Paradiso Canto 25 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel venticinquesimo canto del Paradiso (Canto XXV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del venticinquesimo canto del Paradiso. In questo canto appare san Giacomo e, su invita di Beatrice, comincia a esaminare Dante sulla speranza, chiedendogli cos'è, in che misura la possiede e da dove gli è venuta. In seguito appare san Giovanni che nega di avere già con sé il proprio corpo, come molti pensavano nel Medioevo. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 25 del Paradiso.



Le figure retoriche

Ha posto mano = sineddoche (v. 2). Cioè: "hanno cooperato". Il singolare per il plurale, in quanto il verbo e collegato sia al Cielo sia alla Terra.

M’ha fatto ... macro = iperbato (v. 3). Cioè: "mi ha reso magro, mi ha consumato fisicamente per molti anni".

Bello ovile = perifrasi (v. 5). Per indicare Firenze.

Del bello ovile ov’io dormi’ agnello, nimico ai lupi che li danno guerra = metafora (vv. 5-6). Cioè: "Dante paragona se stesso a un agnello, il bello ovile è Firenze e i suoi nemici sono i lupi".

Fonte / del mio battesimo = enjambement (vv. 7-8).

‘l cappello = perifrasi (v. 9). Per indicare l'alloro poetico, la corona poetica.

La fronte = sineddoche (v. 12). La parte per il tutto, la fronte anziché il capo.

La primizia che lasciò Cristo d’i vicari suoi = perifrasi (vv. 14-15). Cioè: "il primo dei vicari che Cristo lasciò in Terra", per indicare san Pietro.

La mia donna = perifrasi (v. 16). Per indicare Beatrice.

Il barone per cui là giù si vicita Galizia = perifrasi (vv. 17-18). Cioè: "la nobile anima (san Giacomo Maggiore) per cui sulla Terra si va in pellegrinaggio in Galizia (a Santiago de Compostela, dove è stato sepolto)".

Sì come quando il colombo si pone presso al compagno, l’uno a l’altro pande, girando e mormorando, l’affezione; così vid’io l’un da l’altro grande principe glorioso essere accolto = similitudine (vv. 19-23). Cioè: "come quando un colombo si avvicina al suo compagno, e i due si girano attorno e tubano, manifestando il loro affetto reciproco, così io vidi ognuno dei due gloriosi beati accolto dall'altro".

Grande / principe glorioso = enjambementperifrasi (vv. 22-23). Per indicare san Pietro.

Il cibo che là sù li prande = allegoria (v. 24). Per indicare la beatitudine.

Ai tre fé più carezza = perifrasi (v. 33). Per indicare i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni a cui Gesù mostrò particolare benevolenza.

Mortal mondo = anastrofe (v. 35). Cioè: "mondo mortale, terra mortale, mondo terreno".

Del foco secondo mi venne = anastrofe (v. 37-38). Cioè: "mi venne dalla seconda luce, seconda anima".

Lo nostro Imperadore = perifrasi (v. 41). Per indicare Dio.

Poi che per grazia vuol che tu t’affronti lo nostro Imperadore, anzi la morte, ne l’aula più secreta co’ suoi conti, sì che, veduto il ver di questa corte = metafora (vv. 40-43). Qui il Paradiso è paragonato a una corte in cui l'Imperadore è Dio, i suoi conti sono i più i santi più importanti, mentre l'aula più segreta potrebbe essere l'Empireo, o gli ultimi due Cieli, oppure tutto il Paradiso".

Mente tua = anastrofe (v. 47). Cioè: "tua mente".

Quella pia che guidò le penne de le mie ali a così alto volo = perifrasi (vv. 49-50). Per indicare Beatrice.

Alcun figliuolo non ha = anastrofe (vv. 52-53). Cioè: "non ha nessun altro figlio".

Nel Sol = perifrasi (v. 54). Per indicare la mente divina.

Egitto = sineddoche (v. 55). La parte per il tutto, l'Egitto anziché dalla Terra.

Anzi che ‘l militar li sia prescritto = eufemismo (v. 57). Cioè: "prima che si conclude la sua militanza sulla terra", ovvero prima che muoia.

Come discente ch’a dottor seconda pronto e libente in quel ch’elli è esperto, perché la sua bontà si disasconda = similitudine (vv. 64-66). Cioè: "Come un allievo che risponde al maestro con prontezza e volentieri in ciò che conosce bene, per rivelare la sua conoscenza".

Pronto e libente = endiadi (v. 65). Cioè: "con prontezza e buona volontà".

