Paradiso canto 14 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quattordicesimo canto del Paradiso (Canto XIV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Il cielo di Marte, illustrazione di Gustave Doré


Analisi del canto

Il tema della luce
Il canto documenta in modo esemplare l'uso dantesco della luce, in tutte le sue figurazioni, come principale strumento descrittivo del Paradiso, come tramite tra mondo fisico e metafisico. Ne rileviamo le sue più importanti presenze:
  • il dubbio di Dante sulla luce che emana dalle anime dei beati;
  • la luce dei beati danzanti;
  • la risposta di Salomone tutta riferita in termini di luce;
  • la nuova e più intensa luminosità nel cielo del Sole;
  • la luce rossa che caratterizza la salita al cielo di Marte;
  • i due raggi di luce a forma di croce, su cui lampeggia la figura di Cristo;
  • la rappresentazione delle anime di Marte come punti luminosi che si muovono lungo i raggi di luce e sfavillano nell'incontrarsi.
Il canto anticipa e prepara i più alti «canti della luce», quelli conclusivi nell'Empireo.


La condizione dei beati
La domanda di Beatrice a Salomone se i beati conserveranno la loro luce anche quando si saranno riuniti ai corpi, e se questo non sarà motivo di sofferenza per i loro occhi, conferma l'interesse particolare di Dante per la condizione dei beati dopo il Giudizio universale, cioè dopo la resurrezione dei corpi. L'aspetto fisico, il recupero della corporeità, è frequente oggetto dei dubbi di Dante, e rispecchia il desiderio comune e diffuso di una immortalità che coinvolga la totalità della persona umana, e quindi anche il corpo. Così negli ultimi versi del canto VII il poeta si era fatto riconfermare da Beatrice la resurrezione dei corpi, e nel canto XXII chiederà a S. Benedetto di poterne vedere l'aspetto fisico.


La «domesticità» del paradiso
La gioia dei beati (vv. 61-66) per la possibilità di rivedere gli aspetti umani dei propri cari è una delle espressioni più elevate del fenomeno della «domesticità» del Paradiso, cioè della presenza e del riferimento a sentimenti e scene realistici, quotidiani, accostati alla sublimità dei ragionamenti dottrinari e dei personaggi incontrati. Qui, basti pensare alla similitudine tra il pulviscolo atmosferico e la croce di Marte lungo la quale si muovono i lumi dei beati (vv. 112-117).


La croce di Marte
La croce di Marte è la prima delle immagini, fortemente allegoriche, che caratterizzano i cieli più alti del Paradiso (seguiranno la testa dell'Aquila del cielo di Giove e la scala d'oro del cielo di Saturno). Da notare il folgorare di Cristo sulla croce; è infatti la sua prima apparizione nel poema, cui seguirà quella del trionfo (canto xxiii) e quella conclusiva: fenomeno sempre vago, sublime, e soprattutto indicibile.


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