Analisi: A Silvia, Leopardi


di Giacomo Leopardi
Analisi del testo:

Struttura: cinque sono le parti in cui possiamo dividere il canto:

[vv. 1-14 - Silvia] Rievocazione di Silvia
Il poeta si rivolge a Silvia chiedendole se ricorda ancora il tempo passato quando era splendida nella sua giovane bellezza, colta prima nell’espressione degli occhi ridenti e fuggitivi e poi nella letizia assorta del volto pensieroso rivolto al futuro. Silvia viene vista nella spensieratezza della sua giovane vita, intenta ai lavori quotidiani, al telaio, mentre il suo canto si diffonde tutt’intorno e la sua mente è occupata dal pensiero dell’indefinito e desiderato avvenire. Ma in quell’essere pensoso vi è già come l’oscuro presentimento del futuro, anche se è naturale che gli uomini ricordino le persone che non ci sono più in un atteggiamento un po’ triste e pensoso. Era maggio, il mese in cui sono presenti tutte le speranze, come nella fanciullezza.

[vv. 15-27 - Leopardi] Rievocazione di se stesso
Anche il poeta è intento ai suoi lavori quotidiani: allo studio e alle sudate carte sulle quali scrive i suoi pensieri e sulle quali impegnava e spendeva, cioè consumava, la maggior parte del suo tempo giovanile: all’improvviso viene interrotto dal canto di lei, e allora si avvicina ai balconi della casa paterna per guardare giù nella strada e sentire meglio il suono di quella voce e il familiare rumore del telaio che veniva manovrato dalle veloci ed esperte mani della ragazza. Carezzato da quei suoni, il poeta guarda allora lontano, verso il mare lontano e verso i monti che gli chiudono il vasto orizzonte non solo fisicamente ma anche spiritualmente. Il paesaggio è fatto solo di canto e di luce, di speranza e di letizia: nessuna lingua potrebbe esprimere quello che dentro di sè allora il poeta provava.

[vv. 28-39 - la Natura] La Natura: vita come sventura e inganno
Che pensieri soavi e che speranze aveva il poeta! e come a lui e a Silvia, ora veramente sua nel ricordo e nel pensiero uniti dalla stessa comunanza di affetti e di dolori, appariva allora il destino, così illuminato da una attesa piena di fiducia in una sicura felicità. Ora, nella maturità, ogni volta che ricorda quelle passate e irrealizzate speranze, il suo cuore viene invaso da una angoscia senza conforto mentre l’esistenza si presenta come una irreparabile sventura. È in questa sventura che diventa inevitabile il grido contro la Natura: così mantieni le promesse che fai nella fanciullezza? La vita si regge su un inganno di fondo, contro il quale l’uomo resta comunque impotente, e l’inganno crea il contrasto tra le promesse fatte nella fanciullezza e la mancata realizzazione della stesse nella maturità.
Contrasto ‐ tra la Natura e l’uomo
Contrasto ‐ tra passato e presente
Contrasto  ‐  tra la ’cotanta speme’ del passato e l’acerbo e sconsolato affetto del presente.

[vv. 40-48 - Silvia] La morte come fine
Prima che l’inverno inaridisse i fiori e l’erba nati nella primavera, e quindi prima che la maturità inaridisse le dolci speranze della fanciullezza, combattuta e vinta da una mortale malattia nascosta nel suo stesso intimo, non sarebbe arrivata a godere il realizzarsi delle speranze promesse dalla natura e a provare la dolce lusinga degli elogi per la sua bellezza né con le compagne avrebbe parlato d’amore: ma il destino in agguato avrebbe spezzato la sua vita prima dell’arrivo della gioventù, del fiore degli anni.
Contrasto ‐ tra la realtà (combattuta e vinta da chiuso morbo) e il
Sogno (il fior degli anni, la dolce lode, gli sguardi innamorati
e schivi).

[vv. 49-63 - Leopardi l'apparir del vero] L’apparir del vero
Anche le speranze del poeta si sarebbero dileguate; anzi, al poeta il destino ha negato perfino la fanciullezza (con i sette anni di studio matto e disperatissimo) e la giovinezza; la “speranza mia dolce” è svanita ancor prima di comparire: ora non resta che la sventura vera della vita: all’apparire del vero aspetto del mondo e della vita, spogliato dei fantasmi delle illusioni le speranze mentre una mano gli addita l’unica meta vera di ciascun uomo, cioè la morte: in essa finisce il mondo meraviglioso sperato, la gioia e l’amore insieme alle opere gloriose.
Contrasto ‐ tra le speranze e l’apparir del vero.

Creazione  ‐ Composta a Pisa il 19 e 20 aprile 1828 pochi giorni dopo il Risorgimento.
Alle due poesie Leopardi allude nella lettera alla sorella Paolina del 2 maggio dello stesso anno. Silvia è il nome della protagonista dell’Aminta del Tasso e nel suo nome spesso i critici hanno adombrato la presenza di Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi il 30 settembre 1818: ma l’accostamento è privo di fondamento.


Metro
Canzone libera di sei strofe di endecasillabi e settenari, con rime alternate e baciate, la cui posizione è libera, come libera è anche la lunghezza delle strofe, ad imitazione del Tasso.


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