Purgatorio Canto 5 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel quinto canto del Purgatorio (Canto V) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quinto canto del Purgatorio. In questo canto Dante e Virgilio si trovano nel secondo balzo dell'Antipurgatorio e incontrano i morti per forza (coloro che sono morti violentemente e hanno peccato sino all'ultima ora). Tra questi ha modo di colloquiare con Iacopo del Cassero, Bonconte da Montefeltro e Pia de' Tolomei. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 5 del Purgatorio.



Le figure retoriche

Ve’ = apocope (v. 4). Cioè: "vedi".

E come vivo par che si conduca = similitudine (v. 6). Cioè: "e come un vivo sembra che cammini".

Pur me, pur me = anadiplosi (v. 9).

Sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti = similitudine (vv. 14-15). Cioè: "sta come una torre salda, immobile", per indicare la saldezza d'animo.

Non crolla / già mai = enjambement (vv. 14-15).

La foga l’un de l’altro insolla = iperbato (v. 18). Cioè: "perché la forza dell'uno indebolisce quella dell'altro".

Del color consperso = anastrofe (v. 20). Cioè: "cosparso del colore".

Di perdon talvolta degno = iperbato (v. 21). Cioè: "degno di essere perdonato".

Non dava loco / per lo mio corpo = enjambement (vv- 25-26).

In forma di messaggi = metonimia (v. 28). Cioè: "in qualità di messaggeri".

Vapori accesi non vid’io sì tosto di prima notte mai fender sereno, né, sol calando, nuvole d’agosto, che color non tornasser suso in meno; e, giunti là = similitudine (vv. 37-40). Cioè: "Io vidi mai stelle cadenti fendere il cielo sereno all'inizio della notte, né lampi squarciare le nuvole d'agosto al calar del sole, tanto rapidamente quanto quelle anime tornarono in alto".

Con li altri a noi dier volta come schiera che scorre sanza freno = similitudine (v. 42). Cioè: "corsero verso di noi con le altre come una schiera sfrenata".

O anima che vai per esser lieta con quelle membra con le quai nascesti = perifrasi (vv. 46-47). Per indicare Dante, cioè: "O anima che vai per raggiungere la beatitudine, con lo stesso corpo con cui sei nato".

Fora di vita = enjambement (vv. 55-56).

S’a voi piace / cosa = enjambement (vv. 59-60).

Del beneficio tuo = anastrofe (v. 65). Cioè: "della tua promessa".

Fatti mi fuoro = anastrofe (v. 75). Cioè: "mi sono stati fatti, inferti".

Quel da Esti il fé far che m’avea in ira assai più là che dritto non volea = perifrasi (v. 77). Per indicare Azzo VIII d'Este.

Ancor sarei = anastrofe (v. 81). Cioè: "sarei ancora".

De le mie vene farsi in terra laco = iperbole (v. 84). Cioè: "il mio sangue formò in terra un lago (di sangue)".

Quel disio / si compia = enjambement (vv. 85-86).

Con bassa fronte = metonimia (v. 90). Cioè: "con vergogna".

Qual ventura / ti traviò = enjambement (vv. 91-92).

Un’acqua = sineddoche (v. 95). Per indicare il fiume.

Là ‘ve ‘l vocabol suo diventa vano = perifrasi (v. 97). Cioè: "nel punto dove si getta nell'Arno e perde il suo nome", per indicare la foce del fiume.

Quivi caddi = enjambement (vv. 101-102).

Quel d’inferno / gridava = enjambement (vv. 104-105).

Si raccoglie / quell’umido = enjambement (vv. 109-110).

Giunse quel mal voler che pur mal chiede con lo ‘ntelletto = perifrasi (vv. 112-113). Per indicare l'angelo dell'inferno.

Coperse di nebbia = enjambement (vv. 116-117).

Veloce si ruinò = enjambement (vv. 122-123).

Sospinse ne l’Arno = enjambement (vv. 125-126).

Mi coperse e cinse = endiadi (v. 129). Cioè: "mi coprì e avvolse".

Siena mi fé, disfecemi Maremma = chiasmo (v. 134). Cioè: "nacqui a Siena e fui uccisa in Maremma".

Colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma = perifrasi (vv. 135-135). Per indicare il marito di Pia.

Gemma = sineddoche (v. 136). La parte per il tutto, per indicare l’anello.


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