Figure retoriche: La Casa Dei Doganieri, Montale



di Eugenio Montale
Figure retoriche:

Nella prima strofa l’autore si rivolge direttamente alla ragazza annotando che ella non ricorda più la casa dei doganieri che si trova sul rialzo a strapiombo sulla scogliera e che l’aspetta ancora desolata da quella sera quando ella vi entrò irrequieta e vivace. Questa strofa può avere anche un altro significato: la casa desolata potrebbe significare lo stato d’animo del poeta che ormai attende senza speranza il ritorno della ragazza e la ricorda irrequieta e vivace (nella similitudine i pensieri irrequieti della ragazza sono paragonati ad uno sciame di insetti sempre in movimento).

Nella seconda strofa il poeta afferma che il Libeccio, vento di sud ovest, soffia con violenza sulle mura della casa ormai abbandonata da molti anni ed oggi la ragazza non è più lieta come allora, la sua triste presenza è probabilmente solo nel ricordo del poeta. Seguono due metafore: la bussola è rotta e non può più indicare con precisione la direzione; il calcolo dei punti segnati sulle facce dei dadi non da più il risultato giusto; l’impossibilità di affidarsi al mare e di leggere il futuro dei dadi stanno ad indicare lo smarrimento, l’incapacità dell’uomo di dare un senso ed una direzione precisa all’esistenza. Negli ultimi due versi il poeta sembra certo che adesso la ragazza non ricordi essendo la sua memoria impegnata in ricordi di altri momenti e di altre situazioni; la memoria che come un filo che si arrotola nel gomitolo aggiunge fatti e ricordi ad altri fatti e ad altri ricordi. Oggi è solamente il poeta che inutilmente cerca di rivivere quel lontano passato.

Nella terza strofa Montale insiste nel sottolineare che egli non ha dimenticato pur essendosi rotto il rapporto tra lui e la ragazza; l’immagine della banderuola posta sul comignolo, la quale dovrebbe indicare la direzione mentre in realtà gira senza mai fermarsi, è un’altra metafora per indicare lo smarrimento provocato dall’inesorabile fuga del passato. Il poeta tiene ancora oggi un capo di quel filo dei ricordi ma la casa, il ricordo della casa, si allontana sempre di più nel tempo (il cui scorrere impietoso è simbolicamente rappresentato dalla banderuola che gira sul tetto). Ormai il poeta tiene un capo di un filo che non porta a nessuno e da nessuna parte: ella, la ragazza del ricordo, è chiusa in chissà quale solitudine (come il poeta, del resto) e non è presenta nell'oscurità della casa (diroccata) dei doganieri, dove il poeta si trova.

Nell’ultima strofa il poeta afferma che la speranza di incontrare nuovamente la ragazza svanisce sempre più e lui non sa quale sia il modo per uscire da questo ricordo perché continuamente si forma e poi si infrange come l’onda che si forma e poi si rifrange sulla scogliera. Il varco è qui? si chiede il poeta. L'uscita che porti fuori dal rovente muro d'orto che non ha aperture e non è possibile scalare perché in cima ha cocci aguzzi di bottiglia? Forse è qui il segreto per uscire dalla solitudine, penetrare il mistero dell'esistenza e delle cose? Ma può concludere solamente ribadendo il dubbio assoluto su quale sia il vero significato dell’andare e del restare, della vita e della morte.


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