Purgatorio Canto 19 - Riassunto


Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del diciannovesimo canto (canto XIX) del Purgatorio dantesco.
L'angelo della sollecitudine, illustrazione di Gustave Doré

Tempo: martedì 12 aprile 1300, all’alba

Luogo: Cornice IV: accidiosi - Cornice V: avari e prodighi

Personaggi: Dante, Virgilio, papa Adriano V, Angelo della sollecitudine

Penitenti e pena:
Accidiosi = Sono coloro che in vita hanno dimostrato lento amore, cioè hanno esercitato con poco vigore gli istinti naturali e virtuosi dell’amore e della carità. Devono correre frettolosamente per la cornice, gridando esempi di sollecitudine e di accidia punita.
Avari e prodighi = Giacciono bocconi con il viso rivolto a terra, con le mani e i piedi legati, e piangendo recitano il versetto del Salmo 118 «L’anima mia è attaccata alla terra»: per contrappasso la posizione prona, lo sguardo rivolto in basso e le parole pronunciate dichiarano il loro colpevole attaccamento ai beni terreni. Di giorno gridano esempi di generosità e povertà, di notte esempi del loro vizio di cupidigia.



Sintesi

Il sogno di Dante 
Poco prima dell'alba, l'ora più fredda del giorno, quando da levante sorge la costellazione dei Pesci, Dante sogna una donna deforme che, sotto l'insistenza dello sguardo del poeta, diventa bellissima e comincia a cantare in modo melodioso. È la sirena udita da Ulisse, che distoglie i marinai dalla meta con la dolcezza del suo canto. Intanto, grazie all'intervento di una donna santa e premurosa, Virgilio denuda la sirena, dalla quale emana un puzzo che fa ridestare Dante.


Il risveglio e la spiegazione del sogno
Al suo risveglio, un angelo indica la scala per accedere alla quinta cornice e cancella con le ali un'altra "P" dalla fronte del poeta. Mentre salgono i gradini, Virgilio spiega a Dante il senso del sogno: la sirena è il simbolo dei peccati che si espiano nelle cornici del Purgatorio. Dante ha visto il peccato, ma ha visto anche come l'uomo può liberarsene.


Nella quinta cornice: tra avari e prodighi
Giunti sulla quinta cornice, Virgilio chiede alle anime penitenti la direzione da prendere per raggiungere i gradini che portano alla cornice successiva. Scontano qui la loro pena gli avari e i prodighi: uno di essi che, come gli altri, tace bocconi piangente, recitando con alti sospiri il salmo CXIX, "la mia anima ha aderito al suolo", risponde che occorre procedere tenendo la destra verso l'esterno della montagna. Dante nota l'anima e chiede il permesso a Virgilio di potersi avvicinare ad essa.


Papa Adriano V
Si tratta del papa Adriano V, che racconta a Dante la sua storia di religioso convertito a Dio solamente dopo l'elezione a pontefice. Egli spiega anche la pena stabilita per chi si macchia di avarizia: il peccatore tiene gli occhi rivolti a terra, come fece in vita, e attende immobile, bocconi, con le mani e i piedi legati, il termine della propria penitenza. Prima di congedare Dante, gli rivela che sulla terra gli è rimasta solo la buona nipote Alagia, l'unica che può pregare per lui, che spera non venga resa malvagia dall'esempio della casata.


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