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Il Racconto di Enea

Venere, confortata da Giove, sotto le sembianze di una cicatrice raggiunge il figlio e gli spiega che si trova nei pressi di Cartagine, una città che la regina Didone (approdata qui dalla lontana Tiro per sfuggire al crudele fratello Pigmalione) sta edificando.
La regina accoglie benevolmente Enea e i suoi compagni. La dea Venere, per rendere più sicuro il soggiorno del figlio, fa in modo che Didone si innamori di lui.
Una sera, durante un banchetto organizzato in suo onore, Didone lo invita a raccontare le sue avventure. Enea, tra l'attenzione di tutti, nel silenzio generale incomincia il suo racconto dalla distruzione di Troia.

In quel momento alcuni pastori conducono davanti al re Priamo un giovane con le mani legate dietro la schiena: è il greco Sinone. Egli finge di essere fuggito dai suoi perché condannato a essere sacrificato agli dei per favorire il ritorno dei greci in patria. Molto abilmente si assicura la fiducia dei troiani e fa loro credere che il cavallo di legno è stato lasciato sulla spiaggia come offerta a Minerva: se i troiani riusciranno a portarlo sulla rocca, esso garantirà la sicurezza della città.
Un prodigio orrendo rinsalda nei troiani la convinzione della sincerità di Sinone:
due mostruosi serpenti, inviati da Minerva, escono dal mare e stritolano nelle loro spire Laocoonte e si suoi due figli. Laocoonte, sacerdote di Apollo, diffidando delle parole di Sinone, aveva colpito con la sua lancia il cavallo di legno. Atteriti, e convinti che Laocoonte sia stato punito per il suo gesto, i troiani gridano che si porti il cavallo in città.



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