Paradiso Canto 13 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel tredicesimo canto del Paradiso (Canto XIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del tredicesimo canto del Paradiso. In questo canto San Tommaso scioglie il secondo dubbio di Dante (che pensava fosse Adamo l'uomo più sapiente) spiegando che è vero che Adamo dispone della massima sapienza consentita a un uomo, ma è anche vero che quando Dio apparve in sogno a Salomone, quest'ultimo gli chiese la sapienza necessaria per ricoprire il ruolo di sovrano. Quindi l'affermazione di San Tommaso che considera "la sapienza di Salomone superiore a quella di ogni altro uomo" non è in contraddizione con quanto Dante crede. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 13 del Paradiso.


Le figure retoriche

Ritegna l’image, mentre ch’io dico, come ferma rupe = similitudine (vv. 2-3). Cioè: "e mentre parlo conservi l'immagine nella sua mente, come una salda roccia".

Lo ciel avvivan = anastrofe (v. 5). Cioè: "illuminano il cielo".

Imagini quel carro a cu’ il seno basta del nostro cielo e notte e giorno, sì ch’al volger del temo non vien meno = metafora (vv. 7-9). Si sta parlando dell'Orsa Maggiore, che è un astro circumpolare, cioè nel moto apparente diurno di rotazione della volta celeste, non tramonta mai.

Imagini la bocca di quel corno che si comincia in punta de lo stelo a cui la prima rota va dintorno = metafora (vv. 10-12). Si sta parlando dell'Orsa minore, che ha il vertice nella punta (la Stella Polare) dell'asse a cui ruota attorno il Primo Mobile.

Aver fatto di sé due segni in cielo, qual fece la figliuola di Minoi allora che sentì di morte il gelo = similitudine (vv. 13-15). Cioè: "e che tutte queste stelle abbiano formato due costellazioni, simili a quella che la figlia di Minosse (Arianna) divenne quando si sentì invadere dal gelo della morte".

De la vera / costellazione = enjambement (vv. 19-20).

Divina natura = anastrofe (v. 26). Cioè: "natura divina".

Di cura in cura = metafora (v. 30). Per indicare il canto e la danza, e lo scioglimento dei dubbi di Dante.

La luce = perifrasi (v. 32). Per indicare San Tommaso.

Poverel di Dio = perifrasi (v. 33). Per indicare San Francesco.

Narrata fumi = anastrofe (v. 33). Cioè: "mi fu narrata".

Quando l’una paglia è trita, quando la sua semenza è già riposta, a batter l’altra dolce amor m’invita = metafora (vv. 34-36). Usa l'esempio della trebbiatura del grano, in cui una parte del grano è stata battuta e il frumento è stato depositato nel granaio, e che è spinto a battere l'altra parte del grano che rimane. San Tommaso sta a intendere che dopo aver risolto il primo dubbio di Dante, è pronto a risolvere il secondo.

Nel petto = perifrasi (v. 37). Per indicare Adamo.

La bella guancia = perifrasi (v. 38). Per indicare Eva.

Il cui palato a tutto ‘l mondo costa = perifrasi (v. 39). Per indicare il peccato originale, cioè aver gustato il frutto proibito.

E in quel che, forato da la lancia = perifrasi (v. 40). Per indicare il petto di Cristo.

Or apri li occhi a quel ch’io ti rispondo = sinestesia (v. 49). Sfera visiva e sfera uditiva, avrebbe dovuto dire "apri bene le orecchie".

Nel vero farsi come centro in tondo = similitudine (v. 51). Cioè: "stanno alla verità come il centro alla circonferenza".

Quella idea che partorisce, amando = perifrasi (vv. 53-54). Per indicare il Figlio.

Il nostro Sire = perifrasi (v. 54). Per indicare il Padre.

Quella viva luce = perifrasi (v. 55). Per indicare il Figlio.

L’amor = perifrasi (v. 57). Per indicare lo Spirito Santo.

Quasi specchiato = similitudine (v. 59). Cioè: "quasi come in uno specchio".

Con seme e sanza seme = perifrasi (v. 66). Cioè: "gli esseri viventi e gli esseri inanimati".

Segno / ideale = enjambement (vv. 68-69).

Legno = metonimia (v. 70). La materia per l'oggetto, legno anziché albero.

Similemente operando a l’artista ch’a l’abito de l’arte ha man che trema = similitudine (vv. 77-78). Cioè: "operando come l'artista che ha la mano tremante mentre esercita la sua arte".

‘l caldo amor = perifrasi (v. 79). Cioè: "lo spirito santo".

Dispone e segna = endiadi (v. 80).

L’animal perfezione = anastrofe (v. 83). Cioè: "perfezione degli esseri animati".

L’umana natura = anastrofe (v. 86). Cioè: "la natura umana".

Le parole tue = anastrofe (v. 90). Cioè: "le tue parole".

Sufficiente fosse = anastrofe (v. 96). Cioè: "fosse sufficiente".

Respetto / ai regi = enjambement (vv. 107-108).

‘l mio detto = sineddoche (v. 109). Il singolare per il plurale, "il mio detto" anziché "le mie parole".

Primo padre = perifrasi (v. 111). Cioè: "Adamo".

Nostro Diletto = perifrasi (v. 111). Cioè: "Cristo".

Piombo a’ piedi = metafora (v. 112). Cioè: "procedere con cautela".

Per farti mover lento com’uom lasso = similitudine (v. 113). Cioè: "per farti procedere lentamente, come un uomo stanco".

Perch’elli ‘ncontra che più volte piega l’oppinion corrente in falsa parte, e poi l’affetto l’intelletto lega. Vie più che ‘ndarno da riva si parte, perché non torna tal qual e’ si move, chi pesca per lo vero e non ha l’arte = similitudine (vv. 118-123). Cioè: "giacché accade che il più delle volte il giudizio frettoloso giunga a false convinzioni, e poi l’attaccamento alla propria opinione impedisce l'intelletto di ragionare. Tanto più inutilmente si allontana dalla costa chi cerca la verità e non ne possiede gli strumenti, poiché ritornerà diverso da quando è partito".

Furon come spade a le Scritture in render torti li diritti volti = similitudine (vv. 128-129). Cioè: "agirono nei confronti della Sacra Scrittura come spade che deformano i retti lineamenti dei volti".

Non...troppo sicure a giudicar, sì come quei che stima le biade in campo pria che sien mature = similitudine (vv. 130-132). Cioè: "non siano troppo frettolose a giudicare, come colui che calcola il valore delle messi del campo prima che sia maturo".

Legno = metonimia (v. 136). La materia per l'oggetto, "legno" anziché "nave".

Dritto e veloce = endiadi (v. 136).


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