Purgatorio Canto 4: analisi, commento, figure retoriche


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quarto canto del Purgatorio (Canto IV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Belacqua, illustrazione di Gustave Doré

In questo canto Dante e Virgilio incominciano la salita del monte del purgatorio, ed essendo lunga e ripida, Dante scoraggiato avverte subito l'immane fatica che dovrà affrontare. Virgilio gli spiega che è dovuto al peso del peccato a cui è sottoposto e che man mano se ne sarà liberato il percorso gli sarà più facile ed agevole.



Analisi del canto

La salita sulla parete scoscesa
Nella prima parte del canto prosegue la descrizione del nuovo spazio ultraterreno e si concentra sulle difficoltà incontrate da Dante e Virgilio nel percorrere la salita lungo la parete ripida e scoscesa del monte del Purgatorio. 
Attraverso la spiegazione di Virgilio si intuisce che questo canto non è importante solo per la descrizione del paesaggio ma anche dal punto di vista morale: la salita del Purgatorio è regolata da una nuova legge che mette in relazione lo spazio fisico e quello interiore, infatti quanto più si sale tanto meno faticosa diventa la salita, che sarà agevole come una discesa. Ciò è dovuto al fatto che l'anima va a liberarsi dal peso del peccato (cioè si sta purificando e il penitente si sente più leggero perché è più puro), fino a eliminarlo del tutto in prossimità della cima del Purgatorio.


Il tema astronomico

Come già visto in altri canti riappare il tema costante della scienza astronomica:
  • sia all'inizio del canto (vv. 15-16) che alla fine (vv. 137-139) si accenna alla posizione del sole che determina l'ora del viaggio: dalle ore 9 alle 12;
  • al centro del canto (vv. 55-84) Dante nota che il Purgatorio si trova nell'emisfero australe perché il sole è rivolto a nord, ovvero alla sua sinistra, e non a sud come quando a casa sua era si trovava nell'emisfero boreale. La spiegazione di queste argomentazioni astronomiche e geografiche viene fornita da Virgilio e Dante comprende che si trova agli esatti antipodi di Gerusalemme (stesso orizzonte ma emisferi opposti). Di conseguenza quando il sole si sposta da destra a sinistra per il Purgatorio, esso si sposta da sinistra a destra per Gerusalemme.


Belacqua
La seconda parte del canto è caratterizzata dall'incontra fra Dante e l'amico Belacqua, che determina la fine del tono filosofico della prima parte del canto e l'inizio di quello nostalgico (essendo un'amicizia terrena) e più leggero (di ironia e sorrisi). L'incontro è un espediente per parlare della condizione di questo gruppo di penitenti, ovvero i pigri a pentirsi che devono attendere tutto il tempo della loro vita prima di entrare in Purgatorio. Belacqua mantiene lo stesso carattere di quando era in vita ed è descritto come un personaggio pigro, ma qui la sua pigrizia serve a dare delle indicazioni a Dante: egli invita i due poeti a rispettare i tempi e le pause ordinati da Dio (mentre Viriglio aveva detto a Dante di riposare solo una volta arrivati alla cima).




Le figure retoriche

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quarto canto del Purgatorio. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 4 del Purgatorio.


Che crede / ch’un’anima = enjambement (vv. 5-6).

O vede / che tegna forte = enjambement (v. 7-8).

Salito era = anastrofe (v. 15). Cioè: "era salito".

Salito era / lo sole = enjambement (vv. 15-16).

Quando venimmo = enjambement (vv. 16-17).

Maggiore aperta molte volte impruna con una forcatella di sue spine l’uom de la villa quando l’uva imbruna, che non era la calla onde saline lo duca mio, e io appresso, soli, come da noi la schiera si partìne = similitudine (vv. 19-24). Cioè: "Molto più aperto è il buco che spesso il contadino riempie con una manciata di spine di pruno quando l’uva comincia a maturare, rispetto al sentiero attraverso il quale salì il mio maestro e io dietro di lui".

Con le piume / del gran disio = enjambement (vv. 28-29).

Il poggio tutto gira = anastrofe (v. 48). Cioè: "circonda tutto il monte".

Stava / stupido = enjambement (vv. 58-59).

Carro de la luce = perifrasi (v. 59). Per indicare il sole.

Specchio che sù e giù del suo lume conduce = perifrasi (vv. 62-63). Per indicare il sole.

In su la terra stare = anastrofe (v. 69). Cioè: "stare sulla Terra"

Unquanco non vid’io chiaro sì com’io discerno là dove mio ingegno parea manco, che ‘l mezzo cerchio del moto superno, che si chiama Equatore in alcun’arte, e che sempre riman tra ‘l sole e ‘l verno, per la ragion che di’, quinci si parte verso settentrion = similitudine (vv. 76-83). Cioè: "non ho mai compreso così chiaramente alcuna cosa, davanti alla quale il mio ingegno pareva insufficiente, come ora comprendo che il cerchio mediano della rotazione celeste, che in astronomia si chiama Equatore, e che rimane sempre tra il sole e l’inverno, per il motivo che tu dici, si allontana da questo monte verso settentrione, mentre gli Ebrei lo vedevano allontanarsi verso il sud".

Discerno / là dove = enjambement (vv. 77-78).

Tra ‘l sole e ‘l verno = metonimia (v. 81).

Si parte / verso settentrion = enjambement (v. 82-83).

Calda parte = anastrofe perifrasi(v. 84). Cioè "la zona calda", per indicare il sud.

Volontier saprei / quanto = enjambement (vv. 85-86)

Che sù andar ti fia leggero com’a seconda giù andar per nave = similitudine (vv. 92-93). Cioè: "che il salire sarà per te agevole come per una nave scendere la corrente di un fiume".

Di riposar l’affanno aspetta = anastrofe (v. 95). Cioè: "aspetta che si plachi l'affanno".

Stavano a l’ombra dietro al sasso come l’uom per negghienza a star si pone = similitudine (v. 104-105). Cioè: "(le anime) stavano all'ombra dietro il sasso, come qualcuno che riposa negligente".

Per negghienza a star si pone = anastrofe (v. 105). Cioè: "nella posizione che si assume per negligenza".

‘l viso = sineddoche (v. 108). La parte per il tutto, il viso anziché la testa.

E poscia / ch’a lui = enjambement (vv. 117-118).

Non dole / di te = enjambement (vv. 123-124).

Assiso quiritto se’ = anastrofe (v. 124-125). Cioè: "perché sei seduto proprio qui".

Lo modo usato = anastrofe (v. 126). Cioè: "le vecchie abitudini".

A la riva / cuopre = enjambement (vv. 138-139).


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