Commento: A Silvia, Leopardi


di Giacomo Leopardi
Commento:

Silvia è una figura immaginaria, simbolo dell'adolescenza, della primavera della vita, sotto questo nome pare che il Leopardi voglia ricordare Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa, morta di tisi, il 30 settembre 1818 all'età di 21 anni. Silvia è nel regno dei morti, e il poeta si rivolge a lei e le chiede se ricorda la sua adolescenza e quando era viva fra gli uomini. I suoi occhi a quel tempo scintillavano di gioia e evitavano gli sguardi altrui. Mentre varcava la soglia della giovinezza la sua Letizia era frenata da pensieri onesti e forse da un'indistinto presentimento della sorte a lei riservata. Il suo canto che sembrava non finire mai, risuonava per le stanze e le vie del borgo mentre faceva i lavori domestici e immaginava vagamente il suo futuro. Proprio così ella trascorse la sua adolescenza serenamente e felicemente. Il poeta mentre studiava consumava la sua giovinezza e le energie più fresche e più vive nello studio perché in quello ritrovava il piacere di vivere, sentiva sin dal palazzo paterno il suono del suo canto giungere come una dolce melodia che emetteva lavorava al telaio. Mentre ammirava il ciel sereno, e le strade illuminate dal caldo sole di maggio, cioè della vita, e tutto altro che mari e monti. Nessuno poteva spiegare i sentimenti del poeta erano indescrivibili dovuti all'affetto e alla gioia di vivere. Era proprio che in quel tempo lontano la vita appariva al poeta l'età dei sogni e delle speranze, ma dopo speranze così grandi viene oppresso da un sentimento doloroso e inconsolabili, che si ravviva nel rimpianto del bene perduto. Quindi si rivolge alla natura e le domanda perché non mantiene le promesse fatte agli uomini nell'età della loro giovinezza. Dopo l'ardente sfogo contro la natura ingannatrice, il poeta riprende il suo immaginario colloquio con Silvia e le dice che prima dell'arrivo dell'inverno cioè della maturità la fanciulla era stata affetta da una malattia incurabile e dopo un'inutile lotta periva quella poveretta. Ella essendo morta ancora adolescente non giunse a vedere la giovinezza, ora è morta, niente più potrà rallegrarla né i complimenti che la facevano per la sua bella voce né per i suoi capelli neri, nessuno la guarderà più e non potrà divertirsi con le campagna in cerca d'amore . Con la morte di Silvia muore anche la voglia di vivere del poeta perché poco dopo essere entrata nell'età giovanile vide cadere la sua speranza allo stesso modo della ragazza delusa dalla morte prematura: tutta colpa del destino crudele. Quindi il poeta rimpiange gli anni giovanili quando aveva perso la speranza, considerata compagna perché gli dava la forza di andare avanti. E proprio vero: il mondo che si rivela nella sua realtà alla ragione, non è quello intravisto e vagheggiato attraverso le speranze della bella età, ma è un luogo di infelicità e delusioni. Il poeta rivolgendosi alla speranza non può fare a meno di ricordare Silvia, che del resto è la speranza personificata. Il Leopardi si chiude se questa è la sorte degli uomini, ma non può fare a meno di continuarsi a ripetere che la vita quando si mostra come è davvero, la speranza cade e l'unica meta che ormai può raggiungere è la morte, con essa finisce tutto, come è successo per Silvia che ora giace in una squallida tomba, dove tutti un giorno o l'altro andranno a finire, ma il poeta si sente che la raggiungerà presto.


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