che decora (orna) ed esegue un ricamo (trapunge) la sua tela e questa azione la ripete più volte (mille) usando il suo ago; e il poeta a ogni movimento di ago avverte nel suo cuore come delle frecce d'amore che lo infilzano.

Misero! E quel sì vago / Sanguigno fil che tira / Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira / La bella man gradita / È il fil de la mia vita = il filo rosso che la donna gira, annoda e rigira (tutte le operazioni del ricamo) il poeta dice che non è altro che il filo della sua vita. Ciò evidenzia il potere che la donna ha sul poeta, quindi avviene come una seconda metamorfosi, stavolta come le Parche nella mitologia romana o le Moire nella mitologia greca che stabilivano il destino degli uomini.



Figure retoriche

È strale, è stral = epanalessi (v. 1).

è stral, non ago = metafora (v. 1).

Nova Aracne d’Amor = metafora (v. 3).

Orna e trapunge = endiadi (v. 4).

Di mille punte il cor mi passa e punge = anastrofe (v. 5). Cioè: "mi passa e punge il cor di mille punte".

Sanguigno fil = anastrofe e metafora (v. 7). Cioè: "filo sanguigno, filo rosso".

Tira Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira = enumerazione e climax ascendente (vv. 7-8).

È il fil de la mia vita = metafora (v. 10).



Commento

Il gesto quotidiano di una donna che cuce è simile a quello di un'altra poesia di Giambattista Marino: nella poesia Onde dorate vi è una donna che si pettina. Leggendo questa poesia risulta di immediata comprensione l'accostamento fra l'ago che usa la donna per cucire e lo strale, ovvero la freccia d'amore di Cupido, e in questo caso a essere colpito è il cuore del poeta, talmente è rimasto affascinato dalla visione di questa donna che cuce. Da qui in poi si può intuire che il poeta sente di essere la tela che lei tiene nelle mani e che sta decorando e cucendo: in essa lei passa più volte l'ago con il filo (e il poeta lo averte sul proprio corpo questa sensazione pungente che si ripete). per la sua abilità nella tessitura la paragona ad Aracene. Il filo in questione non poteva che essere di colore rosso, il colore della passione, e attraverso i numerosi verbi legati all'atto del cucire riesce con arguzia a creare un rapporto di somiglianza tra il filo usato dalla donna e il filo della vita del poeta, entrambi nelle mani dell'amata.


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