Inferno Canto 33 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel trentatreesimo canto dell'Inferno (Canto XXXIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del trentatreesimo canto dell'Inferno. In questo canto ambientato nell'Antenòra (seconda zona di Cocito), dove sono puniti i traditori della patria, Dante ha modo di incontrare il conte Ugolini. Questi gli racconta della propria morte e così Dante lancia un invettiva contro Pisa. Poi i due poeti si spostano nella terza zona di Cocito dove sono puniti i traditori degli ospiti, tra questi frate Alberigo dei Manfredi, e Dante stavolta lancia un'invettiva contro i Genovesi. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 33 dell'Inferno.



Le figure retoriche

Parlar e lagrimar vedrai insieme = zeugma (v. 9). Cioè: il verbo "vedrai" si adatta a lagrimar ma non a parlar.

Veder Lucca non ponno = anastrofe (v. 30). Cioè: "non possono vedere Lucca".

Cagne magre, studiose e conte = metafora (v. 31). Cioè. "con loro le cagne fameliche, ardenti di cacciare ed esperte". Per indicare il popolo pisano.

Io non piangea...piangevan elli = chiasmo (vv. 49-50).

Infin che l’altro sol nel mondo uscìo = perifrasi (v. 54). Per indicare il sole del mattino seguente, l'alba.

Ambo le man per lo dolor mi morsi = anastrofe (v. 58). Cioè: "mi morsi entrambe le mani per il dolore".

Ahi dura terra, perché non t’apristi? = apostrofe (v. 66). Cioè: "ahimè, terra crudele, perché non ci hai inghiottito?".

Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno = allitterazione della P e della L (v. 75).

Che furo a l’osso, come d’un can, forti = similitudine (v. 78). Cioè: "che furono forti come quelli di un cane su quell'osso".

Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese là dove ’l sì suona = apostrofe (v. 79-80). Cioè: "Guai a te, Pisa, vergogna dei popoli che abitano il bel paese dove risuona il «sì»".

Del bel paese = perifrasi (v. 80). Per indicare l'Italia.

E ’l duol che truova in su li occhi rintoppo = metonimia (v. 95). L'effetto per la causa, il dolore è provocato dalle lacrime che trovano un ostacolo negli occhi.

E sì come visiere di cristallo = similitudine (v. 98). Cioè: "e formano come delle visiere di cristallo".

Sì come d’un callo = similitudine (v. 100). Cioè: "come accade per una parte callosa".

Cessato avesse del mio viso stallo = iperbato (v. 102). Cioè: "avesse abbandonato di far dimora sul mio viso".

E s’io non ti disbrigo, al fondo de la ghiaccia ir mi convegna = iperbole (vv. 116-117). Cioè: "e se non ti libero gli occhi, possa io andare fino in fondo al ghiaccio".

Che spesse volte = sineddoche (v. 125). Il plurale per il singolare. Cioè: "che spesso...".

Mossa le dea = anastrofe (v. 126). Cioè: "le dia una spinta".

E mangia e bee e dorme e veste panni = enumerazione (v. 141).

Ahi Genovesi, uomini diversi = apostrofe (v. 151).


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