Paradiso canto 18 - Riassunto


Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del diciottesimo canto (canto XVIII) del Paradiso dantesco.
I beati, illustrazione di Gustave Doré

Tempo: 13 aprile 1300, mercoledì dopo Pasqua

Luogo:
CIELO QUINTO: MARTE
Si presenta come un cielo che risplende di un rosso ardente e infuocato, attraversato da due raggi di luce intensissima posti a croce su cui lampeggia la figura di Cristo.

CIELO SESTO: GIOVE
Si presenta come un cielo più ampio e di colore bianco, quasi argentato.

Intelligenze motrici: Virtù (Marte) Dominazioni (Giove)

Personanggi: Beatrice, Dante, Cacciaguida, Giosuè, Giuda Maccabeo, Carlo Magno, Orlando, Guglielmo d’Orange, Rinoardo, Goffredo di Buglione, Roberto il Guiscardo


Spiriti beati:
- Spiriti combattenti per la fede (cielo di Marte)
Sono le anime di coloro che, come i martiri e i crociati, scesero fisicamente in campo per affermare e far trionfare la fede cristiana. Si presentano come dei lumi che, compatti, formano nel cielo l’immagine di una croce e si muovono lungo i due bracci di essa. Quando si incontrano sfavillano più ardentemente, e cantano in modo così dolce e sublime che le parole risultano incomprensibili all’udito umano.

- Spiriti giusti (cielo di Giove)
Si presentano come numerosi lumi di luce intensa e dorata, che volano nel cielo prima formando le lettere di una frase biblica sulla giustizia, quindi una M gotica, infine la testa di un’aquila.



Sintesi

Altri spiriti che hanno militato per la fede
Dante, turbato dalla notizia del suo prossimo esilio, cerca di confortarsi al pensiero della preannunciata salvezza eterna. Beatrice lo rassicura ma, nello stesso tempo, lo scuote invitandolo a guardare e ad ascoltare Cacciaguida. Questi spiega che, nel quinto Cielo, hanno dimora numerosissimi spiriti che sulla terra si procurarono grande fama. Poi Cacciaguida riprende il proprio posto sulla croce.


Nel Cielo di Giove, tra gli spiriti giusti
Allora il poeta si volge incerto verso Beatrice, ma ha appena il tempo di ammirare la sua aumentata e sfolgorante bellezza che subito si accorge di essere asceso al Cielo di Giove. Le anime, sfavillanti d'amore, volteggiano cantando e si dispongono a formare il primo versetto del libro biblico della Sapienza: Diligite iustitiam qui iudicatis terram (Amate la giustizia voi che giudicate la terra).


La figura dell'aquila
Quindi gli spiriti si concentrano in ordine sulla "M" della quinta parola ("terram"), facendo apparire il pianeta Giove come un blocco d'argento trapunto d'oro, mentre dall'Empireo scendono cantando altri spiriti che si posano sul punto più alto della lettera. Subito si levano più di mille luci che vanno a comporre il collo e la testa di un'aquila, la cui figura viene completata dai restanti spiriti. Dante comprende che gli influssi della giustizia sulla terra provengono dal Cielo di Giove, e prega Dio perché aiuti gli uomini a ravvedersi e punisca chi ostacola la giustizia sviando con l'esempio gli altri dalla retta via, come il papa Giovanni XXII che scrive condanne allo scopo di ritrattarle per denaro.


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