Questa luce = perifrasi (v. 70). Per indicare la virtù.

Da molte stelle mi vien questa luce = metafora (v. 70). Le molte stelle sono le fonti, la luce è la virtù.

Sommo cantor del sommo duce = perifrasi (v. 72). Per indicare il supremo cantore di Dio, ovvero Davide, autore dei Salmi.

Il nome tuo = anastrofe (v. 74). Cioè: "il tuo nome".

La fede miaanastrofe (v. 75). Cioè: "la mia fede".

Stillasti ... stillar = figura etimologica (v. 76). Hanno la stessa radice.

Stillar suo = anastrofe (v. 76). Cioè: "suo stillar".

A guisa di baleno = similitudine (v. 81). Cioè: "simile a un lampo".

L’uscir del campo = eufemismo (v. 84). Cioè: "fine della vita terrena".

Doppia vesta = metafora (v. 92). Cioè: "dotata di corpo e anima".

Ne la sua terra ... e la sua terra = anafora (v.92 - v.93). 

Dolce vita = perifrasi (v. 93). Per indicare il Paradiso.

Tuo fratello = perifrasi (v. 94). Per indicare san Giovanni Evangelista, fratello di s. Giacomo Maggiore, entrambi figli di Zebedeo.

Là dove tratta de le bianche stole = perifrasi (v. 95). Per indicare l'Apocalisse , il cui autore è san Giovanni.

Poscia tra esse un lume si schiarì sì che, se ‘l Cancro avesse un tal cristallo, l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì = similitudine (vv. 100-102). Cioè: "Poi tra di loro si fece splendente una luce, tale che se la costellazione del Cancro avesse una stella tanto luminosa, l’inverno avrebbe un mese fatto di un unico giorno ininterrotto".

E come surge e va ed entra in ballo vergine lieta, sol per fare onore a la novizia, non per alcun fallo, così vid’io lo schiarato splendore venire a’ due che si volgieno a nota qual conveniesi al loro ardente amore = similitudine (vv. 103-108). Cioè: "E come una fanciulla spensierata si alza ed entra nella danza, non per qualche futile scopo, ma solo per far onore alla novella sposa, così io vidi quella luce intensissima (san Giovanni Evangelista) venire verso i due apostoli che si muovevano a ritmo di canto, in modo adeguato alla loro ardente carità".

La mia donna = perifrasi (v. 110). Per indicare Beatrice.

Tenea l’aspetto, pur come sposa tacita e immota = similitudine (vv. 110-111). Cioè: "fissava in loro il proprio sguardo, proprio come una sposa silenziosa e assorta".

Tacita e immota = endiadi (v. 111).

Questi è colui che giacque sopra ‘l petto del nostro pellicano, e questi fue di su la croce al grande officio eletto = perifrasi (vv. 112-114). Cioè: "Questi è l’apostolo Giovanni, che durante l’ultima cena posò il capo sul petto di Cristo, e che da Cristo in croce fu scelto per l’alto compito di essere al suo posto figlio di Maria".

La donna mia = anastrofe (v. 115). Cioè: "la mia donna".

La vista sua = anastrofe (v. 116). Cioè: "il suo sguardo".

Le parole sue = anastrofe (v. 117). Cioè: "le sue parole".

Qual è colui ch’adocchia e s’argomenta di vedere eclissar lo sole un poco, che, per veder, non vedente diventa; tal mi fec’io a quell’ultimo foco = similitudine (vv. 118-121). Cioè: "come colui che aguzza la vista e si sforza in ogni modo di vedere un'eclisse parziale di sole, e che, per voler vedere, diventa cieco; tale divenni io mentre fissavo quella terza luce".

Per veder, non vedente diventa = antitesi (v. 120).

Con le due stole nel beato chiostro son le due luci sole che saliro = perifrasi (vv. 127-128). Per indicare Cristo e Maria, le sole due luci che sono salite all'Empireo.

A questa voce l’infiammato giro si quietò con esso il dolce mischio che si facea nel suon del trino spiro, sì come, per cessar fatica o rischio, li remi, pria ne l’acqua ripercossi, tutti si posano al sonar d’un fischio = similitudine (vv. 130-135). Cioè: "A tali parole la danza delle anime ardenti si arrestò insieme con la dolce mescolanza del canto delle tre voci, allo stesso modo tutti i rematori lasciano cadere i remi - con cui prima fendevano l'acqua - al fischio del timoniere, per prendere fiato o per evitare un pericolo".

Nel mondo felice = perifrasi (v. 139). Per indicare il Paradiso.


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