Inferno Canto 22 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventiduesimo canto dell'Inferno (Canto XXII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Ciampolo di Navarra, illustrazione di Gustave Doré


Analisi del canto

Il canto di Ciampolo
Il canto riprende da dove il precedente ci aveva lasciato: la farsa della grottesca pattuglia di diavoli è ironicamente commentata da Dante con una elencazione di ben diversi movimenti di truppe (vv. 1-15). Inizia quindi il «terzo atto» di questa lunga sequenza nota appunto come la «commedia dei diavoli» . Il centro dell'attenzione della scena sarà per il dannato Ciampolo, prima protagonista passivo delle violenze dei diavoli, poi del dialogo con Virgilio e Dante, e infine astuto artefice della vivacissima beffa finale.


Il canto della beffa
Secondo lo schema tipico della rappresentazione popolare, l'episodio giunge qui al momento cruciale della beffa, dell'inganno comico. In questo caso, la beffa (e il ridicolo) è doppia, perché a essere raggirati sono proprio quei diavoli che a loro volta tramavano imbrogli alle spese di Dante e Virgilio. La comicità è poi accentuata, e palese, nella goffa rissa fra i due demoni che finisce con la loro caduta nel fiume di pece bollente. Su questo meccanismo narrativo si articola la parte principale del canto, con evidenti conseguenze sul piano della reazione psicologica del lettore e del giudizio morale sui protagonisti.


La figura di Ciampolo
Nonostante i dati biografici forniti qui da Dante, Ciampolo resta un personaggio non identificato storicamente, sconosciuto anche ai primi commentatori danteschi. L'astuto barattiere navarrese diventa pertanto figura simbolica e rappresentativa di tutta la sua categoria: un'intelligenza degradata in astuzia, una mediocre immoralità al servizio di truffaldini interessi privati.
Poco altro Dante ci dice dei barattieri, a conferma del suo sprezzo nei loro confronti. Approfitta del breve scambio di battute fra Ciampolo e Virgilio solo per citare due altri personaggi (il frate gaudente Gomita e il politico Michele Zanche), che gli offrono lo spunto per ironizzare sulla gente di Sardegna (vv. 89-90). Ce ne resta l'immagine umiliante di dorsi e volti che sporgono fugacemente dalla superficie di pece, attenti a sfuggire alla greve pesca dei demoni.


Malizia, ludo, buffa
Nei versi finali compaiono i tre vocaboli che riassumono i motivi principali del canto: malizia (v. 107), ludo (v. 118), buffa (v. 133). La malizia ha ispirato le colpe dei barattieri, che in vita hanno usato furbizia e arguzia per imbrogli politici; ora la stessa malizia ispira gli inganni di dannati e demoni. Il ludo (gioco) si riferisce agli sconci divertimenti della bolgia, con gare e tranelli fra i guardiani e i prigionieri; ma ludo vale anche come rappresentazione teatrale e sintetizza il carattere scenografico di tutto l'episodio. La buffa (beffa) dichiara infine l'elemento dinamico e psicologico che conferisce movimento a tutta la narrazione: prima quella progettata dai diavoli ai danni di Dante e Virgilio, poi soprattutto quella ideata e realizzata da Ciampolo ai danni degli stessi diavoli.


La comicità
Nella costruzione di tutta la commedia dei diavoli e in particolare di questo «terzo atto», Dante si serve di tecniche narrative e di forme espressive che adatta di volta in volta agli effetti scenici desiderati. Richiamiamo l'attenzione su alcuni principali elementi di stile.
  • L'inizio del canto. Ricco di scene sonore riprese da battaglie, giostre e tornei, propone l'immaginario cortese del mondo militare e diventa qui commento eroicomico alla grottesca, scurrile marcia dei diavoli; il passo richiama quello del canto precedente con la rappresentazione dell'Arsenale di Venezia.
  • Le similitudini. L'intero episodio dei Malebranche è ricchissimo di vivaci similitudini, a cominciare proprio dalla compiaciuta descrizione dell'arsenale di Venezia in apertura di sequenza, a quella della ruota di molin che la chiuderà; la matrice prevalente è quella del mondo animale, a cominciare nel canto XXI con il mastino (vv. 43-45), i cani (vv. 67-71) e il diavolo Cagnazzo (v. 119); ma in questo canto abbiamo la massima concentrazione: dalfini (v. 19), balena (v. 24), ranocchi (v. 26), rana (v. 33), lontra (v. 36), gatte e sorco (v. 58), malvagio uccello (v. 96), anitra e falcon (vv. 130-131), sparvier grifagno (v. 139). La rassegna zoologica proseguirà nel canto XXIII con la rana e il topo del v. 6. L'uso della similitudine animale è tipica dell'Inferno, come espressione della degradazione dello stato umano; e qui assume significato specifico rispetto tanto alla mediocrità dei personaggi nella bolgia, quanto allo stile comico-realistico che caratterizza la narrazione. 
  • I detti proverbiali. Stessa funzione stilistica delle similitudini animali ha l'uso di proverbi e motti popolari, qui di particolare efficacia impressionistica per il loro riferimento a situazioni quotidiane: li leggiamo ai vv. 14-15 (ne la chiesa coi santi, e in taverna coi ghiottoni), e al v. 58 (Tra male gatte era venuto 'l sorco).



Commento

I canto ha un inizio vivacissimo e divertito, ma al divertimento dell'autore si contrappone l'atteggiamento rassegnato del personaggio, a cui non resta altra scelta che seguire i malfidi compagni di strada (noi andam con li diece demoni). L'esclamazione e la battuta scherzosa di sapore proverbiale trasmettono un clima di familiarità tra autore e pubblico sottolineandone la continuità del tono con l'episodio precedente, di cui si ripropongono l'ambientazione e i personaggi. La pace bollente svela finalmente allo sguardo attento di Dante il suo contenuto di peccatori, di cui però si intravedono solo i movimenti del corpo, rapidi e furtivi, in modo che non potessero essere visti in volto e riconosciuti. Da qui il paragone con gli animali (rana, lontra, sorco), un'altra forma proverbiale, per rafforzare il linguaggio popolare.
Uno dei dannati sembra finalmente assumere fisionomia e ruolo di personaggio: con lui Virgilio, secondo uno schema già visto nei precedenti canti, intrattiene un colloquio che permetterà di identificare alcuni peccatori.
Se il dannato, a parole, da perfetto barattiere, sembra disposto a compiacere i suoi interlocutori ed esibisce i propri servizi (se voi volete... Toschi o Lombardi), con la mente stimolata dalla paura, è già teso a cercare un espediente per sottrarsi ai suoi aguzzini.


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